In Costa d’Avorio, riaperta al turismo, tra nuove città e riti antichi di tribù

Pubblicato il 12 novembre 2017 in , da redazione grey-panthers

Una delle ultime frontiere in Africa Occidentale riaperte al turismo, dopo anni di isolamento, è la Costa d’Avorio. Un itinerario affascinante, in un paese ricco di contrasti e dal carattere poliedrico, in grado di appassionare i viaggiatori curiosi di conoscere un’Africa dai mille volti. Dall’impressionante architettura verticale di Abidjan, moderna ‘Manhattan’ africana sospesa tra laguna e oceano, ai granai d’argilla decorati e le case sacre dal tetto a cono di Korhogo, antica capitale del fiero popolo Senoufo; dalla bizzarra neo-capitale Yamoussoukro, con l’incredibile Basilica, riproduzione identica e quasi a grandezza naturale di San Pietro, ai villaggi dell’etnia Baulé, animisti e finissimi artigiani, e dei Malinké, discendenti dell’antico e potente regno del Mali. La Costa d’Avorio abbraccia un territorio vasto e vario, dal Sahel alle foreste all’Oceano Atlantico, in cui vive un crogiolo di etnie e il che giustifica tutte le sue diversità culturali e ambientali, offrendo al viaggiatore più esigente esperienze autentiche: foreste primarie, città moderne dalle architetture monumentali, maschere rituali e danze iniziatiche ‘della pantera’ e ‘delle giovani vergini’, guaritori, popoli nomadi e antichi reami. Non ultimo il centro coloniale di Grand Bassam, sito UNESCO. Un paese in forte sviluppo, primo produttore ed esportatore al mondo di cacao e tra i primi per il caffè, ma ancora legato ad antiche tradizioni. Un vero spaccato di Africa, un itinerario in grado di sorprendere di giorno in giorno, tra ambienti diversi e autentiche feste tribali. Tutti i gruppi sono accompagnati da esperte guide locali di lingua italiana.

Itinerario

1° giorno / Italia – Abidjan

Partenza al mattino con voli di linea dall’Italia per Abidjan, con scalo intermedio. Arrivo in serata nella moderna metropoli della Costa d’Avorio, accoglienza dello staff locale e trasferimento in un confortevole hotel presso l’aeroporto. Sistemazione in camere climatizzate e con servizi privati, eventuale cena libera e pernottamento.

2° giorno / Abidjan (fra laguna e grattacieli) – Bouaké

Il primo colpo d’occhio che Abidjan riserva al viaggiatore, che approccia la metropoli dal mare verso l’interno, lascia col fiato sospeso: in mezzo a lagune e a una vegetazione esuberante, tipicamente equatoriale, svetta una piccola e impressionante ‘Manhattan’. Sono i grattacieli del ‘Plateau’, il cuore pulsante della città, il quartiere in cui affari, amministrazione e vita mondana si amalgamano in un’unica essenza. Capitale dell’ex colonia francese anche dopo l’indipendenza (ottenuta nel 1960) e fino al 1983, quando venne ufficialmente spostata a Yamoussoukro, Abidjan è ancora di fatto il motore economico del paese.

Sospesa tra i placidi canali della laguna Ebrié e l’ondoso oceano, con quasi cinque milioni di abitanti, l’urbanistica degli ultimi decenni si è sviluppata in verticale dando alla città un profilo e uno skyline che a vederlo anche di notte, tutto illuminato e colorato, da l’impressione di essere altrove, non certamente in Africa

Inizia la visita con una breve escursione in battello nella laguna per ammirare la moderna architettura del ‘Plateau’ che si specchia nell’acqua; si prosegue con il caratteristico quartiere di Treichville, il più ‘africano’ della città dove convivono tutti i gruppi etnici ivoriani, in cui abbondano i maquis, dei tipici ristorantini locali a buon prezzo, e alla domenica si tiene un vivace e rinomato mercato dove si trova di tutto; poi l’elegante quartiere presidenziale di Cocody, che conserva ancora dimore dell’epoca coloniale, e il più moderno quartiere di Youpugon (soprannominato Yop City), una estesa area residenziale che dalla laguna si protende a ovest della capitale fino ai margini della foresta primaria del Parco Nazionale di Banco e poco distante dal quartiere dei lavandai, i fanico, che prima lavano a mano i panni sporchi nelle acque del fiume Banco per poi stenderli ad asciugare puliti sui prati o dove capita!

