“Il complesso di Giano”, Capitolo 11

Pubblicato il 16 Agosto 2018 in Letture Ideas

 “Il complesso di Giano”, Capitolo 11

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Sicilia, Valle dei Templi, limoni. Un luogo più vicino del previsto, ma non il più adatto a trovare qualcuno mostrando una foto.

Aveva bisogno di Gabriele.

“Avevate ragione, CK, tu e quella sciamana. Le cose sono tutte collegate. Però come faccio a spiegare la situazione a Gabriele? Che gli dico? Scusa, dovresti rintracciarmi questo signore, perché sta cercando di distruggere l’universo e, siccome sono l’incaricata ufficiale del salvataggio, dovrei sapere il suo indirizzo preciso, perché mi sono fatta l’idea che viva in provincia di Agrigento.”

“Prova con queste parole esatte.” suggerì CK.

“Non è che faccio la figura dell’idiota?”

“Ovvio, ma non sarà peggio di quelle che hai già fatto.” 

Ck aveva ragione. Era necessario cenare, a quel punto, anche se tutti loro avevano perso l’appetito, non già per le visioni macabre appena lasciate, quanto per l’abbondante merenda offerta da Alex. Mantenersi nell’ambito della normalità non è poi così complicato, quando la realtà nel suo insieme collassa.

Norma chiamò Gabriele. “Pranziamo insieme domani?”

“OK, prenoto in un posticino carino vicino a casa tua.”

“No, è meglio che vieni da me. Devo parlarti.” Come faceva a raccontargli tutto di fianco ai soliti vicini di tavolo origlioni che appaiono in ogni ristorante quando devi dire qualcosa di molto privato? Tipo quelli del sabato precedente, che avevano assistito con attenzione al suo show da mentecatta?

“Ancora? Che confessione devi fare, stavolta?”

“Per favore, Gabriele. È una cosa che riguarda il tuo lavoro. Delicata.”

“Va bene.”

Concentrarsi su come salvare il mondo ed essere innamorati sono due cose che distraggono, accidenti. Norma si ricordava che si era dimenticata del suo romanzo e si rendeva conto che stava lavorando poco e male. Addirittura peggio del solito. Quella sera si addormentò subito senza neppure riuscire ad accendere il computer, perché sentiva non tanto la morte, che sarebbe di per sé una immensa fonte di ispirazione, quanto la desolazione, che è il vago sospetto che nulla ormai serva e non ispira per nulla. In realtà aveva banalmente sonno.

Ogni volta che lei e Gabriele si incontravano i loro sentimenti a lungo repressi tentavano di esprimersi. È una gran fatica, dopo che la vita ti ha costruito addosso ogni tipo di sovrastruttura, agire seguendo quella particella elementare che è l’amore. Sì, ma ora non c’era tempo.

“Gabriele, adesso devi solo ascoltare, senza dire una parola. Ho bisogno del tuo aiuto.” Norma gli raccontò ogni cosa e le sembrò di rendere una confessione più fluida e organica di quando gli aveva detto che lo amava. 

Gabriele rimase ad ascoltare in silenzio, come si conveniva alla sua professione e alla sua umanità. Quando Norma ebbe finito, lui rimase in silenzio giusto due minuti. “Non ho mai sentito una tale valanga di cazzate. Dovrei pensare che sei uscita di testa e farti togliere i bambini dai servizi sociali. Ma sono perdutamente innamorato di te da troppo tempo, voglio bene ai ragazzi e, non chiedermi perché, ma mi fido. Dov’è la foto?”

Così, senza eccepire, lui metteva in gioco tutto e credeva all’impossibile. Disarmante. “Se non sei convinto, quando torna Samuele ti possiamo portare alla piana dei cadaveri. Lui è l’unico che può trasportarti laggiù.”

“Dov’è la foto?” ripeté Gabriele. In fondo doveva solo utilizzare i mezzi dello Stato per accondiscendere alle follie di una pseudo-scrittrice impazzita, che voleva trascinare due minori in una gita alla ricerca di probabili assassini che viaggiano attraverso le dimensioni. E che sarà mai?

“Non ti esporrei mai a pesanti conseguenze per una pazzia. Lo sai, vero?”

“Troveremo una soluzione.” Gabriele le prese la mano. “Amo in te l’impossibile, ma non la disperazione.”

