G8, alla Diaz fu tortura’. L’Europa condanna l’Italia

Pubblicato il 8 aprile 2015 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Il Corriere della sera: “Scintille tra Renzi e i sindaci”. “Il premier: non ci saranno né tagli né imposte”. “La protesta dei Comuni”.
“Il piano economico del governo: ‘Vedremo i primi cittadini, dalla spending review dieci miliardi”.
In evidenza anche una intervista al presidente dell’Anci Piero Fassino: “Regole di bilancio cambiate 64 volte dal 2011”.
L’editoriale, firmato da Antonio Polito: “Un gigante con tanti cespugli”, dedicato alla riforma elettorale.
Di spalla: “La Corte indiana decide su Latorre. L’Italia studia la contromossa”.
A centro pagina: “La condanna europea: alla Diaz fu tortura, punizioni inadeguate”.
E poi, con foto: “Terrorismo: mille vittime nel campo profughi in Siria”. “Isis, strage di palestinesi. Assediati 3500 bambini”.
A fondo pagina: “Il pilota Alitalia che ha sparato in casa”. “Sospeso dalla società. Aveva portato Mattarella a Palermo. Come prevenire i rischi”.

La Repubblica: “’G8, alla Diaz fu tortura’. L’Europa condanna l’Italia”, “La Corte di Strasburgo: deve essere reato, serve una legge. Polemiche in Parlamento”.
In apertura a sinistra: “’Niente tagli né tasse in più, ecco la manovra’”, “Renzi e Padoan: crescita dello 0,7%. Sinistra pd e Forza Italia all’attacco”.
A centro pagina: “Il giallo delle banconote da 500, depositi record, rischio riciclaggio”, “In banca somme 100 volte superiori al normale”.
In grande evidenza una foto da Yarmuk di bambini che si accalcano per avere un po’ d’acqua: “’E’ un’altra Srebrenica’, orrore in Siria”, “La ferocia dell’Is nella città dei profughi. L’Onu: 3500 bimbi allo stremo”. “Le vittime palestinesi” è il titolo del commento di Gad Lerner.

La Stampa: “Scatterà il prossimo anno la tassa unica sulla casa”, “Il Cdm inizia l’esame del Def: nel 2015 crescita dello 0,75. Venerdì il nuovo sottosegretario”, “Renzi: né tagli né aumenti. Ma è sfida con Fassino sul patto di stabilità”.
Nella colonna a sinistra: “Strasburgo contro l’Italia: ‘Alla Diaz ci fu tortura’”. “Ora ci vuole una legge che la punisca”, scrive Vladimiro Zagrebelsky nel suo commento.
E il quotidiano intervista Gianfranco Fini: “La politica non diede nessun ordine. Fece tutto la polizia”.
La Stampa ricorda in prima l’incontro previsto per la giornata di oggi del primo ministro greco con il presidente russo Putin e sintetizza nei titolo il punto di vista dell’Ue: “L’Ue ad Atene: ‘Le riforme sono sbagliate’”.
In prima la foto del “Big Big Mac” di Tom Friedmann in mostra alla Triennale di Milano “Arts & Foods”: “Come mangiavamo e come mangiamo”.

Il Fatto: “La tortura è reato. In Europa”, “La Corte di Strasburgo condanna l’Italia perché il blitz della Polizia nella scuola Diaz di Genova al G8 del 2001 ‘va qualificato come tortura’. Ma quel delitto da noi non esiste. ‘Colpa non dei giudici, ma della legge’. Tipico caso di responsabilità civile dei politici”.
Sulla manovra, a centro pagina: “Renzi: ‘Niente nuove tasse’. Ma non è vero”, “il def rinvia tutti i problemi al 2016”, “Il premier presenta i numeri su cui costruirà la legge di stabilità. E si vanta di aver cancellato le clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti di Iva e benzina. Ma è soltanto una promessa”.
Su Expo: “L’Oscar Ferretti molla Expo: ‘Troppi ritardi’”, “’Il mio progetto è fermo, ora basta’”, “’Sono quattro anni che lavoro a questo progetto ma la gara d’appalto è stata chiusa solo pochi giorni fa, non sarà mai realizzato in tempo: li diffido da utilizzare il mio nome’. E Cantone trova la grana degli extracosti”.
A fondo pagina: “Cibo spazzatura: la rivolta dei Navajo”, “Boom di diabete e obesità dopo che gli Usa li hanno sommersi con gli alimenti delle multinazionali. Ora la tribù contrattacca tassando il ‘junk food’”. A raccontare questa vicenda sulla tribù che vive nella riserva tra Utah e Arizona è Virginia Della Sala

Il Giornale: “Ora torturano i poliziotti. L’Italia condannata per l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001”. “Ma tutti dimenticano che per tre giorni le vittime degli scontri furono le forze dell’ordine”.
E poi: “Intanto i delinquenti ringraziano e scansano la galera”. “Via alla depenalizzazione mascherata dei reati ‘lievi'”.
A centro pagina: “Il volo di Mattarella? In mano al pilota dalla pistola facile”.
E poi: “Né tagli né tasse, la magia di Renzi”. “Fumosa presentazione della nuova manovra, pagheremo ai Comuni”. E poi: “Inchiesta coop, dopo gli amici del premier spunta il nome del ministro Poletti”.

