Richiamo Ue, l’Italia protesta

Pubblicato il 19 Giugno 2014 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Il Corriere della Sera: “Richiamo Ue, l’Italia protesta. Procedura di infrazione: pagate in ritardo le imprese”. “Iniziativa promossa dal commissario Tajani (Forza Italia). Padoan: incomprensibile”.
In prima da segnalare anche un articolo di Aldo Grasso: “Il deficit culturale che opprime la Rai”. A centro pagina la maturità (“Il tema è sul futuro. Ma le radici?”, di Giovanni Belardelli e Massimo Gaggi). E poi il caso Gambirasio: “‘Mi parava di Yara, sembava tranquillo’. Il verbale della moglie del presunto assassino”. A fondo pagina: “Il giallo del nuovo scambio di embrioni: Denuncia di una coppia al Pertini di Roma dopo il caso dei gemelli. L’ospedale: falsità”.

La Repubblica: “Renzi-Berlusconi, accordo fatto sul nuovo Senato”, “Ma sul presidenzialismo no del premier a Forza Italia”, “Sel vota la legge degli 80 euro e poi si spacca”, “Debiti della PA, la Ue apre una procedura d’infrazione”.
In evidenza una grande foto di un miliziano in Iraq con kalashnikov e turbante: “Iraq, Obama prepara i droni, compagnie del petrolio in fuga”. Un reportage dal Kurdisatn di Marco Ansaldo.
In taglio basso, ancora il caso di Yara Gambirasio: “Bossetti in carcere: ho tre figli, come avrei potuto uccidere Yara?”.
In taglio basso anche le rivelazioni del pentito Iovine: “’Così la camorra comprava i processi con 250 mila euro’”.

La Stampa: “Debiti dello Stato, lite Ue-Italia”, “Procedura d’infrazione per i pagamenti troppo lenti. Padoan: incomprensibile”.
Sotto la testata: “Baghdad chiede i raid degli Usa”. E il caso del boss pentito Iovine: “Iovine: 250 mila euro per un’assoluzione”.
A centro pagina, foto del centrocampista spagnolo Busquets: chino a terra, si dispera. “Fallimento Spagna, è fuori dai Mondiali”.
E le notizie dall’Europarlamento: “Nasce il gruppo di Grillo e Farage”.

Il Fatto: “Gomorra e il giudice amico, ‘Compravamo le sentenze’”, “Il pentito Iovine: ‘Ho pagato due volte 200 mila euro e così due condanne per omicidio sono state cancellate in Appello. Il mio avvocato Santonastaso mi consigliò di nominare come altro difensore Sergio Cola, ex An, amico del Presidente della Corte’. Il magistrato è Pietro Lignola, già sotto processo per rivelazione di segreto con aggravante mafiosa”.
A centro pagina: “Doppia porcata”, “Senato, quasi accordo Renzi-B. E in cambio sparisce l’Anticorruzione”.
A centro pagina anche le notizie dall’Europarlamento: “Farage e Grillo fanno il gruppo, ma grazie a 5 estremisti di destra”.
In evidenza anche i titoli sull’inchiesta Mose e e le dichiarazioni del magistrato delle Acque Cuccioletta: “’Mose, Mazzacurati mi dava soldi e Tfr. Decideva tutto lui’”.

Il Garantista: “Csm ad personam, arriva il salva-Bruti”, “Non ci sarà nessuna azione disciplinare contro il Procuratore di Milano”.
Di spalla a destra, sul Comune di Pompei: “Assessore alla Legalità il Pm che perseguitò Tortora”. Si tratta di Diego Marmo, nominato Assessore alla Legalità.
A centro pagina: “Liberate Provenzano!”, in relazione alla decisione che il Tribunale di sorveglianza dovrà prendere sul regime di 41 bis cui è sottoposto le cui funzioni vitali “vengono prodotte da macchine, tubi, sondini”.