Un verso del poeta turco Nazim Hikmet. La fine del mondo come una questione da risolvere: ecco un punto di vista finalmente equilibrato. Ma come fa uno scrittore a farsi sbugiardare in finezza spirituale da un carabiniere? Lui le credeva, e se le credeva il suo istinto doveva avergli suggerito che il discorso era attendibile. Quindi o Gabriele era impazzito insieme a lei oppure il mondo era davvero in pericolo. Per la prima volta Norma iniziò a vedere uno spiraglio verso l’uscita. Iniziava a sperare che le cose potessero andare per il verso giusto, sempre che il verso giusto esista.

Mentre riflettevano separatamente su alcune enormità che non sapevano gestire, per distrazione continuarono a stringersi le mani.

In quell’istante Maddalena entrò e i due, scossi, si allontanarono di scatto l’uno dall’altro.

Lei li salutò con un sorriso smorto. “Ciao Norma. Ciao, zio Gabriele. Come mai qui?” domandò tanto per dire, ma loro si sentirono ancora più in colpa. Quando la chiamava Norma e non mamma c’era sempre qualcosa che non andava. Maddalena si sedette a tavola, mangiando pochissimo.

Gabriele prima cercò di giustificarsi e poi iniziò mille discorsi, ma tutti caddero nel vuoto. Pensò che Maddalena lo odiasse, ma non era così. Maddalena si ricordava di tutti i regali e di tutti i film che aveva visto con il suo zio preferito. Anche del motorino che lui le aveva regalato, facendo infuriare Norma. Ugualmente sembrava che per lei tutto fosse diventato ruggine e polvere.

“Vorrei parlarti un minuto da sola, mamma.” Esordì Maddalena all’improvviso, dopo aver rifiutato il caffè. “Devo dirti una cosa importante. Ci scusi un minuto, zio Gabriele?”

“Certo, cara.” Disse Gabriele. Lui e Norma si scambiarono un’occhiata colpevole. Adesso lei avrebbe chiesto a Norma conto della sua relazione con il migliore amico del padre e le avrebbe detto di vergognarsi per quello che stava facendo.

Ringhiava e non beveva il caffè. Entrambi pensarono che Maddalena li odiava. Forse faceva bene. Un lato positivo però c’era, che così almeno per un pochino non pensavano più alla fine del mondo.

Norma si aspettava una reprimenda contro Gabriele, e invece Maddalena la stupì: “Non far soffrire lo zio Gabriele. Lui ti ama da sempre. Lo sai, vero?”

A Norma venne da ridere. “Tranquilla. Non ci crederai, ma finalmente l’ho capito anch’io.” 

“So cos’hai passato per colpa di Mattia e mi dispiace. Ma voglio bene anche a lui.”

“Certo, tesoro, è giusto così.” Lo aveva chiamato Mattia, non papà. 

Bene, ora la faccenda era chiusa, e lei poteva tornare alla fine del mondo. Doveva consegnare la foto a Gabriele.

“Aspetta, devo dirti una cosa.”

“Dimmi, tesoro.”

“Aspetto un bambino.”

Norma sorrise. Finalmente una bella notizia, finalmente la vita. il suo pensiero in automatico andò a Essem. Chissà perché, le pareva quasi che lui avrebbe potuto in qualche modo tornare a vivere.

“Mattia lo sa?”

“Sì, è contentissimo. Dice che sarà un nonno giovane.”

A Norma procurava un certo fastidio che Maddalena avesse dato la notizia prima a Mattia che a lei, ma non diede troppo peso alla cosa, perché tanto il mondo stava per finire.

“Scusa, mamma, ho la nausea.” disse Maddalena.

“Sdraiati sul letto, riposati. Va tutto bene.” disse Norma accarezzandole la testa. Se la galassia resiste fino allo sbarco in Sicilia anch’io sarò una nonna giovane.

Tornò da Gabriele, che era l’essenza della mortificazione. “Mi odia?”

“No, anzi. Nell’età in cui i nostri coetanei si mettono a figliare io e te spingeremo un passeggino come nonni o pseudo-tali.”

“Un bambino? Oh, Maddalena!” Gabriele si intenerì subito ed era sempre più stupefacente per Norma vederlo così come non l’aveva mai visto e pensava a quale fitta stratificazione di scempiaggini gli uomini si inventano per assomigliare a ciò che non dovrebbero essere.

“Lo interpreto come un buon segno per il futuro.” azzardò Norma.

“Lo interpreto come niente, ma spero un giorno di poter portare quel moccioso al cinema.” disse lui.

“Devo parlare con Mattia. Gli spiegargli un po’ di cose.” disse Norma. Non cose tipo che i suoi figli passeggiano tra i morti e vedono i fantasmi, come la loro madre. No, avrebbe tralasciato questi dettagli. “Devo parlargli di Maddalena e soprattutto di noi due. Devo farlo prima di partire. O prima che finisca il mondo, insomma.” Ignoto è il motivo per cui alcuni esseri umani si sentano in dovere di sistemare le faccende in sospeso prima di lasciare questa Terra mortale o partire per un viaggio. Norma era così, aveva questo lato masochistico. E comunque CK le aveva detto che si affronta l’irrisolto si capisce di più. 