Il Sole 24 Ore: “Def, tagli da 10 miliardi e l’incognita delle tasse”. “In attesa della ‘spending’ cresce la pressione fiscale”. “Renzi: né tagli né tasse, stop all’aumento Iva”. “Pil allo 0,7 per cento, ripresa degli investimenti. Duello con i sindaci”.
In “primo piano”: “‘G8 di Genova, fu tortura’. Italia condannata da Strasburgo per l’attacco alla scuola Diaz”.
A centro pagina: “Banche, scontro nella Ue sugli aiuti”. “Inviata anche all’Italia la richiesta di informazioni sulle imposte differite attive”.

Diaz

La Repubblica, alle pagine 2 e 3: “Strasburgo condanna l’Italia ‘Il blitz alla Diaz fu tortura, impuniti gli autori degli abusi’”, “La Corte dei diritti umani sul G8 Di Genova: introducete il reato di tortura. Risarcita una vittima. Presto due verdetti anche su Bolzaneto”.
“L’uomo del ricorso” è Arnaldo Cestaro, come ricorda Il Fatto: commerciante di rottami, allora 62enne, era partito da Vicenza con la ‘corriera’ di Rifondazione comunista per partecipare al corteo internazionale il giorno dopo la guerriglia urbana culminata con l’uccisione di Carlo Giuliani. Una signora gli consigliò di passare la notte alla scuola Diaz, finì con un braccio, una gamba e dieci costole rotte per esser rimasto a Genova per portare cinque rose sulla tomba della figlia. Al processo Diaz non fu possibile identificare gli agenti autori del pestaggio.
La Repubblica lo intervista e lui racconta: “Nella scuola mi massacrarono, però sarò felice solo quando qualcosa cambierà sul serio”.
Di fianco, un’intervista al magistrato Enrico Zucca, che è stato pm dell’inchiesta sulla Diaz. Dice: “Il messaggio è chiaro: dovete spaventare chi sevizia ma il Parlamento fa il contrario”.
“La sveglia di Strasburgo: nel 2001 alla Diaz fu tortura”, titola a pagina 2 Il Fatto: “La Corte europea condanna: ma il Parlamento la ignora da trent’anni”. Trent’anni fa -si ricorda- abbiamo ratificato la Convenzione del 1984 contro la tortura: il primo disegno di legge per renderlo operativo fu firmato nell’89 dal senatore comunista Nereo Battello. E, venendo ai nostri giorni, il quotidiano scrive che c’è una “fortuita” possibilità che domani, alla Camera, il reato di tortura possa diventare legge. Ma il testo è “una versione riveduta e corretta della promessa che avevamo firmato con l’Onu. Accetteremo anche i ‘compromessi’, fa sapere Amnesty Italia. Ma il rischio è che siano tanti”. Vittorio Ferraresi, deputato M5S, dice che le limitazioni presenti nel testo “renderanno quasi impossibile l’accertamento del fatto”. Per esempio, la limitazione contenuta nell’articolo 1, con l’avverbio “intenzionalmente”. Inoltre la tortura non sarà un reato “proprio”, circoscritto ai pubblici ufficiali, ma un reato comune, che subirà un’aggravante se a commetterlo sarà un funzionario dello Stato. Secondo il senatore ed ex pm Pd Felice Casson, la decisione è corretta, perché “non si capisce perché un terrorista, un mafioso o un infermiere di una clinica privata che compie atti di tortura non debba essere punito”.
La Repubblica, pagina 4: “Il Pd accelera sul reato, i dubbi di Ncd”, “La proposta alla Camera: fino a dieci anni di carcere per l’aggressione, dodici se appartiene alle forze dell’ordine e trenta se la vittima muore. Ma i democratici temono il muro del centrodestra. Cicchitto: non demonizzare gli agenti”.
E sulla stessa pagina, un’intervista a Luigi Manconi, senatore Pd e presidente della Commissione diritti umani: “Troppa sudditanza psicologica verso le nostre forze dell’ordine”. Manconi spiega che il progetto di legge da lui presentato è stato depotenziato rispetto al testo originale: “il punto principale era la previsione di un reato ‘proprio’, imputabile ai pubblici ufficiali e titolari di un pubblico servizio. Il reato di tortura origina dall’abuso di potere: si ha quando qualcuno, eccedendo i limiti del potere legalmente detenuto, commette atti illegali ai danni di chi si trovi in sua custodia”. E invece? “Nel testo approvato il reato è diventato ‘comune’, allargato a tutti i cittadini”. Ma “ampliando la competenza se ne indebolisce l’efficacia” e se ne rende più difficile “l’applicazione”, secondo Manconi. Di fianco, in un’intervista, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto durante la custodia cautelare: dice che quella subita da Stefano “fu tortura” e se il reato fosse già stato introdotto, il processo per la sua morte sarebbe stato diverso.
