Il lavoro flessibile parte da Expo

Pubblicato il 24 Luglio 2013 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Il Corriere della Sera: “Il lavoro flessibile parte da Expo”. Si parla dell’accordo siglato ieri tra i sindacati e gli imprenditori, con l’Ad di Expo 2015. Nel sottotitolo: “E il governo chiede la fiducia sul ‘decreto del fare’”.

A centro pagina: “La linea di Roma su Alma: sia libera di muoversi. Astana: estranei alla espulsione”:

La Stampa: “Svolta sui contratti flessibili. La Cgil firma l’accordo per l’Expo. Letta: ‘Può essere un modello nazionale’. Il governo pone la fiducia sul decreto del fare: più facile il wi-fi pubblico ma taglio dei fondi per la banda larga”.

La Repubblica: “Voto di scambio, la rivolta dei Pm. Oggi la fiducia sul ‘decreto del fare’, slitta l’approvazione del provvedimento sull’omofobia. La minaccia del M5S: faremo ostruzionismo”. Sul provvedimento sul voto di scambio il quotidiano parla di “scontro sulla legge”, e scrive: “A rischio i processi di mafia”. A sostegno, un articolo firmato da Roberto Saviano spiega il tema: “Proteggere la dimocrazia”.

A centro pagina: “’Fiat limita la libertà’. Il Lingotto: reagiremo”. “Caso Fiom, le motivazioni della Consulta: vulnus al sindacato”.

E’ L’Unità ad aprire su questo tema: “La minaccia di Marchionne. La Consulta spiega perché l’esclusione della Fiom era illegittima. La Fiat risponde: ora valuteremo cosa fare in Italia”. Il giurista Luigi Mariucci commenta: “Una sentenza ineccepibile”.

Il Giornale: “Si tengono i soldi. Il Parlamento rinvia ancora i tagli al finanziamento pubblico dei partiti”. A centro pagina il quotidiano offre un articolo su Antonio Ingroia, che si rivolge al Csm con una lettera: “Ingroia al Csm: che fai, mi cacci?”. L’editoriale, firmato da Marcello Veneziani, parla della legge sulla omofobia: “Macché civiltà, la legge pro-gay è solo illiberale”.

Libero: “Provate a cacciare questi. La legge non è uguale per tutti”, dove si spiega che “per una Shalabayeva rimpatriata alla velocità della luce, ci sono decine di pericolosi clandestini colpiti da provvedimenti di espulsione che restano in Italia a commettere crimini. Ecco chi sono”. A fondo pagina, sulla sentenza della Corte Costituzionale sull’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, si legge: “Bastonata dalla Consulta. Fiat prepara la fuga in Olanda”.

“Il Pentagono ha cinque opzioni in Siria ma non pensa di cacciare Assad” è il titolo dell’articolo di apertura de Il Foglio, che si sofferma sulla lettera del Joint Chiefs of Staff Martin Dempsey in cui si elencano, per la prima volta, le strade militari pensate dagli Usa per la Siria.

Shalabayeva

Oggi due quotidiani – Il Foglio e Il Giornale – offrono delle interviste con Adrian Yelemessov, l’ambasciatore kazako in Italia. Al Foglio spiega che “il mio interlocutore istituzionale è il ministro Emma Bonino, ovvio. Ma era una questione conclusa dall’Interpol” e “se fossi passato prima” alla Farnesina la vicenda sarebbe finita il giorno dopo sui giornali di tutto il mondo. “Il ministero dell’Interno era, per operatività, il posto giusto”. Dice di sperare, “se il ministro Bonino me lo permetterà”, di tornare al suo incarico. Spiega di non esser andato, pur convocato dal ministro, perché era in vacanza e compiva 50 anni, ma di essere disponibile a riferire in Parlamento su quel che è accaduto. Nega di aver fatto presssioni sull’Italia.

Nella intervista al Giornale, Yelemessov, che si trova in vacanza in patria, dice di non aver mai visto né parlato con Alfano, di non esser riuscito a trovarlo al telefono, e di essersi limitato a trasmettere la nota Interpol alla polizia. Aggiunge che moglie e figlia di Abylazov “non c’entrano niente, non ho mai ricevuto alcun ordine” di riportarle in Kazakistan. E’ realistico che possano tornare in Italia? “Sì, possono tornare, basta avanzare una richiesta. Ma perché la Shalabayeva vuole tornare in Italia? Forse il marito sta ancora lì? Non può andare in altri Paesi, come il Centrafrica?”. Ultima domanda: “Quando torna in Italia?” “Chiedetelo alla Bonino”.

Su La Repubblica il corrispondente da Mosca racconta una conversazione con Bahkit Tumenova, medico ed amica di Alma Shalabayeva, con lei nella casa in Kazakistan. Il titolo dell’articolo è: “Alma prigioniera nella sua casa. ‘Qui è come stare in gabbia, temo per la mia vita e di Alua”. LA Shalabayeva “ci tiene a dire che è molto grata per il fatto che tanti in Italia si stanno occupando del suo caso. E’ un brutto momento, ha molta paura”. La Shalabayeva è indagata ma formalmente a piede libero, ha solo l’obbligo di dimora. Esce di casa ma – dice l’amica – “viene seguita in maniera evidente, a piedi, da un paio di macchine che conosciamo bene. Insomma, sembra che facciano apposta a farle vedere che è sotto controllo”. Infine: “Non so se è tecnicamente possibile che Alma e Alua tornino in Italia. Spero almeno che Roma possa aiutarle in qualche altro modo. Vi assicuro, sono in una situazione veramente disperata”.

