Pochi orsi e troppi cinghiali

Pubblicato il 7 Aprile 2014 in , da redazione grey-panthers

A seguito delle politiche di ripopolamento susseguitesi fin dagli anni Sessanta, i mammiferi di grossa taglia sono in forte aumento in tutta la Penisola. Cinghiali, caprioli, cervi, stambecchi e camosci si sono ripresi Alpi ed Appennini, prosperano tra aree montuose e collinari.

L’ultimo censimento della fauna selvatica – operato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) in collaborazione con il Corpo Forestale – certifica la presenza di 1.700.000 animali selvatici di grossa taglia (per lo più ungulati) sul territorio nazionale. Si auspica che l’aumento della biodiversità zoologica e della densità della fauna non diventi il pretesto per norme più permissive per la caccia.

 TROPPI CINGHIALI

Il cinghiale è l’animale più presente e invasivo, il più preoccupante per i danni che provoca all’agricoltura. In dieci anni il loro numero è quasi raddoppiato: da 600.000 a 1 milione di capi. É presente in tutte le 20 regioni (isole comprese), in 95 delle 107 province e in quasi due terzi del territorio (in 190.000 kmq). Nel dopoguerra era scomparso in gran parte del Paese ed era totalmente assente sul versante adriatico. Un piano di controllo demografico, attuato in 9 dei 22 parchi nazionali in gran parte delle regioni del Nord e Centro Italia, ha registrato l’abbattimento di circa 100.000 capi l’anno.

CAPRIOLI, CERVI E DAINI

Molto minore l’impatto dei caprioli, la seconda specie di mammiferi selvatici per numero: 460.000 capi, presenti su oltre un terzo del territorio nazionale (in 110.000 kmq). Alle fine della Seconda Guerra Mondiale (1945), anche a seguito della caccia per bisogno alimentare, si contavano meno di 10.000 capi. Sono invece 68.000 i cervi: l’arco alpino italiano è uno dei loro quattro più importanti habitat nel vecchio continente; la specie è però prosperata negli ultimi anni anche sull’Appennino, in Sardegna (dove si era estinta 80 anni fa e oggi conta almeno 8000 esemplari) e nelle regioni meridionali; è presente in totale su 44.000 kmq di territorio. É stata monitorata una loro presenza significativa nei parchi del Pollino e del Cilento. I daini sono invece solo 21.000 con presenze significative in 23 province, dove vivono in appena 2700 kmq.

CAMOSCI, STAMBECCHI E MUFLONI

Godono di ottima salute anche i camosci delle Alpi: 140.000 esemplari presenti su un sesto del territorio nazionale (50.300 kmq). E quelli dell’Appennino: 1500 capi (più 8% in 10 anni). I dati sono invece contrastanti per gli stambecchi, il simbolo delle Alpi piemontesi, nel Parco del Gran Paradiso (tra Piemonte e Valle d’Aosta), dove si trova l’unica colonia naturale (non reintrodotta) di questa specie, il numero è in calo; mentre aumenta la loro densità considerando l’intero arco alpino, dove sono stati censiti 16.000 capi, presenti su 18.900 kmq. Nelle Alpi prosperano anche i mufloni con 20.000 capi divisi in 40 colonie presenti su 8500 kmq.

LUPI E ORSI

Se nella Penisola il lupo prospera dal Piemonte alla Calabria (1280 esemplari in totale), l’orso è in affanno con appena 50 capi sopravvissuti tra le montagne del Trentino e dell’Abruzzo, dove vive tra i 700 e i 1800 metri di quota. Tra i predatori, si sono moltiplicate volpi e faine (non censiti) e sui monti del Piemonte e del Friuli (Tarvisio) è ricomparsa timidamente la lince.