Pranzo a picnic e trasferimento in aeroporto in tempo per il volo interno per Bouaké. La città di Bouaké, con circa 800.000 abitanti, è un grosso agglomerato nella parte centrale della Costa d’Avorio ed è anche il cuore della regione dei Baoulé. All’arrivo accoglienza in aeroporto e trasferimento all’hotel Mon Afrik, una gradevole e confortevole struttura, con giardino e piscina a disposizione degli ospiti.

Sistemazione in camere dotate di servizi privati e aria condizionata. Tempo a disposizione per relax, cena e pernottamento.

3° giorno / Bouaké – il popolo Baoulé e la danza delle maschere Goli – l’antico regno di Kong (250 km, circa 5h di percorrenza)
Prima colazione e partenza per l’incontro con il popolo Baoulé, una etnia di discendenza Akan e originaria del Ghana che, in comune coi loro affini Ashanti, ha mantenuto una radicata gerarchia sociale ma allo stesso tempo ha colto spunti dalle vicine culture autoctone per ampliare e rielaborare le proprie tradizioni. Durante la visita dei villaggi si avrà l’occasione di ammirare abili artigiani del legno, con la loro ricca e finissima produzione di statue raffiguranti il mondo sacro degli spiriti, e tessitori all’opera con telai e pulegge. L’uscita delle maschere rituali sancisce per i Baoulé i momenti più importanti della comunità; che si tratti di cerimonie propiziatorie, funebri o di benvenuto, tutte culminano con la danza delle maschere, che si interpongono tra il mondo degli spiriti e il mondo degli uomini.

Si assisterà alla danza delle maschere Goli, che i Baoulé hanno ripreso dalle tradizioni religiose dei loro “vicini” Wan e che a differenza di questi ultimi – che attribuiscono loro una significato rituale e sacro molto potente – esibiscono anche per intrattenimento e divertimento. Le danze Goli, o “Kplé Kplé”, sono oggi riconosciute come l’espressione più alta dell’arte del popolo Baoulé e, accompagnate dalla musica e dal coinvolgimento collettivo, consistono nell’uscita di maschere in legno di diverse tonalità cromatiche (solitamente di quattro coppie: maschere facciali a forma di disco, maschere zoomorfe, maschere facciali sormontate da corna e maschere antropomorfe) e sono di piacevole effetto visivo.

Lasciati i villaggi dei Baoulé nel pomeriggio si procede verso nord e man mano che la strada avanza verso il Sahel il paesaggio cambia aspetto. La regione sub-sahariana inizia a palesarsi, lo sguardo si posa ora sulla savana punteggiata di baobab e altri alberi. Deviando dalla strada principale verso est si imbocca una pista che conduce all’antica città di Kong. Nella zona nordorientale del Paese, a partire dal XV secolo, le popolazioni di origine mandé, conosciuti anche come ‘diola’, costituirono alcuni piccoli reami organizzati e strutturati, il più influente dei quali fu il regno di Kong. La sua ricchezza accrebbe con il passaggio delle carovane di sale e il commercio dell’oro, degli schiavi e delle noci di cola, un frutto dalle proprietà eccitanti come la caffeina e molto utilizzato nei rituali delle culture dell’Africa Occidentale. Ebbe il suo apogeo nel XVIII secolo, quando fu la più importante città musulmana dell’area guineana, ma alla fine del XIX capitolò prima all’invasione di un potente sovrano malinké e poi all’avanzata dei Francesi. La moschea del venerdì di Kong, che in piccolo rievoca la più celebre moschea di Djenné in Mali, è il miglior esempio di architettura tradizionale in stile sudanese della Costa d’Avorio e ancora in città si trovano altre antiche costruzioni dai tetti piatti e i muri rivestiti di fango. Sistemazione nel semplice ma confortevole Auberge de Kong, in camere con bagno privato e aria condizionata. Pensione completa.

