Con Primetime, Lance Oppenheim firma il suo primo lungometraggio di finzione, affrontando un tema profondamente contemporaneo: il rapporto fra visibilità, identità e riconoscimento
PRIMETIME
Regia di Lance Oppenheim
Viviamo in un’epoca nella quale milioni di persone si affacciano ogni giorno sul mondo attraverso uno schermo. Pubblicano fotografie, raccontano la propria quotidianità, condividono emozioni e opinioni nella speranza di essere ascoltate. Non è soltanto il tempo dei social network: è il tempo della visibilità, nella quale esistere sembra coincidere, sempre più spesso, con l’essere osservati.
Da questa realtà prende avvio Primetime, il nuovo film di Lance Oppenheim, uno degli autori americani più originali della sua generazione, capace di muoversi con naturalezza tra documentario e racconto di finzione, sempre attratto da personaggi che vivono ai margini dei grandi riflettori, ma che, proprio per questo, raccontano qualcosa di essenziale sul nostro presente.
Il titolo richiama immediatamente il tema della visibilità pubblica, uno degli aspetti più significativi della società contemporanea. Ma nel film questa espressione assume un significato più profondo. Primetime diventa il simbolo di un desiderio antico quanto l’uomo: essere riconosciuti, lasciare una traccia, sentire che la propria vita ha avuto un significato.
La presenza di Robert Pattinson, accanto a Merritt Weaver e Skyler Gisondo, conferisce particolare rilievo a uno dei debutti più attesi del concorso.
Il titolo stesso invita a riflettere su come sia cambiato, negli ultimi anni, il nostro rapporto con la notorietà e con l’esposizione pubblica. Oggi ciascuno può diventare improvvisamente protagonista di un video virale, di una notizia, di una trasmissione televisiva. La celebrità è diventata più accessibile, ma anche più effimera. Arriva rapidamente e altrettanto rapidamente scompare, lasciando spesso dietro di sé un senso di vuoto.
È una riflessione che riguarda tutte le generazioni. I più giovani vivono immersi in questo universo digitale, mentre chi ha qualche decennio in più osserva con curiosità e talvolta con disorientamento una trasformazione che ha cambiato il nostro modo di comunicare. Il film invita a domandarsi che cosa significhi davvero essere riconosciuti dagli altri e quanto questo riconoscimento contribuisca alla nostra felicità.
Fra i titoli più attesi della Mostra, Primetime segna un passaggio importante nella carriera di Lance Oppenheim e conferma l’interesse del concorso veneziano per i nuovi autori del cinema americano.

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