Combattere lo spreco alimentare: un’impresa possibile

Pubblicato il 25 Gennaio 2021 in , da Margherita Corti
spreco alimentare

Le immagini contrapposte di persone che muoiono di fame da un lato e di consumatori benestanti che gettano cibo nella spazzatura dall’altro sono ormai una presenza fissa in telegiornali e programmi di approfondimento, e volente o nolente molti di noi fa inconsciamente parte del secondo scenario. Lo spreco di cibo nell’Unione Europea è infatti stimato pari a circa 88 milioni di tonnellate annuali, con una perdita economica che si aggira intorno ai 143 miliardi di euro! A livello mondiale, secondo una ricerca della FAO dello scorso decennio, stiamo impiegando una zona complessivamente più estesa della Cina solo per produrre del cibo che non sarà mai consumato. Simili cifre non possono essere certo sottovalutate. Non a caso lo spreco alimentare è considerato una delle più gravi problematiche ambientali e socio-economiche che la popolazione mondiale si trova oggi a dover affrontare. Oltretutto, lo spreco di cibo e delle materie prime non sta comportando ingenti costi solo a livello economico ma anche da un punto di vista etico. Infatti, l’Agenda Generale delle Nazioni Unite, tra i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile fissati nel 2015 e da raggiungere entro il 2030, ha inserito anche “dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto” (SDG 12 n. 3), sottolineando proprio come lo spreco alimentare ponga quesiti anche su tematiche come la salute e la giustizia sociale.

Cosa significa sprecare cibo? Non è solo una questione di produzione di rifiuti ma anche delle risorse che sono state usate per produrlo. Terreni, acqua, energia e combustibili fossili usati per la produzione, il trasposto, la lavorazione e la vendita di cibo sprecato vengono quindi parimenti impiegati per nulla. L’incremento del materiale che finisce in discarica, contribuisce poi alle emissioni di gas serra: secondo la citata ricerca della FAO, lo spreco alimentare produce circa 3.3 miliardi di tonnellate di CO2 contribuendo, come ben sappiamo, al cambiamento climatico. Bisogna tenere anche a mente che il 74% di tutta la deforestazione è dovuta alla creazione di nuove zone di produzione di cibo, determinando enormi perdite di biodiversità su scala mondiale!

Quali sono le cause principali? Secondo una ricerca del Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN), a incrementare negli ultimi anni lo spreco alimentare sono intervenuti vari fattori: tra questi la crescente urbanizzazione, che ha allungato la filiera alimentare allontanando ancor di più il produttore dal consumatore, e l’aumento del reddito disponibile, che modifica la composizione della dieta e soprattutto aumenta la globalizzazione del commercio e della distribuzione organizzata. La catena dello spreco alimentare è lunga; sprechi di cibo si hanno, in diverse percentuali, lungo tutta la filiera agroalimentare: dalla fase di raccolto a quella di lavorazione, distribuzione e consumo. Da una ricerca di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) condotta nel 2018, risulta che è soprattutto il consumo finale che pesa (50%) nei paesi “ricchi” come l’Italia. La maggior parte del cibo viene infatti persa all’interno dei nostri frigoriferi. 

Da circa dieci anni la società Last Minute Market presenta un report annuale quantificando il cibo perso lungo l’intera filiera. Dai report si evince che nel corso degli anni la situazione dello spreco domestico in Italia stia via via migliorando, non solo in termini materiali ma anche a livello di consapevolezza: circa 2 persone su 3 ritengono che c’è una connessione fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e salute dell’uomo. Ad aver merito di un simile miglioramento sono anche le campagne portate avanti dai media. Non è un caso che ogni anno almeno una delle puntate del talent show culinario di Sky Masterchef, seguito da migliaia di spettatori, si sia proprio concentrata su questa tematica. Molte sono poi le iniziative messe in atto per rendere possibile il consumo di prodotti alimentari non più vendibili ma ancora commestibili: quasi tutte le grandi catene alimentari mettono a disposizione le proprie eccedenze, tramite il Banco Alimentare o Last Minute Market. In aggiunta, anche in Italia inizia a essere sempre più presente presso i locali che effettuino servizio ai tavoli la ‘doggy bag’, ovvero il contenitore per portare a casa gli eventuali avanzi del proprio pasto. Consiglio inoltre a tutti di scaricare sul proprio telefono l’app TooGoodTooGo (purtroppo non attiva in tutta Italia) che permette di acquistare (o meglio, come dicono loro “di salvare”) ad un prezzo molto inferiore rispetto a quello al dettaglio il cibo rimasto invenduto (ma ancora buonissimo!) nei tuoi negozi preferiti.

Proseguendo nella panoramica di servizi virtuosi, ho trovato estremamente interessante l’iniziativa NO.W! della società ThinkAbout. Sempre più di frequente molti alimenti non arrivano nei nostri frigoriferi non solo poiché prossimi alla scadenza (e quindi non sempre vendibili dai supermercati) ma anche perché ammaccati o con difetti estetici! Il progetto NO.W! “NO Waste” propone un circolo virtuoso creando sinergie tra aziende e produttori di cibo: questi ultimi segnalano ogni settimana la presenza di alimenti ancora buoni ma condannati allo spreco sulla piattaforma, che si occupa poi di renderli acquistabili ai dipendenti delle aziende registrate al servizio (o alle partite iva) con sconti fino al 50% ! Il progetto NO.W! “NO Waste”, come si può intuire dalla carrellata di alternative che abbiamo analizzato, non è di certo l’unico attivo in Italia nel tentare di fornire una soluzione al problema dello spreco alimentare. Sono infatti tante le piccole realtà locali che hanno messo in atto iniziative di questo tipo. Informatevi presso i mercati, i siti e giornali di quartiere e i motori di ricerca, potreste scoprire di avere un simile servizio a pochi passi da casa e a pochi click di mouse.

Come norme anti-spreco generali, cerchiamo quindi di non comprare più del necessario, ogni volta che andiamo a fare la spesa stiliamo una lista precisa e cerchiamo di allungare sempre un occhio al reparto di prodotti prossimi alla scadenza (e scontati!) ormai presente in tutti i supermercati. Cerchiamo di conservare il cibo correttamente, pianificando il più possibile i nostri pasti a seconda delle scadenze di ciò che abbiamo nel frigo. Cerchiamo di ridurre gli sprechi, moltissimi siti online sono proprio specializzati nel proporre ricette basate sugli scarti. Ormai ci sono anche ristoranti specializzati in queste ricetta in tutto il mondo! Le ricette della tradizione italiana, soprattutto quelle contadine, erano spesso pensate per utilizzare anche quelli che oggi potremmo considerare “scarti” di preparazioni più nobili: riscopriamole! Per chi volesse approfondire, potete trovare utili consigli di lettura che toccano anche questo argomento qui. In aggiunta vi consiglio il libro “Il metodo spreco zero”, scritto da Andrea Segrè, il fondatore di Last Minute Market, in cui vengono fornite molti suggerimenti tra cui quello di tenere un ‘diario degli sprechi’ utile a rendersi conto delle proprie abitudini, dei propri errori e del proprio impatto. Anche stavolta, ogni consumatore consapevole è chiamato a fare la sua parte: essere attenti alla spesa, conservare, impegnarsi per ridurre al minimo gli sprechi di cibo sono non solo attività benefiche per il pianeta, ma in breve tempo diventano vere e proprie sfide di ingegno e curiosità, e vi garantisco che vedere il cestino dell’umido sempre meno pieno vi darà un senso di soddisfazione a cui non riuscirete a rinunciare più.

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