4° giorno / Kong – Ferkessedougou – la casta dei fabbri Senoufo – Korhogo (200 km, circa 4h di percorrenza)
Prima colazione e al mattino partenza ancora verso nord per la cittadina di Ferkessedougou, comunemente nota come Ferké, importante centro della regione delle Savane e snodo commerciale verso il Burkina Faso. Il suo sviluppo crebbe quando nel 1895 venne ultimato il primo troncone della ferrovia Abidjan-Niger e Ferké ne divenne il capolinea. Oggi Ferké è rinomata per il commercio degli zebù e si effettuerà la visita dell’interessante mercato cittadino.

Si prosegue verso Korhogo entrando nel cuore del paese Senoufo. Sosta in un villaggio dell’interno che deve la sua peculiarità alla lavorazione del ferro. Il minerale ferroso proviene da pozzi della larghezza di un uomo e profondi anche fino a 20 metri, da cui si diramano gallerie; un uomo si cala con un cesto che riempie e fa risalire in superficie carico di minerale che poi viene trasportato al villaggio e macinato manualmente prima di essere fuso in forni tradizionali realizzati con mattoni di fango. Assistere al processo di lavorazione del minerale e fusione, forse l’ultimo esempio di metallurgia tradizionale e arcaica ancora in uso in Africa, è davvero straordinario. Dapprima il forno viene caricato con strati alterni di carbonella e minerale ferroso, poi acceso e lasciato ardere sigillato per tutta la notte, fin quando la temperatura interna avrà raggiunto il punto di fusione. Solo allora i fabbri, che si tramandano il mestiere e i segreti di generazione in generazione, cominciano a dare forma al metallo armeggiando coi loro possenti martelli. La casta dei fabbri è molto temuta e rispettata al contempo, la loro capacità di trasformare le pietre in ferro, di portarle dallo stato solido allo stato liquido e nuovamente allo stato solido e in forme diverse, viene interpretata come capacità di dialogare con gli spiriti della terra e del fuoco. Ecco perché, come possessori di oscuri poteri in grado di compiere magie padroneggiando il fuoco, le famiglie di fabbri vivono spesso ai margini del villaggio, se non fuori addirittura. La loro abilità nel forgiare ha sempre garantito la sopravvivenza delle comunità, sia nella fabbricazioni di armi in periodi di guerra che di utensili per lo sviluppo della caccia e dell’agricoltura.

Nel pomeriggio proseguimento verso Korhogo e sistemazione all’hotel Olympe in camere con servizi privati e aria condizionata. Pensione completa e pernottamento.

5° giorno / Korhogo – la fusione del ferro – arte, società e cultura Senoufo – la ‘danza della pantera’
Dopo colazione si ritorna al villaggio dei fabbri per assistere al risultato della fusione. Il sigillo alla base del forno di mattoni viene rotto, l’artigiano estrae il ferro contenuto nel minerale grezzo e dopo averlo macinato lo verserà in uno stampo che scalderà ulteriormente con l’ausilio di un mantice, portando la polvere di metallo alla fusione finale e pronto per essere finalmente forgiato nella sua forma definitiva. Il ciclo si è quindi concluso e il fabbro è nuovamente pronto per manipolare ‘magicamente’ delle altre pietre e trasformarle in un nuovi oggetti di metallo. Korhogo non solo è il centro più importante del nordovest ivoriano ma è soprattutto la capitale del popolo Senoufo e la sua storia risale al XIII secolo. I Senoufo non sono solo abili fabbri ma anche agricoltori, tessitori e scultori, che per secoli hanno resistito alle contaminazioni esterne e ancora vivono nel rispetto di antiche tradizioni. A loro si devono alcuni tra i maggiori capolavori di arte africana e durante la visita dei villaggi si avrà la possibilità di ammirare la massiccia architettura dei granai in argilla e le case sacre decorate con bellissimi bassorilievi colorati.