Alla sentenza della Corte di Strasburgo è dedicato il commento di Vladimiro Zagrebelsky su La Stampa: “è la prima volta che l’Italia è condannata per tortura. Si tratta della più grave e umiliante delle condanne”. Serve una legge che punisca la tortura, progetti di legge si sono susseguiti e ancora oggi il Parlamento non ne ha approvato alcuno: “ha avuto corso la tesi che offenda le forze di polizia anche solo ipotizzare che esse possano rendersene responsabili”.
Ed è La Stampa ad intervistare Gianfranco Fini, allora vicepresidente del Consiglio, che nei giorni del G8 era a Genova: “Quel giorno la politica non diede alcun ordine. Fu tutta colpa loro”, dice. Sulla sua presenza alle decisioni prese è nata “una leggenda nera”, scrive Francesco Grignetti. Ma “è una leggenda mal costruita”, dice l’interessato. C’era o non c’era in quella sala operativa? “Non c’ero”, “tanto è vero che i magistrati non hanno mai sentito la necessità di interrogarmi”. Racconta Fini: “passai a salutare in Questura e in Prefettura, ma prima dei disordini, addirittura prima della morte di Carlo Giuliani”. E “penso che dopo la morte di Giuliani la situazione dell’ordine pubblico sia sfuggita di mano a tutti. E qualcuno perse le staffe”. In effetti, dice ancora Fini, “è un’anomalia italiana che i responsabili di quelle violenze, che effettivamente ci furono, e che non intendo minimamente difendere, non sono stati né identificati, né sanzionati. E’ indispensabile che il legislatore provveda”, ma è importante che “l’introduzione del reato di tortura non diventi l’occasione per una posizione squilibrata contro le forze di polizia”.
Sul Sole Donatella Stasio spiega che il richiamo all’Italia a introdurre “disposizioni penali efficaci” nell’ordinamento fa riferimento alla assenza del reato di tortura  da parte delle forze dell’ordine e spiega che la condanna di Strasburgo può servire ad accelerare l’iter di un disegno di legge in materia che proprio domani sarà sottoposto al voto dell’Aula della Camera. Il disegno di legge è stato già approvato un anno fa dal Senato. Si prevede la reclusione fino a 12 anni se a commettere tortura è un pubblico ufficiale.
“Leggi e leggine, ma i diritti mai”  è il titolo di un commento di Michele Ainis sul Corriere, che si sofferma anche sugli altri richiami della Corte di Stasburgo al nostro Paese. “Il nostro ritardo sui diritti umani non è certo colpa del governo in carica”, ma sarebbe auspicabile che il governo che “marcia con passo da bersagliere” si occupasse anche dei diritti civili, scrive.
“Ora torturano i poliziotti” è il titolo dell’editoriale de Il Giornale, firmato da Alessandro Sallusti. “E’ vero che lo Stato deve sempre e comunque comportarsi a norma di legge, ma è anche vero che in quelle ore a Genova era in corso una vera e propria guerra contro lo Stato”, “cinquemila criminali provenienti da tutto il mondo si erano mescolati a una folla di manifestanti complice e avevano messo a ferro e fuoco la città”. La reazione delle forze dell’ordine “fu sicuramente dura e molti uomini in divisa l’hanno già pagata personalmente, a differenza del livello politico, a partire dall’allora vicepremier Gianfranco Fini”. Ma “scambiare i carnefici (i manifestanti) per vittime e le vittime (i poliziotti) per assassini e torturatori è davvero troppo”.
Sul Corriere Sergio Rizzo si sofferma sulla opportunità che la presidenza di Finmeccanica sia affidata a Gianni De Gennaro che “era  a capo della polizia mentre si consumava quella pagina nera della democrazia italiana”. De Gennaro è stato assolto, “ma non ci sfugge nemmeno la differenza che passa tra responsabilità penale e responsabilità oggettiva”.