La prozia della minestra – Le mani come proiezione del tempo

Pubblicato il 7 marzo 2018 in , , da Clementina Coppini

E poi li vedi indebolirsi e ammalarsi. Senti quelle vecchie mani tremare nelle tue, tocchi le loro braccia che all’improvviso sono diventate sottili, come se la pelle stesse per rompersi e le ossa fossero di vetro.

Li senti cedere, come se stessero davvero per cadere anche se sono seduti. Arrivi e li trovi assopiti in poltrona. A volte non si accorgono nemmeno che sei entrato in casa loro. Parli e ti sembrano assenti. Non sai se ti stanno ascoltando e se sono interessati: sono svagati, come se si trovassero di fronte a qualcosa che non si riesce a vedere e che richiede un certo silenzio.

Forse è vero che con gli anni le orecchie si consumano e che alla fine, dopo tanti anni, le frasi che si sentono e le situazioni che si vivono vengono un po’ a noia. Senti nell’aria odore di vecchio, come quando da bambino ti portavano dalla prozia che si nutriva di minestrina in brodo di dado. Entrare nel suo salotto era come cadere in un gigantesco piatto fondo dove galleggiavano miriadi di anellini o di farfalline, perché quelli erano i modelli di pastina che usava. Ti regalava caramelle al rabarbaro in numero di tre. Erano quadrelli violacei impossibili da masticare, i quali con tutta probabilità potevano essere usati per tagliare il vetro in alternativa al diamante. Nel soggiorno in brodo c’erano centrini ovunque. Dopo la morte della prozia, avvenuta in epoche remote, non sei colpevolmente mai andato a trovarla al cimitero, ma hai sempre immaginato la sua tomba ricoperta da un manufatto realizzato all’uncinetto. La vecchiaia per te è sempre stata quella, qualcosa di remoto collegato a quando portavi i pantaloncini corti.

Ma accidenti, stavolta quelli che hai davanti sono i tuoi genitori! Ciò significa che sei invecchiato anche tu e che quindi con il passare degli anni finiamo tutti per adattarci allo scheletro che ciascuno di noi contiene.

Se riesci a comprendere questo non ti arrabbi più, non ti viene più voglia di sgridarli perché sbagliano, dimenticano le cose, mancano di decisione, di volontà e di coraggio. Nel momento in cui senti sotto le dita le loro mani che diventano sempre più fragili non sei più convinto che smuoverli dall’apatia in cui a volte precipitano sia una soluzione. Capisci perché si sentono spaventati e indifesi. Cominci a ricordare altre mani altrettanto insicure: le tue quando si rifugiavano nelle loro, ai tempi in cui la loro stretta ti faceva passare la paura e sentire di nuovo sicuro. Come la prima volta che sei entrato a scuola o quando attraversavi la strada o andavi in un posto in cui non eri mai stato prima.

Ecco, adesso è arrivato il tuo turno di accompagnarli in posti che non conoscono (o che all’improvviso sono diventati difficili da affrontare, perché l’età rende ostile anche ciò che prima non lo era) e che li gettano nel panico: l’ospedale per fare gli esami clinici, l’autoscuola per il rinnovo di una patente che forse non avranno più, il supermercato che ha troppa gente e troppi prodotti. Insomma, hanno bisogno di te per le faccende quotidiane che hanno sempre sbrigato da soli ma che ora non ce la fanno più a gestire. A volte li accusi di fare i capricci e poi ti accorgi di ripetere le stessi frasi che loro dicevano a te tanti anni fa. Ogni tanto ti scopri mentre fai i conti della serva per vedere se loro per te hanno fatto abbastanza da giustificare il tuo impegno nei loro confronti, se meritano la tua fatica. Può anche darsi di no, ma quando ti sale il dubbio ricorda com’era la tua manina quando cercava la loro. Concentrati su questo e vedrai che non ti verranno più in mente i pomeriggi della domenica dalla prozia della minestra, ma quel giorno in cui mamma e papà tutti sorridenti e pieni d’amore per te ti hanno messo in braccio Mafalda, che non è tua sorella, ma il tuo mai dimenticato primo gatto.

Le mani sono una proiezione del tempo.