La cultura Senoufo, oltre allo sviluppato senso artistico, è nota per essere essenzialmente una società di iniziazione e ciò si evince dalla loro complessa cosmologia, in cui compaiono sia le divinità creatrici della genesi sia il primo uomo e la prima donna che hanno pianificato il ciclo di vita sulla Terra.

Quasi tutti i gruppi etnici dell’Africa Occidentale marcano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con una cerimonia di iniziazione…ma presso i Senoufo questa iniziazione, chiamata ‘poro’, dura 21 anni!! Distribuita in tre fasi da sette anni ciascuna, il processo iniziatico condiziona buona parte della vita dell’individuo. E’ una scuola di formazione continua, un apprendimento sociale e religioso di enorme importanza, in cui obbedienza agli anziani e segretezza sono assolute. Grazie alla stretta osservanza del poro questo popolo ha difeso le sue tradizioni ancestrali dalle contaminazioni islamiche e occidentali: solo gli iniziati accedono alla conoscenza profonda dei simboli sacri e della religione. Il poro si serve di prove rituali, di danze e maschere durante le cerimonie di iniziazione, in cui il danzatore si abbandona allo spirito che si è incarnato nella maschera.

Potremo assistere a una delle danze più spettacolari, quella del boloy o anche ‘danza della pantera’, effettuata dai ragazzi di ritorno dalla foresta sacra dopo un periodo isolamento e apprendimento, una coreografia di agilità e resistenza fisica eseguita al ritmo incalzante, quasi ipnotico, dei suonatori. Come in tutti i viaggi nell’Africa tribale, ogni giorno può riservare sorprese e magari con un po’ di fortuna si potrà assistere a qualche altra festa nei villaggi; l’inverno è la stagione secca ed è proprio in questi mesi che si rimandano cerimonie e celebrazioni per la comunità, anche funerali e pur se il defunto è venuto a mancare tempo addietro. Al termine della giornata rientro a Korhogo. Pensione completa, pernottamento in hotel.

6° giorno / Korhogo – le architetture di argilla a Niofoin – i nomadi Fulani – la ‘danza delle giovani vergini’ – Boundiali (200 km, circa 5h di percorrenza)
Prima colazione e partenza verso ovest. Dopo circa quaranta chilometri si devia dalla strada principale per raggiungere il villaggio senoufo di Niofoin. Qui si avrà modo di vedere più da vicino degli esempi di architettura tradizionale, tra cui i massicci granai di argilla, simbolicamente decorati con bassorilievi, e le case dei feticci, ossia delle costruzioni sacre anch’esse decorate e dai peculiari tetti conici a punta alta, che custodiscono gli oggetti sacri utilizzati per officiare le cerimonie animiste.

Si riprende la strada, il tragitto prosegue immersi nei paesaggi del Sahel, qua e là si intravedono piccole piantagioni e pastori con piccole mandrie che si muovono in cerca di pascolo. In queste lande è facile l’incontro con i nomadi Fulani (chiamati anche Peul o Fula o Fulbé), uno dei gruppi etnici più numerosi delle savane dell’Africa Occidentale e del Sahel. Dalla corporatura alta e snella, con lo sguardo fiero, un grande cappello a punta, borraccia di pelle al collo, bastone tra le mani o a tracolla e sandali ai piedi, i Fulani sono per tradizione allevatori nomadi di bestiame. Il benessere degli animali è anteposto a quello degli individui ed è per questo che trascorrono la vita in un continuo peregrinare alla ricerca di sufficiente acqua ed erba; gli accampamenti stessi sono stagionali e danno l’idea della precarietà che la legge della transumanza impone ma senza procurare alcun senso vacuità in questo fiero popolo, noto per lo stile di vita scanzonato e in grado di apprezzare anche le gioie più piccole. Le donne sono molto belle e vanitose, abbigliate in coloratissimi vestiti ostentano preziosi monili di ambra, perle e antiche murrine veneziane che adornano il collo, le braccia e le acconciature. Una bella esperienza la visita dei loro villaggi, dove si viene sempre accolti dalla curiosità dei bambini, gli sorrisi maliziosi delle donne e dal fiero piglio degli anziani.

