Usa, stop all’immigrazione

Pubblicato il 24 Aprile 2020 in Wellness Lavoro Denaro Salute Business

Donald Trump annuncia un ordine esecutivo per sospendere ogni forma di immigrazione nel paese, contro “l’attacco del nemico invisibile” e “per proteggere i posti di lavoro” degli americani. Dal momento in cui entrerà in vigore, il provvedimento renderà impossibile trasferirsi legalmente negli Stati Uniti.  ‘A mali estremi, estremi rimedi’ deve aver pensato il presidente Donald Trump che ha deciso di sigillare gli Stati Uniti, impedendo di fatto ogni forma di immigrazione sul territorio. L’annuncio è arrivato, come di consueto, con un tweet nella tarda serata americana, l’alba in Europa: “Alla luce dell’attacco da parte di un nemico invisibile, e anche per la necessità di proteggere i posti di lavoro dei nostri GRANDI cittadini americani, firmerò un ordine esecutivo per sospendere temporaneamente l’immigrazione negli Stati Uniti!”. Niente più green card né visti di lavoro, né per permessi per mansioni specializzate, quindi. Una sospensione senza preavviso e fino a nuovo ordine dell’immigrazione globale sul suolo americano. Nelle ultime 4 settimane negli Stati Uniti sono andati in fumo oltre 22 milioni di posti di lavoro, una cifra record che cancella i benefici occupazionali raggiunti negli ultimi 10 anni, e certificata dal numero di richieste di sussidi recapitate al Dipartimento del lavoro. Prima dell’emergenza coronavirus, le richieste di sussidio si aggiravano intorno ad una media mensile di 100-200mila unità. Il loro incremento rende l’idea dell’enorme quantità di licenziamenti legati allo stop delle attività produttive e i fallimenti di società, causati dal lockdown. E nonostante l’amministrazione insista nel dire che “il peggio è alle spalle”, in molti condividono previsioni pessimistiche sui contraccolpi del virus sull’economia statunitense: il tasso di disoccupazione, dicono, potrebbe raggiungere il 20% ad aprile, il dato più alto dalla Grande Depressione degli anni ‘30. Se così fosse, ben presto un americano su 5 si troverebbe senza lavoro. Il presidente ha così pensato di passare da ‘America First’ a ‘America Alone’. E poco importa che la crisi non abbia nulla a che vedere con l’immigrazione. La portata simbolica dell’annuncio è clamorosa. Gli Stati Uniti, il più grande esempio di un paese costruito dagli immigrati, agognata patria dei dreamers, così chiamati in riferimento al sogno americano, sbarra le porte e si chiude al mondo a tempo indeterminato.

 

Necessità o propaganda?

Secondo quanto riferiscono fonti ben informate al New York Times, l’ordine esecutivo per bloccare la concessione di visti negli Stati Uniti potrebbe essere approvato nei prossimi giorni. “In base a un tale ordine, l’amministrazione non approverebbe più alcuna richiesta da parte di stranieri che intendono trasferirsi a vivere e lavorare negli Stati Uniti per un periodo di tempo indeterminato” osserva il quotidiano, secondo cui una mossa simile di fatto equiparerebbe l’immigrazione legale a quella irregolare, contro cui Trump si è sempre apertamente schierato. Da qui l’accusa, mossa al presidente, di voler sviare l’attenzione sugli errori commessi nella gestione della pandemia, e nel contempo sfruttare a fini demagogici la crisi, per rilanciare un’agenda politica cara alla sua base elettorale. D’altronde quello contro l’immigrazione–causa-di-tutti-i-mali è un argomento retorico caro al presidente e ai suoi elettori. Tra le iniziative più controverse della sua presidenza ci sono la costruzione di un muro al confine con il Messico e le misure di separazione delle famiglie di migranti irregolari arrestati alla frontiera.

 

Riapertura a rischio?

La stretta arriva a pochi giorni dall’annuncio di un piano in tre fasi per la riapertura e il rilancio dell’economia americana. Mentre gli Stati Uniti registrano, secondo dati aggiornati, oltre 780.000 contagi e 42.000 morti, il presidente plaude alla decisione di alcuni stati di riaprire le attività: il South Carolina ha consentito alla riapertura delle piccole attività commerciali, nei prossimi giorni in Georgia riapriranno palestre, cinema e ristoranti, mentre in Tennessee dal primo maggio scadrà l’ordine di stare a casa. L’inversione degli stati del sud, governati da repubblicani, avviene nonostante il monito degli epidemiologi, secondo cui il numero di test complessivi sulla popolazione rimane al di sotto della soglia necessaria per riuscire a tracciare l’andamento dell’epidemia. A preoccupare è anche il fatto che focolai si stiano manifestando in alcuni stati rurali, dal Kansas all’Iowa, minacciando l’intera filiera alimentare.

Tentazione isolazionista?

Tra coloro che non apprezzeranno la mossa di Trump – fa notare Politico – c’è la comunità imprenditoriale americana e la stessa Camera di commercio degli Stati Uniti, che ha più volte sostenuto che i lavoratori stranieri sono fondamentali per le aziende. Lo stesso Trump, fino a poche settimane fa, aveva ripetutamente sottolineato l’importanza dei visti stagionali per le esigenze agricole. E non è un caso se, al di là della retorica anti-immigrati, il numero dei visti temporanei concessi durante gli anni della sua presidenza sia aumentato, secondo l’istituto per le politiche migratorie. Secondo varie fonti di stampa, proprio per questo, eccezioni per i lavoratori stagionali potrebbero essere al vaglio.
Vista dall’esterno, la mossa di Trump è l’ultima di una serie di prese di posizione che rafforzano la deriva isolazionista e nazionalista impressa dalla Casa Bianca. Ma soprattutto, mentre gli effetti sull’emergenza sanitaria e sociale in corso negli Stati Uniti sono ancora tutti da vedere, la decisione rischia di screditare ulteriormente gli appelli a rafforzare il multilateralismo e la cooperazione internazionale, strumenti indispensabili per vincere la battaglia contro il coronavirus.

IL COMMENTO, di Gianluca Pastori, Professore, Università Cattolica del Sacro Cuore

“L’annuncio di Donald Trump di volere chiudere le frontiere degli Stati Uniti all’immigrazione per difendere l’economia e il lavoro americani appare l’ennesimo tentativo di mantenere il centro della scena in una fase in cui la sua gestione dell’emergenza COVID-19 continua a essere sotto attacco. Sul piano pratico, l’accesso agli Stati Uniti è già stato considerevolmente limitato nelle scorse settimane e, al momento, i termini della nuova ‘stretta’ sembrano essere poco chiari agli stessi organi preposti alla sua implementazione. Da più parti è stato osservato come l’annuncio di queste ore si inserisca nella logica restrittiva verso l’immigrazione che Trump ha abbracciato sin dal 2016. L’osservazione sembra, però, forzata. Piuttosto, quella che sembra emergere ‘in filigrana’ è un’altra puntata del braccio di ferro che oppone il Presidente ai suoi critici, sullo sfondo di un Paese in cui le tensioni economiche ma anche sociali stanno aumentando, come confermano le proteste ‘anti-lockdown’ registrate in Michigan negli scorsi giorni.”

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