Roberto Rossellini e i suoi eredi

Pubblicato il 22 Dicembre 2022 in , , da Pierfranco Bianchetti
Roberto Rossellini

Alla Mostra del Cinema di Venezia del 1941 un giovane cineasta di nome Roberto Rossellini presenta il suo primo lungometraggio La nave bianca che risulterà essere la vera sorpresa di quell’edizione della prestigiosa manifestazione veneziana. “La trama è quasi inesistente- scrive Gina Piero Brunetta in La Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia 1932-2022- Marsiglio Biblioteca– accanto ai ricoverati di una nave ospedale ci sono delle crocerossine volontarie e, tra queste, una intrattiene una corrispondenza con un ferito. Il punto di forza spettacolare è una battaglia ritratta dal vero. Con questo e i suoi film successivi di propaganda, non presentati a Venezia, Rossellini non sembra dominato da alcun culto dell’efficienza né della macchina militare né della macchina-uomo, la sua morale sembra voler stare al di sopra delle parti, anche se la tenue costruzione della vicenda d’amore tra il soldato e la madrina di guerra, il senso di sacrificio e le scene di combattimento danno corda ai motivi patriottici”.

La critica presente al Lido veneziano intuisce le potenzialità di questo nuovo regista del cinema italiano. Su Film Bontempelli afferma: “Non c’è una sola inquadratura superflua o ripetuta e fuori posto, il montaggio è tagliente e segue il ritmo scandito degli ordini e dei colpi”. Anche l’Osservatore Romano in una scheda del 17 settembre scrive: “La nave bianca è una palpitante pagina di storia odierna della Regia Marina Italiana, narrata con mano svelta, sicura, fantasia fervida, cuore saldo”. Ma chi è questo giovane autore che a breve diventerà il padre nel neorealismo italiano con il suo capolavoro Roma città aperta? Nato a Roma l’8 maggio 1906, figlio di un costruttore e di una casalinga, grazie al padre che ha realizzato la prima sala cinematografica romana il Barberini, inizia a frequentare con assiduità il locale divorando film dopo film da spettatore. Rossellini ha già compreso che il cinema sarà la sua vita e la sua carriera partirà dalla tecnica del montaggio che gli permette di acquisire una robusta capacità tecnico-artistica.

Nel 1936 Roberto sposa Marcella De Marchis, una scenografa e costumista dalla quale avrà due figli, Romano, morto a soli 9 anni nel 1946 e Renzo jr. Il matrimonio non dura molto, ma Marcella sarà sempre un punto di riferimento importante per Rossellini. Nel 1938, dopo alcuni cortometraggi realizzati per l’Istituto Luce, diventa assistente alla regia di Goffredo Alessandrini per il film Luciano Serra pilota, un melodramma privo di retorica sulla vita degli aviatori.  L’anno successivo il regista firma il corto di dieci minuti Fantasia sottomarina, dedicato alla natura e incentrato sulle vasche di un acquario. Un’opera che mette già in luce il suo talento per la capacità di rompere con la tradizione del documentario.

Roberto Rossellini
“Il generale Della Rovere”

Il suo esordio dietro la macchina da presa avviene, come abbiamo visto, con La nave bianca, un lungometraggio commissionatogli da Francesco De Robertis, ufficiale della Marina Militare addetto al Centro Cinematografico, film che piace molto al pubblico ed è esaltato anche dal regime fascista. Rossellini nel dopoguerra ha però in mente un cinema del tutto diverso rispetto al passato. Un cinema incentrato sulla ricerca della realtà della vita che prenderà il nome di neorealismo. Rossellini con pochi mezzi gira nel 1945 Roma città aperta, pellicola nella quale emerge tutto il trauma scaturito dalla guerra appena terminata. “Montai il filmracconta il registae lo presentai ad un ristretto pubblico di intenditori, critici e amici. Per quasi tutti fu una delusione: fu presentato in Italia nel settembre del 1945 e i fischi non mancarono”. Infatti l’opera, osannata poi in tutto il mondo, dovrà faticare inizialmente in Italia per essere apprezzata, vincendo però la Palma al festival di Cannes nel 1946. Nello stesso anno 1946 Rossellini gira Paisà, che si aggiudica il Nastro d’Argento, 1947, un lungometraggio realizzato con pochi mezzi, ma di grande bellezza documentaristica scandito a episodi tra i quali, forse il migliore, quello ambientato nella Firenze degli ultimi giorni prima della Liberazione dai nazifascisti, concepito come un cinegiornale.