Si prosegue ancora verso ovest, visitando un villaggio senoufo per assistere a un’altra tipica cerimonia iniziatica, stavolta al femminile. Le giovani adolescenti, per sancire il passaggio dalla pubertà alla fertilità, effettuano la danza ngoro o anche ‘danza delle vergini’, sempre al ritmo frenetico di musica, ballando a seno nudo e indossando una gonna di tessuto e ornamenti di rafia.

Al termine della giornata si raggiunge la cittadina di Boundiali e sistemazione nel semplice e modesto hotel Le Paysan, in camere con servizi privati e aria climatizzata. Pensione completa, pernottamento in hotel.

7° giorno / Boundiali – i guerrieri Malinké e i valorosi Dozo – Odienne (150 km, circa 5h di percorrenza)
Partenza al mattino, dopo colazione, verso i confini nordoccidentali della Costa d’Avorio. Siamo nella regione abitata dal popolo Malinké, noti anche come Mandingo, la stirpe di fieri guerrieri che nel XIII secolo fondò l’impero del Mali, uno dei regni più longevi e potenti mai esistiti in Africa Occidentale. Tra i più leggendari condottieri malinké si ricorda Almany Samory Touré che partendo dalla Guinea, nella seconda metà del XIX secolo, organizzò uno stato islamico militarizzato per contrastare l’avanzata dei francesi (ed espugnò anche la città di Kong, ndr). Se per la storia europea il nome di Samory Touré dice poco o nulla, qui è venerato come un mito. Affianco ai Malinké si sono sempre distinti i Dozo, non un vero è proprio ceppo etnico ma una confraternita, una società organizzata di cacciatori, una casta temuta e rispettata e per la quale ogni individuo che vi appartenga si distingue per coraggio, temerarietà e un certo misticismo. Anche i Dozo, oltre alla segretezza sugli insegnamenti e sulla conoscenza di piante medicinali, osservano un lungo apprendistato che culmina con i riti iniziatici e portano sempre addosso i loro amuleti, chiamati gris gris. Oggi i Dozo hanno il compito di mantenere l’ordine e la sicurezza, una sorta di ‘vigilantes’ pubblici che surroga la polizia locale, intervenendo anche come pacieri in caso di discordie.

In compagnia dei cacciatori, vestiti coi loro costumi-divisa tradizionali di tessuto bogolan, col fucile a tracolla rivestito di gris gris, visiteremo il villaggio malinké e, oltre a fare anche una passeggiata nella savana per conoscere alcune piante officinali, assisteremo a danze e prove di resistenza e abilità.

Alla sera si raggiunge la cittadina di Odienne e sistemazione nel semplice e accogliente hotel Les Frontieres, in camere climatizzate con servizi privati. Pensione completa, pernottamento in hotel.

8° giorno / Odienne – le danze acrobatiche delle maschere Dan – Man (300 km, circa 5h di percorrenza)
Prima colazione e partenza verso sud, costeggiando in maniera virtuale il confine con la Guinea. Si attraversa il territorio del popolo Yakuba, più noto come Dan, un miscuglio di popolazioni guineane e maliane, stabilitosi su queste terre secoli fa.

Nei villaggi, posti spesso sui declivi delle colline, le donne svolgono le mansioni domestiche o dipingono le grandi capanne rotonde in occasioni delle cerimonie mentre gli uomini sono dediti alle colture o alla forgia del ferro, prima riciclato dai rottami e poi lavorato in modo rudimentale con l’ausilio di pesanti utensili improvvisati con oggetti di metallo.

Subito fuori dal villaggio i Dan coltivano i loro orti e mentre si cammina tutt’intorno, tra le piante profumate di caffè e la pozza sacra coi pesci gatto (i pesci sono un tabù per i Dan, che venerano come gli antenati), l’incalzante ritmo dei tamburi, accompagnato da un crescente vociare, annuncia che nel villaggio qualcosa sta per accadere. Le maschere sacre stanno per uscire dalla foresta…tra poco appariranno agili danzatori su lunghi trampoli che eseguiranno una vorticosa danza acrobatica, accompagnata dal tam tam e dall’estasi collettiva.

