LIBIA: FUOCO SUI REPORTER OCCIDENTALI Muoiono un inglese e un americano

Pubblicato il 21 Aprile 2011 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Il Corriere della Sera: “Fuoco sui reporter occidentali in Libia. Consiglieri militari italiani a Bengasi. Muoiono due celebri inviati, feriti altri due. L’ultimo messaggio: le forze di Gheddafi bombardano, la Nato non c’è”. A centro pagina un grande titolo sulla proposta di legge Ceroni: “Costituzione, si riapre lo scontro. Deputato Pdl attacca Consulta e Quirinale: cambiare l’articolo 1. La proposta di Ceroni per ‘ristabilire la centralità del Parlamento’. Protestano Pd e Idv”.

La Repubblica: “Costituzione, attacco all’articolo 1. Dal Pdl un emendamento che mette il Parlamento al di sopra del Quirinale, magistratura e Consulta. Rimpasto, una legge per aumentare le poltrone. Il Cavaliere vuole bloccare il processo Mediaset. Castelli contro il Colle”.

Il Riformista: “Carta bianca. La Costituzione secondo Berlusconi (e Remigio Ceroni). Il Pdl presenta una proposta di legge per riformare l’articolo 1 e affermare ‘la centralità del Parlamento’. La spiegazione del deputato firmatario: ‘Il Capo dello Stato mortifica l’Aula’. Poi la solita giustificazione: ‘Iniziativa a titolo personale’. Non andrà da nessuna parte, ma intanto è un’altra picconata”.

Il Foglio: “Eppur (qualcosa) si muove. Più vitale in economia, più credibile in Europa. L’Italia gira”.

Il Giornale: “Scoppia il caso Tremonti. Galan si ribella: ‘Un socialista all’Economia ha commissariato il governo”. Galan è intervistato dal quotidiano, e dice: “Fermiamo Tremonti, condiziona il governo e ci farà perdere voti”.
Alessandro Sallusti firma l’editoriale: “Per la prima volta il mal di pancia di alcuni ministri sulla gestione Tremonti esce dal segreto dei palazzi e diventa pubblico”, scrive. A centro pagina, con foto: “E il ministro si pente e promette: basta con le persecuzioni fiscali”.

Il Sole 24 Ore: “Undici controllori per ogni azienda. Tremonti: imprese oppresse, eccesso di verifiche provoca costi, stress e corruzione. Sull’attività economica la pressione delle ispezioni: oltre un milione e mezzo nel 2010 per il Fisco. L’Economia punta a più coordinamento”.

La Stampa: “Tremonti: troppi i controlli fiscali sulle imprese”. E poi: “Stop al nucleare, sì del Senato. Romani: referendum superato”. Accanto, con foto: “Libia, due fotoreporter uccisi negli scontri”. “Da Italia e Francia istruttori militari per i ribelli. Gli 007: hanno avuto anche armi made in Italy”. I due si chiamavano Tim Hetherington e Chris Hondros, un inglese candidato all’Oscar e un americano.

Il Fatto quotidiano: “Gli schiavi del caimano. Parlamentari e ministri mobilitati per inventare nuove leggi su misura per il Capo. Ora vogliono bloccare il processo Mediaset e cambiare la Costituzione per dare tutto il potere alla Casta”.

Costituzione

Un deputato del Pdl, Remigio Ceroni, ha proposto di modificare l’articolo 1 della Costituzione: l’Italia diventerebbe una Repubblica “fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale”. Il Corriere della Sera offre una conversazione con “il personaggio”, sindaco di un piccolo paese delle Marche, che spiega di aver detto “una ovvietà, ribadendo la centralità del Parlamento”, mentre in Italia un potere ha preso il sopravvento: la magistratura. “E’ scesa in campo per rovesciare l’ordine democratico”. In prima pagina il commento è firmato da Michele Ainis: “Proposte inutili e pericolose”.
Il giurista Augusto Barbera, intervistato dallo stesso quotidiano, spiega che la proposta “non ha senso. Non è possibile mettere insieme nella prima parte della Costituzione valori e meccanismi istituzionali”. Il deputato “ha scritto una norma polemica contro la pretesa invadenza della Corte Costituzionale rispetto al potere politico. E’ un tema che Berlusconi esaspera, ma è un tema che sta percorrendo tutto il mondo occidentale”:

Ceroni viene intervistato anche da La Stampa.

