Da vedere in DVD: “Corpo e anima” di Ildikó Enyedi

Pubblicato il 19 Novembre 2018 in Outdoor Cinema
Corpo e anima

sceneggiatura Ildikó Enyedi cast Géza Morksányi (Endre) Alexandra Borbély (Mária) Zoltán Schneider (Jenö) Ervin Nagy (Sanyi) Tamás Jordán (psicologo) Zsuzsa Járó (Szusza) Réka Tenki (Klára) Júlia Nyakó (Roszi) Attila Fritz (Peti) Itala Bérkés (donna delle pulizie) genere drammatico prod Ungheria, 2017 durata 112 min.

 

Ambiente: un mattatoio industriale nei sobborghi di Budapest. Personaggi: lui (Endre) è un attempato colletto bianco ai vertici del settore amministrativo, single incallito per scelta con figlia adulta e il braccio sinistro paralizzato. Lei (Mária) è una giovane addetta al controllo qualità, precisione maniacale, memoria prodigiosa, una patologica ripulsa ai contatti fisici e tanto fredda nei rapporti che al suo confronto un iceberg sembra un vulcano. Anche lei è single, con l’inquietante abitudine di ripetere tra le mura domestiche i rari dialoghi con i colleghi usando i pupazzetti del Lego o anche i contenitori di sale e pepe della cucina. D’altra parte, si sa, sotto il ghiaccio ribolle davvero l’infuocata lava dell’amore assoluto. Rappresentato oniricamente dal sogno ricorrente di un Lui&Lei a quattro zampe nella tundra innevata. Due cervi, maschio e femmina, che si incontrano e si nutrono insieme, si abbeverano alla stessa fonte senza peraltro mai accoppiarsi. Il bello è che il sogno ricorrente dei due ruminanti accomuna, naturalmente a Corpo e animaloro insaputa, Endre e Mária. Nei panni, o meglio nella pelle, del cervo e della cerva. Il segreto viene casualmente svelato da una psicologa chiamata in ditta per investigare su un furto ed è naturalmente preso dalla strizzacervelli come uno scherzo piuttosto infantile. La comunanza spinge però i due scorbutici protagonisti ad approfondire la conoscenza reciproca. Non senza difficoltà ed errori. Non sveliamo oltre e lasciamo la parola alla regista che a questo proposito ha dichiarato: «Ho voluto rappresentare nel modo meno passionale e travolgente possibile una travolgente e passionale storia d’amore». Se questo era il compito, missione compiuta. Bingo al primo colpo. Allo spettatore resta però il compito di andare oltre le affermazioni autoreferenziali e qui i “perché” abbondano essendo tutta la storia sorretta da un pretesto narrativo tanto capzioso e strampalato da far traballare l’intera impalcatura narrativa. Se poi aggiungiamo che, nel suo insieme, il film ha una forma piuttosto leziosa, con insistiti dettagli e primissimi piani molto esibiti e poco funzionali al narrato, il quadro è completo. Magari non proprio soporifero, ma con piccole dosi di bromuro sparse qua e là nella sceneggiatura, secondo un’inveterata tradizione delle cinematografie dell’Europa Orientale. Per altro verso il film si fa apprezzare per l’ottima recitazione, la smagliante fotografia e per la piacevole assenza della colonna sonora, salvo fonti diegetiche (interne all’inquadratura) quando serve. Del resto, anche il silenzio ha la sua voce. Specialmente in una foresta innevata.

 

E allora perché vederlo?

Perché anche se gli animali (forse) non hanno l’anima, la parola animale contiene “anima”.

Corpo e anima

 

One thought on “Da vedere in DVD: “Corpo e anima” di Ildikó Enyedi

  1. Possono due persone avere il medesimo sogno, in ogni dettaglio, nella stessa notte? Non sono i sogni il momento – a volte spiacevole – di completa libertà? Non è angosciante sapere che una persona ha i nostri stessi, precisi, esatti sogni, nella stessa notte?
    Ildikó Enyedi sa bene che in uno spettatore scatta la “sospensione dell’incredulità”, che accetta le limitazioni di un film, che sacrifica il realismo, persino la logica al divertimento. E gioca con lui, a carte scoperte.
    Alterna scene di un ambiente di lavoro a scene in un bosco innevato – protagonisti una cerva e un cervo -, quella che lo spettatore è spontaneamente considera una trama secondaria – schema mentale ormai inconscio -, in cui lo spettatore ha la pretesa – altro schema mentale inconscio – che debba necessariamente accadere qualcosa, una battuta di caccia, un accoppiamento, un branco di lupi, qualsiasi cosa purché quelle scene trovino un senso compiuto.
    La cerva e il cervo – che quasi mai si toccano – altro non sono che i sogni dei protagonisti – Mária ed Endre -, increduli del comune sognare, svelato da una analisi psicologica sull’intero personale dell’azienda dove lavorano.
    Mária, ragazza trentenne che si odia a partire dal nome, con un lavoro – il controllo di qualità – quanto mai confacente alla sua personalità ossessivo-compulsiva, maniaca dell’ordine, incapace di ogni relazione sociale, che sposta le punte dei piedi perché illuminate dal sole, costruisce un dialogo tra un sé-saliera e un Endre-pepiera così come farebbe una bambina. Se non fosse che il dialogo è quello che potrebbe avere con uno psichiatra (che in effetti l’ha in cura da bambina e, ora ch’è donna, vorrebbe lasciarla).
    Endre, uomo maturo, corretto e autocritico, professionalmente autorevole, si è lasciato volontariamente alle spalle ogni desiderio sessuale auto castrandosi dopo più esperienze fallimentari, e si è relegato a consigliere di colleghi e collaboratori.
    Mária ed Endre si scambiano uno i sogni dell’altro, scrivendoli per testimoniare la propria sincerità. Si avvicinano, il loro rapporto cessa di essere professionale e la loro unione diviene puramente spirituale – la notte, il sogno, l’“anima” del titolo – è una unione in cui viene condiviso ciò che di più intimo può esistere, ciò che non è sottoposto ad alcuna volontà: il sogno.
    Resisene conto, l’uno cerca l’altro. In Mária crolla ogni barriera difensiva al punto di dire a Endre davanti a colleghi: «Io credo che tu sia meraviglioso». “Io credo” e “meraviglioso”, sapendo che lui dovrà nascondere la ragione.
    Dormiranno nella stessa casa solo per potersi raccontare subito il sogno, a colazione. Il “corpo” del titolo arriva, alla fine, sarà un non-corpo, il modo per osservare l’altro in modo diverso, in momenti diversi – è il caso di Mária – o per pensare a un sé nuovo – è il caso di Endre.
    L’idea alla base del film è originale, il rapporto con lo spettatore costruito abilmente, senza inganni, la credibilità dell’impossibile raggiunta, la lentezza del ritmo trasmessa come naturale, cosa non da poco per un regista. Manca forse l’introspezione di Endre, persona che appare essersi solo costruito uno schermo freddo nei confronti di altri.
    Da vedere per ricordare che oltre al corpo esiste l’anima.

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