Con L’Estranea, Paolo Strippoli torna al lungometraggio dopo Piove, confermando l’interesse per un cinema che utilizza il genere per interrogare le inquietudini del presente. Un film che parla dell’ignoto, ma soprattutto delle nostre paure più profonde
L’ESTRANEA
Regia di Paolo Strippoli
Ci sono incontri che ci cambiano perché ci fanno conoscere qualcuno. Altri, invece, ci cambiano perché ci costringono a guardare con occhi diversi le persone che credevamo di conoscere da sempre.
È da questa inquietudine, così semplice e così universale, che prende forma L’Estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli, uno degli autori più interessanti emersi negli ultimi anni nel panorama del cinema italiano.
Dopo avere attirato l’attenzione della critica con Piove, nel quale il fantastico diventava una lente attraverso cui osservare le fragilità della società contemporanea, Strippoli torna a muoversi lungo quel confine sottile dove la realtà quotidiana comincia lentamente a incrinarsi. Il suo non è un cinema che cerca lo spavento facile. È un cinema che preferisce insinuare il dubbio, lasciando che sia lo spettatore a completare ciò che le immagini soltanto suggeriscono.
Al centro del film troviamo Jasmine Trinca, protagonista di una storia che, fin dal titolo, sembra interrogarsi sul significato dell’alterità e sul rapporto fra ciò che percepiamo come familiare e ciò che improvvisamente ci appare estraneo.
Ma chi è davvero “l’estranea” del titolo? È una persona? È una minaccia? Oppure rappresenta quella parte di noi stessi che preferiamo non vedere?
Accanto a Jasmine Trinca figurano Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, un cast che riunisce alcune delle personalità più interessanti del cinema italiano contemporaneo.
Il film sembra interrogarsi su una questione che accompagna ogni epoca: perché abbiamo così paura di ciò che non comprendiamo? Spesso definiamo “estraneo” ciò che non riusciamo a spiegare, ciò che rompe le nostre abitudini o mette in discussione l’immagine rassicurante che abbiamo costruito del mondo. Ma l’ignoto non arriva sempre da fuori. Talvolta nasce all’interno delle nostre famiglie, delle nostre relazioni, perfino della nostra coscienza.
È questo il territorio nel quale Paolo Strippoli si muove con maggiore sicurezza. Il suo cinema non divide il bene dal male con confini netti. Preferisce esplorare le zone d’ombra dell’esperienza umana, quelle nelle quali convivono paura, compassione, desiderio di protezione e bisogno di verità.
Per il pubblico adulto, L’Estranea offre anche un’altra chiave di lettura. Con il passare degli anni ci accorgiamo che la vita ci mette continuamente di fronte a persone, situazioni e cambiamenti che inizialmente sembrano destabilizzarci. Eppure è proprio l’incontro con ciò che appare diverso ad aiutarci, molte volte, a comprendere meglio noi stessi. La regia privilegia l’atmosfera, i silenzi, la costruzione di un’inquietudine che accompagna lo spettatore ben oltre la singola scena. È un modo di fare cinema che guarda più alla profondità psicologica che al semplice meccanismo della suspense.
Fra le opere italiane in concorso, L’Estranea rappresenta una nuova tappa nel percorso di Paolo Strippoli, autore che continua a esplorare il rapporto fra cinema di genere e riflessione psicologica.
Perché, in fondo, l’estraneo che ci spaventa di più non è sempre quello che bussa alla nostra porta. A volte è quello che scopriamo, improvvisamente, dentro di noi.
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