Napolitano: divisi saremmo stati spazzati via

Pubblicato il 17 Marzo 2011 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Il Corriere della Sera è avvolto in un foglio che inneggia ai 150 anni: “Buon compleanno, Italia”. E in prima “Marzo 1821” di Alessandro Manzoni. L’apertura vera e propria: “La fuga radioattiva non si arresta. Falliti i tentativi dei tecnici di pompare acqua sui reattori. Gli Usa: “Nell’area di Fukushima una dose letale”. “L’imperatore del Giappone: ora preghiamo”. “Ventimila i dispersi dello tsunami”. A centro pagina: “Si apre un caso Lega nel giorno dell’unità”. Ci si riferisce alla decisione di molti parlamentari del Carroccio di non prendere parte alle celebrazioni. E nell’occhiello: “Napolitano: divisi saremmo stati spazzati via dalla storia”.

La Stampa: “Giappone, l’allarme Usa: ‘C’è alta radioattività’. Per Washington la situazione è più grave di quanto afferma Tokyo. Droni americani sulla centrale. Aumentano le vittime: sono 20mila”. Il titolo diapertura è per il Preisdente della Repubblica, che ieri sera ha aperto i festeggiamenti per “Italia 150”: “Napolitano: divisi saremmo stati spazzati via”.

Il Sole 24 Ore: “Allarme Usa: radiazioni letali. Fallisce la missione degli elicotteri per raffreddare il reattore. L’imperatore Akihito in tv. Sarkozy: subito il G20. La Cina ferma i piani nucleari. Borsa di Tokyo in rialzo, male le altre”.

Libero: “Il partito della paura. La centrale atomica giapponese preoccupa. Ma alimentare il terrore come fa certa nostra stampa è sbagliato. E desta qualche sospetto”.

La Repubblica: “Giappone, la centrale fuori controllo. A Fukushima si cerca di raffreddare il nocciolo con mega-idranti. La Clinton: il nucleare va ripensato. Il ministro Prestigiacomo: impianto solo nelle regioni favorevoli. ‘Radioattività letale’. L’ultima speranza un robot Usa. Gli abitanti: ci hanno abbandonati”. A centro pagina le cronache italiane: “Sesso e soldi, ecco le nuove carte del Rubygate. Dai conti di Berlusconi spesi 19 milioni in contanti. I legali del premier chiedono il rinvio dell’udienza il 6 aprile”.

Il Fatto quotidiano: “Accerchiato. Inseguito dalle nuove accuse su Ruby (13 notti di sesso con una minorenne) B rispolvera la ‘fidanzatina’. Il Quirinale gli blocca i nuovi ministri. E Gheddafi lo minaccia”

Il Giornale ha una apertura dedicata all’unità d’Italia, con Omaggio ad Indro Montanelli, e una apertura vera, con titolo su Bossi: “Bossi dia retta ai leghisti e oggi festeggi anche lui. I parlamentari lumbard non vogliono partecipare alle celebrazioni dei 150 anni del Paese. Ma alla gente padana la festa piace. E alla fine anche il Senatur sarà patriota per un giorno”.

L’Unità: “I nuovi mille. Gli italiani che fanno l’Italia”. Il titolo di apertura vero e proprio è invece dedicato a Berlusconi: “Condannato”, dove si parla del premier e di una sentenza che assolve il quotidiano, citato da Berlusconi con un richiesta di risarcimento in sede civile.

Avvenire: “Cattolici costruttori d’Italia. Oggi si celebrano i 150 anni dell’unità. In un messaggio Benedetto XVI sottolinea il ruolo del cristianesimo nella nostra storia. E il contributo che è venuto da artisti, santi e intellettuali”. “Il Papa a Napolitano: alle radici dell’identità nazionale”.

Il Foglio apre con la situazione in Bahrein: “La repressione saudita in Bahrein scatena la grande rivolta degli sciiti. Morti a Manama, inascoltate le richieste americane. Dall’Iran, dall’Iraq e dal Libano, l’appello contro i sunniti”. Si parla anche di una “telefonata di Obama”. Di spalla si parla di Berlusconi: “Una storia piena di guai, ma lui segue l’instinto, da Ruby a Tremonti. Crisi internazionali e marosi giudiziari. Ne vuole uscire con una operazione verità sulle ragazze e la riforma del fisco”.

