Economia della crescita, al centro il consumo di energia e risorse

Pubblicato il 23 Giugno 2026 in , da Giovanna Gabetta
Centro di Economia del Clima

E’ necessario passare dall’economia lineare all’economia circolare, basata su riciclo e riutilizzo. Occorre essere, però, a livello individuale e comunitario, molto più consapevoli di quali siano le conseguenze a catena delle azioni nell’utilizzo di energia e risorse

Dal punto di vista strettamente etimologico, il concetto di energia rinnovabile si potrebbe applicare soprattutto alla biomassa (tipo legname e carbone di legna), cioè a combustibili che vanno consumati rispettando i tempi necessari per rinnovare le scorte. Il petrolio, tanto per fare un esempio paradossale, potrebbe essere considerato rinnovabile, perché deriva da organismi vegetali e animali; ma sarebbe necessario far durare le scorte almeno qualche milione di anni. Questa definizione si può estendere anche ad altri settori dell’economia, per esempio al cibo: l’agricoltura e l’allevamento richiedono che quando si coltiva si tengano da parte i semi per la semina successiva. Se si consumasse tutto il raccolto, o se si mangiassero tutti gli animali allevati, senza dare loro la possibilità di riprodursi, ci si troverebbe ben presto in difficoltà.

L’economia della crescita non tiene conto di un fatto fondamentale: alcuni tipi di risorse non sono rinnovabili. Questa definizione si applica soprattutto ai minerali. I metalli, per esempio, possono essere riciclati e riutilizzati, ma i minerali da cui vengono ricavati non si rinnovano. Per di più, occorre migliorare i metodi di estrazione, per esempio serve sempre più energia per trasformare il minerale disponibile nel metallo utilizzabile. Il pianeta Terra è molto grande, ma le risorse non sono infinite. L’economia dovrebbe tenerne conto, come suggerito nel rapporto scritto dal geologo finlandese Simon Michaux, “Restructuring the Circular Economy into the Resource Balanced Economy”: la parte più innovativa e interessante di questo rapporto è la proposta di come l’economia può tenere conto della disponibilità delle risorse.

Prima di tutto sarà necessario passare dall’economia basata sulla crescita a una economia dello stato stazionario. Come diceva il professor Herman Daly, la continua crescita non è possibile in un pianeta finito. Quindi, anche l’economia lineare – quella che si esprime come: produci, usa, elimina – dovrà finire, e l’economia circolare, quella basata sul riciclo e sul riutilizzo, potrebbe non essere sufficiente a cambiare le cose. É interessare considerare come attualmente le persone non siano consapevoli di quali e quante risorse servono per ogni singolo prodotto, da dove vengono ad esempio i cibi o i vestiti, da cosa derivano, quali rifiuti hanno generato e cosa avviene quando vengono buttati via. Non c’è consapevolezza delle conseguenze delle scelte.

Economia, energia e risorse

Quando si acquista un prodotto in un centro commerciale, di solito non si ha idea di come sia stato realizzato o da chi. Quando lo si getta dopo l’uso, non si ha idea di cosa ne sarà. Tutto questo è possibile perché l’economia non tiene conto del consumo di energia e di risorse. Se rammendare un paio di calze costa molto di più, in tempo e denaro, rispetto all’acquistare un paio di calze nuove prodotte in Bangladesh, ovviamente si butteranno via le calze bucate. Questo provoca: aumento del volume di rifiuti tessili, inquinamento dovuto ai trasporti, sfruttamento della mano d’opera in un Paese povero. E se non si cambia l’organizzazione dell’economia, tutto questo non cambierà. Invece, è necessario cambiare. Si deve diventare, a livello individuale e comunitario, molto più consapevoli di quali siano le conseguenze a catena delle azioni. Nella forma attuale, la società risulta eccessivamente materialista, ma ora è indispensabile passare a un sistema energetico che consumi meno.

L’attuale benessere è la conseguenza di diversi secoli in cui si hanno avuto a disposizione fonti di energia di alta qualità e caloricamente dense. Prima che queste fonti energetiche diventino troppo scarse, si deve approfittare del benessere e delle opportunità generate per trovare delle soluzioni per il futuro. Vanno considerati i tre pilastri della sostenibilità: Profitto, Persone, Pianeta.

 

Economia

 

 

Per esempio, si potrebbe passare da un sistema competitivo a un sistema collaborativo. Per superare la scarsità, occorre che le persone condividano le risorse. Su questo punto è abbastanza chiaro – negli ultimi anni si è visto sempre di più – che gli esseri umani, forse per loro natura, forse a causa della politica attuale e di un certo tipo di propaganda, preferiscono scegliere il conflitto, con tutte le ingiustizie, gli sprechi e l’inquinamento che comporta. La guerra è proprio il contrario della sostenibilità, ma sembra che nessuno la veda sotto questa luce.

L’attuale economia lineare presenta squilibri sociali molto gravi, e aumenta la disparità di distribuzione della ricchezza, disparità che si è sviluppata nel corso di diversi secoli. Il sistema va cambiato se la società umana vuole sopravvivere in pace a lungo termine. Negli ultimi 80 anni, almeno in Europa, la maggior parte delle persone sarebbe stata scioccata se avesse perduto le proprie case oppure se avesse visto i vicini uccisi in un conflitto militare. Si trattava di un notevole cambiamento nel contratto sociale, che, però, era limitato a una zona parziale e molto privilegiata del mondo; l’economia della crescita si illude di poter continuare con questo modello, e di esportarlo. Ma, dato che le risorse non sono infinite, ci si sta, invece, muovendo in direzione contraria, verso l’accettazione dei conflitti. Se si vuole puntare a una economia che tenga conto delle risorse e della loro disponibilità, il contratto sociale esistente dovrà evolversi in qualcosa di molto diverso, per permettere il passaggio dalla guerra costante, – che tramite lo spreco di risorse favorisce i pochi vincitori, – a una distribuzione più equa del guadagno economico.

