Amnistia, Renzi divide il Pd

Pubblicato il 14 Ottobre 2013 in da redazione grey-panthers

Le aperture

La Repubblica: “Amnistia, Renzi divide il Pd”, “immigrazione, nuovi sbarchi. Oggi vertice sulla missione umanitaria”. A centro pagina: “Tagli alla sanità. Regioni in rivolta”.

Corriere della Sera: “Amarezza di Napolitano per le critiche, ‘Tutti dovrebbero stare ai fatti’”, “Le riflessioni del Colle su carceri e Costituzione. Scontro politico su Renzi”. A centro pagina: “Tasse sulla casa, si cambia”, “Verrà allentato il patto di stabilità per i comuni virtuosi”.

La Stampa apre con le parole del ministro Franceschini, intervistato dal quotidiano: “’Senza tagli niente sgravi’”, “Intervista a Franceschini: chiederemo latri sacrifici allo Stato, non ai Comuni. Amnistia, i ministri a Renzi: sembri Grillo. Il sindaco: il Colle si può criticare”. A centro pagina, foto di attivisti dei Tea Party e veterani del Vietnam: “L’ultradestra alla sfida finale: fallisca l’America”.

Il Giornale: “No alla tassa Lampedusa”, “Oggi arrivano Marina e Aviazione nel Canale di Sicilia. Il governo fa capire che presto ci chiederà altri soldi. Non ci provi: gli italiani sono esasperati”. A centro pagina: “Nel Pd è guerra aperta (anche a Napolitano)”.

L’Unità: “Carceri, scontro governo-Renzi”, “Sull’amnistia i ministri attaccano il sindaco. Lui conferma: scelta diseducativa”. In taglio basso: “Legge di Stabilità, rischio ticket sanitari”.

Renzi, amnistia, Pd, Napolitano

“Giustizia, i ministri attaccano Renzi”: così titola La Stampa dando conto delle dichiarazioni del sindaco di Firenze che, a Bari, aveva definito “un autogol” l’amnistia. Ieri ha ribadito, in una intervista tv a Lucia Annunziata, riferendosi al messaggio del capo dello Stato su questo tema: “Bisogna anche avere il coraggio di dire che su alcune cose si può essere in disaccordo. Non è lesa maestà”, “non si può dire ‘l’ha detto il capo dello Stato quindi si fa punto e basta’. I partiti se non discutono su questi temi, cosa ci stanno a fare?”, “Non sarebbe serio, educativo, responsabile, sette anni dopo l’indulto del 2006, farne un altro. Non è questo il sistema per svuotare le carceri, non è serio”, e poiché “la legalità è un valore di sinistra”, la sinistra “non può essere legalitaria solo quando c’è Berlusconi e smetter di esserlo quando ci sono gli altri”. A Renzi hanno risposto i ministri: Emma Bonino (ha invitato Renzi a rileggere il messaggio del capo dello Stato e commenta : “Se Matteo Renzi è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l’antico”), Flavio Zanonato (“Renzi ragiona così: mi conviene o non mi conviene l’indulto? Dell’oggetto in sé non gliene frega niente. Ragiona solo sulla pura convenienza propagandistica. E più o meno come Grillo”). Sulla stessa pagina si ricorda che Renzi, come ha sottolineato Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani, nel 2011, ai tempi del programma della Leopolda, era favorevole ad una forma di amnistia. Era nelle cento proposte finali della Leopolda, al punto 13: si trattava di un’amnistia ‘condizionata’ riguardante sostanzialmente i reati di corruzione della classe politica. Le condizioni previste erano le seguenti: che il responsabile del reato confessasse; che menzionasse tutti i complici coinvolti; che restituisse il maltolto; che si ritirasse dalla vita politica. Si tratta, scrive il quotidiano, di una amnistia diversa da quella cui ha fatto riferimento il capo dello Stato, citandola nel contesto del problema del sovraffollamento delle carceri, e non legandola affatto (anzi, rispondendo sdegnato a chi la legava) al problema della corruzione di qualche leader politico da amnistiare.

Il quirinalista del Corriere Marzio Breda spiega che Napolitano non ha fatto alcun messaggio alle Camere per l’amnistia, ma un messaggio per la questione carceraria: “un avvertimento per segnalare che la sentenza dell’Unione europea del 28 maggio 2013 ha messo l’Italia in mora e con la concreta prospettiva di una nuova condanna prima che passi un anno, se non si interverrà presto. Con il rischio di vedere accolti tutti i ricorsi per risarcimento danni -centinaia sono già pendenti, ma si parla di qualche decina di migliaia potenziali, con richieste allo Stato di 100mila euro per ogni singolo caso- per le condizioni in cui vivono da noi i detenuti”. Il capo dello Stato, spiega Breda,“indicava diverse strade, oltre all’amnistia o all’indulto sulle quali sono scattate preclusioni e indisponibilità” come quella di Renzi. E il quotidiano sintetiza le parole pronunciate da Napolitano nel messaggio alle Camere del 28 settembre: “Un dovere urgente far cessare il sovraffollamento carcerario, condizione umiliante sul piano internazionale. Necessari rimedi straordinari”.