Unità

Anche il presidente Usa Barack Obama celebra l’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia: lo fa con un messaggio che La Stampa riproduce sotto il titolo “Onore al coraggio di Garibaldi”. Ricorda Obama che “nell’epoca in cui gli Stati Uniti combattevano per la preservazione della loro Unione”, la campagna di Giuseppe Garibaldi per unificare l’Italia fu di ispirazione per tante lotte in tutto il mondo, come fu di ispirazione per il 39° reggimento di fanteria di New York, noto come “la Guardia garibaldina””. E il messaggio si chiude così: proclamo il 17 marzo 2011 come giorno di celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Propongo a tutti gli americani di studiare la storia dell’unificazione d’Italia e di onorare la perdurante amicizia tra i nostri due popoli”.
L’Unità offre ai lettori un intervento di Pierluigi Bersani (“Italia unita: alle radici della nostra democrazia”) in cui si legge, tra l’altro: “Fa riflettere l’idea che nel 150° della nostra unificazione la guida del Paese sia affidata a quanti di quella svolta storica contestano la natura e lo sbocco”.
Benedetto XVI ha inviato al Presidente della Repubblica un messaggio che il vaticanista del Sole 24 Ore considera “tutt’altro che formale” per l’anniversario: “Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al cattolicesimo, talora anche alla religione in generale – scrive il Papa. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero – e talora di azione – dei cattolici alla formazione dello stato unitario”. Il Papa sottolinea come, malgrado la “questione romana” e il conflitto tra Stato e Chiesa, “nessun conflitto si verificò nel corpo sociale”: la “conciliazione doveva avvenire tra le istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto”. E prosegue: “Il cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione della identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali”. E “l’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica”.
Enzo Bianchi, su La Stampa, si chiede se i cristiani abbiano “una parola ‘cristiana’ da dire sull’Italia unita. E sottolinea che “il contributo più specifico dei cristiani alla costruzione di uno Stato unitario dovrebbe essere caratterizzato dal superamento di una pretesa superiorità della loro cultura, dalla negazione di un centralismo foriero di ideologie che, anziché preparare la pace, alimenta intolleranza e rifiuto della alterità di cultura, etica, religione”. E parallelamente i cristiani dovrebbero “vigilare che non si affermino spinte localistiche, che finiscono sempre per generare atteggiamenti razzisti o xenofobi”.
Su Il Corriere della Sera i lettori troveranno una intervista al cardinale Bagnasco, presidente della Cei. Bagnasco, parlando dei 150 anni dell’Unità italiana, aveva detto che “mai come in quella stagione la provvidenza guidò gli eventi”. Ed è lui stesso a ricordare che il primo ad evocare, nel 1961, “il gioco” della provvidenza nella soluzione della questione Romana fu il cardinale Montini: “parte della Chiesa riteneva che la mancanza di un territorio geografico per garantire l’indipendenza del Papa dinanzi al mondo costituisse un problema insuperabile. Col tempo, al contrario, ci si sarebbe resi conto che la perdita del potere politico ha enormemente accresciuto la rilevanza morale della Chiesa nel mondo. Il risorgimento, se è parso all’inizio “contro” la Chiesa, in realtà non si è compito “senza” di essa. Basterebbe pensare, nel filone risorgimentale, ad un contibuto più federalista di Gioberti o di Rosmini rispetto a quello più “unitarista” di Mazzini o di Garibaldi.
L’intervista si dilunga poi sulle questioni più strigenti dell’attualità politica italiana. Bagnasco parla della Costituzione, e dice: “Non è un dogma di fede, però è un punto basilare”. “Va trattata con estrema cautela”. Sul federalismo: “Un federalismo maturo non può voler dire localismo. Al contrario, vuol dire rinnovato patto di alleanza tra cittadini, territorio e Stato. Vuol dire realizzare un principio di sussidiarietà intersecando quello di solidarietà”.

Giappone

La Repubblica parla dei 180 “eroi senza volto” che lottano nella centrale di Fukushima: fanno il lavoro di 800, ma per ridurre il tempo di esposizione alle radiazioni operano  a turno in gruppi da 50. La compagnia giapponese Tepco non diffonde l’identità di questi operai rimasti nella centrale.
Oggi si farà ricorso ad un potente cannone ad acqua e ad un drone, aereo senza pilota fornito dagli Usa, per raffreddare le barre di combustibile nucleare, poiché gli elicotteri hanno dovuto interrompere il loro lavoro a causa del livello troppo alto delle radiazioni. L’emergenza più grave, secondo il Corriere, è quella del reattore numero 4, in particolare si ritiene che non vi sia più acqua nelle piscine, come ha detto il Presidente dell’autorità americana per il controllo nucleare Gregory Jaczko, nel corso di una audizione al Congresso. (La Tepco nel frattempo pare abbia smentito la notizia).
Prosegue intanto il dibattito sul nucleare in Italia: oggi sullo stesso Corriere, le opinioni a confronto sono quelle di Chicco Testa (favorevole, ma “serve una pausa per imparare dagli errori”), e quella di Gianni Silvestrini (contrario, “l’atomo ha costi sempre più alti, non conviene”).
Sul fronte delle reazioni, la Repubblica scrive: “Centrali, il governo frena: serve il sì delle Regioni”. Secondo il quotidiano il presidente del Consiglio avrebbe detto alla ministra Prestigiacomo che si proseguirà “con cautela”, ovvero senza rinnegare il piano per il ritorno al nucleare, ma lasciando la porta aperta ad una moratoria di almeno un anno. Il sottosegretario allo sviluppo economico Saglia ieri ha detto: “Se i presidenti di Regione, di centrodestra come di centrosinistra, dichiarassero tutti la loro disponibilià a ospitare le centrali, significherebbe che il nucleare non si fa”. Lunedì a Bruxelles il ministro Romani dovrà chiarire la posizione italiana. Dice: “Resto un convinto nuclearista, però il governo si coordinerà con la Ue”.
Giuliano Ferrara su Il Foglio risponde all’editoriale pubblicato ieri dal Corriere da Angelo Panebianco, e gli scrive che “non è prudente fare finta che non sia successo nulla”.

