Dalla parte di lei: “Il lungo cammino della donna nera nel cinema americano”

Pubblicato il 4 Settembre 2018 in , , da Pierfranco Bianchetti
halle berry

Per il cinema americano la sera del 29 febbraio 1939 è decisiva: nella cornice fastosa del Cocoanut Grove, il salone delle feste dell’Ambassador Hotel di Los Angeles nel corso della dodicesima edizione degli Academy Awards, Hattie McDaniels viene premiata con l’Oscar come miglior attrice non protagonista. Per la prima volta un’attrice nera riceve l’ambita statuetta dello zio Oscar. Quarantacinque anni, cento chili di peso, l’indimenticabile mammy, la governante di Rossella O’ Hara in Via col ventosale sul palco emozionata e vestita con una ghirlanda di gardenie sopra il suo abito pronunciando un breve ma significativo discorso: “Sono felice e credo che questo premio possa essere l’inizio per la mia razza”. Con la sua vittoria cadono così senza volere le accuse di razzismo che il film si era guadagnato dopo la sua uscita. Nata nel 1895 a Wichita nel Kansas Hattie esordisce intorno al 1910 grazie alla sua voce imponente, prima come cantante di una jazz band e poi nel ’32 in una pellicola western Occidente d’oro diretta da David Howard nel ruolo di una cameriera. Sono anni in cui le attrici nere sono confinate in parti di serva, di domestica, di cuoca. Nel 1933 l’artista in Venere bionda nella finzione si prende cura di Marlene Dietrich, mentre l’anno successivo, ancora nel solito ruolo è al fianco di Mae West in Non sono un angelo e nel ’35 è con Katharine Hepburn in Primo amore. Nel ’34 nel film Il giudice di John Ford il pubblico ha il piacere di ascoltare la sua straordinaria voce da gospel. Nel 1938 sempre nei panni di una governante è nel cast di Il terzo delitto di Jeigh Jason con Barbara Stanwyck, un’ereditiera viziata che per diletto si è messa a fare l’investigatrice privata.

Juanita Moore
Juanita Moore

Verrà poi il mitico Via col vento che regala a Hattie la meritata fama e l’Oscar. La sua carriera vedrà novantun film all’attivo fino alla morte avvenuta nel 1952. In un’intervista concessa alla potente columnist Louella Parsons l’attrice confessava di essersi ispirata per il ruolo di mammy a sua nonna schiava in una piantagione. In quegli anni Hollywood non da certo spazio agli interpreti afroamericani che solo negli anni Cinquanta inizieranno con grande fatica a conquistarsi ruoli di qualche significato grazie a Sidney Poitier, il primo attore a rivendicare per lui e per la sua gente la possibilità di esprimersi davanti alla macchina da presa in personaggi di primo piano. La prima black actress a rifiutare i ruoli generalmente affidati alle attrici nere è Dorothy Dandridge anche lei attrice e cantante di talento. Nata nel 1922 e morta a soli quarantadue anni nel 1965 in maniera misteriosa, è stata la protagonista di due film musical interpretati solo da artisti neri, Carmen Jones, 1954 e Porgy and Bess, 1959.Tra la fine degli anni Trenta e dei Quaranta arriva alla ribalta Butterfly Mcqueen dalla voce stridula che raggiunge una certa notorietà. Simpatica, eccentrica, molto amata dai critici, dopo una dura gavetta sui palcoscenici di Broadway debutta al cinema in Via col vento e poi in Donne e Cabin in the Sky. Nel 1946 ottiene una parte in Il romanzo di Mildred e in Duello al sole, due pellicole nelle quali dimostra la sua versatilità e il suo talento. L’artista coraggiosamente denuncerà l’emarginazione delle colleghe afroamericane costrette a scegliere, pena la disoccupazione, “parti mute da cameriere di colore”. Una discriminazione dovuta alla razza, che sarà fortemente contrastata con le grandi battaglie degli anni Sessanta.

Lena Horne
Lena Horne

Altra attrice sottovalutata è Louise Beavers utilizzata come sempre nel solito personaggio dell’eterna mammy di Hollywood che sempre dopo ave calcato i palcoscenici debutta al cinema nel 1924 e recita in molte produzioni quali Virginia, La bella avventura, La taverna dell’allegria, Jack London, film quest’ultimo nel quale riesce a imporsi con un certo spessore e in maniera meno convenzionale. Un’altra interprete importante di quegli anni è Hazel Scott, pianista e attrice (La parata delle stelle, Rapsodia in blu), impegnata in una dura vertenza con le majors hollywoodiane per imporre una svolta agli attori afroamericani costretti alle umilianti interpretazioni del “negro” con il fazzoletto in testa, la pipa in bocca fatta di pannocchie di granoturco e le varie smorfie sul viso con gli occhi perennemente spalancati (tralasciando il vergognoso e ridicolo doppiato di quegli anni con un italiano storpiato e razzista del tipo ”si, padrone”). Non meno importante sono ancora Lena Horn attrice e cantante, bella e affascinante, star in varie orchestre di bianchi che recita in produzioni cinematografiche di rilievo quali Panama Hattie, 1942 cui seguono Cabin in the Sky, Stormy Weather, Due ragazze e un marinaio, Le ragazze delle follie. Diventa così molto popolare rimanendo peròuna diva relegata solo a film per afroamericani e in parti da nera nelle pellicole musicali. Il mondo del cinema, che rispecchia ovviamente la società americana dell’epoca, non può darle un’opportunità maggiore di quella che ottiene.

