Come il cinema può raccontare la realtà

Pubblicato il 9 Settembre 2026 in Outdoor Cinema
Utopia

Una domanda sull’utopia. Non semplicemente il sogno di una società perfetta, ma il bisogno umano di immaginare una realtà diversa da quella in cui viviamo. Che cosa cerchiamo quando sogniamo un altro mondo? E che cosa raccontano di noi quei sogni? Il punto di vista di Slavoj Zizek

The Pervert’s guide to Utopias

regia di Sophie Fiennes

Slavoj Zizek guida lo spettatore attraverso i paesaggi del cinema classico, della musica, dei social media, degli archivi e delle trasmissioni web. Con svolte inaspettate, traccia una mappa delle illusioni utopiche dei nostri tempi. Attraverso accostamenti apparentemente assurdi e intuizioni sorprendenti, veniamo indotti a riconoscere il nostro destino. Anche per poterlo cambiare, volendo. “Se degli alieni visitassero la nostra Terra e per caso mi chiedessero: “Potrebbe spiegarci cos’è l’umanità?”, dice Zizek, “non direi loro: Andate in giro a guardare”, direi loro: “Guardate questi, questi e questi film, e ci capirete”.

“The Pervert’s Guide to Utopias” conclude una collaborazione ventennale tra Sophie Fiennes e Slavoj Žižek, completando la trilogia iniziata con “The Pervert’s Guide to Cinema” (2006) e proseguita con “The Pervert’s Guide to Ideology” (2012).

Slavoj Zizek è un filosofo hegeliano, uno psicoanalista lacaniano e un comunista. Sono queste le specifiche con cui vuole essere identificato. A scanso di equivoci va ricordato che non giustifica e non perdona gli orrori compiuti dal cosiddetto socialismo reale ma afferma che se nazismo e fascismo sono stati conseguenti con quanto da essi stessi dichiarato come obiettivo, è invece esistito un comunismo che aveva ideali che sono degenerati provocando orrori. È a quegli ideali che Zizek intende riferirsi. Nel suo ultimo libro pubblicato in Italia (“Punto Zero”) afferma che siamo ormai giunti a un punto zero di negatività che deve essere inteso come base per ripartire con la lotta per diritti che si tenta sempre più di conculcare.

The Pervert’s Guide to Utopias conclude una collaborazione ventennale tra Sophie Fiennes e Slavoj Žižek, completando la trilogia iniziata con The Pervert’s Guide to Cinema (2006) e proseguita con The Pervert’s Guide to Ideology (2012).

In questo documentario diretto da Sophie Fiennes, che in più occasioni lo colloca direttamente nel contesto scenografico dei film di cui tratta, continua la sua riflessione a tutto campo partendo da sedici film in cui individua elementi talvolta indicativi e talaltra precursori di quanto si sviluppa nella società. Prende le mosse da “Apocalypse Now” e dal suo cuore di tenebra, a suo avviso estremamente significante per il sottile confine tra la crudeltà elargita solo come pulsione irrazionale e la violenza che nasce da una complessità di pensiero. Quando affronta “V per Vendetta” e mette in parallelo la scena della rivolta con le immagini dell’invasione a Capitol Hill, mostra plasticamente come quel film anticipasse il ribaltamento di senso di uno dei capisaldi della sinistra rivoluzionaria: la presa del palazzo del Potere per provocare un cambiamento radicale in senso progressista. L’esatto contrario di quanto accaduto a Washington

 

Qui la recensione di Vitalba Paesano e Leonardo Resele

 

 

Il cinema ci racconta le utopie che abbiamo dentro

Slavoj Žižek, filosofo sloveno tra i più originali e provocatori del pensiero contemporaneo, torna al cinema con la regista Sophie Fiennes in “The Pervert’s Guide to Utopias”. È il terzo capitolo di un dialogo iniziato con “The Pervert’s Guide to Cinema” e proseguito con “The Pervert’s Guide to Ideology2: un modo singolare di fare filosofia attraverso le immagini, mescolando pensiero alto, cultura popolare, ironia e gusto del paradosso.

