Due generazioni e, forse, un nuovo inizio

Pubblicato il 11 Settembre 2026 in Outdoor Cinema
scherzetto

Un film sull’arte, sul tempo e sul passato che divora. Tra quattro mura e un balcone, si consuma un vero e proprio duello tra un nonno e il giovanissimo nipote, che mette Toni Servillo di fronte ai suoi fantasmi

Scherzetto

regia di Mario Martone

Una casa in cui hai abitato da bambino e dove non abiti più, una città che hai lasciato, un balcone, il vuoto, le voci della strada che risalgono con la loro oscena vitalità, e poi la sfida tra un nonno e un nipotino. Il nonno, Daniele Mallarico (Toni Servillo), ha superato i settant’anni, è un noto illustratore che, ormai vedovo, vive da solo a Milano. Il nipote si chiama Mario, cinque anni, una peste che parla come un libro stampato, conosce tutto, sa fare tutto, spiega ogni cosa. I suoi genitori sono orgogliosissimi di lui. È stata proprio la figlia Betta a chiedere a Daniele di tornare a Napoli, nella casa di famiglia, per tenere per qualche giorno Mario mentre lei e il marito, Saverio, sono fuori per un convegno, ma certo non poteva immaginare… Tra quattro mura e un balcone, si consuma un vero e proprio duello che mette Daniele di fronte ai suoi fantasmi.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone. Il regista Martone dice di essersi “innamorato a cominciare dal titolo. Due personaggi agli estremi della vita, una situazione familiare spesso comica, un unico ambiente, e dei fantasmi“. “Anche per Toni Servillo non credo si sia trattato solo di interpretare un ruolo, è stata un’immersione in un campo incognito, quello dominato dalla presenza di un bambino di cinque anni che ogni giorno avrebbe potuto dirci: ‘Basta, mi sono stufato’ (è anche successo!). Bene, alla fine l’abbiamo fatto, ora tutto sembra così leggero. Sembra”.

Cosa racconta “Scherzetto”? La soglia dentro e fuori, alto e basso, infanzia e vecchiaia, cinema e teatro  dove si intrecciano sentimenti, vissuti, arte fra commedia, dramma, umorismo, malinconia. Un film sull’arte, sul tempo e sul passato che divora. Presentato Fuori Concorso, nella sezione Venice Open dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia.

 

Qui la recensione di Vitalba Paesano e Leonardo Resele

 

L’età è un confronto, non un declino

Mario Martone confeziona con “Scherzetto” un film elegante, apparentemente piccolo, che mette di fronte due età lontanissime della vita: quella di Daniele, illustratore settantenne che sente il peso del tempo, e quella del piccolo Mario, nipote vivace, curioso, irresistibilmente invadente.
Toni Servillo torna a un registro che potremmo definire d’antan: misurato, burbero, ironico, capace di lasciare affiorare dietro l’insofferenza una vulnerabilità che il personaggio vorrebbe tenere nascosta. Daniele non deve fare i conti soltanto con un bambino che sconvolge programmi e abitudini. Tornare nella casa napoletana della propria infanzia significa ritrovare anche ciò che pensava di avere lasciato alle spalle.
I fantasmi che attraversano il film appartengono così a più mondi. Ci sono quelli evocati dal racconto di Henry James che Daniele sta illustrando, quelli della casa e della famiglia, ma soprattutto quelli interiori: il dubbio sul proprio talento, la paura che lo sguardo si sia fatto troppo oscuro, il confronto con ciò che si è stati e con ciò che si è diventati.

Poi arriva Mario.
Il giovane Lorenzo Perrotta è una delle sorprese del film: spontaneo, simpatico, mai ridotto alla funzione del “bambino che insegna la vita al nonno”. Al contrario, è proprio il suo essere bambino — impaziente, diretto, talvolta insopportabile — a incrinare le difese dell’adulto. Tra i due non nasce una relazione edificante, ma un corpo a corpo tra generazioni, fatto di irritazione, curiosità e progressiva complicità.
Martone lascia che Napoli accompagni questo confronto. La casa chiusa custodisce il passato; la città, quando nonno e nipote escono insieme, restituisce movimento e presente. È un contrasto semplice ma efficace: Daniele può continuare a interrogare i propri fantasmi oppure lasciarsi disturbare dalla vita che gli cammina accanto.

Ed è proprio qui che “Scherzetto” diventa un film particolarmente interessante per Grey Panthers. L’età non viene raccontata come declino, ma come confronto. Daniele conserva mestiere, orgoglio e autonomia, ma deve accettare che lo sguardo degli altri — perfino quello impertinente di un bambino — possa ancora mettere in discussione l’immagine che ha costruito di sé.
Il piccolo Mario non cancella i fantasmi del nonno. Gli ricorda semplicemente che, accanto a ciò che ritorna dal passato, c’è ancora un presente che reclama attenzione.
E forse lo “scherzetto” più riuscito di Martone è proprio questo: farci entrare in sala pensando di assistere all’incontro fra un vecchio nonno e un bambino e farci uscire chiedendoci quale dei due abbia davvero più cose da scoprire.

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