CD e altre musiche di ottobre, di Ferruccio Nuzzo

Pubblicato il 1 Ottobre 2019 in , da Ferruccio Nuzzo

I notevolissimi, fondamentali progressi realizzati a partire della metà dell’800 nella fattura degli strumenti a fiato – in particolare modo degli ottoni – permetterà la loro evoluzione, sottraendoli ad una gloriosa ma circoscritta esistenza legata ai clangori trionfali e guerrieri ed alle romantiche evocazioni cinegetiche con la proliferazione di un repertorio virtuoso e popolare che si allargherà sino al Caffè-concerto o al Bal musette. 

Le tre piacevolissime Sérénades – in particolare modo il Bolero – di G. sono rappresentative di questo nuovo stile. Scritte tra il 1860 ed il 1870 fanno parte di un vasto opus di composizioni di questo nuovo genere, ed il fatto che l’autore – probabilmente Louis Girard, professore di armonia – si nasconda sotto lo pseudonimo di G. dice molto su questo, ancor timido, incontro tra la musica “seria”(o semi-seria) ed i nuovi strumenti. 

In Couleur cuivre (Color ottone – in francese, chissà perché gli “ottoni” si chiamano “cuivres”, cioè “rami” …) i cinque solisti virtuosi dell’ensemble Les Siècles – cornetto a pistoni, tromba, corno a pistoni, trombone e tuba a pistoni – appassionati avventurieri del suono, da tempo alla ricerca di strumenti originali (all’epoca se ne crearono numerosi differenti modelli, ma solo alcuni si stabilirono nella continuità), danno vita a questo repertorio, ben più vasto di quanto non si potrebbe immaginare, con un suono giovane, pieno di invenzione e di energia. La loro rievocazione va dalle musiche di Antoine Simon, che dalla direzione d’orchestra al Théâtre Bouffe di Parigi passò ad animare i concerti all’aperto delle primavere moscovite e di Pietroburgo, a quelle del russo Victor Ewald sino alla Fanfare pour précéder la Peri di Paul Dukas ed ad una raffinata trascrizione de La fille aux cheveux de lin di Claude Debussy.

Les Siècles  Quintette de cuivres   

Couleur cuivre – Dukas, Ewald, Simon, G., Debussy – NoMadMusic (41’20)

 


Schubert – Berwald   

Chamber music – Anima Eterna Brugge – Alpha (79’48)

Sin dal sorprendente, aspro, quasi aggressivo accordo iniziale ci si rende conto che questo Ottetto in Fa maggiore D.803 di Franz Schubert è ben diverso da tutte le sue interpretazioni ascoltate sino ad oggi. La seducente morbidezza dei temi, il loro scorrere, scivolando da un strumento all’altro per poi raccogliersi in armoniosi insieme, son qui trasformati in una sfida, in un confronto – se non affronto – ai limiti dell’aggressività, spesso animati da accenti beffardi, di accesa provocazione. 

Bisogna andare al di là del primo effetto di sorpresa per godere appieno l’affascinante novità della geniale interpretazione di Anima Eterna Brugge in questa registrazione in cui l’ensemble, guidato dal violinista Jakob Lehmann, affronta, per la prima volta nella sua lunga e gloriosa carriera, il repertorio cameristico. Giusto vent’anni dopo la gloriosa integrale delle Sinfonie di Franz Schubert, è il suo Ottetto che inaugura il nuovo percorso che ci auguriamo lungo e denso di scoperte. Come quella del Grande Settimino in Si bemolle maggiore che completa il programma del cd, opera del contemporaneo (di Schubert), dimenticatissimo, compositore svedese Franz Berwald, la cui sorprendente originalità, per non dire modernità, viene paradossalmente esaltata dai timbri e dalle sonorità degli strumenti d’epoca.

Camille Saint-Saëns   

Improvisations et autres fantaisies – Yoann Tardivel: organo – Hortus (76’07)

Uno strumento singolare l’organo che Joseph Merklin costruì nel 1869 per la chiesa Saint Michel di Bordeaux, e di concezione modernissima per l’epoca, notevolmente diverso da quelli, di pura tradizione francese, del suo altrettanto famoso contemporaneo e rivale Cavaillé-Coll (Joseph Merklin, nato in Germania, svolse la massima parte della sua attività in Francia, costruendo, tra l’altro, gli organi delle due chiese francesi di Roma: Trinità dei Monti nel 1864, poi San Luigi dei Francesi nel 1881). 

