Storia del cinema italiano a Milano/4: Quando i partigiani producevano film

Pubblicato il 27 Ottobre 2015 in

Sconfitto il fascismo nella primavera del 1945, Milano rinasce anche culturalmente. Tra mille difficoltà (i trasporti non funzionano, il gas e la luce arrivano nelle case con fatica e solo per poche ore al giorno) i cinematografi cittadini programmano molti film provenienti da Hollywood bloccati dalla censura del regime per tantissimo tempo. I teatri riprendono a lavorare e le sale da ballo si moltiplicano utilizzando anche i cortili degli stabili. La vita sembra finalmente sorridere. Però c’è chi non vuole dimenticare o cancellare un passato orribile e doloroso.

Nel giugno 1945 nasce a Milano l’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, fondata dal Comando generale del Corpo volontari della Libertà. Due noti dirigenti partigiani, Arrigo Boldrini e Cino Moscatelli, decidono di lanciare una raccolta di fondi per produrre la versione cinematografica del romanzo di Elio Vittorini Uomini e no. La sottoscrizione non va in porto, ma Milano è comunque considerata il luogo ideale dove poter sviluppare il “nuovo cinema” nato dalla Resistenza anche perché in quel periodo a Roma Cinecittà non funziona essendo ancora occupata da moltissimi sfollati.

Il gruppo romano della rivista Cinema, che aveva cessato le pubblicazioni nel dicembre 1943, sale nella capitale lombarda per rivitalizzare un periodico importante come Film di Mino Doletti trasformandolo in un settimanale vivace e battagliero. In redazione lavorano Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Massimo Mida Puccini, mentre il fratello Gianni Puccini, con Michelangelo Antonioni, si è installato in via Solferino (dove ha sede il Corriere della Sera) per lavorare alla nascita di Cinetempo insieme con Guido Guerrasio, Glauco Viazzi, Franco Berutti e Remo Muratore. Ben presto si forma un fronte comune tra i due settimanali, quello romano e l’altro milanese, contro il cinema d’evasione incoraggiato durante gli anni del fascismo e a favore invece di un diverso modo di affrontare con la cinepresa la realtà.

Cinema militante

OssessioneFilm-L’importante esperienza di Ossessione, vissuta due anni prima dal milanese Luchino Visconti, è utile per ripescare Vittorio Duse, un attore dimenticato (è il questurino nel capolavoro di Visconti), ma anche Elli Parvo già attrice per Rossellini e Lea Padovani proveniente dalla rivista teatrale che faranno parte del cast del film Il sole sorge ancora (è la parola d’ordine trasmessa da Radio Londra con la quale si dà inizio all’insurrezione) da realizzarsi con l’apporto determinante dell’Anpi e con la partecipazione di diversi intellettuali del sud, ex resistenti, che qui operano da tempo, come il poeta Alfonso Gatto ingaggiato per il ruolo di un macchinista delle ferrovie e il critico teatrale Ruggero Jacobbi nei panni di un capostazione.

L’idea proviene da Giorgio G. Agliani, ex partigiano appassionato di cinema, mentre la produzione è affidata alla Scalera Film di Manlio Leoni, una grossa casa cinematografica ambrosiana con la collaborazione di giovani molto attivi politicamente come Carlo Lizzani e Gillo Pontecorvo.

La regia nell’ottobre dello stesso anno è affidata ad Aldo Vergano, un cineasta antifascista emarginato durante il ventennio e segnato nel suo passato di combattente dall’attentato Zaniboni contro Mussolini nel 1925 e da quello di via Rasella a Roma per il quale era stato arrestato riuscendo fortunatamente a fuggire. La sceneggiatura è scritta in un solo mese da De Santis e da Lizzani, con il contributo di Guido Aristarco e dello stesso Vergano.

Un canto di rivolta

Il film è incentrato sulla figura di Cesare (Vittorio Duse), un soldato che dopo l’8 settembre 1943 ritorna al suo paese in Lombardia occupato dalle truppe tedesche. Dopo un primo momento di smarrimento il giovane, innamoratosi di Laura (Lea Padovani), una bella operaia antifascista, contagiato dagli ideali della nascente Resistenza non esita a unirsi ai partigiani.

La pellicola è nota anche per una sequenza di alta drammaticità che ricorda molto Roma città aperta. Il partigiano Pietro (Gillo Pontecorvo) e il prete schierato dalla parte dei poveri, chiamato curiosamente don Camillo (Carlo Lizzani), sono condotti insieme alla fucilazione dai nazisti, mentre i contadini scandiscono un Ora pro nobis più simile a un canto di rivolta che a una preghiera. Colpiti da una scarica di mitra, cadono l’uno accanto all’altro formando una croce.

Il 3 dicembre 1945 negli studi dell’Ata alla Triennale viene dato il primo ciak tra mille difficoltà logistiche e finanziarie. Il sole sorge ancora uscito nelle sale il 6 novembre 1946 ottiene un buon successo di pubblico e critiche abbastanza favorevoli. Nel frattempo un nuovo clima politico frutto della “guerra fredda” esplosa tra i due blocchi, quello occidentale e quello orientale, cambierà le cose. Tutti coloro che avevano rischiato la vita per la democrazia sono messi all’angolo. Le forze centriste vinceranno le elezioni nel 1948 e della lotta al nazifascismo si parlerà sempre meno.

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