CD e altre musiche di gennaio, di Ferruccio Nuzzo

Pubblicato il 22 gennaio 2018 in , da Ferruccio Nuzzo

Il 2018 comincia gloriosamente per la musica: intanto con la conferma che il classico va bene e che Wolfgang Amadeus Mozart resta in testa delle vendite di album (grazie anche alla monumentale Mozart Edition, un cofanetto di 200 cd). Poi con il gran numero di nuove edizioni, dedicate non soltanto ai classici del repertorio – più o meno originalmente associati – ma soprattuto a giovani, straordinari interpreti ed a musiche ignote o dimenticate e che, comunque, ritrovano in queste registrazioni una nuova, attualissima presenza e vitalità. Già in questo primo numero troverete di che soprendervi, ed il futuro si annuncia ricco e luminoso.

E comincio con un cd che avrei voluto presentarvi nella mia lista di regali musicali per Natale ed altre feste di fine ed inizio d’anno. Mi son reso conto, fortunatamente in tempo, che il suo titolo lo rendeva, forse, il meno adatto per queste celebrazioni di pace amore e serenità: Assassini, Assassinati, niente di meno …

È stato Repicco – rivelazione del programma eeemerging di Ambronay ad aver l’idea d’illustrare in musica quell’aspetto turbolento del Seicento che, a cavallo tra il Rinascimento ed il Secolo dei Lumi, lo fece definire “Secolo di ferro” a causa dei numerosi conflitti che lo attraversarono, sopratutto in Italia, dominata e sconvolta – salvo qualche rara eccezione – dalle potenze straniere.

Repicco – cioè il violino dell’ungherese Kinga Ujszázi accompagnato dalla tiorba del norvegese Jadran Duncumb – ha trovato abbastanza compositori che furono vittime di queste violenze, o assassini essi stessi, per mettere insieme un programma drammaticamente animato (anche se le composizioni presentate non hanno, naturalmente, nulla a che vedere con gli eventi drammatici) ed acceso dal loro appassionato – ma, fortunatamente, innocuo – virtuosismo.

Era nota la vita avventurosa e dissoluta – che ha ispirato romanzieri e compositori – di Alessandro Stradella, morto in un’imboscata a Genova, ma non sapevo che il modenese Bellerofonte Castaldi, virtuoso di tiorba e poeta, era ricercato dalla polizia per aver partecipato alla sanguinosa vendetta dell’assassinio del fratello, né che Giovanni Antonio Pandolfi Mealli aveva dovuto abbandonare precipitosamente la Sicilia, ove era musico di violino della Cappella reale, dopo aver ucciso un cantante romano, sembra per motivi politici. Anche il violinista virtuoso e raffinato compositore milanese Ignazio Albertini morì pugnalato a Vienna, e non si è mai saputo perché; unico ad esser morto tranquillamente – lo spero – nel suo letto, fu il bresciano Viaggio Marini, il quale, comunque, merita la presenza in questo affascinante cd grazie alla stravaganza delle sue composizioni, allegoria di queste vite tumultuose e feroci, che, alternando il sublime della musica alle passioni più atroci, vede, alla fine, il ferro trionfare sull’archetto.

Repicco    

Assassini, Assassinati – I. Albertini, B. Marini, A. Stradella, B. Castaldi, G.A. Pandolfi Mealli – Kinga Ujszázi: violino, Jadran Duncumb: tiorba – Ambronay (60’43)

   Repicco      


Telemann

Voyageur virtuose – Ensemble Amarillis – Evidence (57’16)

Avevo già parlato, e con entusiasmo, qualche tempo fa dell’Ensemble Amarillis, in occasione della pubblicazione di un originale cd in cui la musica barocca – che è la specialità dell’ensemble – ed il flauto e becco della sua leader, Héloïse Gaillard, incontravano il jazz attraverso il clarinetto di Louis Sclavis.

