CD e altre musiche di maggio II, di F. Nuzzo

Pubblicato il 22 maggio 2017 in , da Ferruccio Nuzzo

Nuove, inattese emozioni sonore in questo sorprendente cd, che è il coronamento del lungo, laborioso lavoro di ricerca che il violoncellista Alain Gervreau ha effettuato sulla storia del violino, e in particolar modo sulle Compagnie di violini,  confraternite attivissime tra gli ultimi anni del ‘400 ed i primi del ‘500.

Nelle corti principesche, nelle chiese – celebratissima ai suoi tempi era la Compagnia di sonadori di San Rocco, a Venezia – questi ensemble composti da tre a sei strumenti della famiglia del violino, accompagnavano in musica le cerimonie e processioni religiose e, naturalmente, balli, banchetti ed altri festeggiamenti profani, assicurando sonorità soavi ma abbastanza potenti da riempire le vaste sale da ballo, le navate delle chiese e da coprire il brusio della folla nelle strade.

Perché queste Compagnie scomparvero, mentre le Consorts di viole, flauti a becco e saqueboutes (l’antenato del trombone) resistettero, divenendo protagoniste, in tempi moderni, della rinascita della musica antica?

La risposta è in una sapiente tesi di dottorato che Alain Gervreau ha presentato alla VrijeUniversiteit ed al Koninklijk Conservatorium di Bruxelles, uno studio complesso e affascinante, di cui questo cd è, in qualche modo, l’illustrazione acustica (e gli argomenti fondamentali della ricerca sono riassunti nell’interessante libretto che l’accompagna).

Una delle caratteristiche più curiose ed evidenti di questi ensemble era la posizione dei sonadori. Mentre gli aristocratici suonavano, seduti, la viola da gamba, i sonadori erano professionisti (di rango piuttosto basso: il famoso Ambrosio da Milano, soprannominato Lupo, era anche materassaio …), e in servizio i codici gerarchici interdicevano loro di sedersi; dovevano quindi suonare in piedi, anche strumenti come il basso di violino, ben più imponente di un violoncello, che si portava a bandoliera.

Ciò detto, e al di là di queste dotte curiosità, s’impone il fascino di una musica dimenticata, delle polifonie che la trascrizione strumentale, in qualche modo «funzionale» (come ho detto si trattava sovente di musiche destinate ad accompagnare la danza), e le inedite sonorità invitano a riscoprire. Le composizioni di Orlando di Lasso, Josquin de Prez, Adrian Willaert – che fu maestro di cappella a San Marco di Venezia – ed altri contemporanei rivivono nella vitale e raffinata interpretazione dell’Ars de’ Sonadori, l’ensemble che Alain Gervreau e sua moglie Odile Edouard – attivissima violinista barocca (Les Witches, Les Harpies) e insegnante – hanno formato, ricorrendo all’appassionata collaborazione di liutai ed archettai. Partendo da antichi modelli o, spesso, da pitture, costoro hanno costruito strumenti scomparsi come il violino exilande (dal latino exilis, esile) – che ha soltanto tre corde, ed un suono acuto che dà un colore particolare all’ensemble – e i violini contralto, tenore, bassetto e basso.

Tali strumenti, e la relativa spiegazione (in francese) delle loro caratteristiche e della loro pratica, sono in un reportage girato in occasione del Festival Musique et Mémoire, o in concerto, nella chiesa di Saint Elisabeth a Mons.

Ars-de-SonadoriL’Ars de’ Sonadori    

da ballo o di musica – Ensemble Les Sonadori Ligia (61’48)

images  L’Ars de’ Sonadori


41NK57WkbtL._SS500Les Folies Humaines    

Marin Marais – Ronald Martin Alonso: viola da gamba, Damien Ouvreau: tiorba e chitarra barocca, Thomas Soltani: clavicembalo – Vedado Musica ( 67’25)

«Nessun compositore ha saputo dare alla viola da gamba una così forte capacità d’espressione, così prossima alle emozioni ed alle follie umane», con queste poche parole Ronald Martin Alonso riassume efficacemente la poetica di Marin Marais, il grande compositore che nella seconda metà del ‘600, e sino alla sua morte nel 1728, incarnò in Francia la quasi-divinità di questo meraviglioso strumento, il solo in grado di imitare la voce umana e di competere con essa  nell’esprimere i sentimenti, sublimandoli in un’irraggiungibile astrazione.

