Rapporto Crea: al Ssn servono 15 miliardi per non mettere a rischio il sistema

Pubblicato il 29 Gennaio 2024 in da redazione grey-panthers
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Secondo il 19° Rapporto Crea Sanità, la sanità italiana risente di un pesante gap rispetto al resto della UE. A farne le spese le famiglie numerose e le coppie over 75

Previsioni fosche per il Ssn che segna pesantemente il passo. Il livello della spesa italiana è distante dalla media UE del 32%. Per non aumentare il distacco bisognerebbe mettere sul piatto ben 15 miliardi di euro, anche se il gap rimarrebbe comunque rilevante. A pagare sono le famiglie, soprattutto le coppie anziane over 75 e i nuclei familiari con tre o più figli più esposte al rischio di spese “catastrofiche”. Quasi 8 famiglie su 10 sono costrette a mettere mano al portafogli per consumi sanitari. E il trend è in crescita: +1,7% nell’ultimo anno. Questa l’istantanea scattata dal 19° Rapporto Crea Sanità, Centro di ricerca riconosciuto da Eurostat, Istat e Ministero della Salute, curato da Federico Spandonaro, Daniela D’Angela, Barbara Polistena e composto da economisti, epidemiologi, ingegneri biomedici, giuristi, statistici, presentato oggi nella sede del Cnel a Roma.

Rapporto Crea, problemi anche per i sanitari

Non va meglio ai professionisti del Ssn sempre più stressati e sottopagati: lo stipendio dei medici in Germania e Regno Unito è, a parità di potere di acquisto rispettivamente del 79% e del 40% maggiore di quello dei medici italiani. Stesso discorso per gli infermieri, con differenze retributive più contenute ma comunque significative: sempre a parità di potere d’acquisto, gli stipendi annuali in Germania, Svizzera e Regno Unito sono rispettivamente del 56%, 46,2% e 20 % superiori a quelli italiani.
Anche per la farmaceutica scenari critici: Le misure di governance prese non sembrano siano state sufficienti a riportare lo sforamento (e quindi il conseguente payback a carico delle aziende farmaceutiche) a valori “fisiologici”.

Il Rapporto Crea ha puntato i riflettori, con focus ad hoc, su: spesa sanitari analizzano gli aspetti oltre che di quella pubblica anche della privata; finanziamento; situazione del personale e del settore sociosanitario; farmaceutica, tariffe per la specialistica, equità del sistema e molto altro. Non solo, ha approfondito, a livello di singole Regioni, alcuni indicatori presentati nel rapporto, ma soprattutto ha fornito un decalogo di “opportunità”, azioni cioè che è urgente programmare per risollevare le sorti del Ssn.

Spesa sanitaria

L’Italia perde ancora terreno nella spesa sanitaria rispetto ai principali partner UE (quelli ‘originari’ ante 1995) ed è sempre minore anche il vantaggio rispetto ai partner più recenti (post 1995): il livello della spesa italiana è distante dalla media UE del 32%.
Per portare la quota di PIL destinata alla Sanità sui valori attesi in base alle effettive disponibilità del Paese, ricordando che una parte significativa del PIL non è disponibile perché impegnata per gli interessi sul debito pubblico (sono il 4,3% del PIL contro una media dell’1,8% negli altri paesi), servirebbero 15 miliardi, ma questo lascerebbe un rilevante gap fra la spesa sanitaria italiana e quella dei Paesi europei di confronto; ed anche se in tal modo si eviterebbe di peggiorare ulteriormente il gap con i partner UE nel breve periodo, il vantaggio sarebbe solo transitorio, qualora il PIL dovesse continuare a crescere meno che nella media degli altri Paesi UE.

Spesa privata

La spesa sanitaria privata nel 2022 ha raggiunto i 40,1 miliardi di euro in crescita dello 0,6% medio annuo nell’ultimo quinquennio. Nell’ultimo anno si registra un incremento in tutte le Regioni, di circa il 5,0 per cento. Nel 2022 Trentino-Alto Adige (21,0%) e Lombardia (19,7%) sono le Regioni con la quota più alta di spesa privata intermediata. La Sicilia quella con la quota minore (1,0%). Il 75,9% delle famiglie italiane sostiene spese per consumi sanitari: la quota è aumentata dell’1,7% nell’ultimo anno. Tra le famiglie più abbienti, quelle che ricorrono a spese sanitarie private, superano l’80%; tra quelle meno abbienti non si raggiunge il 60%. In particolare, spendono per la salute le coppie anziane over 75 e le famiglie con tre o più figli. Il 72,7% delle famiglie ha speso per acquistare farmaci, il 37,1% per prestazioni specialistiche e/o ricoveri, il 26,2% per prestazioni diagnostiche, il 23,7% per protesi e ausili, il 21,2% per cure odontoiatriche e il 13,4% per attrezzature sanitarie.

Personale

Tra il 2003 e il 2021 il numero di medici per 1.000 abitanti over 75 è passato da 42,3 a 34,6 (corrispondente a un gap di 54.018 unità) e il numero di infermieri da 61,0 a 52,3 (corrispondente ad un gap di 60.950 unità). I professionisti escono dal sistema soprattutto per andare all’estero o in pensione mentre le possibilità di ricambio sono condizionate dal numero di posti messi a bando negli Atenei.