Anche Gabriele condivideva con lei questa caratteristica e doveva assumersi sempre qualche responsabilità. “Stasera anch’io chiamerò Mattia. Gli dirò come siamo messi io e te e che non voglio tornare indietro. Poi cerco l’indirizzo dell’uomo che sta cercando di distruggere l’universo e ti telefono. Adesso vado a prendere Ludo e Sam a scuola e li porto ai giardinetti. Ci vediamo dopo.” Pensò che doveva essere del tutto impazzito.

Maddalena dormiva e Norma compose il numero di Mattia, che per fortuna non rispose. C’era ancora tempo per spiegare, qualora ce ne fosse stato ancora per vivere.

Perché il mondo doveva ostinarsi a finire quando cominciavano così tante cose interessanti?

Passò il pomeriggio lavorando senza alcuno spunto, salutò Maddalena che se ne usciva con la faccia verde, guardò Gabriele andarsene abbracciato dai bambini senza riuscire ad avvicinarsi a lui nemmeno con il desiderio. Infine richiamò Mattia, che stavolta purtroppo c’era. Gli parlò a metà tra il detto e il non detto, cioè normalmente.

“Te lo dico subito perché il tempo si assottiglia. E non sai quanto. Due cose. Uno. Sto con Gabriele. Che è la mia passione e mi pento ogni secondo di non averla seguita prima. Due. Cosa facciamo per aiutare Maddalena e il bambino?”

Nessuna risposta.

“Sei lì, Mattia? Sei svenuto?”

“Norma?”

“Sì, sono io.”

“Sono entusiasta per Maddalena. Ma l’altra cosa? Non ho capito.”

Ecco, ci siamo. Ora chissà che scena. Non perché Mattia la amasse, quanto perché era sicura che la cosa lo avrebbe irritato. “Sto con il tuo migliore amico, adesso.”

“Sì, me l’ha accennato. Sono contenta, perché lui vuole bene ai nostri figli.”

Tutto qui? Non sapeva se sentirsi sollevata oppure offendersi. E poi cos’era questo fatto che tutti dicevano le cose a Mattia prima che a lei? 

“Da quanto lo sai?”

“Mi ha chiamato Gabriele una decina di minuti fa. Tutto a posto, comunque.”

Sembrava addirittura sollevato, come se si fosse tolto un peso. “Ma parliamo di cose serie. Maddalena e Diego vogliono sposarsi. Dobbiamo aiutarli nell’organizzazione e mettere i soldi, ovviamente.” Cose serie. Perché, la sua neonata relazione con Gabriele non lo era? E poi perché Maddalena non le aveva detto del matrimonio? Si vede che era proprio nel suo DNA il fatto di essere l’ultima scelta.

Samuele e Ludovico erano molto stanchi e molto vecchi, quella sera. Chiesero di mangiare in stanza guardando un cartone e Norma trovò che fosse una richiesta sacrosanta. Quando portò loro il budino, vide che in mezzo a loro stava seduto Murukai. Anche lui, rubato e gettato nel sangue, aveva bisogno di un po’ di ricreazione. L’avevano pulito per bene, poveretto anche lui.

Alle dieci chiamò Gabriele. “L’ho trovato, Norma, so dov’è.”

“Non avevo dubbi. Bravo, Gabriele. Domani parto.” Era decisa, risoluta. Essem voleva tornare a vivere, e lei avrebbe preservato la vita dei suoi figli e di suo nipote. 

“Partiamo, vorrai dire.” Precisò Gabriele.

“No, volevo dire parto.”

“Ne parliamo domani.” Silenzio. Poi aggiunse. “Ho chiamato Mattia.”

“Lo so.”

“Mi sento un traditore totale, il disonore della divisa che indosso.”

“Perché mai? A me è sembrato piuttosto contento di essersi liberato di me in via definitiva.”

“Ti dispiace? Volevi che fosse disperato?”

“No. Assolutamente no.”

“Non voglio che stia male e sono contento che abbia trovato una nuova persona. Mi fa sentire meglio.”

“Buonanotte, Gabriele. Tu hai il nome e l’anima di un angelo.” Lei non sapeva niente nemmeno della nuova relazione di Mattia, ma non le interessava più di tanto.

“Buonanotte, Norma.”

Doveva prepararsi alla partenza.

 (segue)

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