A proposito di statistiche, anzi di violenza alle donne…

Pubblicato il 2 Marzo 2019 in
violenza contro le donne

Ho una totale sfiducia nelle statistiche. Quando mi sento dire da fonti autorevoli che un dato battericida ammazza l’ottantadue per cento dei microbi di casa, io mi preoccupo. Che razza di microbi sono quelli del diciotto per cento che hanno resistito a un prodotto capace di sterminarne l’ottanta per cento?

Tuttavia, e solo a volte, le statistiche ci tranquillizzano, soprattutto se impariamo a leggerle. Se un giornale o la premurosa televisione ci avvertono che i casi di violenza sessuale sono aumentati, la prima reazione di carattere emozionale è la collera. Le donne vogliono essere più protette, le punizioni per i colpevoli devono essere più severe, la polizia deve aumentare i controlli. Questo a prescindere dalle statistiche sarebbe comunque una buona forma civile di attenzione al problema, che resta grave. Tuttavia, se leggiamo bene, ci rendiamo conto  che la faccenda presenta due aspetti: il primo, che il fenomeno delle aggressioni alle donne sia davvero aumentato; l’altro che finalmente le donne abbiano trovato il coraggio di denunciarlo, a differenza delle loro antenate che nascondevano colpa e colpevole per pudore. E paura.

Il problema rimane comunque grave e richiede una maggiore assistenza alle vittime, solidarietà, impegno sociale e culturale per smascherare e punire i colpevoli, pur se i numeri della famosa statistica sono deduttivi e non sempre reali.

Le cause della violenza alle donne, che le statistiche danno aumentata, da molti sono fatti risalire alla maggiore invadenza delle donne nel territorio maschile: una donna al comando è un uomo con le tette, quindi un mostro da abbattere. Credo che alla base del problema ci sia invece l’impotenza, mostro da cancellare con la violenza.

Le donne possono fingere; gli uomini, no.

Elda Lanza

 

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