Il Giornale: “Berlusconi-Renzi è fatta”. “Via libera alle riforme”. “Il Cavaliere: ‘Fine dei giochi, Forza Italia pronta per firmare’. E dopo legge elettorale e Senato, tocca al presidenzialismo”. E poi: “Il premier non paga le imprese: l’Europa apre la procedura di infrazione”.
Il titolo di apertura è dedicato alla “guerra in Procura”. “Napolitano detta la sentenza sui magistrati di Milano”. “Un giudice: ha debiti da onorare”. Il quotidiano scrive: “C’è chi avanza il sospetto che il Pd-Ds debba molto a Bruti e non possa adesso scaricarlo. Dicono che il magistrato Clementina Forleo ne sia convinta. E si riferisce alla gestione della tentata scalata di Unipol in Bnl”.

L’Unità: “Grillo agita il manganello. Vergognoso attacco ai lavoratori de L’Unità: se il giornale chiude è un bene. Il Pd: insulti che offendono la democrazia. Fnsi: usa l’olio di ricino. Il comico esulta per l’accordo in Europa con lo xenofobo Farage”. A centro pagina: “Sel vota sì al decreto Irpef e si spacca”. Il quotidiano racconta della “guerra nel partito”, e scrive: “Migliore si dimette. Vendola: così no n va. Oggi la resa dei conti”. A fondo pagina: “Guerra santa del petrolio”.
Il Sole 24 Ore: “Iva, società e appalti: prove di fisco semplice. Domani in Consiglio dei Ministri il decreto: comunicazioni più leggere, nuove regole per i rimborsi. Verso l’abolizione della responsabilità solidale”. Di spalla: “Debiti Pa, infrazione Ue sui ritardi dei pagamenti. Padoan: incomprensibile”. “Scontro tra il Pd e il commissario Tajani”.

Infrazione Ue, Commissione

Il Sole 24 Ore parla di “cronaca di una infrazione annunciata” dando conto dell’avvio della procedura di messa in mora nei confronti dell’Italia per i tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione. Il nostro Paese resta il peggior pagatore d’Europa, con una media di sei mesi per onorare i propri debiti. La procedura ricorda all’Italia che deve saldare le sue fatture ai fornitori entro trenta o sessanta giorni al massimo. Pena il pagamento di una mora dell’8 per cento.

Sul Corriere il commissario europeo Tajani risponde alle dichiarazioni del sottosebgretario Gozi, che ieri lo ha accusato di aver compiuto “una grave strumentalizzazione dell’Ue e un atto di irresponsabilità contro l’Italia”. Nell’intervista Tajani dice che è vero il contrario, che “quando lo Stato non paga i suoi debiti e una impresa va in crisi qual è la prima cosa che fa? Licenzia i suoi lavoratori. Ma lo Stato, la Pubblica amministrazione, deve invece pagare: entro 30 o 60 giorni, impone la Ue. Nella realtà in Italia i giorni possono arroivare a 170 o anche 210, come risulta dalla Commissione europea o dalla Banca d’Italia”. Tajani precisa che la decisione di avviare la procedura di infrazione è stata presa “con tutta la Commissione” e “senza neppure un astenuto”, e che la procedura si riferisce alla direttiva Ue del 2011, recepita dall’Italia il primo gennaio 2013, che imponeva a ogni governo di pagare i debiti alle imprese entro uno o due mesi al massimo. La procedura di infrazione potrebbe ora portare a una causa davanti alla Corte di giustizia”. Padoan ha detto: incomprensibile. “Anche io sono sorpreso, perché Padoan non è forse ben informato: si riferisce evidentemente ai ‘vecchi’ debiti pregressi, quelli precedenti la direttiva Ue, che nel 2013 è diventata tra l’altro legge della Repubblica italiana. Io parolo di una cosa, lui di un’altra. E’ da un anno e mezzo che sollecito l’Italia. Si ricorda la prima risposta italiana?”. Fu “paghiamo a mora”. “La verità è che l’Italia è stata avisata in ogni modo. Tutto inutile. Perciò mi sembra strano che Padoan si dica sorpreso”.
La Stampa dedica le prime tre pagine all’apertura della procedura d’infrazione aperta dalla Commissione Ue nei confronti dell’Italia per i ritardi dei pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione. A sollecitarla è stato il commissario italiano all’Industria Antonio Tajani: “L’Italia -ha ricordato- è il peggior pagatore d’Europa”. Da noi occorrono in media 165 giorni per soddisfare un fornitore ed una direttiva comunitaria entrata in vigore il 1 gennaio del 2013 prescrive che si debbano chiudere i conti in 30 giorni. Il quotidiano riferisce delle reazioni del ministro dell’Economia Paodan, secondo cui la procedura d’infrazione è “francamente incomprensibile”; e di quelle del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche europee Sandro Gozi, che parla di “atto di irresponsabilità contro l’Italia”. Tajani -spiega La Stampa- nega ogni motivo politico “con una difesa che sarebbe certo più facile se il coro di voci in suo favore dalle parti di Forza Italia fosse più discreto. Chi lo critica ricorda che fra poco più di dieci giorni lascerà l’incarico di commissario per tornare a fare il deputato nella squadra dell’ex Cavaliere. Ma lui dice che sono pretesti. ‘Ho cominciato questa battaglia quando era al governo Berlusconi, l’ho condotta con Monti, Letta e ora con Renzi’”. Si dà conto poi delle dichiarazioni di Gozi, che ricorda che per il pregresso il Document Economia e Finanza “mira a pagare in tempi rapidi tutti i debiti della Pa; e per il futuro, con le modifiche alla legge europea 2013 bis, già approvata dalla Camera” vengono fissati “i termini perentori di pagamento in 30 e 60 giorni”.
Su La Repubblica: “Debiti Pa, scontro governo-Tajani”
Il Sole 24 Ore ricorda che la procedura Ue “punta il dito sui ritardi di pagamento”, e quindi “sui tempi record con i quali la Pa, a partire dal 2013, paga le imprese italiane”. Il tema, aggiunge il quotidiano di Confindustria, “non si può considerare disgiunto dallo smaltimento degli arretrati e dunque dal volume pagato”. Le amministrazioni sono oggi concentrate a pagare il pregresso, per cancellare oltre 47 miliardi accumulati fino al 2012. E se sono impegnate a fare questo, non pagano o pagano com minore lena i debiti successivi. “Un cane che si morde la coda”, scrive il quotidiano.

