Da vedere in DVD: “Il filo nascosto” di Paul Thomas Anderson

Pubblicato il 4 Marzo 2019 in Outdoor Cinema
Il filo nascosto

Sceneggiatura Paul Thomas Anderson Cast Daniel Day-Lewis (Reynolds Woodcock) Vicky Krieps (Alma Elson) Lesley Manville (Cyril Woodcock) Camilla Rutheford (Johanna) Gina McKee (Henrietta Harding) Brian Gleeson (Robert Hardy) Harriet Sansom Harris (Barbara Rose) Lujza Richter (principessa Mona di Braganza) Julia Davis (Lady Baltimore) genere Drammatico produzione Usa, Gb 2018 durata 125 min.

 

Un uomo esigente. Molto esigente. Con gli altri e ancor più con se stesso. Tale è Reynolds Woodcock, personaggio immaginario, sarto dell’upper class internazionale nella Londra (non ancora swinging) degli anni ’50. Nel suo esclusivo atelier sembra di sentire il catalogo di Leporello dal Don Giovanni di Mozart: “Contessine, baronesse, marchesane e principesse… d’ogni età, d’ogni età”, insomma la creme della società altolocata e dell’aristocrazia finanziaria in fila per farsi amare dal grande sarto attraverso le sue inarrivabili creazioni haute couture. Ad affiancare Reynolds al timone della maison c’è sua sorella Cyril, personaggio clonato sulla governante Dennie Davers (Judith Anderson) di Rebecca, la prima moglie (Alfred Hitchcock, 1940)

con un pizzico di Frau Blücher (Cloris Leachman), alias Fratella Diesel, di Frankenstein jr. (1974, Mel Brooks). Ma non fraintendiamo: le intenzioni di Paul Thomas Anderson sono (ahimè) serissime. Infatti il nostro uomo molto esigente, a dispetto di uno smisurato e irrisolto edipo nel confronti della madre ormai defunta, è anche un conclamato sciupafemmine.

Il filo nascosto

E così, tra una donna e l’altra, nella sua vita a un certo punto entra Alma, cameriera di un ristorante di campagna, che diventa musa di sartoria e complice di branda. Ma la giovinotta non è simile a quelle che l’hanno preceduta e da lavorante-modella finisce con il diventare padrona della baracca grazie al matrimonio con l’incallito e attempato scapolone d’oro. Che lei riesce a plasmare a suo talento, sfruttandone i difetti e le idiosincrasie. E mettendoci, di suo, una diabolica ricetta. Dietro la metafora della casa di moda, il film vorrebbe essere il ritratto di un mondo vacuo popolato di personaggi ancora più vacui. Sotto il vestito niente, insomma. O almeno ben poco. Perché la stoffa, nel senso delle qualità umane, non la fanno i soldi. Il 49enne regista americano di Magnolia (1999) e The Master (2012) scimmiotta qui lo stile, i silenzi e le lungaggini di James Ivory riuscendo nella difficile (anzi, quasi impossibile) missione di essere ancor più palloso dell’originale. Del resto proprio i suoi due precedenti (e sopravvalutati) film citati ci avevano messo sull’avviso quanto al tedio, rafforzato qui dalla melassa musicale che farcisce la colonna sonora. A tenere in piedi la baracca restano però gli interpreti. A cominciare dal comparto femminile: Lesley Manville nel difficile ruolo della sorella-badante-cerbera Cyril, e Vicky Krieps in quello, altrettanto complicato e double face, di Alma, angelico demonio. Su tutti peraltro emerge un sornione Day-Lewis (Reynolds) sempre mostruosamente bravo.

 

Allora perché vederlo?

Per immergersi nelle tenebre che stanno dietro lo sfavillio di una passerella.

Il filo nascosto

 


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