“Avrei voluto fare il pittore…” la vocazione mancata di Giuseppe Eugenio Luraghi

Pubblicato il 18 Settembre 2022 in , da redazione grey-panthers

“Era questo il sogno che il papà aveva chiuso nel cassetto. Un sogno tenuto al caldo, accarezzato e stuzzicato di tanto in tanto, per tutta la sua lunga vita da manager, alla quale aveva sacrificato quest’intimo desiderio per un forte senso del dovere e di responsabilità verso famiglia e lavoro che, negli anni, andavano crescendo di importanza e di numero.

Un sogno nato forse quando andava a studiare al parco di Milano con l’amico Angelo Guazzoni, ottimo disegnatore e anche pittore oltre che dirigente industriale. L’arte, in tutte le sue declinazioni, era forse tra i protagonisti dei loro discorsi…Chissà!”

“Quel sogno, tuttavia, faceva inesorabilmente capolino sotto le forme più inaspettate. Per esempio quando offrì a Chiara, la figlia in cui intuiva la giusta sensibilità artistica, di imparare colori e pennelli come strumenti per una realizzazione di sé. O quando comprò il primo quadro di quella che sarebbe diventata la collezione che avrebbe tappezzato le pareti della sua casa e poi anche di quelle dei figli. Cantatore, Carrà, Bernasconi, Casorati, Saetti, De Chirico, Sironi… insomma quasi tutti i maestri del secolo scorso, tutti figurativi, tranne un piccolo Soldati, unico astratto, che adesso è mio”…

La vita di un padre scritta da una figlia. Il ricordo e la memoria raccontati a se stessa, alle sorelle, al resto della famiglia, nipoti compresi.

Così Marina Luraghi, figlia di Giuseppe Eugenio e Liliana Luraghi (la bella signora del ritratto qui a fianco, dipinto che risale al 1930) racconta e ricorda, con la dolcezza di una figlia consapevole del privilegio di aver avuto un “grande padre” e con quel rispetto che forse non è più attuale, ma che certo ha segnato molte delle nostre famiglie del secolo scorso.

Marina Luraghi, con il marito Paolo Rossi ha curato il riordino dell’Archivio Storico Luraghi, che è stato depositato per la parte economica all’Università Bocconi e per la parte culturale presso il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.

Un volume affettuoso e raffinato, delicato nei sentimenti e nei colori, per raccontare Giuseppe Eugenio Luraghi, noto come manager e soprattutto come Presidente dell’Alfa Romeo, simbolo delle automobile sportive per famiglia, che si sono affermate in tutto il mondo.

Meno noto è il suo profilo culturale di poeta, scrittore, giornalista, editore. Un profilo culturale che seppe sempre riunire umanesimo e tecnologia, rifiutando il luogo comune della separatezza dei saperi.

Ancor meno nota è la sua vocazione originale: voleva fare il pittore, ma poi le necessità della vita lo portarono a lavorare nelle imprese.

Negli ultimi anni riprese in mano il pennello, in realtà mai abbandonato nel suo inconscio. Nacque un gran numero di acquerelli e pastelli, raccolti preziosamente nel libro. Durante tutta la sua esistenza Luraghi ebbe nella moglie Liliana un solido contrafforte che lo ha sempre sorretto nella vita e nella carriere. Come accadeva spesso un tempo, tra persone perbene, capaci di azione e di pensiero, lontano dai clamori e dagli snobismi della ribalta.