Un deputato polacco, Thomas Makowsky, ha incontrato la Shalabayeva e racconta l’incontro al Corriere della Sera: “La vita spiata di Alma. ‘In televisione immagini dall’interno della mia casa’”.

Sul Messaggero viene intervistato Walter Ferrara, il diplomatico italiano che è andato a trovare la Shalabayeva. “Alma e la bambina stanno bene e sono libere di muoversi”, dice. Ferrara ha incontrato per circa un’ora la donna, che è “consapevole della complessità delal vicenda che sta vivendo”, ma “non ho raccolto sfoghi o denunce, solo ringraziamenti”.

Politica

Ieri con una lettera al Corriere della Sera Fausto Bertinotti si rivolgeva al Presidente Napolitano. Bertinotti affermava che il capo dello Stato non può “congelare d’autorità una delle possibili soluzioni” alla crisi, cioé l’ipotesi di elezioni anticipate. Oggi il Presidente Napolitano risponde dallo stesso quotidiano: “Le elezioni anticipate, una patologia italiana”, e dice di non poter certo “’congelare’ né ‘blindare’ (termini entrambi di fantasia o di polemica ad effetto) un governo ancora fresco di nomina – nemmeno tre mesi – che è, scrive Bertinotti, solo una delle possibili soluzioni al governo del Paese”. Ma ricorda “l’insuccesso” del tentativo di Bersani di costruire una maggioranza diversa, e ricorda che anche dopo quel tentativo non sembra aver preso consistenza. “Il Parlamento è libero in ogni momento di votare la sfiducia al governo Letta. Ma il Presidente ha il dovere di mettere in guardia il Paese e le forze politiche rispetto ai rischi e contraccolpi assai gravi, in primo luogo sotto il profilo economico e sociale, che una ulteriore destabilizzazione e incertezza del quadro politico-istituzionale comporterebbe per l’Italia”.

Una ampia riflessione di Barbara Spinelli su La Repubblica affronta lo stesso tema: “Se la stabilità diventa idolatria”, dove si legge tra l’altro che “le unità nazionali, anche in condizioni democratiche normali, sono sempre state di ripiego, votate alla instabilità”.

Su La Repubblica – in una pagina dedicata alle “scelte dei partiti” – si parla dell’annuncio ieri via Facebook di Berlusconi, che ha parlato della rinascita di Forza Italia per settembre. “Berlusconi: il governo deve durare due anni. ‘Io non lo farò comunque cadere’ E a settembre nascerà la nuova Forza Italia”.

Il Giornale propone una intervista a Roberto Formigoni: “Un patto con Pd e Monti per arrivare al 2018”. “Anche Berlusconi la pensa così. Questo è il migliore dei governi possibili”.

Intanto – come scrive Il Sole 24 Ore – il governo ha posto la questione di fiducia sul “decreto Fare”. “Per la seconda volta in un mese il governo Letta è costretto a ‘blindare’ con la fiducia un decreto in scadenza. Era già accaduto il 20 giugno scorso alla Camera sul testo per le emergenze ambientali”. Una grafica illustra “gli ultimi ritocchi decisi in commissione”, tra cui anche il ripriostiono della liberalizzazione del Wifi, per il quale non sarà più necessaria l’identificazione degli utenti. Uno dei punti di scontro è stato sul tetto degli stipendi ai manager: “Esclusa l’estensione del tetto agli emolumeti agli amministratoi delle società non quotate che svolgono servizi di interesse generale come Poste, Fs, Anas. In una nota il Ministero dello sviluppo difende la norma: introduce elementi di unifomità e di regolazione nella determinazione dei compensi dei manager pubblici”.

Alle pagine successive lo stesso quotidiano scrive: “Letta chiede un patto alla maggioranza. Tra le priorità dei provvedimenti alle Camere prima della pausa estiva anche il ddl sull’omofobia e il primo sì alle riforme. ‘Accelerare i lavori parlamentari’. Sul finanziamento ai partiti ‘nessun passo indietro”.

Infatti, quando mancano pochi giorni alle ferie estive, molti sono i provvedimenti che il Parlamento deve affrontare. La fiducia sul decreto Fare ha per ora fatto slittare alla settimana prossima l’avvio del dibattito sul finanziamento ai partiti. Su Il Giornale viene intervistata Daniela Santanchè: “Il Pdl non deve tradire. Basta soldi ai partiti”. “L’abolizione del finanziamento è nel programma e va attuata, poi subito una legge sulle lobby e sul sostegno dei privati”.

L’editorale del Messaggero è firmato da Francesco Grillo, ed è dedicato proprio a questo tema. “Soldi ai partiti, il coraggio dei una legge per i cittadini”, dove si apprezza lo “scatto di orgoglio” del premier nel fissare una “linea Maginot”, obbligatoria per un governo che “voglia tentare la missione impossibile” di far ripartire il Paese.

Ancora Il Messaggero offre una intervista a Franco Marini: “Enrico sta facendo bene, smettiamola con i mugugni”.

E poi

Alle pagine della cultura de La Repubblica, un articolo di Nello Ajello è dedicato al Gran Consiglio del fascismo che fece cadere Mussolini, il 25 luglio 1943. “La notte del Duce. Quella rissa al caffè, mentre il Gran Consiglio rinnega il fascismo”.

Nelle pagine della cultura de La Stampa si parla di Salman Rushdie, Martin Amis e Ian McEwan, ieri insieme a New York, a parlare della importanza e della utilità della fiction.