Questa «musica estremamente penetrante, che ha destato in me emozioni vibranti e una sensazione di felicità mai prima conosciuta» il cubano Ronald Martin la scoperse a La Havana, con lo splendido film di Alain Courneau Tutte le mattine del mondo, che alla vita di Marin Marais è, appunto, ispirato. «Un film che ha marcato definitivamente la mia vita»; Ronald Martin aveva appena terminato gli studi di chitarra e contrabbasso e non aveva mai sentito parlare della viola da gamba, che nessuno suonava, in quegli anni, a Cuba. Un vecchio strumento dimenticato da chissà quanto tempo, insieme alla minuscola riproduzione dello spartito delle Voci Umane sul retro della copertina di un cd di Jordi Savall, gli permisero di iniziare una lunga storia d’amore con la viola e con il compositore che, forse meglio di ogni altro, l’ha fatta cantare.

Les Folies Humaines è il sublime omaggio a questa passione, attraverso le composizioni del Secondo, Quarto e Quinto Libro delle Pièces de Viole – che sono tra le più rappresentative dell’arte di Marin Marais. Le Voci umane, appunto, ma anche le furiose Follie di Spagna (sul celeberrimo tema, conosciuto sopratutto per la Variazioni che ne fece Arcangelo Corelli), il nostalgico, sognante, Tombeau pour Monsieur de Lully e due Suites, in re minore e in la minore.

L’interpretazione di Ronald Martin Alonso è appassionata, e sfiora pensosamente la follia pur senza mai cederle, coinvolgendo i suoi complici nel vortice di un’emozione ad ogni brano, ad ogni movimento rinnovata.

images  Les Folies Humaines


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Orgue de la Philharmonie de Paris – Olivier Latry: organo – Erato (78’31)

L’organo in tutta la sua trionfante molteplicità. Costruito nel 2015 dal fattore austriaco Rieger – che ha firmato alcuni dei più monumentali strumenti del pianeta, dalla Konzerthaus di Vienna al Metropolitan Museum di New York ed alla Suntory Hall di Tokyo – ed inaugurato il 7 febbraio dello scorso anno dal grande organista e compositore francese Thierry Escaich, quest’organo, uno dei più poderosi d’Europa, colma un vuoto. La Parigi profana – e la sala della Filarmonia in particolare – non avevano da lungo tempo un organo che potesse assumere degnamente il suo ruolo fiancheggiando i grandi complessi orchestrali in opere come la Terza Sinfonia di Saint Saëns o Così parlò Zarathustra di Richard Strauss. Con le sue quattro tastiere, i 91 registri e le oltre seimila canne, l’universo che l’organista può scatenare dall’enorme ventre sonoro dissimulato in una scenografia ultra-moderna riempie senza problemi l’immenso volume della sala, pur essendo capace di svolazzare volteggiando leggero sui timbri più esili o piccanti.

Il programma del disco è il campionario più adatto ad esemplificare queste virtù, grazie a trascrizioni magistrali di brani conosciutissimi del repertorio classico. C’è un simbolico omaggio a Bach – che dell’organo fu l’insuperato pontefice – rappresentato dalla trionfale Sinfonia dalla Cantata BWV 29, poi tutto il resto è rutilante omaggio alle sconfinate possibilità del monumento. Dalla Danza delle spade (Aram Kachaturian) a quella del Fuoco (Manuel de Falla) e a quella Macabra (Camille Saint-Saëns), passando per Chopin adattato da Liszt (Preludio op.28 n°4), Liszt adattato da Max Reger (San Francesco da Paola che cammina sulle acque), Claude Debussy – La cattedrale sommersa – e Richard Wagner – Preludio e morte d’Isotta.

Olivier Latry – che da oltre trent’anni è co-titolare degli organi di Notre-Dame di Parigi -, ed è un maestro dell’improvvisazione, già protagonista di un’integrale dell’opera di Olivier Messiaen (in concerto ed in disco) non ha disdegnato di mettere il suo virtuosismo al servizio di questo pittoresco ed un tantino frivolo programma, che, più che la musica per organo, celebra lo strumento.

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