Sul dibattito sulla prossima Commissione Ue, il Sole 24 Ore scrive, citando Matteo Renzi: “‘Sui nomi Ue né via libera né diktat'”. Dove si legge che ieri Renzi ha incontrato Van Rompuy, che il colloquio è durato due ore, e che il premier ha incassato l’ok del presidente del Consiglio europeo “sul documento che precederà le nomine”. “Il premier italiano è stato utilizzato negli ultimi giorni dai media e dalle autorità inglesi in funzione anti-Juncker. Sul Financial Times di ieri si accreditava l’ipotesi che Renzi sarebbe disposto a dare il suo assenso a Juncker in cambio di un ‘controllo annacquato dell’area Euro’, mentre secondo il Guardian Renzi nella portita delle nomine giocherà comunque un ‘ruolo chiave’. Una telefonata di Renzi a Cameron avrebbe chiarito la posizione italiana tutta concentrata sulle politiche e non sui nomi. Un alto funzionario di Palazzo Chigi ha smentito un ‘gioco’ italiano sui candidati insistendo che raccoglie sempre più consensi ‘la nostra linea vincente di mettere davanti a tutto l’agenda’”. Il punto di Stefano Folli è titolato. “Juncker alle porte, il semestre e la difficoltà di cambiare verso alla Ue”. Folli scrive che “tutti sanno che un nome è già sul tavolo”, quello di Juncker appunto. Un nome che Renzi “avrebbe volentieri evitato” questa soluzione, e che “in teoria tutto può accadere”, ma ricorda che la stampa inglese già parla di una “disfatta” di Cameron, che non vorrebbe Juncker (“una persona non votata e non eletta”) al punto da minacciare il ritiro del Regno Unito dall’Unione.