Ed ecco che il duecentocinquantesimo anniversario della morte di Georg Philipp Telemann resuscita una bellissima registrazione che Amarillis gli aveva dedicato una decina d’anni fa. Compositore dall’insaziabile curiosità e infaticabile viaggiatore, Telemann ha frequentato tutti i territori della cultura europea – e non soltanto musicale – della sua epoca ed ha saputo nutrirne la sua ispirazione. Queste Sonate in duo ed in trio sono un luminoso diario di queste peregrinazioni, animato da uno spirito giocoso e dalle frizzanti sonorità del flauto a becco e dell’oboe di Héloïse, strumenti di cui Telemann era raffinato conoscitore e che egli lancia in maliziose evoluzioni accompagnate dal violino, il violoncello, l’arciliuto ed il clavicembalo del virtuosissimo ensemble.

    Amarillis: Telemann      


Jeux à la française    

Louis Vierne, Charles-Marie Widor, Claude Debussy, Thierry Escaich – Armance Quéro: violoncello, Joseph Birnbaum: pianoforte – Et’Cetera (53’)

Due dei quattro compositori – tutti francesi – presenti nel programma di questo interessante cd, erano organisti ed hanno scritto sopratutto musiche per il loro strumento, ed uno – Thierry Escaich – è oggi uno dei più grandi virtuosi e docenti di questo “Re degli strumenti”, a cui ha, inoltre, dedicato un gran numero di composizioni.

Questa associazione è, forse, all’origine del titolo del disco (i registri dell’organo sono, in francese, chiamati jeux), il primo registrato dal giovane ed appassionato duo che, già forte di una sostanziosa attività concertistica, ha scelto per il suo debutto discografico con Et’Cetera un programma originale, che associa alla Sonata di Claude Debussy, ben nota anche se raramente praticata in concerto, la Sonata op.27 di Louis Vierne, i Trois Pièces op.21 di Charles-Marie Widor (opere raramente incise ed ancor meno presenti in repertorio), ed il Nocturne di Thierry Escaich. Composizione di grande intensità, quest’ultima, che anima le fosche tenebre di una notte ben poco romantica dei sussulti di un incubo soltanto in rari momenti placato.

Armance e Joseph si rivelano sopratutto in quest’ultimo brano, evocando tutti i fantasmi di una musica che, pur essendo estremamente “moderna” ha una presa immediata e profonda sul nostro immaginario.

      Jeux à la française    


 Messiaen, Debussy

Préludes pour piano – Célimène Daudet: pianoforte – NoMadMusic (78’21)

Ancora Claude Debussy per il secondo cd che la sublime Célimène Daudet ha registrato per NoMadMusic, con i suoi Préludes pour piano associati agli otto Préludes che il giovane Olivier Messiaen compose una quindicina d’anni dopo quelli di Debussy. Sono composizioni che affascinano, e non soltanto per la loro ben nota identità, ma per l’affinità dell’inspirazione e le similitudini stilistiche che si ritrovano sin nella poesia e la mistica dei titoli.

Célimène tesse i legami invisibili che percorrono queste composizioni pur animate da intenzioni diverse: il dichiarato misticismo di Messiaen, e il più discreto, quasi pudico, mimetismo di Debussy che presenta la sua musica come un flusso di visioni, dissimulate in rapidi acquarelli e rivelate dai titoli, annotati alla fine di ogni Preludio – e non al principio, come si dovrebbe – preceduti da tre punti di sospensione; “forse un modo di proporre più che imporre, un suggerimento, una porta aperta per l’ascoltatore, un modo per non chiudere del tutto o per lasciar intendere che la musica può continuare a risuonare in ognuno di noi. È, in ogni modo, quel che amo pensare in quanto interprete …” scrive Célimène Daudet nel bel testo che accompagna la registrazione.

Raramente ho ascoltato il genio di un interprete – ed il fascino della musica, naturalmente … – messi in valore, come in questo cd, dalla sonorità dello strumento – un gran coda Yamaha CFX – e dalla sensibilità della registrazione (Hannelore Guittet nella Yamaha Hall a Vienna).

          Célimène Daudet 

          Debussy: Feuilles mortes