Aumento pensioni 2027: inflazione e rivalutazione stimata

Pubblicato il 24 Settembre 2026 in , da redazione grey-panthers
pensioni

Nuova stima per la rivalutazione delle pensioni 2027, con la modifica dell’indice annuo di perequazione, dopo la pubblicazione dei dati Istat di settembre: simulazione degli aumenti minimi e per fascia

Aggiornato l’indice FOI dell’Istat su cui si calcola l’aumento per rivalutazione delle pensioni 2027: ad agosto i prezzi per le famiglie di operai e impiegati sono saliti del 3,4% in un anno. Se la situazione restasse tale, la media annua si tradurrebbe in un indice di perequazione al 2,7% (pari a 27 euro lordi al mese ogni 1.000 euro di assegno, fino a quattro volte il minimo); con prezzi ancora in salita si arriverebbe al 2,9%. La stima finale si avrà a metà ottobre con i dati di settembre. A quel punto, la percentuale ufficiale sarà calcolata nel consueto decreto del Ministero dell’Economia a novembre, tenendo conto anche delle stime per l’ultimo trimestre 2026. Il dato definitivo per il 2026 uscirà a metà gennaio 2027 con eventuali differenze a conguaglio sulle pensioni 2028. Nel cedolino pensione di gennaio 2027 non dovrebbe esserci, invece, alcun conguaglio sul 2026: l’inflazione certificata coincide con l’aumento già applicato (+1,4%).

In sintesi:

  •  inflazione di agosto al 3,3% su base annua, con gli energetici oltre il 17%, il carrello della spesa allo 0,9% e l’inflazione di fondo all’1,5%;
  • l’indice FOI senza tabacchi, su cui si calcola la rivalutazione delle pensioni, vale 103,7 (base 2025=100), con un aumento dello 0,6% su luglio e del 3,4% su agosto 2025;
  • l’inflazione acquisita 2026 pari al 2,9% per l’indice generale, calcolata sugli indici FOI al 2,7%, con una forchetta fra il 2,6% e il 2,9% a seconda dei prezzi di fine anno;
  • la stima si aggiorna a metà ottobre con il FOI definitivo di settembre, la percentuale ufficiale arriva con decreto MEF nella seconda metà di novembre;
  • il conguaglio di gennaio 2027 sulla rivalutazione applicata nel 2026 è stimati pari a zero perché coincide con l’inflazione FOI 2025 certificata dall’Istat.

Il parametro di calcolo per la perequazione delle pensioni

La perequazione delle pensioni si calcola sull’indice FOI, quello dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi: il decreto interministeriale che ogni anno attua l’art. 11, comma 1, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503 recepisce la sua variazione media annua comunicata dall’Istat. Ad agosto il FOI vale 103,7 (base 2025=100), con un aumento dello 0,6% su luglio e del 3,4% su agosto 2025. È il primo mese dell’anno in cui cresce più dell’indice generale: da gennaio a luglio era sempre cresciuto meno, dallo 0,8% contro l’1,0% di gennaio al 2,8% contro il 2,9% di luglio.

Per il FOI l’Istat non pubblica l’inflazione acquisita. Con il metodo che l’Istituto applica all’indice generale, mantenendo l’indice di agosto fermo fino a dicembre e confrontando la media dei dodici mesi con quella del 2025, pari a 100 nella nuova base, la media FOI 2026 risulterebbe superiore del 2,7%. Applicato agli indici NIC, lo stesso calcolo restituisce esattamente il 2,9% ufficiale.

Rivalutazione pensioni per scaglioni, soglie e fasce 2027

Il calcolo della rivalutazione 2027 avviene per scaglioni di importo, con un’aliquota diversa per ciascuna fascia dell’assegno. Lo stabilisce l’art. 1, comma 478, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, che rinvia al meccanismo dell’art. 34, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448: adeguamento pieno fino a quattro volte il trattamento minimo, al 90% fra quattro e cinque volte, al 75% sulla parte eccedente. In pratica la riduzione colpisce solo la quota di assegno che supera ciascuna soglia.

Nel 2023 e nel 2024 valeva il criterio dell’importo complessivo, che assegnava una sola percentuale ridotta a tutto l’assegno; la Corte costituzionale (sent. n. 52/2026, depositata il 16 aprile 2026) ha dichiarato non fondate le questioni sollevate su quella disciplina. Poiché le soglie si misurano sul minimo dell’anno precedente, nel 2027 le fasce di perequazione si calcolano su 611,85 euro: quattro volte il minimo valgono 2.447,40 euro mensili, cinque volte 3.059,25 euro.

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