Su Il Sole 24 Ore l’analisi di Stefano Folli spiega che l’attacco delle “seconde file” del Pdl testimonia “una tensione istituzionale sempre più alta”. Lo stesso quotidiano dà spazio alla reazione del Quirinale: “No comment del Capo dello Stato. Il Colle: abbiamo problemi più seri”.

Milano

“Perché la Moratti può perdere a Milano” è il titolo di un reportage su La Repubblica, che racconta del capoluogo lombardo, della campagna elettorale, di Milano “stufa di malaffare e padroni immobilirari”, e scrive: “Moratti rischia: da qui può iniziare il declino del Pdl”.
Il direttore de Il Giornale sigla un articolo in prima pagina, dal titolo: “Io voto Lassini e Moratti”. “Mi sembra che i due possano tranquillamente convivere nel più grande partito popolare della Seconda Repubblica”, dice Sallusti.
Su Milano anche un articolo di Europa, in prima pagina: “Santanché, la vera candidata”. “A Milano lo stile ultrà si somma agli errori della Moratti. E la travolge”.

Esteri

Il Sole 24 Ore si sofferma sul via libera di alcuni Paesi europei (Francia, Gran Bretagna ed Italia) all’invio di addestratori militari in Libia: “Roma, Parigi e Londra in aiuto dei ribelli in Libia. L’Italia rifornirà in volo i caccia britannici. La Russa: non percorribile l’attacco a Terra”. Un altro articolo del quotidiano confindustriale si sofferma sulle sanzioni a Gheddafi che – come è accaduto in passato per il Sudafrica o per l’Iraq – pare non stiano funzionando molto. “Tonnellate di benzina sarebbero arrivate al regime passando alle acque tunisine”.
Su Il Foglio una analisi si sofferma sul Marocco di Re Mohammed VI, che ha deciso di portare il Paese “la democrazia. Ora le piazze spingono a completare il piano. Il monarca ha sfidato gli islamisti, è riuscito a mettere uomini e donne sullo stesso piano, ha scelto una commissione per togliere la censura alla stampa e riconoscere la minoranza berbera. I giovani che protestano contro il governo stanno dando nuovo impulso al suo progetto”.
Su Europa una intervista a Roberto Roccu, che si occupa di questioni egiziane per la London School of Economics, e che spiega come la storia di questa primavera araba, quando la si potrà guardare a distanza, tutta intera, apparirà insieme imprevedibile e scontata”. Dietro la caduta di Mubarak, secondo Roccu, c’è anche lo scontro tra l’esercito e la ‘cricca’ degli imprenditori.
Anche su La Repubblica un reportage sull’Egitto, e sulla giunta guidata dal maresciallo Tantawi, che “continua ad usare la mano pesante contro il dissenso. Nel mirino soprattutto i blogger, che non hanno mai smesso di denunciare i soprusi dell’esercito”.

E poi

La Stampa dedica una pagina alle polemiche dopo la sentenza che ha condannato l’amministratore delegato di Thyssen per omicidio volontario. “Gli industriali: neanche agli scafisti viene contestato l’omicidio volontario”. Secondo il presidente dell’Unione industriale di Torino la impostazione giuridica sottesa alla sentenza “intende contestare il dolo nelle situazioni in cui ‘non si vanno tutti gli investimenti tecnicamente possibili'”, e rischia di essere “frutto di emozione se noin di valutazione ideologica”. “Quello che mi sconcerta nella sentenza è la presunzione del dolo. Le imprese non hanno fondi illimitati, un amministratore delegato deve fare delle scelte. Ma se queste hanno conseguenze tanto gravi, chi vorrà più fare l’amministratore delegato di una società?”. Accanto, viene intervistato il Procuratore capo di Torino, Caselli, che spiega come la contestazione del dolo eventuale è intervenuta “sulla scorta degli insegnamenti costantemente impartiti dalla Corte di Cassazione”. In particolare una recente sentenza, “relativa a un incidente stradale causato dal mancato rispetto del semaforo rosso: chi si è messo in uqella condizione ha accettato il rischio di un incidente mortale”.
Il Fatto quotidiano offre una conversazione telefonica con Vladimir Ilich Sanchez, detto Carlos, terrorista internazionale che sconta una condanna all’ergastolo in Francia, intervistato in vista della uscita di un film tv a lui dedicato. Gli chiedono anche “chi sono i politici in Italia che hai stimato, ieri ed oggi”, e risponde: Moro e Andreotti naturalmente”, oltre a Berlusconi, dal quale si dice “ideologicamente molto lontano” ma per cui ha “molto più rispetto che per tutta la classe politica italiana, di destra e di sinistra”.

(Fonte: Rassegna Italiana di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)