“Cittadini più coinvolti e più sicuri”, un progetto che corre veloce

Pubblicato il 17 febbraio 2017 in
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Ne parliamo ormai da qualche anno (dal 2012 per l’esattezza) e per tutto questo tempo ne abbiamo monitorato l’efficacia e l’espansione, capillare e progressiva. Ci riferiamo all’iniziativa  Cittadini più coinvolti e più sicuri, promossa dall’Assessorato alla Politiche Sociali e Cultura della Salute del Comune di Milano. Per saperne ancora di più, e avere un aggiornamento di prima mano, sugli sviluppi e le nuove prossime espansioni, abbiamo chiesto a Stefania Zazzi, Responsabile del Progetto  di raccontarci in dettaglio..

La consegna della Busta rossa. A destra, nella foto, Stefania Zazzi
La consegna della Busta rossa. A destra, nella foto, Stefania Zazzi

“Cittadini più coinvolti e più sicuri è un progetto territoriale rivolto ai cittadini e alle persone più fragili (anziani, persone con disabilità, persone sole, adulti in difficoltà e in situazioni di emarginazione) per aumentarne la sicurezza psico-fisica, favorirne la permanenza al domicilio e facilitare i soccorsi in situazioni d’emergenza. Costituisce un metodo operativo ad personam e che segue l’evoluzione dei bisogni socio-sanitari di chi vi aderisce, è utilizzabile da tutti in quanto pensato per la prevenzione, per il benessere psico-sociale individuale e per l’inclusione sociale delle fasce deboli secondo il modello Smart City”.

“Da quando mi occupo attivamente della Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci (struttura che offre accoglienza temporanea a persone adulte in difficoltà, in grave stato di bisogno, prive di una diversa risorsa alloggiativa e senza mezzi economici per procurarsela ndr), abbiamo potuto sviluppare maggiore sinergia tra le varie aree coinvolte nel progetto, favorendone così un maggiore sviluppo. Casa Jannacci infatti si trova all’interno dell’Area Residenzialità dell’assessorato Politiche Sociali, che si occupa dei bisogni abitativi di tutti i cittadini, indipendentemente dall’età e dalle fasce sociali: ci si preoccupa quindi dell’accudimento abitativo di anziani, disabili, giovani e adulti. Se all’inizio la struttura in viale Ortles era nata per un’accoglienza straordinaria e temporanea, comunque breve, ora stiamo lavorando per creare una residenzialità prolungata: gli ospiti si possono fermare fino a 12/18 mesi in Casa Jannacci, che ha a disposizione 487 posti letto più altri 200 aggiunti nel periodo invernale per far fronte al Piano Antifreddo.

L'inaugurazione della Casa dell'Accoglienza dedicata a Enzo Jannacci. Nella foto, il figlio, Paolo Jannacci
L’inaugurazione della Casa dell’Accoglienza dedicata a Enzo Jannacci. Nella foto, il figlio, Paolo Jannacci

Questa nuova organizzazione può avvenire grazie a un pool di operatori socio-sanitari (assistenti sociali, educatori, psicologi, medici) che lavorano attivamente con ogni ospite su un progetto riabilitativo ad hoc, che consenta di rientrare attivamente nella vita sociale con nuove competenze e professionalità. Gli ospiti accolti in Casa Jannacci sono persone adulte singole che non hanno a disposizione una soluzione abitativa e che hanno una limitazione di reddito (corrispondente alle pensione minima sociale, 448 euro ndr): in questa fascia sociale di persone entrano le più diverse condizioni sociali: immigrati e nuovi poveri, pensionati soli con difficoltà economiche e padri di famiglia separati senza lavoro”.

“Ho portato il progetto Cittadini più coinvolti e più sicuri adeguandolo alle esigenze degli ospiti della Casa dell’Accoglienza. Uno degli strumenti principali, la Carta d’Identità Salvavita (Cis) è stata introdotta fattivamente tra le iniziative proposte: spesso gli utenti, non avendo più una residenza, non hanno più nemmeno la tessera sanitaria. Si interviene così non solo sui bisogni primari, come nutrirsi, dormire e lavarsi, ma anche su aspetti relativi alla sfera sanitaria: cultura della prevenzione, cura di sé, pratiche salvavita. Anche la funzione della Busta Rossa è stata promossa presso gli ospiti: molti di loro, dopo un periodo di permanenza più o meno lungo, trovano delle soluzioni abitative autonome. Avendo una casa propria, compilano le 4 schede che fotografano il loro stato personale, sociale e sanitario e poi la Busta viene conservata in modo evidente nell’abitazione, a disposizione per ogni possibile intervento di soccorso”.

