Le best practice in sala operatoria per evitare infezioni delle ferite chirurgiche

Pubblicato il 20 Gennaio 2019 in , , da Evasio Pasini
Evasio Pasini

Le infezioni delle ferite chirurgiche (Surgical Site Infectionso SSI) sono infezioni post-operatorie che si verificano entro 30 giorni da una procedura chirurgica o entro un anno dall’impianto di un dispositivo permanente (es: pace maker cardiaco).

Dati epidemiologici confermano che in Italia e in Europa circa l’8% dei pazienti ospedalizzati contrae un’infezione e di queste il 20-22% sono infezioni del sito chirurgico. Le SSI possono insorgere sia durantesia dopo il ricovero. E’  interessante notare che circa il 60% di queste si manifesta dopo la dimissione del paziente.

Dal punto di vista fisiopatologico, sono diversi i fattori che influenzano e causano lo sviluppo delle infezioni del sito chirurgico. Alcuni sono strettamente legati al paziente come l’età avanzata, la presenza di comorbidità (es. diabete e/o altre patologie croniche), l’abitudine al fumo, la sarcopenia, e altri ancora; altri direttamente legati al tipo di intervento e alle procedure da effettuare prima, durante e nel post intervento.

Naturalmente, visto l’importante impatto epidemiologico delle SSI, esistono  Linee Guida internazionali  (LGI) nel campo delle infezioni post-chirurgiche quali: le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dei Centri del Controllo e Prevenzione delle Malattie di Atlanta (CDC).

Tali LGI si articolano sostanzialmente in 3 parti.

  • il momento pre-operatorio e la preparazione del paziente all’intervento;
  • l’intervento stesso
  • la gestione del paziente nella fase post-operatoria.

Gli esperti indicano  tre procedure preventive operative finalizzate alla riduzione della SSI:

  • la disinfezione della cute del paziente prima dell’intervento. Di fatto, le LGI sottolineano l’importanza della pratica clinica giornaliera di antisepsi cutanea mediante utilizzo routinario di specifiche soluzioni disinfettanti in alcol, al fine di non favorire la proliferazione batterica del sito chirurgico
  • il ricorso alla tricotomia (o rimozione di peli e capelli dal sito chirurgico) che andrebbe eseguita solo con clipper elettrici e/o microforbici che tagliano il pelo e non lo radono, senza traumatizzare o, peggio ancora, lesionare, la cute sottostante.
  • sottoporre il paziente a profilassi antibiotica entro 120 minuti dall’inizio dell’intervento,

E’ inoltre importante inoltre :

  • curare l’igiene del corpo del paziente con doccia pre-operatoria,
  • mantenere della normotermia evitando interventi se è presente rialzi febbrili e/o segni/sintomi di presenza di infiammazione/infezioni
  • garantire adeguato controllo glicemico del paziente in tutto il periodo peri-operatorio.

Tuttavia, spesso, molte delle raccomandazioni in esse contenute non vengono correttamente seguite nella pratica ospedaliera.

La buona notizia è che recentemente a Milano è stato presentato il “Documento di Consenso italiano sulla prevenzione peri-operatoria”. realizzato da un gruppo di esperti italiani con il supporto di Becton Dickinson.

Tale documento ha delineato una serie di regole base fondamentali per ridurre il rischio infettivo post intervento chirurgico, stimolando,nella pratica clinica italiana l’applicazione corretta e standardizzata di tutte le misure preventive atte a ridurne l’insorgenza di SSI.

Il documento è stato pensato per gli operatori sanitari, ma anche per tutti gli attori che ruotano intorno al paziente nel suo percorso di cura.

Esso è concepito come una sorta di check-list procedurale che dovrà essere presente fisicamente in tutte le sale operatorie, risultando , quindi, facilmente consultabile dal personale medico e paramedico.


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