Riforme

Le prime tre pagine de La Repubblica sono dedicate agli accordi possibili sul fronte delle riforme istituzionali: “Riforme, ecco l’accordo, addio al bicameralismo. Senato di Regioni, meno sindaci”. Rispetto alle richieste di Forza Italia e del suo leader Berlusconi, secondo il quotidiano l’atteggiamento di Matteo Renzi sarebbe il seguente: ognuno rinunci a qualcosa. Quindi -si spiega- il premier e segretario Pd “ha dovuto rinunciare al suo Senato dei sindaci”, che Forza Italia non ha mai apprezzato. Spiega Francesco Bei sul quotidiano che il premier ha trattato partendo da 1/3 di sindaci e 2/3 di consiglieri regionali, ma alla fine Forza Italia è riuscita a strappare la quota simbolica di un sindaco per ogni Regione (non sarà più automaticamente il primo cittadino del capoluogo di Regione, a Roma andrà invece un sindaco eletto dai suoi colleghi). Il cocktail finale è dunque più vicino a ¼ di sindaci -una ventina- e ¾ di rappresentanti regionali, cosa che rassicura i centrodestra, preoccupato dio un’eccessiva rappresentanza del Pd nella Camera alta.
Sulla pagina seguente, ancora sulle proposte presidenzialiste avanzate ieri da Silvio Berlusconi: “Silvio: poi il presidenzialismo. No del premier: inopportuno”.
Il Giornale scrive che ieri è stato “il giorno di Berlusconi”, del suo “io ci sono'”, e il giorno della “conferma del patto con Renzi sulle riforme”. In una conferenza stampa il leader di FI ha rilanciato l’elezione diretta del Capo dello Stato, ha detto che oggi il Presidente della Repubblica “va oltre le sue funzioni”, ha annunciato la ripresentazione in commissione degli emendamenti su questo punto ed un percorso successivo basato su una proposta di legge costituzionale e un referendum. Un altro articolo sintetizza: “Il Cav dà il via libera a Renzi. Sulle riforme ormai è fatta. Il leader azzurro deciso a proseguire il dialogo su Italicum e Senato. E non esclude un altro incontro con il premier. Matteo: ‘Intesa a un passo'”. Secondo il quotidiano la trattativa “serrata” è affidata a Verdini, con il compito di “appianare le ultime divergenze”. Un “dietro le quinte” dello stesso quotidiano si sofferma sul Pd: “E sulle proposte di Berlusconi il Pd è già in tilt. Democratici divisi sul presidenzialismo: renziani favorevoli, ma dopo le riforme”. Dove si legge che la prossima settimana si incontreranno il ministro Boschi e il capogruppo FI al Senato Paolo Romani, ma l’intesa di fondo sarebbe stata raggiunta: FI otterrebbe un ridimensionamento del numero dei sindaci nel nuovo Senato, “che rischiava altrimenti di trasformarsi in una sorta di monocolore Pd”. Accettata la non elettività. “Berlusconi potrà rivendicare di aver ottenuto modifiche sostanziali al testo del governo, Renzi potrà incassare una accelerazione su una riforma  che solo quindici giorni fa sembrava impantanata”.

M5S

Scrive Il Fatto che sono stati determinanti per la formazione del gruppo che vede uniti il leader dell’Ukip Nigel Farage e il M5S all’Europarlamento 5 estremisti di destra: si tratta, scrive il quotidiano, di due nazionalsiti svedesi, una transfuga del Front National di Marine Le Pen e due ultrà lituani.
Su La Stampa: “Farage-Grillo, il gruppo c’è grazie ad una ex lepeniana”. Il corrispondente a Bruxelles Marco Zatterin sotolinea come la compagine di questo gruppo (EDF) sia “una ribollita di ideologie”: “ci si può chiedere cosa c’entri la dissidente Fn (Front National) Joelle Bergeron, che il partito voleva far dimettere, con i democratici svedesi ultraconservatori. Senza contare che Farage è nuclearista e vuole uccidere l’Ue, mentre i grillini sono per le rinnovabili e per rilanciare l’euro, senza il quale non si avrebbero gli eurobond. Che dire della lettone Grigule che si batte per difendere l’egemonia russa nel suo Paese?”. L’euroregolamento, sottolinea ancora Zatterin, richiede “affinità politica” nei gruppi, per cui “un’inchiesta è più che probabile”.
Il quotidiano intervista la deputata M5S Giulia Sarti, che nei giorni scorsi si era detta perplessa sull’alleanza con l’Ukip, ma ora dice: “LA consultazione c’è stata, non si è trattato di una decisione solo di Grillo”, “E forse riusciremo noi a dettare la linea all’Ukip”.
Sul M5S segnaliamo anche un articolo de La Repubblica che riferisce di una circolare del presidente del Senato: “Grasso: ‘Grillo tesoriere M5S, consegni il suo 730’”. Spiega il quotidiano che tutto ha avuto inizio con una richiesta arrivata dal deputato di Sel Sergio Boccadutri: accortosi nell’ottobre scorso che a Grillo spettano, da statuto, l’amministrazione e la gestione dei fondi dell’Associazione, fa rilevare come si tratti di una figura simile a quella del tesoriere.