I timbri dei suoi registri, aerei e cantanti, sono ideali per animare la poetica impressionista di queste Improvvisazioni e Fantasie con le quali il vecchio Saint-Saëns ha voluto rievocare le sue improvvisazioni liturgiche. Famosissimo organista ai suoi tempi, e titolare per vent’anni – che egli definì come i più felici della sua vita – dell’organo della chiesa della Madeleine, a Parigi (ove Franz Liszt lo ascoltò definendolo “il primo organista del mondo”) Camille Saint-Saëns illumina le composizioni per il suo strumento favorito – che egli, tra l’altro, introdusse, per primo, in una grandiosa  Sinfonia – dei colori più intimi della sua fantasia, nutrita dai fantasmi del passato e da un’insaziabile, avventurosa esplorazione del futuro. 

Yoann Tardivel è interprete intenso e raffinato di queste musiche, riuscendo nella paradossale sfida di animare delle libere ali dell’improvvisazione composizioni irreversibilmente definite sul pentagramma.


Pour le Tombeau de Claude Debussy    

Live from Vienna – Judith Jáuregui: pianoforte – Ars Production (59’59)

Il breve e commosso omaggio che Manuel de Falla – rievocando un’antica tradizione del barocco musicale francese (e, più tardi, poetica) – scrisse nel 1920 per ricordare l’amico scomparso due anni prima, Claude Debussy, dà il titolo a questo bel cd, registrato dal vivo a Vienna,  che Judith Jáuregui dedica al compositore che da qualche tempo è al centro dei suoi interessi. “Ammiro il suo linguaggio, il suo senso del naturale – dice Judith -, la sua capacità di creare colori e trame diverse diverse al pianoforte. Un’opera come Estampes, per esempio, rivela nuovi segreti ogni volta che io l’affronto”. 

La pianista iberica, nata a San Sebastian, a breve distanza, quindi, dalla frontiera francese, è stata, sin dall’infanzia, impregnata dalla cultura e dalla musica dei suoi “vicini”, Debussy, appunto, Ravel e Poulenc, ma anche dei compositori spagnoli, come Falla e Mompou, che hanno a lungo soggiornato a Parigi e che sono presenti nel programma con Homenaje e con le Jeunes filles au jardin, accanto ad una Ballade di Franz Liszt ed all’Andante spianato ed alla Grande Polonaise brillante op.22 di Fréderic Chopin.

Manuel de Falla – Pour le tombeau de Claude Debussy     


Short Stories   

Thierry Escaich – Tchalik Quintet – Alkonost Classic (61’05)

Un Quartetto in famiglia, come ce n’erano tanti in tempi lontani … Gabriel e Louise al violino, Sarah alla viola e Marc al violoncello, d’origine franco-russa, fanno musica insieme sin dall’infanzia ed il loro Quartetto è uno dei più affermati della nuova generazione. Dopo aver ricevuto, tra gli altri, il riconoscimento della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena nel 2017, hanno ricevuto l’anno scorso il primo premio del concorso del Mozarteum di Salisburgo e nel settembre di quest’anno, a Venezia, hanno partecipato alle celebrazioni del X anniversario del Palazzetto Bru Zane, Centro della musica romantica francese, con un concerto dedicato alle musiche del proustiano Reynaldo Hahn.

Ma è un repertorio assolutamente differente che i quattro fratelli, raggiunti dalla sorella maggiore Dania al pianoforte, presentano in questo interessantissimo cd dedicato alla musica da camera di Thierry Escaich, oggi il compositore francese più interessante della nuova generazione. Musiche – alcune qui registrate per la prima volta – scritte nei primi anni di questo secolo per quartetto d’archi, quintetto con pianoforte e violino solo o accompagnato dal pianoforte (le Short Stories che danno il titolo al cd e che Escaich ha dedicato a Gabriel e Dania Tchalik, una suite scritta in omaggio al cinema, cinque pezzi brevi come dei cortometraggi e connessi da un leitmotiv).

Musica affascinante, in un linguaggio moderno che non ricorre ad alcun estremismo per sorprendere, e che i giovani virtuosi del Quintetto Tchalik interpretano con elegante, appassionato e maturo impegno.

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