Quando le notizie cambiarono il mondo

Pubblicato il 3 Agosto 2026 in Outdoor Cinema
Mostra del cinema

Prima di Internet e dei social network, il mondo dell’informazione visse una trasformazione destinata a influenzare profondamente il rapporto tra stampa, politica e opinione pubblica. Con Ink, Danny Boyle torna nella Londra del 1969 per raccontarne uno dei momenti decisivi

INK

Regia di Danny Boyle

Ci sono momenti nella storia che, mentre accadono, sembrano riguardare soltanto un giornale, un’azienda o un gruppo di persone. Solo molti anni dopo ci si accorge che da quelle vicende è cambiato il modo di guardare il mondo. È proprio uno di questi momenti che Danny Boyle sceglie di raccontare con Ink, il film che apre l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Il regista inglese porta lo spettatore nella Londra del 1969, quando un giovane e ambizioso imprenditore australiano, Rupert Murdoch, acquista The Sun, un quotidiano allora in difficoltà. Quella che potrebbe sembrare una normale operazione editoriale è oggi considerata uno dei passaggi che hanno profondamente influenzato l’evoluzione del giornalismo moderno.

Oggi, nell’epoca dei social network, delle piattaforme digitali e dell’informazione che corre in tempo reale, siamo abituati a discutere di fake news, algoritmi, manipolazione dell’opinione pubblica e concentrazione del potere mediatico. Ma tutto questo ha una storia, e Boyle decide di raccontarne uno dei capitoli decisivi. Non attraverso una lezione di storia o un documentario, ma con gli strumenti del grande cinema narrativo.

La sceneggiatura, firmata da James Graham, autore tra i più autorevoli del teatro e della televisione britannica contemporanea, ricostruisce un periodo nel quale il giornalismo stava cambiando pelle. Fino a quel momento i quotidiani avevano parlato soprattutto alla politica, agli ambienti economici e ai lettori più istruiti. L’intuizione di Murdoch fu diversa: parlare direttamente alle persone comuni, semplificare il linguaggio, privilegiare le immagini, trasformare le notizie in un racconto capace di emozionare, sorprendere e coinvolgere.

È l’inizio di una nuova stagione dell’informazione, destinata a influenzare non solo la stampa britannica, ma, negli anni successivi, gran parte del giornalismo occidentale. Attraverso questa vicenda, il film invita a riflettere sulle conseguenze di quella trasformazione e sulla sua eredità nel mondo dell’informazione contemporanea.

Per chi conosce il cinema di Danny Boyle, Ink rappresenta anche un ritorno alle sue radici. Nel corso della sua carriera il regista ha alternato opere molto diverse tra loro: dall’energia ribelle di Trainspotting al racconto della sopravvivenza in 127 Hours, dalla favola contemporanea di The Millionaire alla fantascienza di Sunshine. Ciò che accomuna i suoi film è la capacità di osservare grandi trasformazioni collettive attraverso le vicende di persone concrete, evitando ogni retorica e privilegiando sempre il ritmo del racconto.

Il cast, guidato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, accompagna il racconto di una stagione decisiva per la storia dell’editoria britannica.

Il tema centrale del film riguarda in fondo una domanda che accompagna ciascuno di noi ogni volta che apre un giornale, guarda un telegiornale o scorre le notizie sul telefono: chi decide quali storie meritano di essere raccontate? E ancora: quanto il modo in cui una notizia viene presentata influenza il nostro giudizio?

Sono interrogativi che acquistano un significato particolare per chi ha attraversato gli ultimi cinquant’anni di storia dell’informazione. Molti lettori ricorderanno un’epoca nella quale il giornale era un appuntamento quotidiano, quasi un rito domestico. Da allora il mondo è cambiato radicalmente, ma proprio per questo il film di Boyle può diventare un’occasione preziosa per rileggere quel passaggio storico con gli occhi del presente.

Fin dal suo soggetto, Ink si propone come una riflessione sul potere delle parole, delle immagini e dei mezzi di comunicazione. Racconta come nasce un nuovo modo di comunicare e invita lo spettatore a chiedersi se, in fondo, quella rivoluzione non sia ancora in corso.

In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, Ink riporta lo sguardo alle radici di una trasformazione che continua ancora oggi a influenzare il nostro modo di informarci.

Qui sotto la recensione di Vitalba Paesano e Leonardo Resele

 

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