Il primo obiettivo deve essere consumare meno energia. Si può fare in molti modi, cominciando con eliminare gli sprechi. Il settore dei trasporti dovrebbe contrarsi in dimensioni e capacità. Attualmente, la maggior parte delle famiglie possiede una propria auto passeggeri. Quella flotta privata di auto passeggeri potrebbe diventare troppo costosa da gestire. Occorre espandere i trasporti pubblici, in cui includere anche camion per le consegne all’interno di zone limitate. Si potrebbero aumentare i percorsi a piedi e in bicicletta. Le locomotive a vapore, che sono alimentate da biomassa, potrebbero essere ripristinate.

Attualmente gran parte del cibo è prodotta geograficamente a distanza. Un esempio: gli sgombri vengono catturati in una zona di pesca al largo della costa scozzese (Regno Unito). Quel pesce viene poi trasportato in un’azienda di conservazione in Vietnam (Sud-Est asiatico). Il pesce in lattina viene trasportato a Londra per la vendita e distribuzione commerciale. Alcune di quelle lattine di sgombro vengono portate per la vendita a Edimburgo, Scozia, per essere consumate dalla popolazione locale. Quindi, le persone che pescavano il pesce originale acquistano alcune di queste lattine di sgombro da una catena di supermercati con sede a Edimburgo. Questo sistema molto inefficiente è economicamente più favorevole rispetto a conservare il pesce nello stesso porto del peschereccio che lo ha pescato. Ciò è dovuto alla differenza nei costi di produzione tra Scozia e Vietnam, ma è possibile solo perché si utilizza energia abbondante e a basso costo (in particolare, combustibili fossili), considerando che la loro disponibilità sia inesauribile.

Come si può passare a un sistema più locale e regionale? La produzione alimentare su piccola scala va integrata nei centri abitati. Si dovrebbe trasformare l’agricoltura industriale su larga scala (praticata in aree geograficamente remote) in molte piccole attività di agricoltura biologica svolte su scala locale. Si dovrebbero utilizzare i principi della permacultura per coltivare il cibo favorendo la biodiversità. Le fattorie, almeno alcuni tipi di fattorie, sono anche corridoi faunistici e difendono la biodiversità. Possono anche ottenere la riabilitazione delle terre coltivabili che si sono degradate grazie al bilanciamento dei minerali e all’aggiunta della materia organica appropriata.

Una volta, la maggior parte delle diete umane era per lo più vegetariana con consumo occasionale di carne. Solo negli ultimi 100 anni circa gli esseri umani hanno cominciato a consumare quantità molto grandi di carne. La società dovrebbe tornare a una dieta prevalentemente vegetariana. Potremmo aver bisogno delle calorie di un po’ di carne, ma non quanto ne consumiamo ora. Questo permetterebbe di stabilire un nuovo rapporto con l’ambiente. Nei sistemi industriali di produzione alimentare l’evoluzione è necessaria. La produzione alimentare deve essere integrata nella società, come la tecnologia industriale e la gestione delle risorse.

Dal punto di vista sociale, i nostri sistemi amministrativi dovrebbero diventare più piccoli. Molte decisioni significative potrebbero essere prese su scala provinciale o comunale; la popolazione potrebbe essere meno concentrata nelle grandi città. Tutti questi cambiamenti non significano necessariamente tornare indietro di 100 anni. Per una corretta gestione delle risorse, possono aiutare i sistemi informatici per la gestione dei dati e per il trasferimento delle informazioni: in sintesi, un aspetto della Intelligenza Artificiale. Già attualmente l’IA viene usata per raccogliere dati che riguardano il consumo di risorse di ogni tipo da parte di tutte le persone, in quanti più luoghi possibile, ma i dati servono soprattutto per favorire i consumi. Attraverso i social, le carte di credito, le tessere dei supermercati e altri simili strumenti, si possono sorvegliare in tempo reale tutte le persone nelle proprie case durante tutte le loro attività, e i dati vengono raccolti e archiviati in un luogo centrale. Tutti cedono gratuitamente, forse senza esserne consapevoli, i propri dati attraverso questi mezzi, come afferma Yanis Varoufakis in “Tecnofeudalesimo – Cosa ha ucciso il capitalismo” (Edizioni la Nave di Teseo).

D’altro canto, la stessa gestione dei dati potrebbe essere utile per l’ottimizzazione del consumo di risorse della società (e non solo). Quindi, occorre essere vigili sui dati raccolti e sulla loro gestione in modo da contrastare il rischio della sorveglianza di massa. C’è molto lavoro da fare, molte cose da studiare e da ricordare. In conclusione, Bruno Bettelheim ha detto: “Non possiamo più accontentarci di una vita in cui il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Il nostro cuore deve conoscere il mondo della ragione, e la ragione deve essere guidata da un cuore vigile”. (Bruno Bettelheim, “Il cuore vigile – Autonomia individuale e società di massa” Adelphi edizioni)

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.