“Penso che il ruolo di Hollywood, o del cinema in generale, sia sempre stato quello di mettere in luce quei presupposti utopici che non percepiamo chiaramente nella nostra vita quotidiana. Se degli alieni dovessero visitare la nostra Terra e per caso mi chiedessero: -Potresti spiegarci cos’è l’umanità?-, non risponderei loro: -Andate in giro a dare un’occhiata-, ma griderei: -Guardate questi, questi, questi film e ci capirete-” (Slavoj Žižek, The Pervert’s Guide to Utopias, Regia di Sophie Fiennes, 2026)
E poi, ancora: “Il cinema è un luogo di aspettative che raramente vengono deluse, nemmeno da un brutto film, perché significa pur sempre vedere più lontano di prima, esplorare un orizzonte che senza lo schermo non esisterebbe”. Esther Kinsky, Di polvere e di luce, Iperborea, 2025
Una delle numerose domande che emergono già dalla prima presentazione dell’83.a Mostra del Cinema di Venezia è se il cinema, che per un secolo intero e intere generazioni di spettatori, “è stato il mondo” (per dirla con tanti, tra i quali Leonardo Sciascia), possa continuare ad essere tale. Possa, cioè, non smettere di essere il nostro più importante strumento di conoscenza della realtà e di noi stessi, la finestra attraverso la quale assumiamo consapevolezza degli avvenimenti più significativi della contemporaneità, filtriamo la nostra comprensione della storia, della geografia, della cronaca e della politica, ci immergiamo negli abissi del mistero che è l’essere umano e ci solleviamo dalla quotidianità nel tentativo di comprendere e rappresentare la dimensione del trascendentale che ci sovrasta. Molti dei film che compongono il programma di questa 83.a Mostra del Cinema sembra possano offrire più di una indicazione positiva, utile a sciogliere il dubbio. Pronti a scommettere, con Esther Kinsky, che il cinema continuerà ad essere quel luogo di aspettative raramente deluse nel quale siamo cresciuti, dando forma alla passione che ancor oggi ci spinge a credere nel suo futuro.
Nell’intervento del Direttore della Mostra, Alberto Barbera, non potevano mancare anche alcune riflessioni sul rapporto tra Intelligenza Artificiale e Cinema. “Se ne parlerà in diverse occasioni durante questa edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, senza pregiudizi e con l‘attenzione che merita uno strumento talmente innovativo da lasciar presagire un impatto di proporzioni storiche sull’intero genere umano. Un documentario italiano* – che non nasconde la sua natura di opera interamente generata dall’IA benché sotto l’impulso e il determinante controllo creativo del suo autore – e un simposio di alto livello per il profilo dei suoi partecipanti, sono due momenti (non gli unici) destinati a convogliare l’attenzione sulle potenzialità creative e artistiche di un’innovazione destinata a surclassare l’impatto avuto dalla rivoluzione industriale della seconda metà dell’Ottocento sull’intero consorzio umano.
Nelle pagine della colonna a destra di questo Speciale, la presentazione dei film in concorso e, nelle giornate delle proiezioni, i nostri video/recensioni, che pubblicheremo giorno dopo giorno
* Il documentario italiano è Be Brave, diretto da Francesco Carrozzini e dedicato all’imprenditore Renzo Rosso (fondatore di Diesel).
- Titolo: Be Brave
- Regista: Francesco Carrozzini
- Soggetto: Renzo Rosso, fondatore del marchio Diesel e presidente di OTB Group
- Presentazione: Fuori concorso nella sezione Venice Open della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
- Caratteristiche tecniche: È il primo lungometraggio documentario italiano a essere stato interamente lavorato e concepito con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, impiegando l’IA persino per rielaborare e modificare le eventuali immagini riprese dal vero.
“Anche le sequenze che non sono fatte in intelligenza artificiale e riprese dal vero sono state poi rielaborate e modificate con l’utilizzo dell’IA come mera volontà di sperimentazione artistica” dice il Direttore della Mostra.
La società di produzione, che è Our Films, ha lavorato per oltre un anno e mezzo per costruire “un workflow, creato dal nulla ed efficace, di produzione di immagini in AI di altissima qualità, senza ovviamente abdicare per nulla al totale controllo creativo su ogni singolo elemento del film, affidato al regista e ai suoi collaboratori, che hanno lavorato peraltro con lo stesso spirito”.

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.