La buona acqua che esce dal rubinetto, liberata da miliardi di bottiglie di plastica

Pubblicato il 7 Giugno 2021 in , da Giovanna Gabetta
acqua potabile

Abbiamo visto come gli imballaggi, soprattutto quelli in plastica, stiano diventando un problema sempre più grosso, che non si può ignorare. Un imballaggio particolarmente diffuso e particolarmente inutile è rappresentato dalle bottiglie di acqua minerale. Alcuni  dati ci dicono che l’Italia è il primo Paese in Europa – e uno dei primi al mondo – per consumo di acqua in bottiglia, con una media di circai 200 litri l’anno a persona e con un giro d’affari stimato in 10 miliardi di euro l’anno. Basta una stima approssimativa per capire che tutto questo corrisponde a un numero esorbitante di bottiglie di plastica: le stime ufficiali dicono che ogni anno nel nostro Paese dagli 8 agli 11 miliardi di bottiglie di plastica e 2 miliardi di bottiglie di vetro finiscono nel ciclo dei rifiuti. Si tratta di 250 mila tonnellate di plastica (pet), di cui solo una parte finisce nel circuito della raccolta differenziata. A questa esagerata quantità bisogna sommare la plastica che avvolge i cestelli da sei bottiglie venduti nei supermercati. C’è poi da considerare anche il danno ambientale dovuto al trasporto, soprattutto quello su gomma, che riguarda anche le bottiglie di vetro e che provoca una buona quantità di emissioni di gas serra. Anzi, le bottiglie di vetro pesano di più e quindi provocano più emissioni durante il trasporto.

Eppure una soluzione semplice esiste. Bisognerebbe capire che l’acqua del rubinetto è buona e non c’è ragione per non utilizzarla. In più, non è stagnante e scorre a una temperatura molto piacevole, né troppo calda né troppo fredda. Viene anche controllata regolarmente; ad esempio, in rete si possono trovare le analisi dell’acqua nelle varie zone di Milano. Sono analisi che riguardano almeno 18 diversi parametri e vengono aggiornate almeno una volta a trimestre: le trovate a questo link https://www.milanoblu.com/la-tua-acqua/lacqua-di-milano/

Se invece proviamo a leggere l’etichetta di un’acqua minerale, potremo vedere che l’analisi comprende un numero inferiore di parametri; le analisi per di più si riferiscono ad un certo numero di anni fa… Eppure, sembra proprio che ci siamo tutti lasciati convincere dall’idea che l’acqua del rubinetto possa essere pericolosa e che sia meglio affidarsi alle bottiglie, o se proprio vogliamo farne a meno, a strani filtri o impianti di depurazione da installare in cucina. Tutti questi apparati sono spesso inutili, e soprattutto vanno sottoposti a manutenzione spesso e in modo accurato, per evitare che facciano danni.

acqua potabileMa tornando ai nostri rubinetti, l’acqua pubblica è uno degli argomenti più urgenti della mia lista dei desideri. Penso che sarebbe molto bello se le città si organizzassero per utilizzare di più e meglio “l’acqua del sindaco”. Come ci si potrebbe arrivare? Si tratta di passi abbastanza facili da realizzare. Tanto per cominciare, si potrebbero ripristinare le fontanelle – in giro ce ne sono ancora molte -, mantenendole pulite, funzionanti e controllate. Analizzare l’acqua, diffondere i risultati, fare una campagna per informare i cittadini della loro ubicazione e per invitarli a usarle. Poi occorre aumentarne il numero: sicuramente ci sono punti di attacco alla rete idrica che non sono più utilizzati e potrebbero essere ripristinati. Penso ad esempio alle fontanelle che si trovavano nelle stazioni ferroviarie quando ero bambina – una per ogni marciapiede, se ricordo bene, – e che sono scomparse da tempo. In molti casi gli attacchi sono ancora visibili. Naturalmente, occorrerà coinvolgere chi gestisce la stazione. Le ferrovie potebbero essere sensibili alla richiesta: si potrebbe cominciare con un progetto pilota in una stazione, da replicare poi in altre stazioni, partendo da quelle più piccole e passando a quelle più grandi. Dato il costo delle bottigliette d’acqua minerale comprate in stazione o nelle vicinanze, forse un cambiamento di questo tipo potrebbe essere osteggiato dai gestori di bar e supermercati. Purtroppo il miglioramento della situazione ecologica, e l’economia circolare, non sono indolori: qualcuno direbbe che l’economia circolare non è un pranzo di gala.

Oltre alle fontanelle, si stanno diffondendo le “case dell’acqua”, dove si può prelevare anche acqua frizzante. Una soluzione per tutti coloro che non sanno fare a meno del pizzicorino… anche se noi pantere certamente ricordiamo le polverine dei nostri nonni. Occorre pubblicizzare le case dell’acqua, in modo che vengano usate, e aumentarne il numero.

Per i bar e i ristoranti si può proporre un passo ulteriore, un po’ più impegnativo ma non troppo. Si potrebbe dare la possibilità di servire – su richiesta naturalmente – anche l’acqua del rubinetto. E suggerirei in particolare che si tratti veramente di acqua del rubinetto, non ulteriormente trattata con metodi più o meno pubblicizzati e più o meno costosi – perché non ce n’è bisogno. Ritengo che il Sindaco potrebbe emettere una ordinanza che raccomanda di offrire nel menù anche questa alternativa, possibilmente a costo zero. Non è una proposta strana: in altri paesi, negli Stati Uniti ad esempio, tutti i ristoranti offrono acqua del rubinetto senza bisogno di chiederla, la caraffa è compresa nell’apparecchiatura della tavola. Tutto questo non obbliga nessuno, chi vuole può ordinare acqua in bottiglia e/o acqua trattata, oppure naturalmente altre bevande, secondo l’offerta del locale.

Queste piccole cose non richiedono grandi investimenti e potrebbero essere i primi passi verso la diminuzione e se possibile l’eliminazione delle bottiglie di plastica. Ce la faremo? Per ora non sembra che ci sia un grande interesse… ho visto persone che usano la borraccia di alluminio, riempiendola con l’acqua presa dalle bottiglie. Ho visto, durante la pausa pranzo di un convegno sulla plastica bio, che l’acqua era offerta in caraffe… contenenti acqua versata da bottiglie di plastica. C’è ancora molta strada da fare.

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