CD e altre musiche di luglio, di Ferruccio Nuzzo

Pubblicato il 5 Luglio 2021 in , da Ferruccio Nuzzo

Un evento sensazionale, se non addirittura storico. Warner Classics ha pubblicato, in un cofanetto di 14 cd, l’integrale delle registrazioni dal 1946 al 1959 del Quartetto Italiano, Dalla prima per Durium (Telefunken) del 1946, quattro dischi 78 giri con il Quartetto per archi op. 10 di Claude Debussy e la Gavotta di Leonardo Vinci. L’ensemble si si chiamava allora Nuovo Quartetto Italiano (per distinguersi da un quartetto omonimo, quello fondato all’inizio del secolo da Remy Principe) e la viola era tenuta da Lionello Forzanti, poi partito per gli USA per una carriera di direttore d’orchestra. Pietro Farulli prese il suo posto e, nel ’51, l’Italiano prese il suo nome definitivo. 

Seguirono quindi le gloriose registrazioni per Columbia delle opere di Mozart, Haydn, Schubert, Brahms, Boccherini, Galuppi, Scarlatti, Ravel, Debussy, Milhaud, Prokofiev e Stravinsky, qui riunite assieme ai Quartetti n°14 & 15 di Mozart, al n°13 de Beethoven, al n°3 di Brahms e quello in la maggiore di Schumann e ad opere di Gabrieli, Marini, Neri et Vivaldi, per la prima volta riversati in cd dopo un efficace remastering 192Hz/24 bits a partire dalle registrazioni originali.

Questo il ricco contenuto dei 14 cd, un vastissimo panorama – da Vivaldi a Stravinsky -, che meravigliosamente illustra l’evoluzione del repertorio dei quattro giovani strumentisti. Si conobbero frequentando a Siena l’Accademia Chigiana e sin dal loro esordio in disco con il Quartetto di Debussy mostrarono la purezza ed insieme la freschezza del loro rigore stilistico, mai pedante né saccente, l’equilibrio sonoro e la perfezione tecnica che accompagnarono la loro carriera e fecero del Quartetto Italiano «il miglior quartetto del nostro secolo», come li definì il compositore e critico musicale americano Virgil Thomson

(nel 1977 una loro fotografia fu inserita dalla NASA nel Golden Record, il disco d’oro contenente immagini e suoni rappresentativi della Terra e dell’Umanità, destinato a essere inviato nel cosmo, in due esemplari, a bordo delle sonde spaziali Voyager 1 e Voyager 2). 

Se oggi noi, Grey Panthers, grazie a questo prezioso cofanetto, voleremo sulle benedette ali della memoria, mi auguro che il riapparire di questi capolavori all’orizzonte di un panorama discografico talvolta sin troppo affollato rivelerà ai giovani quelle che furono le emozioni musicali ai tempi ove un concerto era un raro e non sempre accessibile evento ed un disco – 78 giri, poi microsolco – un regalo che ci si concedeva dopo lunghe e ponderate riflessioni. 

Oggi di musica ce n’è forse anche troppa, in giro, ma quella del Quartetto Italiano risuona con il fascino immutabile dell’immortalità.

Quartetto Italiano    

Prima la musica, The Complete Warner RecordingsWarner Classics (14 cd)


Van Eyck    

Der Fluyten Lust-hof – François Lazarevitch: flauti, musetteAlpha (72’56)

Personaggio pittoresco e commuovente della metà del XVII secolo, l’olandese Jacob van Eyck fu organista e flautista, ma sopratutto un gran virtuoso del carillon, lo strumento musicale installato sulla torre campanaria di una chiesa o di un municipio (il carillon consiste di diverse campane di bronzo che formano una scala cromatica completa, e consente tramite opportuni meccanismi di suonare linee melodiche e accordi; i carillon da concerto hanno un numero elevato di campane, solitamente più di 40, e coprono almeno quattro ottave di estensione). 

Jacob era cieco dalla nascita, ma questo non gli impedì di divenire il massimo esperto di campane del suo tempo, stimato e consultato per le sue conoscenze di acustica da grandi scienziati del suo tempo come Cartesio (una campana ed un flauto a becco ornano il suo cenotafio nella cattedrale di Utrecht, di cui fu celebratissimo carillonneur).

La municipalità di Utrecht accordò a van Eyck un’indennità speciale per l’assistenza di cui aveva bisogno in quanto non vedente, a condizione che egli «allietasse i cittadini che si ritrovavano a passeggiare nel pomeriggio nei giardini della Cattedrale, eseguendo musica con il suo piccolo flauto». Da questa gentile e poetica funzione ebbe origine Der Fluyten Lust-Hof (Il giardino delle delizie del flauto) un corpus di variazioni per flauto solo – quasi 150 – tutte basate sui più grandi ”successi” dell’epoca, musiche di Giulio Caccini, John Dowland, John Bull ed tanti altri, e che comprende canzoni popolari, danze, musiche sacre e salmi. 

Il sublime virtuoso (dei più vari tipi di flauto) François Lazarevitch ha registrato in un singolare cd una ricca scelta – 22 brani – da questa raccolta che egli suona con passione, fantasia e grande ispirazione utilizzando non soltanto flauti a becco, ma anche e sopratutto flauti traversi dell’epoca ed una musette (piccola cornamusa alimentata da un soffietto) del XVII secolo.