Roberto Rossellini

Nel 1947 Rossellini è sul set di Germania anno zero, un film sulla condizione della nazione tedesca travolta dalla disfatta, occupata militarmente dalle truppe alleate vincitrici e schiacciata dalla disgregazione della vita civile. La pellicola è dedicata al figlio Romano morto al termine delle riprese di Paisà. Rossellini è un regista che ha maturato dentro di lui un percorso artistico ben preciso: “Il cinema dovrebbe essere un mezzo come un altro, forse più valido di altri, di descrivere la storia e di conservare le tracce di una società in via di sparizione. Oltre a tutti i mezzi di trascrizione della realtà che già possediamo, oggi abbiamo l’immagine, che ci presenta la gente così come è con quello che fa e che dice. Bisogna che ci si renda conto che la verità è come un punto di un vastissimo spazio e le vie per arrivare ad esse sono infinite e convergenti”  Nel 1948 il regista riceve una lettera da Ingrid Bergman, all’epoca una diva di fama internazionale nella quale lei si rende disponibile per lavorare in uno dei suoi film. Nasce così una delle più note storie d’amore della storia del cinema. Rossellini e Bergman gireranno insieme Stromboli- Terra di Dio (1949), Europa ’51 (1950), Viaggio in Italia (1954), una pellicola che non piace alla critica italiana, ma che sarà molto considerata dai giovani cineasti futuri protagonisti della Nouvelle Vague. Nel ’50 i due si sposano e mettono al mondo Robertino, il loro primo figlio, mentre due anni dopo nascono le gemelle Isotta e Isabella. Ma la loro unione qualche anno più tardi naufraga.

Intanto la fama di Rossellini cresce ogni giorno di più, ma nonostante questo per affrontare nuovamente un argomento storico Rossellini dovrà aspettare fino al 1959 con Il generale Della Rovere interpretato Vittorio De Sica nei panni di un impostore arrestato dai nazisti e rinchiuso in carcere con il compito di smascherare un capo della Resistenza. L’uomo però scopre di avere una coscienza che gli impedisce di continuare nella finzione. Coraggiosamente affronterà il plotone d’esecuzione insieme agli altri partigiani. Leone d’Oro ex-aequo con La grande guerra di Monicelli, la pellicola festeggia il ritorno in patria del regista dopo anni di lavoro all’estero. Nel 1960 è la volta di Era notte a Roma, la storia di tre prigionieri, un americano, un inglese e uno russo, rifugiatisi nell’appartamento di una donna del popolare quartiere del rione Ponte per sfuggire alla caccia nei nazifascisti. Nello stesso anno in occasione del centenario della nascita dell’unificazione il regista realizza Viva l’Italia, la storia della spedizione dei Mille guidata da Garibaldi; una produzione faticosa e complicata soprattutto per le difficoltà poste dalla geografia e dal clima.

Negli anni Sessanta Rossellini, un attento sostenitore del mezzo televisivo come strumento di diffusione culturale, lavora per la Rai realizzando alcuni programmi televisivi di grande spessore, quali Età del ferro, Gli anni degli apostoli, Socrate, La presa del potere di Luigi XIV e negli anni Settanta prosegue il suo percorso artistico in chiave umanistica con L’età di Cosimo de’ Medici e Cartesius. Nel 1974 tocca a Anno uno, biografia dello statista democristiano Alcide De Gasperi, che suscita però molte polemiche a causa del sospetto di un’eccessiva compiacenza nei confronti del maggior partito al potere in Italia dal 1948. Lui si difende affermando di aver fatto il film senza scendere a compromessi con nessuno, ma solo raccontando come la ricostruzione del paese si è svolta grazie al contributo di tutti i partiti politici senza distinzione. Nel 1975 è la volta di Il Messia dedicato alla figura di Gesù, che viene raffigurato in termini umani e non come divinità. Rossellini è particolarmente contento del risultato. “Questo film, stranamente– afferma- è quello che amo più di tutti i film che ho fatto”. Due anni dopo, il 3 giugno 1977, Roberto Rossellini ritornato  Roma dal Festival di Cannes, dove ha presieduto la Giuria, muore improvvisamente, mentre sta per preparare un nuovo lavoro storico per la tv. L’eredità lasciata da uno dei più grandi registi italiani è ancora oggetto di studi, analisi e riflessioni contenute in tanti libri, saggi, articoli realizzati nel tentativo di interpretare il suo cinema che ha avuto una funzione educativa nella società.

Roberto Rossellini
“Paisà”