Lo specchio dalla vita
Lo specchio dalla vita

Lena da ragazza intelligente, sensibile e modesta considerata ormai la più quotata attrice cinematografica nera, è comunque consapevole dei privilegi da lei ottenuti. “Io sono fortunata –confessa – di aver potuto dare ai miei bambini un’ educazione e una certa sicurezza. Può considerarsi, infatti, questa la prima generazione, nella storia della mia razza, in cui le famiglie negre hanno qualcosa da lasciare ai propri figli. Questo è un fatto su cui riflettere” (Il negro nel film di Peter Noble edizione Bocca 1956). E ancora aggiunge “per una persona di colore è più facile essere cantante che attore; il proprio colore è un fatto da cui non si più prescindere in alcun campo. Si accetta una cantante, non un’ attrice. Hollywood comunque è stata molto gentile con me e penso che mi abbia presentata meglio che ha potuto”. Di notevole bravura è anche Juanita Moore presente in Trinidad, 1952, di Vincent Sherman al fianco di Glenn Ford e Rita Hayworth, ma soprattutto nel 1959 nel folgorante melodramma diretto da Douglas Sirk Lo specchio dalla vitadove recita nel ruolo della governante Annie di un’ attrice vedova, Lola Meredith (Lana Turner), che trascura per la sua carriera la figlia lasciandola crescere con la dolce Annie e la figlia di lei Susan, la quale a sua volta si fa passare per bianca per dedicarsi allo spogliarello. Juanita Moore per questa interpretazione è nominata all’ Oscar insieme con Susan Kohner che nella finzione è la Susan ribelle e infelice.  Negli anni Sessanta le lotte per i diritti della popolazione nera stanno cambiando le cose in America, una nazione già in sofferenza per il sanguinoso conflitto vietnamita che lascerà ferite per molto tempo nel tessuto sociale. Sul grande schermo finalmente un attore come Sidney Poitier, bello, affascinante, rispettato e amabile, s’impone come vero e proprio divo nero, il primo a vincere l’ Oscar come miglior attore, ma soprattutto come difensore dei diritti civili delle minoranze afroamericane. Medico, poliziotto, avvocato, insegnante sul grande schermo contribuisce ad abbattere le barriere razziali e aprire la strada ad altri suoi colleghi venuti dopo di lui come Denzel Washington, Eddie Murphy, Bill Cosby. Per le donne di pelle nera, se si eccettua il modesto La signora del blues, 1973 di Sidney J. Furie, interpretato da Diana Ross, biografia cinematografica della mitica e sfortunata cantante Billie Holiday, dovranno passare diversi anni prima di abbandonare ruoli stereotipati (domestiche, nanny e cameriere) per conquistare finalmente parti molto più impegnate.Ma è solo negli anni Ottanta che le porte del cinema si aprono a nuove attrici nere come Whoopi Goldberg (Sister Act 1 e 2; Una moglie perpapà;Affittasi ladra) e Halle Barry (Gothika;Catwoman; Monster’s Ball – L’ ombra della vita), protagoniste principali dei loro film.  E ancora nel 1986 è Spike Lee che con Lola Darlinginterpretato da Tracy Camilla Jones, propone il ruolo rivoluzionario di una ragazza nera bella, indipendente e libera di Brooklyn, che nel suo appartamento riceve numerosi amanti senza mai decidersi a scegliere quello giusto, mentre nel 1997 l’emergente Quentin Tarantino dopo il trionfo di Le iene-Cani da rapina e Pulp Fiction,in Jackie Brown impone il ruolo femminile da protagonista all’attrice nera Pam Grier chiamata a interpretare un’affascinante hostess coinvolta di una storia criminale complicata nella quale ruotano parecchi malavitosi alla ricerca del malloppo perduto.

Pam Grier
Pam Grier

Hollywood sta cambiando e con lei anchel’aspetto fisico delle black actresses a cominciare dai capelli. Dai cesti crespi e riccioluti delle attrici di origine afroamericane, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta come il cesto indimenticabile di Diana Ross, si è passati dagli Anni Novanta in poi a chiome più ordinate e lisce oppure al taglio radicale dei capelli della bellissima Halle Berry o da Lupita Nyong’o nota per le sue chiomecorpose, fluente e lucide tipiche delle attrici dalla pelle mulatta, generalmente sudamericane o caraibiche. Sugli schermi arrivano poi sempre più numerose pellicole che raccontano episodi storici della lotta di emancipazione dei neri. In La lunga strada verso casdel 1990 di Richard Pearce, Whoopi  Goldberg interpreta Rosa Park, una donna coraggiosa, che nel 1955 provocò il boicottaggio dei mezzi pubblici della città di Montgomery per essersi rifiutata di alzarsi in un autobus da un posto riservato ai bianchi. Nel 2012 The Help di Tate Taylor, una giornalista bianca anticonformista di Jackson, profondo sud degli Usa negli anni Sessanta, decide di far conoscere agli americani attraverso un libro la vita dei bianchi vista attraverso gli occhi di due domestiche di colore, mentre nel 2016 Il diritto di contare per la regia di Theodore Melfi è incentrato sulla vicenda incredibile di tre brillanti scienziate afroamericane della Nasa del 1961 (le attrici Octavia Specter, Taraji P. Henson e Jane Monae) che contribuirono alla riuscita della spedizione spaziale dell’astronauta John Glenn. E ancora nello stesso anno Loving di Jeff Nichols ci svela un’altra storia autentica, quella dei coniugi Loving, due giovani della Virginia, lui bianco e lei nera, costretti a fuggire nel 1959 per non essere arrestati avendo violato la legge che impedisce matrimoni misti. Sono passati quasi Ottant’anni dalle parole di Hattie McDaniels, la mammy di Via col vento, che auspicava un’evoluzione sociale della sua gente. La strada è ancora lunga, ma l’Hollywood multirazziale è comunque già una realtà.

il diritto di contare
Il diritto di contare