Il nuovo concetto di salute dell’OMS: cosa cambia nella cura del malato e nell’opinione medica

Pubblicato il 26 Agosto 2017 in , , da redazione grey-panthers

La nuova definizione di SALUTE, a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è stata presentata alcuni anni fa, ma è passata inosservata dai media pur avendo, secondo il parere dei medici, un impatto immediato sulla gestione dei malati, e uno ancor più incisivo nel futuro.

La nuova definizione di SALUTE è il frutto di circa 2 anni di discussione scientifica globale, avvenuta sulle più importanti riviste mediche mondiali e sostituisce la vecchia definizione, datata 1948, quindi ultrasessantenne.

La definizione del ’48 indicava la Salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale, psicologico, emotivo e sociale”. Tale definizione introduceva la soggettività della valutazione, ponendo l’accento su aspetti non solo medici, che, negli anni ’80, hanno stimolato una valutazione globale della qualità della vita e, negli anni ’90, il coinvolgimento attivo e attento negli interventi sanitari.

Non è tutto: considerare la SALUTE come uno stato di completo benessere ha prodotto un eccesso di medicalizzazione, volto a un globale benessere fisico, mentale, psicologico, emotivo e sociale. Per chi conosce la realtà medica è questo un traguardo spesso impossibile da raggiungere.

Schermata 2017-07-10 alle 21.46.34Il mondo, però, è molto cambiato dal 1948 a oggi. L’aspettativa di vita delle persone è aumentata. Quindi la popolazione è invecchiata di più di una volta, con conseguente incremento delle malattie croniche, spesso invalidanti. Nel paziente cronico il lavoro clinico è spesso associato ad altre attività di cura: la valutazione di aspetti epidemiologici, le attività necessarie alla stadiazione, il monitoraggio dei dati clinici e il controllo dell’evolversi della malattia. L’evoluzione della cronicità è spesso lenta e segue in modo lineare l’invecchiamento della persona. Nel decorso anche pluridecennale di molte malattie croniche, la patologia procede con fasi improvvise di riacutizzazione o scompenso o con caratteristica di prevedibilità: è richiesto un programma di monitorizzazione dei dati clinici e la disponibilità di applicazioni terapeutiche. La presa in carico del soggetto cronico ha oggi un ruolo prioritario nella programmazione degli interventi. È necessario il superamento dell’approccio specialistico tradizionale, per focalizzarsi sulla persona, sulla valutazione globale e multidisciplinare dei bisogni, per promuoverne dignità, qualità di vita e salute.

In queste condizioni è chiaro che il completo benessere fisico diventa ancor di più un traguardo irraggiungibile. In base a tale obiettivo, però, la classe medica si è sentita spesso legittimata a curare oltremodo il paziente, spesso al di là anche di ogni ragionevole limite. Questo atteggiamento ha portato al rischio di insostenibilità della spesa farmaceutica nei Paesi industrializzati e ha suscitato problematiche etiche. Di fatto, nei Paesi ad alto reddito, per un paziente ultraottantenne con scarse possibilità di vita si spendevano migliaia di euro per allungare anche soltanto di qualche giorno o di un qualche ora la sua esistenza. Accanimento terapeutico? Parliamone….

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