Bernardina    

Une vie secrète à la Pietà, nouvelle originale d’Arièle Butaux – Cordis & Organo – Seulétoile (64’)

Mi chiamano Bernardina. Non ho altro nome di famiglia. Soltanto un P marcato dal ferro rovente in alto, sul mio braccio sinistro. P come Pietà. P senza Pietà per un neonato abbandonato nella scafetta dell’ospizio. Ho sofferto quando il cerusico mi ha tatuato come una pecora? Chi può dirlo? I bambini senza famiglia sono bambini senza memoria.

Così inizia l’affascinante novella fantastorico-musicologica di Arièle Butaux che accompagna un programma musicale dedicato alle musiche di Antonio Vivaldi – che per quasi 30 anni insegnò all’Ospedale della Pietà e per le sue pensionare scrisse la sua più bella musica, una musica che «… non si suona, si vive», come dice Bernardina – e di suoi contemporanei, veneziani e non: Tommaso Albinoni, Benedetto Marcello, Domenico Scarlatti ed altri. 

Tutto aleggia attorno a questo famoso vivaio di ”orfanelle” – quasi tutte fanciulle abbandonate, affidate alla carità pubblica -, cantatrici e strumentiste virtuose di altissimo livello che nutrì la vita musicale a Venezia dal XVII al XVIII secolo (inizialmente, gli abbandoni avvenivano nella “scafetta”, una nicchia di dimensioni piuttosto ridotte nel perimetro dell’istituto – ma in un luogo poco visibile – nella quale i bambini venivano inseriti talvolta anche a forza, dal momento che era concepita solo per i neonati, ma di fatto accoglieva infanti di ogni età). Del luogo esatto in cui essa era ubicata, oggi non esiste traccia, mentre, invece, foltissime sono le tracce e le messi dell’attività musicale di questa istituzione (una interessantissima postfazione storica a cura di Olivier Fourés, ballerino, violinista e musicologo, oggi uno dei più grandi specialisti di Vivaldi, completa il volumetto). 

Per la parte musicale, essa è affidata al sublime violino di Alice Julien-Laferrière e al violoncello di Pauline Buet che, accompagnate da Jean-Christophe Leclère al clavicembalo e all’organo, illustrano con eleganza ed appassionata fedeltà i percorsi di questi non sempre rassegnati itinerari di gloriosa semi-segregazione (in realtà l’Ospedale accoglieva le visite di musicofili venuti da tutto il mondo ad ascoltare le virtuose ed i cori che cantavano durante le cerimonie religiose ed i concerti frequentati dall’aristocrazia veneziana, mentre il parlatorio permetteva romantici incontri sotto gli occhi opportunamente distratti delle suore portinaie) e – raramente – di affrancazione: accanto alle figlie di coro, sottomesse ad una quasi-clausura, soltanto qualche rara privilegiata di coro poteva prodursi all’esterno dell’Ospizio e sperare di essere richiesta in matrimonio.

Non essendoci ancora video per questo libro-cd vi propongo la divina interpretazione di Alice delle Diverse bizzarrie sopra la Vecchia Sarabanda o pur Ciaccona di Nicola Matteis.

César Franck    

Triptyque – Daniel Isoir: pianoforte – Muso (65’47)

Ho parlato a lungo, nel numero di maggio, dei cd registrati e pubblicati in occasione del centenario della morte di César Franck. Cd dedicati sopratutto alla musica per organo – lo strumento che spontaneamente si associa al nome di questo grande romantico – ed alla sua produzione cameristica. Ma non bisogna dimenticare che Franck fu altresì un grande virtuoso del pianoforte e concertista di gran fama, anche se per quasi quarant’anni smise poi di scrivere per questo strumento. E Triptyque – singolare cd, impregnato dell’atmosfera di un sovraccarico salon fine ottocento – viene opportunamente a ricordarcelo, proponendoci due Trittici che Franck compose negli ultimi anni della sua vita assieme alle trascrizioni di un Prélude, fugue et variation en si mineur e di altre musiche per organo.

Daniel Isoir, figlio di André, uno dei più famosi organisti francesi, ha voluto, con questo programma, offrire il suo omaggio alla memoria de padre e ad un compositore che, con le sue opere per organo, ha abitato la sua infanzia. 

Daniel è un grande specialista dei pianoforti storici e la sonorità chiara, brillante e trasparente dello strumento d’epoca che egli ha scelto per questa registrazione –  un Érard del 1875 -, anche se, al primo ascolto, un tantino fragile per le nostre orecchie ormai abituate ai clangori di suoni che devono imporsi, evoca magicamente, dopo un breve momento di adattamento, tutto il fascino di emozioni velate e discrete.  

Yom    

Célébration – Yom: clarinetto, pianoforte, percussioni, Léo Jassef: pianoforte, percussioni – Komos (44’)

Un cd di sottile, insinuante seduzione. Clarinettista virtuoso ed ispirato, Yom esplora da anni ogni sorta di differente estetica musicales. Da un klezmer, animato, appunto, dalla magica sensualità del suo strumento favorito, alla musica elettronica, passando per il rock, la musica classica e contemporanea con un linguaggio abitato da un misticismo ed una spiritualità che giungono talvolta ad evocare Hildegarde von Bingen (Yom ed Elise Dabrowski nel programma Lingua Ignota).

Per celebrare i dieci anni della sua attività come leader sulla scena, Yom ha registrato questo cd nel quale le percussioni ed il pianoforte, suonate da lui e da Léo Jassef, si uniscono alle invocazioni di un clarinetto particolarmente ispirato ed efficace nel suscitare, tracciare e dissolvere esotici elusivi miraggi.