Una crisi energetica prevedibile

Pubblicato il 20 Novembre 2021 in , da Giovanna Gabetta

Dopo la diminuzione del prezzo del petrolio e degli altri combustibili fossili dovuta alla pandemia, in questi ultimi mesi abbiamo assistito, invece, a un aumento abbastanza consistente del prezzo del carburate, in qualche modo atteso. Anche secondo un articolo comparso il 6 ottobre scorso sul sito www.Oilprice.com, era prevedibile che il prezzo del gas naturale e degli altri combustibili fossili sarebbe cresciuto molto velocemente, in Europa e non solo. Perché alcuni esperti la pensano in questo modo? Il gas naturale – che è poi il metano – è un combustibile fossile, quindi, ovviamente, non viene considerato quando si parla di energie rinnovabili; però è anche una fonte energetica a bassa emissione di gas serra. Bruciando metano si produce anidride carbonica e acqua, e ci ricordiamo delle campagne pubblicitarie (“Il metano ti dà una mano”) che qualche anno fa avevano accompagnato un ricorso massiccio al gas per la produzione di energia nel nostro Paese. Questo gas che è stato scelto, proprio perché meno inquinante dell’olio combustibile, sia per il riscaldamento nelle case sia per la produzione di energia elettrica. Anche le automobili a metano, o ibride metano-benzina erano diventate “di moda” in quel periodo.

Negli ultimi anni, però, l’attenzione si è spostata verso le energie rinnovabili. Molti Paesi europei hanno chiuso le centrali elettriche a carbone e hanno costruito impianti che producono elettricità da energia solare e vento. Le energie rinnovabili non sono ancora abbastanza affidabili e neppure particolarmente economiche; le tecnologie stanno migliorando, ma si tende a sopravvalutarle. Perché? Perché da una parte si ritiene che l’unico problema del mondo sia la produzione di CO2 (basterà diminuire le emissioni di CO2 per evitare il cambiamento climatico), e dall’altra che si potrà continuare a consumare energia come prima, purché si tratti di energia elettrica. La questione non è così semplice. Mantenere il livello attuale di benessere, estendendolo a una popolazione sempre crescente di esseri umani e contemporaneamente agire in modo efficace contro l’inquinamento, sembra difficile. Se l’azione vincente è quella di sostituire i combustibili fossili con le energie rinnovabili, è molto poco realistico.

Alcuni Paesi in Europa si stanno muovendo proprio in questa direzione: ottenere una completa elettrificazione dei consumi energetici. E sostengono anche che questa transizione sarà facile e a buon mercato. Ad esempio, il primo ministro inglese Boris Johnson ha recentemente affermato che l’energia prodotta nel Regno Unito potrà diventare completamente “verde” (comprendendo il nucleare) entro il 2035. In realtà però, per il momento il consumo di combustibili fossili a livello mondiale non sembra diminuire. Del resto, anche il prezzo basso degli idrocarburi veniva mantenuto artificialmente. Negli ultimi anni, anche senza considerare le anomalie dovute alla pandemia, il prezzo del petrolio non era sufficiente per le aziende petrolifere e questo ha fatto diminuire molto le attività e gli investimenti nell’esplorazione.

L’esplorazione è quell’attività che – attraverso il lavoro dei geologi – permette a una compagnia petrolifera di scegliere le zone in cui effettuare delle perforazioni, in modo di riuscire a trovare nuovi giacimenti. E una volta che un giacimento viene individuato, occorrono alcuni anni prima che sia possibile estrarre il petrolio oppure il gas o entrambi. Perciò questo aumento di prezzo, oltre a essere l’effetto di mosse politiche e di equilibri internazionali molto complicati, è anche il risultato di anni di mancanza di investimenti nei combustibili fossili. È appunto qualcosa che ci dovevamo aspettare. Nel momento in cui abbiamo deciso di eliminare una materia prima che ha giocato un ruolo fondamentale nel miglioramento del nostro benessere, avremmo dovuto essere sicuri di avere un’alternativa. Purtroppo, sostiene l’autore dell’articolo citato, almeno per ora il vento e il solare non sono in grado di sostituire i combustibili fossili con le medesime prestazioni.

Il vento e il solare non sono in grado – nella situazione attuale – di sostituire i combustibili fossili, soprattutto se il livello dei consumi continua ad aumentare. Inoltre la transizione energetica è una questione molto complessa e che non sia possibile risolverla in modo semplice e senza creare problemi. Effettivamente, l’aumento del prezzo dei combustibili fossili non è un fulmine a ciel sereno: bisognava aspettarselo da tempo, soprattutto perché il costo per estrarli sta aumentando da anni, non solo in termini monetari ma anche in termini di energia (ne abbiamo già parlato qui). Una spiegazione più dettagliata di come i costi di estrazione influiscano sul prezzo del petrolio si può trovare in rete, naturalmente può arrivare dal blog di Gail Tverberg

In poche parole, la nostra economia dipende comunque dai combustibili fossili, e ci siamo infilati in un vicolo cieco, perché se vogliamo continuare ad avere cibo, vestiario e risorse di ogni tipo a basso prezzo, occorre avere energia a basso prezzo, sia per produrre tutti questi beni, sia per trasportarli da un capo all’altro del mondo. Perciò il prezzo dei combustibili fossili influisce pesantemente sul prezzo del cibo, delle materie prime e sul nostro tenore di vita. E sulla possibilità di produrre le energie rinnovabili anche se la politica fa di tutto per smussare l’impatto di questi cambiamenti.

Ma forse possiamo evitare di unirci al coro di coloro che prevedono disastri, e contemporaneamente ritengono che la transizione sia facile. Suggerirei di concentrarci invece sui possibili rimedi, ricordando che nella nostra situazione possiamo senza troppi sacrifici fare qualche passo indietro. Ad esempio, un aumento del prezzo dei combustibili potrebbe far sì che si cerchi di consumarne meno, e che ci si concentri sul miglioramento del trasporto pubblico anziché sul possesso di automobili private sempre più grosse. Un aumento del prezzo dei prodotti tessili e del vestiario potrebbe aiutarci a utilizzarli meglio, evitando di produrre una grande quantità di rifiuti… e così via, fino a lavorare per la trasformazione delle città. Ne abbiamo già parlato e probabilmente ne parleremo ancora: non è un argomento semplice, ma è una sfida molto interessante!

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