Analisi statistica sull’uso di Energia nel mondo

Pubblicato il 9 Settembre 2026 in , da Giovanna Gabetta

Bisogna evitare di manipolare i dati statistici, anche soltanto per avere il risultato sperato. La dipendenza dai combustibili fossili non sembra destinata a diminuire in fretta e il ruolo delle rinnovabili per ora non è risolutivo

La statistica, come dice Trilussa in una sua famosa poesia*, è una scienza complessa e molto interessante, che ci può servire a capire tante cose, ma deve essere utilizzata con attenzione. È uscito alla fine di giugno il rapporto “Statistical Review of World Energy”. Questo rapporto offre dati dettagliati sull’uso dell’energia nel mondo; è stato pubblicato annualmente dal 1952 al 2023 dalla BP (British Petroleum), e dal 2023 viene emesso a cura dell’Energy Institute, con sede nel Regno Unito. Rappresenta uno strumento chiave per comprendere le tendenze nella produzione, consumo ed emissioni di energia. Questa è la 75ma edizione annuale.

Qui di seguito un’analisi – seppur molto parzialmente, perché non è un argomento semplice –  di un paio dei commenti che si trovano nella parte introduttiva del rapporto. In particolare, ecco il commento che è stato scritto a pag.3 da Maria de Kleijn, dirigente della ditta Kearney, una azienda internazionale di consulenza aziendale. Ecco cosa scrive de Kleijn parlando di quello che è avvenuto nel 2025: “Il solare è stato il modello di maggior performance, con un aumento di circa il 30% su base annua. Più in generale, le rinnovabili sono state la principale fonte di crescita dell’offerta totale di energia per la prima volta alla fine di una recessione, con l’energia solare che ha rappresentato il 72% di questa crescita. Questo segna un cambiamento strutturale da un sistema in cui l’energia pulita integra i combustibili fossili a uno in cui li sostituisce sempre di più. Un’economia superiore unita a una bassa complessità dei progetti sono fattori chiave dietro questa crescita stellare. Tuttavia, allo stesso tempo, la domanda totale di energia ha continuato a crescere e tutte le fonti di energia, inclusi i combustibili fossili, hanno raggiunto livelli record”.

Guardando più da vicino i numeri su cui si basano questi commenti (numeri che si possono trovare in seguito nello stesso rapporto) si nota che l’energia totale prodotta nel 2025 nel mondo è stata pari a 600,31 Exajoules, mentre nel 2025 era 592,18 Exajoules. Questo corrisponde a un aumento di 8,13 exajoules, che in percentuale sono pari a un aumento di 1,4%. La stessa tabella riporta una suddivisione secondo le diverse singole fonti di energia. In particolare, guardando il contributo delle rinnovabili, si trova che 35,45 Exajoules sono state prodotti da energie solare e eolica, mentre 16,12 provengono da impianti idroelettrici. Rispetto al 2025 l’aumento è pari a 2,84 Exajoues. In percentuale, le rinnovabili hanno fornito circa il 35% dell’energia prodotta in più nel 2025, mentre se si calcola la percentuale soltanto rispetto alle rinnovabili, l’aumento è stato del 6,2%.

Di pronte a queste percentuali, viene da chiedersi se si può veramente parlare di una “crescita stellare” e soprattutto di “sostituzione dei combustibili fossili”. Infatti il contributo dei combustibili fossili a livello mondiale nel 2025 è stato pari all’86,2% del consumo totale di energia, mentre nel 2024 era dell’86,6%, una riduzione abbastanza trascurabile – senza considerare che come valore, il consumo di combustibili fossili è aumentato.

In effetti sembra molto più importante il fatto che i consumi – di qualunque tipo di energia – stanno aumentando. Più precisamente: il consumo di energia è aumentato nel mondo di 8,13 Exajoules, che corrisponde a poco meno del consumo annuale di un paese come la Francia (9,02 Exajoules) e decisamente di più del consumo dell’Italia (5,53). Le rinnovabili (solare, vento e idroelettrico) sono invece aumentate di 2,84 Exajoules, cioè meno del consumo annuale dell’Olanda. Le rinnovabili, che sono state l’8,6% della produzione totale di energia primaria, hanno coperto solo per poco più di un terzo (35%) l’aumento dei consumi. Si può anche osservare che questo aumento proviene quasi esclusivamente da solare e vento, perché non si registra un aumento dell’idroelettrico.