Pd, Sel

Su L’Unità una intervista al capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza: “‘Il Pd vuole il dialogo, non alza muri a sinistra’”. Su quel che sta accadendo in Sel dice di aver “molto rispetto per la loro discussione interna” e ricorda che l’ufficio di presidenza ha dato il via libera alla adesione di due parlamentari che hanno chiesto di passare da Sel al Pd. “La diaspora? Sel, con la lista Tsipras alle europee, ha superato la soglia del 4 per cento. Noi del Pd dobbiamo assolutamento mantenere il dialogo con questo partito, ci sono molti punti di contatto e non posso dimenticare che durante l’ultima campagna elettorale per le politiche eravamo nella stessa coalizione”. Su Grillo, alla domanda come faccia il Pd a fidarsi del M5S: “Diciamo che un partito che per dodici mesi ha tenuto milioni di voti nel congelatore e che decida di aprire una finestra non può che essere un fatto positivi. Ma noi guarderemo con grande attenzione le carte perché è chiaro, almeno dal mio punto di vista, che di Grillo e dei suoi modi non c’è da fidarsi”.
Su Il Giornale: “Il Pd si mangia anche Sel. E vendola si ritrova solo. Spaccatura a sinistra sul decreto Irpef. Dopo il voto favorevole, lascia Migliore, capogruppo alla Camera. Il leader: restiamo all’opposizione. Ma tanti fuggono”. La scelta di votare sì al decreto è stata avallata da Vendola, che “ha “coperto” la decisione del suo capogruppo Migliore, che era per votare sì al decreto. Migliore però ha annunciato le dimissioni proprio per “votare come mi pare” da deputato singolo. Vendola: “Capisco la forte fascinazione verso il premier, ma sia all’opposizione”.
Sul Corriere: “Effetto Pd su Sel. Si dimette migliore. Scissione vicina”.
Su Il Fatto: “Sugli 80 euro Sel si spacca e Vendola ‘dimissiona’ il capogruppo Migliore”. E’ accaduto ieri alla Camera, dove è stato approvato il cosiddetto decreto Irpef.
Su La Repubblica: “Sel vota gli 80 euro ma si spacca, scissione in vista”, “Dimissioni accettate del capogruppo Migliore. Vendola: ‘Non ci sarà una Opa di Renzi’”.

Mose

Sull’inchiesta Mose, segnaliamo da La Repubblica i contenuti delle rivelazioni dell’ex magistrato delle Acque Cuccioletta: “Sì, prendevo soldi da Mazzacurati”. Siamo a pagina 20, in cronaca. L’ex Presidente del Magistrato delle Acque Patrizio Cuccioletta, in un interrogatorio del 16 giugno scorso avrebbe ammesso di aver preso i soldi dal presidente del consorzio Venezia Nuova Mazzacurati: si tratterebbe di circa un milione di euro. E ammette: “è vero, i collaudatori del Mose erano quasi sempre scelti da lui’”. Cuccioletta, ricorda il quotidiano, ha assunto l’incarico nel 2008: “Mazzacurati mi disse che mi avrebbe corrisposto circa 200 mila euro l’anno e alla fine del mio mandato un riconoscimento di alcuni milioni di euro. Io, imbarazzato, accettai”, “nella mia abitazione si recarono tre volte il signor Neri (funzionario del consorzio), tra il 2008 e il 2009, poi il dottor Sutto (ex dipendente del Consorzio) tra il 2010, portandomi in contanti le somme”