La Repubblica riassume così la situazione: dopo le dichiarazioni di Renzi su amnistia e indulto “dentro il Pd adesso è scontro”, “la proposta avanzata da Napolitano non piace ai militanti del partito, che si divide”. E la cronaca firmata da Claudio Tito evidenzia alcune dichiarazioni attribuite allo stesso Renzi: “Guardate che dentro il Pd la pensano tutti come me. Pochi fa ho incontrato un gruppo di ragazzi e mi hanno detto esattamente questo: fare un indulto ogni sette anni è come Berlusconi che faceva un condono ogni due anni”. Si legge quindi che “non a caso sono in pochi a scagliarsi esplicitamente contro il sindaco di Firenze. Il segretario democratico, Guglielmo Epifani, ad esempio, è esattamente sulla stessa linea. ‘Un indulto o un’amnistia possono essere una extrema ratio -dice a chiare lettere- ma prima si deve intervenire con altri strumenti’”. Insomma, secondo Tito “il sindaco ottiene l’ok di Epifani”.

Sulla pagina di fianco, il quotidiano intervista Emanuele Macaluso, che dice: “Matteo cerca consensi, ma noi non possiamo inseguire i leghisti”, “se ne frega della sofferenza dei detenuti nell’inferno carcerario”.

L’Unità intervista Gianni Cuperlo, anche lui candidato alla segreteria Pd: “Sui diritti umani è sbagliato inseguire i sondaggi”, “la sinistra non può lavarsi le mani rispetto a questo gigantesco problema”, “il messaggio di Napolitano va letto nella sua interezza. Si parta da un pacchetto di misure comprendenti le modifiche alla Bossi-Fini e alla Fini-Giovanardi”.

E sulla stessa pagina de L’Unità, intervista all’altro candidato alla segreteria Pd, Pippo Civati: “La legalità sta con la civiltà. Ma Matteo sostiene Letta?”, “Renzi fa il rivoluzionario ma tende a inseguire la linea del consenso. Pochi giorni fa assicurava che Letta non deve temerlo, ma la sensazione è diversa”, “Non ci possono essere delle condizioni carcerarie al di sotto della soglia civile”.

Su Il Giornale, a proposito del Pd: “E il partito si scopre insofferente verso Napolitano ‘padre padrone’”, “Le stoccate di Renzi mettono in difficoltà i democratici, ma intercettano quel sentimento crescente di fastidio per l’attivismo di Re Giorgio: ‘Sempre presente, controlla tutto e tutti’”..

Priebke

La Stampa scrive che il Vicariato ha confermato la sua opposozione ai funerali in chiesa per il capitano nazista non pentito Priebke. Anche perché, fa notare il quotidiano, non sono stati richiesti da nessun parente. Al massimo, la chiesa potrebbe conceder una benedizione in casa. In forma privatissima. Ma l’avvocato di Priebke dice: “non mi risulta che la Curia abbia negato i funerali a Priebke, ma sono pronto a celebrarli in strada se questo dovesse succedere”. L’ipotesi risulta irrealizzabile, visto che il sindaco di Roma Ignazio Marino ha sentito il prefetto Pecoraro ed ha ribadito che nessun funerale pubblico sarà consentito. Il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, si mostra allarmato: “il funerale darebbe ai nipotini di Hitler un’occasione ghiotta per fare un’adunata nostalgica”. Il quotidiano intervista anche il direttore del centro Wiesenthal, secondo cui “tocca alla Germania risolvere il problema” del funerale di Priebke, visto che era tedesco. E sarebbe preferibile la cremazione, per evitare pellegrinaggi dei neonazisti, come avvenuto nel caso di Rudolf Hess: morì in carcere, venne sepolto in Baviera, ma quando le autorità si accorsero del pellegrinaggio dei neonazisti, la salma fu riesumata, cremata, e le ceneri vennero disperse.

La Repubblica intervista monsignor Gianfranco Girotti, reggente emerito della Penitenzieria apostolica, il dicastero del Vaticano che assegna grazie, condoni, dispense: “Ma la Chiesa dev’essere misericordiosa, anche a un boia spetta la benedizione”, dice. Sottolinea Girotti: “Nessuno è escluso dal perdono di Dio se lo desidera. Il problema è che Priebke non ha mostrato di desiderarlo. Nessuno può sostituirsi alla libertà dell’uomo”. Sulla pagina di fianco, intervista allo storico Giovanni de Luna: “Va seppellito però è giusto rifiutargli il cimitero”.

