Roma-Parigi, sola andata: il set e la passione di Mastroianni e Deneuve

Pubblicato il 2 Novembre 2026 in , , da Pierfranco Bianchetti
Mastroianni

Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve, un vero e proprio cortocircuito artistico che ha arricchito la filmografia di entrambi. La loro unione crea un ponte artistico unico tra Italia e Francia

Esiste un momento esatto in cui la cronaca rosa si fa Storia del cinema, e quel momento coincide quasi sempre con l’incontro tra due geografie dell’anima profondamente distanti. Da un lato Marcello Mastroianni, l’antidivo per eccellenza, l’indolente e sornione, interprete della latinità complessa, malinconica e mai autocelebrativa. Dall’altro Catherine Deneuve, la “splendida freddezza” della cinematografia d’Oltralpe, incarnazione di una grazia distaccata, cerebrale e profondamente moderna.

Il loro legame, nato all’inizio degli anni Settanta e durato quattro anni, non è stato soltanto uno dei capitoli più affascinanti del divismo europeo, ma un vero e proprio cortocircuito artistico che ha arricchito la filmografia di entrambi.

In apertura: Mastroianni e Deneuve in “Tempo d’amore”

In una Parigi ribelle e d’avanguardia, reduce dai movimenti socio-culturali del Sessantotto, il cinema francese sta vivendo una transizione importante, dove i registi della Nouvelle Vague e i loro successori cercavano di scardinare i tabù borghesi attraverso la provocazione, l’assurdo e la libertà sessuale. Mastroianni rappresenta il volto del cinema italiano d’autore (pigro, ironico, malinconico, legato a Fellini), mentre la Deneuve è l’iconica “ed intellettuale dei registi francesi ed europei, come Truffaut e Buñuel”. La loro unione crea un ponte artistico unico tra Italia e Francia. Vivere una storia d’amore tra Roma e Parigi nei primi anni Settanta significa muoversi nel cuore pulsante della cultura europea.

In quel periodo lavorare con registi come Marco Ferreri o Jacques Demy significa fare cinema politico e di rottura. Parigi è il luogo preferito dei grandi artisti sempre pronti a scambiarsi le loro idee nei bistrot, spesso immortalati dai paparazzi pronti a cogliere l’elegante e il fascino dei divi che fanno sognare il pubblico francese e non solo. Il primo vero incontro tra le due star avviene nell’autunno del 1970 a Parigi, durante una cena a casa del regista Roman Polanski. Tuttavia la scintilla scoppierà nel 1971 sul set del film drammatico “Tempo d’amore (Ça n’arrive qu’aux autres)”, diretto da Nadine Trintignant. Nonostante la trama dolorosa della pellicola, l’intera troupe aveva percepito immediatamente un’elettricità speciale e una forte complicità tra i due protagonisti.

Nel 1971 la coppia è sul set del film di “La cagna (Liza)”, pellicola diretta da Marco Ferreri. In quell’isola deserta della Sardegna, che fa da sfondo a una narrazione grottesca sull’alienazione e sulla dipendenza amorosa, la finzione cinematografica si vaporizza in realtà. Mastroianni, all’epoca quarantasettenne e ancora formalmente legato a Flora Carabella (nonché reduce dalla burrascosa fine della relazione con Faye Dunaway), viene letteralmente travolto dalla ventottenne Deneuve. È l’incontro tra l’artigianato della recitazione italiana fatto di sottrazioni e sguardi, e il rigore geometrico della scuola francese. Da quell’unione – che i rotocalchi dell’epoca seguirono febbrilmente tra Parigi e Roma – nascerà il 28 maggio 1972 la figlia Chiara Mastroianni, oggi splendida custode di quel doppio Dna artistico.