Internazionale

Avvenire si sofferma sulla situazione in Iraq: Exxon e Bp hanno annunciato il ritiro di parte del loro personale, l’Eni rimane ma “monitora la situazione”. “Mani di Al Qaeda sul petrolio. Assedio alla raffineria di Baiji, stranieri in fuga. L’Iraq agli Usa: subito i radi. L’Iran avverte: siamo pronti a difendere i luoghi santi a Najaf e Karbala”.
Sul Sole 24 Ore: “Iraq, si combatte per il petrolio. Infrastrutture energetiche nel mirino degli estremisti: le compagnie straniere preparano l’evacuazion. Infuria la battaglia tra esercito e jihadisti per il controllo della più grande raffineria”. “Il governo iracheno ha ufficializzato la richiesta a Washington di compiere raid aerei contro i miliziani islamici dell’Isis”.
Un altro articolo del quotidiano di Confindustria si sofferma sulla “occasione d’oro del Kurdistan”. “La guerra espolosa nella regione potrebbe regalare ai curdi uno Stato indipendente. Gli aggueriti peshmerga si stanno rivelando come la sola forza regionale capace di tenere testa all’Isis. Baghdad dovrà ricambiare il favore”.
Su L’Unità si legge che mentre in Iraq l’Isis “conquista le città del petrolio”, in Siria lo stesso gruppo “rapisce studenti”. E’ successo il 29 maggio scorso nella strada tra Aleppo e Minbej, mentre tornavano a casa doo aver sostenuto gli esami di fine anno. La Ong che ha denunciato il fatto teme che i ragazzi siano sottoposti ad indottrinamento per essere usati come attentatori suicidi.
Su Avvenire si legge delle dichiarazioni di ieri del presidente palestinese Abu Mazen che ieri, durante un vertice in Arabia Saudita, ha lanciato un “forte appello” per il rilascio dei tre giovani israeliani rapiti. “Devono subito essere restituiti alle loro famiglie”, “i rapitori vogliono distruggere tutti i palestinesi”. Abu Mazen ha accusato il premier israeliano Netanyahu di aver utilizzato il sequestro “come pretesto per spedire truppe nelle zone controllate dalla Anp”, ed ha detto: “E’ nostro interesse coordinarci sulla sicurezza con Israele perché questo ci aiuta a proteggerci”. Le parole di Abu Mazen sono state “apprezzate a Tel Aviv”, la negoziatrice Livni le ha giudicate “importanti e giuste”, mentre un portavoce di Hamas ha fatto sapere che quel discorso “non aiuta certo il cammino di conciliazione con Fatah intrapreso a giugno”.
Su La Repubblica un intervento in prima dello scrittore Mario Vargas Llosa: “Elogio di Juan Carlos nel giorno dell’addio”, “La Spagna su cui regnerà Filippo VI è una democrazia rispettata, un Paese libero. Tutto questo è in gran parte merito del monarca che si ritira”.
E alle pagine R2 un’analisi di Alessandro Oppes: “Spagna. Niente festa né ospiti stranieri, la cerimonia low-cost di Felipe”. Oggi la proclamazione in Parlamento senza simboli religiosi. Assente Juan Carlos.

E poi

Su La Repubblica, alle pagine R2 cultura, il dibattito: “La sinistra europea rischia davvero di scomparire?”. Se lo è chiesto recentemente il primo ministro socialista francese Manuel Valls. Ne parlano il sociologo francese Alain Touraine, gli storici Guido Crainz e Massimo L. Salvadori, il sociologo Marco Revelli.
Sul Corriere Michele Salvati si occupa del Pd, di Renzi e delle radici nel Pci: “L’identià del Pd e le riforme da fare. L’ombra lunga dell’era Berlinguer”. Dove si ricorda che era del tutto estranea, al segretario del Pci, “l’idea di ottenere un consenso elettorale maggioritario come sinistra unita, una sinistra non comunista, adatta alle condizioni di un Paese a capitalismo avanzato”, e per questo intendeva il Pci al governo solo “insieme a forze di orientamento diverso”, che consentissero al Pci di “conservare i tratti che lo rendevano minoritario”.