Evoluzione e sostenibilità nel legame tra città e campagna

Pubblicato il 9 Gennaio 2021 in , da Giovanna Gabetta

Le grandi città sono in crescita in tutto il mondo; occupano circa l’1% della terra emersa, e ospitano circa il 55% della popolazione (circa il 75% in Europa- dati 2018). Ci si aspetta che entro il 2050 l’urbanizzazione aumenti fino al 70% su scala globale, e fino all’85% in Europa.

Tutto questo ci porta anche ad aumentare i consumi energetici, sia quelli per la produzione del cibo, sia quelli per i trasporti.

L’agricoltura intensiva – che produce la maggior parte del cibo per le città – è un’attività a grande consumo di energia. Con l’agricoltura intensiva, una piccola parte della popolazione è sufficiente a produrre grandi quantità di cibo, e fino a quando il prezzo dell’energia resta relativamente basso, anche il prezzo del cibo è contenuto.

Possiamo vederlo con i nostri occhi anche in Europa: si coltivano grandi estensioni con monoculture, e come conseguenza si tende ad abbandonare i piccoli paesi, a trasportare i prodotti da una parte all’altra del globo, e a creare zone per gli acquisti che ricordano molto il paesaggio americano. Anche le persone quando viaggiano tendono a scegliere mete lontane, dimenticando i luoghi vicini.

In Italia, ad esempio, già da tempo tendono a sparire molte linee ferroviarie locali, mentre quelle restanti sono sottoutilizzate, e aumentano, invece, gli spostamenti in auto. Tutto questo non sembra molto compatibile con la necessità di combattere l’inquinamento, con la cosiddetta “economia circolare” e con le preoccupazioni per l’ambiente.

Come si può conciliare una visione ecologica con il benessere e con l’economia dei consumi? La città è veramente la soluzione migliore per l’umanità del futuro?

In effetti, vivere in città presenta dei vantaggi proprio dovuti al fatto che tutto – e soprattutto i servizi essenziali – vengono concentrati in un territorio di dimensioni relativamente ridotte. Alcuni studi sullo Sprawl, parola inglese che quantifica la “dispersione” delle persone sul territorio, hanno dimostrato che le zone ad alta dispersione, se confrontate con le città, sono caratterizzate da:

  • Minori opportunità economiche
  • Maggior uso dell’automobile
  • Aumento dei problemi di salute e in particolare dell’obesità.

Lo Sprawl in questo senso si riferisce soprattutto ai sobborghi delle città americane. Da noi per ora c’è qualche differenza. Confrontando l’immagine dall’alto dei nostri piccoli paesi con quelle dei sobborghi americani, possiamo vederla. I nostri paesini sono delle città in miniatura, hanno un centro, una chiesa, dei negozi, una piazza con panchine e alberi…

Confrontiamo qui di seguito la vista dall’alto, ad esempio, di un Comune dell’Oltrepo’ Pavese con quella di un sobborgo di una città americana: nel sobborgo americano le case sono tutte uguali – o quasi. Le strade disegnate geometricamente; non ci sono negozi, né una chiesa, o una scuola, o un ufficio postale.

Mentre abitare in un sobborgo americano richiede necessariamente l’uso di un’automobile, chi abita in un piccolo paese italiano è in grado di andare in chiesa, comperare il pane e altri generi di prima necessità, andare alla posta o in Comune, il tutto a piedi. È anche vero che molte cose stanno cambiando, anche da noi l’automobile è molto utile, ma forse possiamo pensare a un tipo di città che sia collegata in modo intelligente alla campagna circostante. Si può trovare in rete qualche suggerimento, come, per esempio, nella figura che segue, elaborata partendo dal sito della provincia australiana di Victoria. Qualcuno potrebbe dire che non sono idee particolarmente nuove, ma applicandole tutte insieme possiamo cambiare la filosofia della vita cittadina. Si potrebbe cominciare ad applicare qualcuno di questi suggerimenti in un territorio di dimensioni contenute, che potrebbe servire come “prototipo” per poi applicare la stessa filosofia su scala più grande.

 

Per un progetto città-campagna di questo tipo, occorre mettere insieme diversi aspetti. I cambiamenti necessari possono essere adottati poco per volta. Un grande aiuto può essere offerto  dagli strumenti digitali, che, attraverso la creazione di reti di comunicazione, network e gruppi, ci permetteranno di organizzare al meglio l’uso delle risorse. E sicuramente occorre iniziare con un cambiamento culturale, almeno su due punti: imparare a mettere in comune la conoscenza, e  valorizzare la collaborazione anziché la competizione.

Più nel particolare, vediamo qualche aspetto pratico a titolo di esempio:

  • Trasporti. Non illudiamoci che cambiare tipo di automobile (dall’auto a benzina all’auto elettrica per esempio) possa bastare. Occorre puntare sui trasporti pubblici, treni e autobus; proporre automobili e biciclette in condivisione, creare delle App che permettano di trovare i parcheggi liberi e/o di individuare i veicoli in condivisione disponibili nelle diverse zone
  • Agricoltura. Vanno valorizzate le piccole aziende sostenibili: non si parla soltanto di bio, ma anche e soprattutto della cosiddetta eco-agricoltura, che punta a diminuire l’uso dell’energia e dei combustibili fossili
  • Cibo. Privilegiare i prodotti locali e quelli stagionali, favorendo i mercati contadini e l’auto-raccolta presso le aziende locali
  • Aziende. Il Comune dovrà sostenere le piccole aziende commerciali e artigianali, dare aiuto – non necessariamente e non solo economico – a chi vuole ristrutturarsi secondo uno stile sostenibile, creare ad esempio dei sistemi di certificazione come quello di Lione in Francia: https://www.lyon.fr/economie/economie-sociale-et-solidaire/le-label-lyon-ville-equitable-et-durable
  • Territorio. Dedicare attenzione e risorse al ripristino della rete idraulica in modo che sia utilizzabile al meglio; creare dei corridoi ecologici che permettano il transito delle specie attraverso il territorio.
  • Zone boschive. Nei dintorni della città vanno mantenute alcune zone boschive, agendo con una accurata manutenzione e utilizzando i loro prodotti.

Si tratta soltanto di alcuni dei suggerimenti schematizzati nella figura. Sicuramente c’è molto da fare, e non si tratta solo di seguire la moda dello sviluppo “verde” e “sostenibile”. La grande sfida che ci attende è quella di uno stile di vita che ci permetta di consumare meno, cominciando dall’energia.