Mastroianni
“La cagna”

Ma il vero valore della loro storia risiede nel modo in cui i due attori hanno saputo riflettere la loro intimità dietro la macchina da presa. Non si è trattato di un amore da esibire, bensì da destrutturare. Lo si nota perfettamente in “Non toccare la donna bianca” (1974), ancora una volta sotto la lente dissacrante di Ferreri, dove la coppia si presta a una parodia western intrisa di satira politica, muovendosi tra le macerie del quartiere parigino di Les Halles. O ancora in “Niente di grave, suo marito è incinto2 (1973) di Jacques Demy, dove i ruoli tradizionali di genere vengono ribaltati con una leggerezza che anticipava i tempi. Ciò che legava Mastroianni e la Deneuve era una profonda stima intellettuale, venata da quella malinconia tutta felliniana che Marcello portava con sé. Deneuve non ha voluto mai sposarlo, gelosa della propria indipendenza e conscia che certi equilibri non potevano sopravvivere alla routine. “Catherine è una donna straordinaria, ma è come una fortezza”, avrebbe confessato anni dopo l’attore.

Quando la relazione giunse al capolinea nel 1975, senza strascichi velenosi, rimase il cinema. Rimase quella capacità, tipica dei giganti dello schermo di trasformare il sentimento in estetica. Rivedere oggi i loro film insieme significa comprendere un’epoca in cui il cinema europeo sapeva essere cosmopolita, coraggioso e disperatamente romantico. Due volti impressi nella pellicola che, pur avendo preso strade diverse, non si sono mai davvero lasciati nell’immaginario di chi ama la settima arte. Il legame tra Mastroianni e Deneuve non ha mai conosciuto le sponde tossiche del rancore o del melodramma da rotocalco. Al contrario si è poi trasformato in una delle amicizie più durature, complici ed eleganti della storia del cinema. Separati come coppia, rimasero indissolubilmente uniti come genitori di Chiara e come anime affini che avevano condiviso un pezzo di cammino irripetibile.

I film girati insieme dalla coppia

Marcello e Catherine girarono insieme diversi film. Il primo è “Tempo d’amore” (1971) di Nadine Trintignant, il film che li visti innamorarsi l’uno dell’altra, nella finzione la dolorosa storia di una coppia parigina che cerca di superare il lutto devastante per la morte improvvisa della figlioletta neonata, isolandosi dal resto del mondo nel proprio appartamento; “La cagna” (che ha anche un altro titolo, Liza) del 1972 di Marco Ferreri, con Mastroianni nei panni di Giorgio, un artista che vive isolato su di un’isola selvaggia della Sardegna con il suo cane e la Deneuve nel ruolo di una donna arrivata sull’isola sconvolgendo la vita  di Giorgio; “Niente di grave, suo marito è incinto” (1973) di Jacques Demy, una commedia nella quale Mastroianni interpreta Marco, un istruttore di scuola guida parigino che, a causa degli ormoni e dei cibi moderni, rimane incredibilmente incinto, scatenando il caos mediatico e medico. La Deneuve è Irene, la sua fidanzata parrucchiera.

Chiara Mastroianni, figlia d’arte

Nata a Parigi il 28 maggio 1972, Chiara è figlia di due leggende del cinema, cresciuta sui set cinematografici, sarà destinata inevitabilmente ad una carriera nel cinema d’autore europeo. Nel frattempo Marcello per stare vicino a Catherine e Chiara si trasferì a Parigi. La pressione mediatica sulla coppia era pesantissima. I paparazzi sia a Parigi sia a Roma seguivano la coppia in ogni loro spostamento: Chiara racconterà di non avere foto scattate dai suoi genitori, ma invece le moltissime immagini uscite sui rotocalchi. Il suo debutto davanti alla macchina da presa avviene nel 1979 in “Noi due” di Claude Lelouch, recitando accanto alla madre. Nel 1987 è nel film “Oci ciornie”, questa volta a fianco del padre Marcello. Il vero successo arriva con “Ma saison préférée” e poi con ruoli di prestigio in “Prêt-à-Porter” (1994) di Robert Altman, il doppiaggio nel film d’animazione cult “Persepolis” e “Les chansons d’amour” (entrambi del 2007).

Ma è il 1993 che ha segnato un momento simbolico fortissimo per la dinastia, quando Chiara ha recitato accanto al padre in “O bas-fond” e successivamente in “Trois vies et une seule mort” di Raoul Ruiz, dove ha diviso nuovamente la scena con Marcello in una delle sue ultime interpretazioni. In quegli sguardi condivisi sullo schermo si avvertiva la chiusura di un cerchio generazionale e la continuazione di un discorso sull’arte e sulla vita che non si è mai interrotto. Nel 2019 Chiara Mastroianni ha vinto il prestigioso premio come miglior performance nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes per la sua interpretazione nella commedia “L’hotel degli amori smarriti (On a Magical Night)”.