L’Unità intervista Piero Terracina: “Per i miei morti ad Aushwitz io non ho una lapide”, “Bene ha fatto Marino, sarebbe inaccettabile creare un luogo di pellegrinaggio per nazifascisti nella città delle Fosse Ardeatine”.

Lampedusa

Oggi pomeriggio, spiega L’Unità, scatterà l’operazione “Mediterraneo sicuro” : a Palazzo Chigi il premier Enrico Letta presiederà un vertice di governo per la missione militare umanitaria annunciata due giorni fa. Parteciperanno i ministri degli Esteri Bonino, della Difesa Mario Mauro e dell’Interno Angelino Alfano. Saranno coinvolti nell’operazione la Marina militare e l’Aeronautica. Si tratta di individuare mezzi, quantificare le risorse -umane e finanziarie- necessarie. Si tratterebbe di un rafforzamento delle unità navali impegnate nel pattugliamento di quella rotta più utilizzata dai trafficanti di esseri umani del Mediterraneo. M a la missione si intreccia strettamente con il piano politico-diplomatico: l’Italia intende presentarsi con le carte “ancor più in regola” al vertice Ue del 24 e 25 ottobre, avendo cioè rafforzato l’impegno nel Mediterraneo in un summit che sarò dedicato all’emergenza immigrazione.

La Repubblica intervista il primo ministro libico Ali Zeidan, rapito per alcune ore la settimana scorsa da milizie armate. Parla del sequestro, ma anche della questione immigrazione. Dice: “Fermare gli immigrati è impossibile, l’Europa ci aiuti a controllare le frontiere”, “qui è il caos, l’Italia ci aiuti”, “l’Occidente è intervenuto per sconfiggere Gheddafi, ma ci serve ancora assistenza”.

Internazionale

L’inserto R2 de La Repubblica è dedicato a colui che viene definito “Il gigante di New York”: si tratta di Bill De Blasio, candidato sindaco dei democratici. “Ha un passato marxista che fa tremare Wall Street, origini italiane e una famiglia multietnica” e, dicono i sondaggi, sarà sindaco. “Bill il rosso alla conquista della Mela”, “viene applaudito per strada”. Se ne occupano Federico Rampini e Massimo Vincenzi.

Sul Corriere della Sera: “Default, la destra si spacca. Accude ai gruppi radicali”

Il quotidiano racconta che i repubblicani sono ostaggi del tea Party: mancano tre giorni all’Apocalisse, da giovedì il Tesoro non avrà più un soldo. Tra coloro che danno voce all’insofferenza c’è il senatore McCain.

Su La Stampa il corrispondente da New York racconta “la rivoluzione dei Tea Prty, ‘Fallire salverà l’America’”. Perché dietro la rigidità c’è una “scommessa estrema” dei tea Prty, convinti che in questo modo lo Stato sarà costretto a tagliare. Alla manifestazione con i Veterani ieri a Washington c’era la candidata repubblicana del 2008, Sarah palin. Anche in questo caso si sottolinea come il partito repubblicano sia ostaggio dei Tea Party. Chea paragonano il default alla Rivoluzione americana: bisogna guardare all’interesse di lungo termine degli Stati Uniti -dicono- come fecero i patrioti che nel 1776 sfidarono la Corona britannica, pur causando gran danni all’economia delle colonie. Ma lo stesso quotidiano spiega che “Obama non cede, ‘Stop alla serrata e poi tratteremo’”.

Su La Stampa lo scrittore israeliano Abraham B. Yeoshua torna sui funerali del rabbino Rav Ovadia, leader spirituale del partito ultraortodosso Shas. Le sue esequie sono state seguite da 850mila persone: “quel rabbino era un cattivo maestro”, ricorda Yeoshua, “insultava le donne, la sinistra e i non ebrei”.

La Stampa e La Repubblica offrono ai lettori un’intervista al fondatore di Wikileaks Julian Assange. A Lorenzo Soria de La Stampa dice: “Gli Stati Uniti sono un Paese prigione”, dice, sottolineando che “l’intelligence è fuori controllo”, “nessuno ha sofferto fisicamente per le nostre pubblicazioni, è tutta propaganda del Pentagono”. Per La Repubblica a firmare l’intervista è Silvia Bizio: “Adesso anche Holliwood vuole demolirmi con un film”, “Barack ha perseguitato più di tutti gli altri presidenti le ‘gole profonde’ dell’America”.