Lasciato il popolo Dan, il tragitto prosegue verso sud. In lontananza, fra un gruppo di basse montagne verdi, appare la sagoma del monte Tonkoui (circa 1.220 metri) e il caratteristico picco roccioso chiamato “il dente di Man”. Questa è la ‘regione delle 18 montagne’, il territorio dei popoli We e Gueré, di cui Man ne è il fulcro. Sistemazione all’Hotel Les Cascades, accogliente e miglior struttura disponibile, in camere climatizzate con servizi privati. Pensione completa, pernottamento in hotel.

9° giorno / i dintorni di Man (scimmie sacre e ponti di liane) – il popolo Gueré – Danane – Man (200 km, circa 6h di percorrenza)
Non lontana dal confine con la Liberia, in una zona di ampie vallate circondate da montagne, in una posizione geografica privilegiata rispetto alle altre città ivoriane, la città di Man vanta forse il clima più gradevole del paese, qui sempre fresco e piacevole. Le ricche foreste tra la Costa d’Avorio e la Liberia sono famose per gli alberi di grande fusto, da cui si ricava legname pregiato e in primis il mogano, per il bambù e per le liane che vengono utilizzate dai locali per il cordame.

Prima colazione e partenza al mattino per una escursione nei dintorni di Man, verso Danane, per ammirare i grandi ponti di liane che si trovano nelle foreste. Come tante cose in Africa, anche i ponti sono avvolti dal mistero…ai locali piace narrare che essi vengano costruiti in gran segreto da giovani iniziati in una sola notte.

Al pomeriggio escursione nella foresta delle scimmie sacre, un altro luogo mistico dove gli adolescenti si ritirano con gli anziani per apprendere la cosmogonia e i segreti che si tramandano gelosamente da generazioni, prima di essere iniziati attraverso le maschere degli spiriti, custodite al riparo della foresta.

Non è raro assistere all’uscita delle maschere in qualche villaggio, poiché secondo la cosmogonia Gueré il dio creatore dell’universo comunica con gli uomini solo attraverso le maschere, che mentre danzano annullano il distacco tra il mondo degli spirito e il mondo terreno fondendo il divino con l’umano. Al termine della giornata si rientra a Man. Pensione completa e pernottamento in hotel.

10° giorno / Man – la Basilica di Nostra Signora della Pace, la “San Pietro” africana – Yamoussoukro (330 km, circa 6h di percorrenza)
Al mattino prima colazione e proseguimento verso il cuore della Costa d’Avorio. La strada si inoltre tra sterminate piantagioni di caffè, di cacao e di alberi della gomma. Qua e là appaiono i minuscoli villaggi dei contadini e l’aria è pervasa dall’effluvio delle bacche di caffè e delle fave di cacao, di cui il Paese è il maggior produttore al mondo. La maggior parte della popolazione ivoriana è impiegata nell’agricoltura e l’esportazione di queste materie prime è la voce più importante della bilancia commerciale della nazione. Sosta in un’azienda agricola per apprendere i processi di coltivazione, raccolta ed essiccazione dei semi di cacao, in parte ancora svolti manualmente – sebbene da qualche anno ci sia stata l’introduzione di moderne macchine – e che conferiscono al prodotto finale quella qualità pregiata tanto apprezzata dai maestri cioccolatieri di tutto il mondo.

