La Comunità Europea: ieri, oggi e …domani (1)

Pubblicato il 30 Marzo 2013 in , da redazione grey-panthers
Questo nuovo Colloquio del Pianerottolo con il mio amico Giorgio Zoli e me, nasce in un momento nel quale si discute molto dell’Europa e dei vantaggi e svantaggi che una unione europea comporta.
Ci siamo fatte varie domande e abbiamo cercato qualche spiegazione: forse questa chiaccherata è in grado di fornire utili riflessioni possibilmente costruttive.
Il dialogo è stato diviso in tre parti: la prima racconta come si è arrivati all’Unione Europea; la seconda analizza gli avvenimenti importanti che hanno caratterizzato la crescita dell’Unione Europea sino all’introduzione dell’EURO. Nella terza parte proviamo ad analizzare come questa moneta comune non accompagnata da una reale comunione d’intenti abbia portato alla luce problemi pratici che dovremo risolvere.
 

I parte: Ieri

AAR    Oggi pensavo a quante notizie interessanti e preoccupanti sentiamo in giro sulla Unione Europea e vorrei che mi facessi conoscere qualche dettaglio in più. Forse la Storia della Comunità Europea è iniziata anche prima della II guerra mondiale?
GZ      Prendiamola un po alla lontana. Nel 1930 gli Stati Uniti erano ancora in preda ad una profonda crisi economica cui non sapevano dare spiegazioni esaurienti neanche illustri economisti dell’epoca.
Un giovane professore di economia di Cambridge fece una osservazione a prima vista ingenua: non era il fallimento di tutta la teoria che guidava l’economia capitalista, ma era soltanto un problema tecnico ….e per spiegarlo J. M. Keynes scrisse due trattati fondamentali per la conoscenza dei fenomeni economici, delle criticità e dei rimedi per risolverle.
Sicuramente le spiegazioni di J,M.K. avevano basi scientifiche forti, ma forse esistevano, ed esistono, problemi di fondo che ancora oggi rendono difficile trovare delle soluzioni.
In questo terzo millennio circa 8 miliardi di persone popolano la Terra, esistono enormi necessità energetiche ed alimentari, esistono grandissimi squilibri tra i componenti di questa enorme umanità e non è facile trovare soluzioni che possano riequilibrare la situazione.
Anche tra gli stati che tradizionalmente consideriamo al di sopra del terzo mondo, le diseguaglianze per vari motivi anche storici sono enormi e, ricordando il Manzoni, Italia, Spagna, Gracia, Cipro ed i Balcani sono …vasi di coccio su un carro che porta vasi di ferro.
Si può trovare una soluzione? Forse si, ma il costo sarà altissimo.
AAR    Mi sembra che il quadro sia molto fosco, ma quale altre condizioni politiche ed economiche  occorre considerare alla fine della II Mondiale?
GZ      Alla fine della II Guerra Mondiale la situazione economica ed anche politica dell’Europa era realmente problematica. La Germania era distrutta, divisa ed occupata; l’Italia, appena liberata dagli Anglosassoni, era distrutta fisicamente e separata negli animi dalla guerra civile tra opposte fazioni politiche più o meno estremiste; buona parte dei paesi orientali, sino alla Grecia ed alla Jugoslavia erano politicamente in subbuglio ed economicamente stremati.
Anche nel resto del mondo la situazione non era buona ed in Oriente, dopo la quasi totale occupazione giapponese, si rendeva necessaria una operazione di riassetto quasi generale.
Per aggiungere complicazioni ai problemi, proprio in quel periodo ebbe inizio la rinascita della Cina appena liberata dal Giappone sconfitto. La guerra civile tra i Cinesi nazionalisti di Chiang Kai-shek ed i comunisti di Mao Tse Tung ebbe un temporaneo stop con la creazione ne 1949 con la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Taiwan, ma non cessò mai realmente e le mai spente contrapposizioni per allargare le aree d’influenza sfociarono poi con lintervento USA nelle guerre di Corea e VietNam.
Questa era la reale condizione di vaste zone del mondo nelle quali il fuoco covava sotto la cenere.
AAR    Ma torniamo all’Europa. Quale fu la prima spinta all’unificazione Europea e quale direzione di politica economica prese questa spinta?
GZ      In questo quadro mondiale non proprio roseo, in ambito europeo, nacque nella mente di un gruppo di politici illustri una idea che a prima vista potrebbe essere vista come utopistica: ricreare in Europa una comunità di stati o una confederazione o un super stato che vagamente riecheggia l’Impero Carolingio.
AAR    Dal punto di vista temporale, c’era stato qualche piccolo seme che aveva trovato un terreno fertile?
GZ      Oltre un secolo prima questa idea aveva già avuto un illustre precursore italiano, Giuseppe Mazzini, che, lontano dalle idee di tipo comunista e socialdemicratico, dopo aver fondato al “Giovane Italia” creò la “Giovane Europa”. Mazzini riteneva che la libertà di tutti i popoli d’Europa era una meta sacrosanta cui tendere e che doveva essere raggiunta.
Questa idea europeista ante litteram piacque a molti intellettuali del XIX secolo tra i quali Schiller  autore di un “inno alla Gioia” , che  Beethoven inserì nella sua Nona Sinfonia – la Corale –e che divenne l’Inno Ufficilale dell’Unione Europea.
AAR    Ma a parte questi piccoli semi, quali furono le ragioni essenziali che resero possibile la realizzazione di quelle spinte morali?
GZ      Negli ideali dei Padri Fondatori – Jean Monnet, Konrad Adenauer ed Altiero Spinelli – c’era una politica tesa a creare un avvenire comune di libertà e pace. Da un punto di vista pratico questi illuminati politici ritennero che una integrazione delle risorse energetiche , una libera circolazione di uomini e capitali e l’eliminazione delle barriere doganali, potevano costituire una forte basamento su cui erigere l’Europa.
AAR    Ma ci fu anche qualche altro fattore pratico legato alla realtà di quegli anni?
GZ      Quasi sicuramente la presenza di un forte Blocco Comunista che incombeva da est facilitò il processo di unificazione dei paesi europei che, già facendo parte della NATO (North Atlantic Treaty Organization), crearono l’organizzazione occidentale di difesa comune (CED). La NATO nacque nel 1952, ma a fronte di una organizzata struttura militare, non ha goduto di un accordo politico omogeno soprattutto per il fatto che la Francia spesso non era favorevole alla scelte comuni che andavano in direzione diversa alle sue strategie diplomatiche.
 
di Giorgio Zoli e Attilio A. Romita