anziani a MilanoLe persone attualmente più coinvolte nel progetto Cittadini più coinvolti e più sicuri sono i cittadini adulti singoli e gli anziani che di giorno frequentano centri diurni o socio-educativi, ma poi la sera tornano a casa e vivono soli: questi utenti sono affiancati da volontari che li aiutano nella compilazione, nella gestione e nell’utilizzo in particolare della Busta Rossa. Al momento abbiamo distribuito circa 1000 buste, di cui 156 in quattro mesi a Casa Jannacci. Al momento siamo molto impegnati sul monitoraggio delle persone già coinvolte nel progetto. Il gruppo dei volontari è impegnato quindi nel follow up: dopo 6 mesi dalla consegna della Busta e della Cis ci si occupa ad esempio di valutare che i dati clinici siano aggiornati con nuovi farmaci o diagnosi e che il numero ICE (In Caso di Emergenza) sia ancora attivo e la persona disponibile”.

“Un’altra importare porzione di cittadini coinvolti è quella delle persone disabili adulte, che frequentano i 32 centri diurni di Milano e che hanno un’età media di 45 anni. Stiamo anche iniziando a introdurre nel progetto persone affette dal Morbo di Alzheimer e da altri tipi di demenze senili. In generale l’iniziativa continua a proporsi l’obiettivo di sviluppare un metodo di buona prassi che coinvolga sin dall’inizio l’anziano in
 modo attivo, pro-attivo e progressivo, teso ad aumentare
 autostima e sicurezza personale e del domicilio”.

“Gli strumenti che vengono utilizzati attualmente sono rimasti gli stessi adottati all’inizio dell’iniziativa, nel 2012; si sono però ovviamente affinati e migliorati con la pratica. La Busta Rossa, l’ICE, la Carta d’Identità Salvavita e il Condominio Sicuro rimangono inalterati, ma è cambiato chi supporta questi strumenti: abbiamo ottenuto il patrocino di Areu (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) che coordina e gestisce gli interventi del 118 e del 112 e l’Ordine dei Medici che condivide l’iniziativa e le sue finalità. Queste buone pratiche salvavita si rivolgono infatti contemporaneamente agli anziani e ai medici di Medicina Generale: fondamentale il loro coinvolgimento e il mantenimento di una buona relazione anziano-MMG per la gestione aggiornata del profilo medico-sanitario. La collaborazione con Areu sta portando al sviluppo di una nuova iniziativa: l’adozione per gli ospiti di Casa Jannacci che hanno la Tessera Salvavita (questo il nome adottato per la CIS dedicata ai senza fissa dimora ndr) di un braccialetto. In questo modo i soccorritori dei servizi d’emergenza hanno immediata contezza di tutti i dati sanitari del paziente.

“Le prospettive e i sogni per il prossimo triennio? Vediamo attiva la Card sanitaria regionale elettronica con funzionalità e contenuti digitali. L’obiettivo è che questa progetto che parte dal basso, possa diventare una buona pratica per tutti. I dati sanitari, non solo salvavita, inseriti digitalmente nella tessera sanitaria possono essere il futuro della Sanità nazionale: in caso di soccorso, in ospedale o in urgenza, il medico potrà avere immediatamente a disposizione tutti i dati clinici. Si deve creare un percorso automatico sul Territorio che va dall’individuo all’ospedale: prevenzione salvavita e soccorsi facilitati. Si ritiene che, una volta che la buona pratica del salvavita sia entrata a pieno titolo all’interno della competenza della medicina primaria e pertanto reso patrimonio dell’MMG, il progetto nel suo complesso possa essere messo a sistema anche come buona prassi della medicina di base. Cittadini più coinvolti e più sicuri può essere una fase preparatoria e propedeutica all’uso a pieno campo del Fascicolo Sanitario Elettronico. L’obiettivo ultimo che ci siamo prefissati è che la Busta Rossa e la Cis diventino una buona pratica messa in atto per tutti i cittadini che si rivolgono ai servizi assistenziali del Comune”.

 

 PS. Poiché www.grey-panthers.it ha iniziato nel 2012 a segnalare il Progetto, ripreso in queste pagine con il massimo della completezza di informazione al 2017, rimandiamo comunque, in una sorta di “storia narrata”, all’archivio degli articoli precedenti

 

 

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