Gianni Rondolino nel suo libro Rossellini edito da Utet afferma “Rossellini voleva un cinema etico, libero da condizionamenti industriali, dagli egoismi e dalle vanità, di cui dovevano essere protagonisti gli uomini della strada. Era questo il sogno di Roberto Rossellini, l’autore di capolavori senza tempo come Roma città aperta, Paisà, La presa del potere di Luigi XIV, Viaggio in Italia, mentre Ugo Casiraghi su l’Unità del 4 giugno 1977 scrive  in ricordo della scomparsa del grande artista: “Fu il primo a cogliere senza mediazioni tecniche e intellettuali la tensione nuova dell’Italia liberata dal fascismo, ma della tendenza neorealistica avvertì presto i limiti e intraprese la difficile ricerca di altre vie”. Per Mario Gromo in Cinema italiano (1903-1953) Mondadori 1954 “il più sorprendente è Roberto Rossellini. Da un film all’altro, persino dall’una all’altra sequenza dello stesso film, ha ondeggiamenti imprevedibili: vivido fino a essere geniale, e poi di un semplicismo corrivo. La sua dote più vera nell’istinto del suo temperamento. Chi lo ha visto al lavoro è stato ogni volta sorpreso dalla rapidità con la quale stabilisce dove porre l’occhio dell’obiettivo, in una sicurezza quasi indifferente, di chi crede di potere a tutto riuscire”. E ancora Massimo Mida in Roberto Rossellini Guanda editore 1953 scrive che “indubbiamente i film più validi di Rossellini rompono con la tradizione artistica italiana più vicina, non appartengono a nessuna corrente individuabile o meno nella nostra narrativa, eppur ritrovano la loro più nativa ispirazione in un tema di indubbia provenienza popolaresca e nazionale”. Infine Fabio Carpi in Cinema Italiano del dopoguerra Schwarz Editore 1958 afferma invece: “Se c’è un nome nel cinema italiano che si indentifica davvero col neorealismo, questo è il nome di Roberto Rossellini. Diremo di più: Rossellini è riuscito a esprimere la sua natura di artista soltanto quando ha ubbidito, magari inconsapevolmente, ai canoni del neorealismo, girando dal vero senza attori e rifiutando storie e personaggi per raccontarci la realtà. Non per niente il suo capolavoro, Paisà, è anche il capolavoro del neorealismo o, se si preferisce, di tutto il cinema italiano del dopoguerra”.

Roberto Rossellini, oltre alla sua preziosa eredità culturale, ci ha lasciato una famiglia  molto attività in campo cinematografico, a cominciare dal secondogenito Renzo Rossellini, nato a Roma il 24 agosto 1941. Renzo è stato assistente del padre in diversi film e poi sceneggiatore, produttore e presidente della Gaumont Italia, una società che ha contribuito a riorganizzare l’industria cinematografica di casa nostra. È stato   anche distributore di film e poi si è trasferito a Hollywood dove ha proseguito la sua attività di produttore, ma soprattutto è ideatore di iniziative realizzate per tenere viva la memoria di suo padre soprattutto rivolte ai giovani che poco conoscono del grande cinema di Roberto Rossellini.

Roberto Rossellini
“Roma città aperta”

Isotta Ingrid Rossellini, nata a Roma il 18 giugno 1952, figlia di Ingrid Bergman, vive negli Usa, dove ha insegnato letteratura italiana oltre a dirigere una sua casa editrice, mentre sua sorella gemella Isabella è invece un volto noto come attrice di cinema, teatro e televisione, nonché testimonial di marchi celebri (è stata fotografata da Helmut Newton, Peter Lindbergh, Robert Mapplethorpe e Richard Avedon). I suoi genitori che si sono separati quando lei e la sorella avevano solo cinque anni, le hanno trasmesso però l’amore per la cultura e per le arti. A diciannove anni la ragazza si trasferisce a New York dove lavora per la Rai in particolare per il programma di Renzo Arbore L’altra domenica. Alla fine degli anni Settanta è attrice in alcuni film: Nina di Vincente Minnelli (1976); Il prato (1979) di fratelli Taviani; Il papocchio di Renzo Arbore (1980); Il sole a mezzanotte di Taylor Hackford (1985); Velluto blu di David Lynch (1986); Oci  ciornie di Nikita Mikhalkov (1987); Cuore selvaggio ancora di Lynch (1990); La morte si fa bella di Robert Zemeckis (1992). Anche il regista John Schlesinger la vuole protagonista del thriller spionistico The innocent (1993) e l’australiano Peter Weir la sceglie per Fearless- Senza paura (1993). Isabella, che è stata sposata con il regista Martin Scorsese e che ha avuto una relazione con David Lynch, ha due figli e vive da alcuni anni nella sua casa immersa nel verde del New Jersey. Ultimo della celebre famiglia Alessandro Rossellini, nipote del grande Roberto e figlio di Renzo, ha seguito le orme di famiglia anche se la sua esistenza è stata caratterizzata  da mille difficoltà soprattutto di ordine psicologico. Nel 2020 ha diretto un bel documentario intitolato The  Rossellinis, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, una saga familiare che ripercorre  gioie e dolori  della celebre dinastia iniziata con Roberto.  Girando il mondo alla ricerca dei parenti, Alessandro racconta nel film episodi curiosi, ma anche gelosie, rivalità e scandali.

Il ritratto di un mondo familiare che ruota ancora oggi intorno al mito di Roberto Rossellini, insuperabile Maestro di Cinema.

 

Roberto Rossellini
“The Rossellinis”