Nel pomeriggio si giunge a Yamoussoukro, l’odierna capitale e luogo natio di Houphouet-Boigny, il primo presidente ivoriano all’indomani dell’indipendenza dalla Francia (rimase in carica dal 1960 al 1993), che nel 1983 sposto qui tutto l’apparato governativo da Abidjan, che rimane comunque la capitale amministrativa. Proprio qui a Yamoussoukro l’ambizioso sogno ivoriano, non solo intellettuale ma anche e soprattutto economico, di emanciparsi da ex colonia a nazione prospera si realizzò. Nel ventennio tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso il paese conobbe uno sviluppo economico iperbolico, vennero realizzate numerose infrastrutture e l’agricoltura incentivata e sovvenzionata, tanto da richiamare manodopera anche dai paesi confinanti. Da semplice villaggio Yamoussoukro ha cambiato aspetto, presenta oggi una urbanistica che cerca di rivaleggiare con altre capitali africane ma, come tutte queste, non prive di contraddizioni: così, accanto ad architetture moderne, palazzi di venti piani, laghi artificiali ed edifici governativi monumentali…è possibile trovare ancora per le vie del centro vecchie case con galline che razzolano nell’aia e voragini nell’asfalto. Ma il monumento che più salta all’occhio della neo-capitale è la Basilica di Nostra Signora della Pace, una perfetta riproduzione della Basilica di San Pietro di Roma. Un’opera architettonica impressionante, quasi a grandezza reale, realizzata in marmo bianco e costata centinaia di milioni di euro, alta più dell’originale e nel guinness dei primati come la chiesa più grande del mondo, consacrata da Giovanni Paolo II nel 1990. La visita di questo complesso ciclopico, quasi fedele all’originale anche negli interni, è soprattutto per noi italiani davvero imperdibile e impressionante. Alla fine della visita la capitale ci sembrerà quel che forse è davvero, un luogo inverosimile, fluttuante tra l’onirico e il reale.

Per la sera sistemazione presso l’Hotel Le Presidént, in camere con servizi privati e aria condizionata. Pensione completa, pernottamento in hotel.

11° giorno / Yamoussoukro – Gran Bassam (UNESCO) – Abidjan – partenza (320 km, circa 5h di percorrenza)

Lasciata la capitale al mattino, dopo colazione, si prosegue verso la costa sud- orientale, in direzione di Grand Bassam. Prima capitale della Costa d’Avorio alla fine dell’800, a circa 40 km di distanza da Abidjan, la città si adagia su una striscia di terra compresa fra le onde dell’oceano e le acque placide della laguna. Antico porto da cui salpavano i grossi carichi di legname pregiato, fu il cuore economico e commerciale della ex colonia fino agli anni ’30-’40 del secolo scorso, fin quando l’amministrazione francese non decise di implementare la navigabilità interna della laguna Ebrié e di costruire un porto ad Abidjan, che le sottrasse quindi la scena. Ma la voglia di non vedere mai i riflettori spenti su di sé ha mantenuto sempre vivace l’eclettico senso artistico di Grand Bassam. Abili scultori, eccentrici pittori e artigiani tintori si cimentano ogni giorno nelle botteghe e nei laboratori, sparsi tra i grandi viali alberati adorni di magnifiche bouganville e arricchiti da una bella architettura coloniale, tanto che il centro storico della città è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Oggi Grand Bassam, dove si respira comunque una piacevole atmosfera, è divenuta anche un luogo di villeggiatura lungo la costa.

Dopo aver visto il vecchio Palazzo delle Poste, un piccolo gioiello coloniale, si visita l’interessante “Museo del Costume”, ricavato nell’ex Palazzo del Governatore, a cui si accede esternamente da un’ampia scala a doppia rampa. Forse l’unico del genere lungo la costa del golfo di Guinea, il museo espone una piccola e interessante collezione di artigianato tessile della Costa d’Avorio, dai costumi di rafia (la fibra ottenuta dall’omonima varietà di palma africana) agli abiti tradizionali indossati per le cerimonie, oltre a monili e ornamenti, maschere e foto d’epoca, offrendo al visitatore una panoramica abbastanza esaustiva sulla storia, la cultura e le principali etnie del paese. Pranzo e al termine della visita di Grand Bassam proseguimento fino ad Abidjan, costeggiando l’oceano e attraverso immense piantagioni di palme da olio e da cocco. Trasferimento all’hotel Onomo nei pressi dell’aeroporto, dove alcune camere, tutte con bagno privato, saranno a disposizione dei viaggiatori fino alle 18h00 per sciacquarsi e cambiarsi prima della partenza (mediamente una camera ogni 3-4 persone). In serata trasferimento in aeroporto e assistenza all’imbarco. Cena libera o a bordo a seconda dell’orario del volo. Pernottamento a bordo.

12° giorno / Italia Arrivo in Italia, previo scalo intermedio, previsto in tarda mattinata.

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