Esteri

Riunione decisiva oggi al Consiglio di sicurezza Onu dove, secondo il Corriere della Sera, la linea degli Usa sarebbe quella di arrivare ad una risoluzione per l’istituzione della no-fly zone: è stato il Libano, che nel consiglio di sicurezza rappresenta la Lega Araba, a far propria la proposta anglo-francese della no-fly zone.
Su La Repubblica una lunga riflessione di Adriano Sofri dal titolo: “L’Europa che non vuole disturbare Gheddafi”. L’incipit: “Quando leggete queste righe, forse Bengasi è caduta. E finalmente la famosa Comunità Internazionale potrà dire, sospirando, che è troppo tardi per intervenire. Potrà aggiungere, alzando le spalle, che i ribelli hanno millantato credito”. “Non si accorgono, le potenze democratiche, (le chiamiamo così?) che una simile inerzia di fronte alla rappresaglia dei miliziani di Gheddafi rivaluta a posteriori l’impresa unilaterale di Bush contro Saddam?”, sottolinea Sofri.
Sullo stesso quotidiano viene intervistato l’ex ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, che dice: “Abbiamo il diritto dovere di intervenire nella guerra in LIbia per fermare i massacri della popolazione civile”. L’Onu al momento esamina solo l’opzione no-fly zone, è una misura adatta? Risponde Koucher: “Purtroppo l’esperienza nella ex Jugoslavia dimostra che non basta fermare i massacri, ma è meglio di niente, anche se temo che in questo caso arriveremo in ritardo. Non è il momento di tentennare”.
L’inviato del Sole 24 Ore è a Bengasi, che festeggia, malgrado tutto, un mese di rivolta: “Bengasi resiste. Non siamo assediati”. Il direttore del nuovo quotidiano Libia libera, dice: E’ ridicolo scrivere, come hanno fatto alcuni media occidentali, che Bengasi è sotto assedio, è “propaganda, solo propaganda” del regime. I ribelli dicono che la comunità internazionale li ha traditi: “solo la Francia è con noi. Dov’è l’Italia? Perché non fate pressioni su Gheddafi?”. I ribelli non sanno che poco prima l’Eni ha sollecitato l’Ue a non estendere le sanzioni contro la Libia includendo il settore del gas e del petrolio: ieri l’Ad Scaroni ha detto che l’azienda in Libia produce gas per uso domestico, una attività che consideriamo positiva per i libici”, da non interrompere. Sui rapporti con Tripoli, Scaroni ha detto: “Non li considero affatto compromessi. Noi non trattiamo con il governo libico, ma con la National Corporation, con cui facciamo i contratti. Ancora secondo Il Sole 24 Ore la Casa Bianca comincia a pensare che la no-fly zone serve a poco, e secondo il New York Times non sarebbe operativa prima di aprile. L’Italia al momento conferma di esser favorevole alla no-fly zone, ma solo se decisa dall’Onu.
Un lungo articolo sulla repressione in Bahrein è pubblicato da La Repubblica: “L’esercito attacca i dimostranti”, sei morti a Manama. Il regime stronca le proteste con l’aiuto dei sauditi.

(Fonte: La Rassegna italiana di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)

One thought on “Napolitano: divisi saremmo stati spazzati via

  1. Fra le fonti correlate agli articoli comparsi sulla stampa e per avere un approfondimento scientifico sui temi del nucleare e i pericoli relativi , suggerisco di andare a cercare su google la recente intervista di Giuseppe Onufrio e il relativo video che contiene una spiegazione scientifica e competente del tema . Il prof Onufrio, fisico ricercatore è direttore di Greenpeace Italia, ha lavorato per diversi enti italiani e stranieri sui temi della valutazione ambientale dei cicli tecnologici e delle politiche energetiche ,è stato per cinque anni Direttore dell’Istituto di Sviluppo Sostenibile. Un personaggio che guarda agli interessi di tutto i paese ed è competente riguardo alle prospettive di sviluppo delle energie alternative .

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