Mastroianni
“Niente di grave, suo marito è incinto”

Le vacanze romane di Chiara

Se a Parigi l’educazione impartita da Catherine Deneuve era fatta di rigore e disciplina, la Roma di Marcello rappresentava per Chiara un territorio di assoluta libertà, gioco e calore popolare. L’attrice ha spesso ricordato come la sua infanzia sia stata totalmente priva di rancori post-separazione, crescendo in una famiglia allargata e accogliente dove Flora Carabella (la prima moglie di Mastroianni) e la sorella maggiore Barbara la accoglievano sempre a braccia aperte.

Ma il vero cuore dei soggiorni romani di Chiara batteva all’interno dello Studio 5 di Cinecittà, un luogo che per lei non era un posto di lavoro, ma un immenso parco giochi. Chiara ha raccontato un aneddoto memorabile risalente al 1980, quando da bambina seguiva il padre sul set de “La città delle donne”, diretto da Federico Fellini: “Per me Federico e mio papà erano semplicemente due grandi amici che si divertivano insieme. Non avevo idea del loro genio. Fellini aveva un piccolo appartamentino sopra lo Studio 5 e mi trattava con un affetto immenso. Mentre loro giravano, io mi muovevo in totale libertà tra i teatri di posa: ricordo che andavo a sbirciare persino Ettore Scola nel set a fianco mentre cucinava per tutta la troupe. Era un’atmosfera calda, dove il cinema sembrava un gigantesco gioco collettivo”.

La storia di Marcello, Catherine e Chiara rimane così un romanzo cinematografico irripetibile, fatto di amore, separazioni eleganti e di un Dna artistico che continua a vivere attraverso le generazioni. La vita affettiva dei due attori è proseguita sempre senza tensioni o conflitti come succede invece alla stragrande maggioranza delle coppie cinematografiche che si lasciano dopo battaglie giudiziarie incentrate sul loro patrimonio e sull’affidamento del figli.

Mastroianni
Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni e Chiara

La scomparsa di Marcello Mastroianni

Marcello, dopo mesi di grande sofferenza, muore il 19 dicembre 1996 nel suo appartamento di Parigi. Al suo capezzale sono presenti le persone a lui più care, tra cui la figlia Chiara e la ex compagna Catherine Deneuve. Dopo i funerali a Parigi e a Roma, le sue spoglie sono state sepolte nel Cimitero Monumentale del Verano, a Roma. Durante le riprese del suo ultimo film, “Viaggio all’inizio del mondo” di Manoel de Oliveira, l’attore decise di rilasciare una lunghissima intervista-confessione curata dalla sua ultima compagna, la regista Anna Maria Tatò. Questo documentario, intitolato “Marcello Mastroianni – Mi ricordo, sì, io mi ricordo“, è rimasto come il suo vero e proprio testamento artistico e umano. Al suo capezzale Chiara e Catherine sono rimaste insieme fino a quando l’attore si è spento, a testimonianza di un legame familiare che non si era mai spezzato.

Mastroianni
Marcello e Chiara

Chiara e il ricordo di suo padre

Nel 2024 Chiara Mastroianni è diretta da Christophe Honoré, “Marcello mio”, una commedia trasgressiva e metacinematografica incentrata sul legame familiare e sull’eredità artistica ricevuta dai suoi genitori.  Durante il provino per un film, la regista Nicole Garcia dice a Chiara che per il ruolo deve assomigliare di più a suo padre Marcello e meno a sua madre Catherine.  Sentendosi soffocata dal peso dei genitori, Chiara cade in una profonda crisi d’identità. Allora, per uscire dalla sua condizione disagiata, la giovane attrice decide impersonare sul set suo padre, vestendosi con il completo nero e il cappello come in “8½” di Fellini, facendosi chiamare Marcello e parlando in italiano. Nella pellicola Deneuve impersona se stessa, lasciandosi trasportare dal fantasma dell’uomo che ha amato molto. Più forte della distanza e dei copioni non scritti, quello tra Marcello e Catherine non è stato solo un amore da film, “ma il film più bello che abbiano mai vissuto.”

 

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