Un altro interessante intervento è quello di Wafa Jafri, dirigente per il Regno Unito di KPMG, Energy and Natural Resources Strategy, che si trova nella stessa pagina 3 e dice: “Mentre le rinnovabili continuano a crescere, gli Stati Uniti stanno utilizzando la loro abbondanza energetica nella produzione di petrolio, gas e carbone per gestire la crescita della domanda energetica. La Cina sta dispiegando le rinnovabili su scala senza precedenti, accumulando combustibili fossili come assicurazione. L’Europa sta riducendo la dipendenza dai combustibili fossili mentre affronta una nuova dipendenza dai minerali critici utilizzati nelle rinnovabili e nel GNL. Il Medio Oriente sta investendo sia nell’espansione degli idrocarburi che nell’energia pulita. Stessa richiesta di sicurezza energetica ma quattro strategie completamente diverse”.

Come si esprimono nei numeri queste strategie? Qui di seguito una tabella con qualche numero sui consumi energetici (sempre in exajoule) dei quattro Paesi (o Regioni) che più interessano:

Energia

Ecco come sono suddivisi, grosso modo, in percentuale questi consumi energetici:

  • Usa 83.16% fossili, 9,6% nucleare, 7,2% rinnovabili
  • Cina 88% fossili, 3,3% nucleare, 9.2% rinnovabili
  • Europa 74,5% fossili, 11,5% nucleare, 10,9% rinnovabili
  • Medio Oriente: 98% fossili, 1,14% nucleare, 7% rinnovabili

Visto in questo modo un po’ grossolano, l’Europa starebbe effettivamente diminuendo la dipendenza dai fossili; del resto è anche vero che la produzione di idrocarburi in Europa è piuttosto in calo. Ma la diminuzione dei consumi in Europa deriva anche dal fatto che la produzione industriale è stata spostata su Paesi come la Cina, il sud est asiatico, l’Africa…

La Cina sta lavorando molto sulle rinnovabili, spinta anche dal fatto che sta costruendo ex novo la sua infrastruttura energetica e il sistema di trasporto, perciò ci si può aspettare che nei prossimi anni continuerà in questa direzione. Non c’è certezza, però, sull’affermazione che le sta “dispiegando su scala senza precedenti”. Per ora infatti è ancora l’Europa ad avere la più alta percentuale di energia rinnovabile. Inoltre, più della metà dell’energia consumata in Cina deriva dal carbone, e negli ultimi anni l’uso del carbone è aumentato, anche se non tanto da coprire tutto l’aumento della richiesta. Questo ricorda un articolo del 2011, scritto dal professor Chris Rhodes, in cui si sosteneva che l’auto elettrica sono in realtà è un’auto a carbone. Perché l’energia elettrica non esiste in natura, e per il momento le rinnovabili (o le “cosiddette rinnovabili”) non sono abbastanza efficienti e diffuse.

La Cina ormai consuma quasi il doppio rispetto agli Stati Uniti, ed è interessante dare un’occhiata al grafico dei consumi per abitante. Nella figura che segue si vedono i consumi per persona in alcuni Paesi: la Cina ha ormai superato l’Italia, ma è ancora lontana dai livelli registrati nei Paesi più “energivori” (Canada, Arabia Saudita, Stati Uniti e, in Europa, Norvegia).

Energia

In Cina i consumi stanno crescendo molto in fretta, come anche nel mondo (sebbene più lentamente), mentre nei Paesi ricchi tendono a diminuire. Questo cambiamento sarebbe iniziato tra il 2000 e il 2010, più o meno quando i Paesi più ricchi hanno cominciato a trasferire in Cina l’industria manifatturiera.

Cosa si può aggiungere dopo aver esaminato tutte queste percentuali e questa ridda di numeri?

  • Prima di tutto, che Trilussa non sbagliava: bisogna evitare di manipolare i dati statistici, anche soltanto per far tornare quello che si desidera. Purtroppo, la dipendenza dai combustibili fossili non sembra destinata a diminuire in fretta. Per il momento si può vedere soltanto una lieve diminuzione in percentuale.
  • Secondo, che il ruolo delle rinnovabili per ora non è risolutivo. Il vantaggio della Cina (e di altri Paesi emergenti) è sostenuto dal fatto che deve costruire ex novo le sue infrastrutture energetiche, e dal fatto che i Paesi più ricchi hanno trasferito le loro capacità produttive e continuano ad assorbire le merci prodotte. L’economia della crescita si sostiene in questo modo, ma potrebbe incontrare difficoltà non previste.

 

 

*Poesia di Trilussa

Sai ched’è la statistica? È na’ cosa

che serve pe fà un conto in generale

de la gente che nasce, che sta male,

che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa

è dove c’entra la percentuale,

pè via che, lì, la media è sempre eguale

puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno

seconno le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perch’è c’è un antro che ne magna due.

 

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