Questa volta la domanda è l’utopia. Non semplicemente il sogno di una società perfetta, ma il bisogno umano di immaginare una realtà diversa da quella in cui viviamo. Che cosa cerchiamo quando sogniamo un altro mondo? E che cosa raccontano di noi quei sogni? Per rispondere Žižek ricorre ancora una volta al cinema. La sua provocazione iniziale è folgorante: se degli extraterrestri arrivassero sulla Terra e gli chiedessero di spiegare loro che cosa sia l’umanità, mostrerebbe i nostri film. Perché è proprio lì che abbiamo depositato, forse senza rendercene conto, ciò che desideriamo e ciò che temiamo, le nostre speranze di salvezza e le nostre fantasie di catastrofe.

Sophie Fiennes trasforma questo pensiero in un percorso visivo. Žižek parla, commenta, provoca; intorno a lui scorrono film, serie televisive, immagini politiche e materiali del nostro presente. Gli spezzoni non sono citazioni per cinefili e neppure semplici esempi: sono strumenti per pensare.

E per lo spettatore c’è anche il piacere di riconoscerli. Rivediamo “V for Vendetta” (James McTeigue, 2005), “The Handmaid’s Tale” (serie creata da Bruce Miller nel 2017), “Melancholia” (Lars von Trier, 2011), “Apocalypse Now” (Francis Ford Coppola, 1979), fino all’eco di “2001: Odissea nello spazio” (Stanley Kubrick, 1968). Film diversissimi che Žižek accosta perché ciascuno contiene un modo di immaginare un mondo altro.

In V for Vendetta l’utopia prende la forma della ribellione: un potere autoritario viene sfidato e si apre la speranza di ricominciare. Žižek ci invita però a non fermarci al fascino della rivolta: abbattere un sistema è una cosa, immaginare che cosa costruire al suo posto è molto più difficile.

The Handmaid’s Tale ci porta dalla parte opposta, nella distopia: non il mondo che vorremmo, ma quello che temiamo. Una società nella quale libertà e diritti sono stati cancellati ci permette di vedere, portate all’estremo, alcune minacce che appartengono già al presente. Anche immaginare il peggio può dunque servire a capire meglio ciò che vogliamo difendere.

Con Melancholia arriviamo addirittura alla fine del mondo: un pianeta sta per distruggere la Terra. E Žižek introduce una delle sue provocazioni più efficaci. Siamo bravissimi a immaginare catastrofi, apocalissi, civiltà che scompaiono. Sembra invece molto più difficile inventare un modo davvero nuovo di vivere insieme. Forse è proprio per questo che abbiamo ancora bisogno delle utopie.

Apocalypse Now mostra un altro fallimento delle grandi idee: dietro le parole con cui si giustificano guerre e imprese di civiltà può esserci una realtà assai più brutale. E il richiamo a 2001: Odissea nello spazio ci porta verso un’utopia che conosciamo benissimo anche oggi: la fiducia nella scienza e nella tecnologia come strumenti capaci di farci superare i limiti della condizione umana.

Sono esempi molto diversi, ma è proprio questo il metodo di Žižek. Usa il cinema come una grande raccolta delle idee che l’umanità ha avuto sul proprio futuro. Prende una scena che conosciamo, la osserva da un punto di vista inatteso e ci fa scoprire la domanda che contiene: che cosa speravamo? Che cosa temevamo? Che cosa pensavamo fosse possibile?

Non occorre essere sempre d’accordo con lui. Žižek ama provocare, esagerare, mettere vicine cose apparentemente lontanissime. Ma proprio così riesce spesso a farci vedere sotto una luce diversa immagini che credevamo di conoscere.

Ed è questa, forse, la ragione più interessante per vedere “The Pervert’s Guide to Utopias”. Sophie Fiennes e Žižek non ci propongono un modello di società ideale e non ci dicono quale futuro dovremmo scegliere. Ci mostrano invece quanti futuri abbiamo già immaginato e come il cinema abbia saputo raccontarli prima ancora che diventassero argomenti del nostro presente.

Rivedere questi spezzoni diventa allora anche un piacere. Riconosciamo film che fanno parte della nostra cultura e della nostra memoria, ma questa volta li colleghiamo a una domanda più grande: come abbiamo immaginato, nel corso del tempo, un mondo diverso dal nostro?

Forse è questo il messaggio più semplice e più attuale del film: abbiamo bisogno di continuare a immaginare altri mondi perché solo così possiamo pensare che quello nel quale viviamo non sia l’unico possibile.

 

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