In Sudan, tra deserti, insediamenti nomadi e archeologia

Pubblicato il 18 settembre 2017 in , da redazione grey-panthers

Una spedizione per scoprire il deserto Nubiano in Sudan, che occupa la parte più orientale del Sahara, tra il Nilo e il Mar Rosso, una delle aree meno note del grande deserto africano a causa della sua morfologia montagnosa. Fin dai tempi più remoti è stato abitato da popolazioni nomadi, ma frequentato anche dagli antichi Egizi che estraevano da queste montagne l’oro per i Faraoni. Attraversando scenografiche vallate caratterizzate da una natura selvaggia e sempre diversa, ci si inoltrerà tra le montagne del Mar Rosso, per raggiungere il sito di Bir Nurayet dove pochi anni fa una missione archeologica ha scoperto una incredibile collezione di incisioni rupestri. Ma si potranno ammirare anche wadi Hofra, uno spettacolare cratere di sabbia bianca circondato da montagne nere. Non mancheremo la visita delle splendide piramidi di Meroe, si attraverserà il deserto del Bayuda racchiuso nell’ansa del Nilo, ammirando alcuni crateri vulcanici dove i nomadi raccolgono il sale come mille anni fa. Infine gli incontri con le tribù di nomadi Beja, che vivono in perfetta armonia con il deserto che li circonda e che sono curiosi nei nostri confronti. Partenze previste a ottobre, dicembre 2017 e febbraio 2018

 1° giorno / Italia – Khartoum

Partenza al mattino per Khartoum con voli di linea. Arrivo in serata, accoglienza da parte della guida italiana e trasferimento in hotel. Pernottamento.

2° giorno / Khartoum – Meroe

Breve visita di Khartoum, in attesa dei permessi di viaggio, percorrendo il verdissimo viale lungo il Nilo Azzurro, costeggiando il Palazzo Presidenziale ex-Palazzo del Governatore Anglo-Egiziano dove, dopo un lungo assedio da parte delle forze mahadiste, nel 1885 venne decapitato il Generale Gordon. Visita del Museo Archeologico che contiene numerosi oggetti a partire dal periodo preistorico fino al periodo egizio e meroitico. Antichissime ceramiche, statue in granito, bassorilievi, sarcofagi, gioielli ritrovati grazie alle numerose missioni archeologiche, una splendida collezione di affreschi di tema cristiano recuperati dalla cattedrale di Faras. Nella parte esterna del Museo si trovano tre interi templi (Semna Est, Semna Ovest, Buhen) salvati dalle sponde del Nilo, quando si creò il lago Nasser, e trasportati qui dall’Unesco negli anni ’60 del secolo scorso. In tarda mattinata partenza verso Nord. Si costeggiano le belle formazioni granitiche della Sesta Cateratta e proseguendo ancora verso nord, improvvisamente dalla piatta distesa desertica si innalza una collina, parzialmente ricoperta di sabbia gialla, sulla quale svettano le piramidi della Necropoli Reale di Meroe. Cena al campo e pernottamento in tenda.

 

3° giorno / Meroe – Atbara – deserto nubiano

Un uomo si dirige verso la necropoli di Meroe (foto Michael Freeman / Alamy)

La collina della Necropoli Reale di Meroe è coronata da oltre 40 piramidi, alcune delle quali ancora in ottimo stato di conservazione. Questa zona, che si trova a circa 3 km dal Nilo, era il luogo di sepoltura dei re nubiani tra il 400 a.C. e il 400 d.C., nel periodo di maggior splendore della civiltà meroitica. La camera funeraria non era all’interno, come nel caso delle piramidi egizie, ma si trovava sotto la costruzione e vi si poteva accedere con una rampa inclinata. Le cappelle poste di fronte alle piramidi presentano le pareti decorate con bassorilievi ispirati all’iconografia funeraria egizia con immagini del Faraone e delle divinità. La passeggiata tra le piramidi con la luce del mattino è perfetta per una riflessione sui messaggi che questi antichi personaggi hanno cercato di lasciare nel tentativo di non morire completamente… e forse ci sono riusciti. Proseguiamo verso Nord fino alla cittadina di Atbara e quindi, dopo l’ultimo rifornimento, continuiamo sulla strada asfaltata che si dirige verso est a Port Sudan. Dopo circa 100 km. Lasciamo la strada e ci inoltriamo verso nord nel deserto in un’area caratterizzata da vaste aree di dune a barcana. Campo nel deserto.

dal 4° al 7° giorno / Deserto Nubiano – Bir Nurayet

Alcuni dromedari nel deserto della Nubia (foto Magdi Slim 2 / Alamy)

Procedendo verso Nord, inoltrandoci tra le montagne che formano la catena parallela al Mar Rosso. In quest’area del deserto, si possono incontrare alcuni insediamenti dei nuovi cercatori d’oro. Da alcuni anni infatti è nata in Sudan una vera e propria “corsa all’oro” e centinaia di persone lasciano i villaggi lungo il Nilo o la capitale stessa per addentrarsi nel deserto e cercare nelle antiche piane alluvionali le pepite d’oro trasportate dai fiumi che provengono dalle montagne dove già gli antichi egizi avevano localizzato importanti filoni auriferi e creato miniere. Tra le montagne; nelle ampie vallate, sparuti gruppi di acacie indicano che raramente i letti degli wadi vengono bagnati dalle acque stagionali; quest’area è una delle zone più aride del Sahara. La catena montagnosa che corre parallela al mar Rosso blocca le perturbazioni che, seppure raramente, si formano sulla costa. La morfologia del territorio consente ad alcune falde acquifere di salire verso la superficie permettendo all’uomo di scavare pozzi per la sua sopravvivenza.

Tra queste vallate si incontrano a volte piccoli insediamenti di gruppi di nomadi Beja delle tribù Bisharin e Hadendowa, con le loro piccole greggi di capre. L’approccio con questi nomadi è interessantissimo, ma assai delicato, perchè assolutamente non abituati agli incontri con gli stranieri. Le capanne, a pianta circolare, di rami di acacia, sono spesso al centro di una circonferenza di sassi che delimitano una specie di cortile. Sul lato est alcune grandi pietre piatte poste lungola circonferenza, segnalano la direzione della Mecca.

Le donne e le ragazze indossano lunghe vesti dai colori vivaci, orecchini d’oro e bracciali d’oro e si decorano spesso il naso con placche rotonde. Gli uomini dai capelli ricci e gonfi utilizzano dei gilet sopra le jallabyie bianco sporco. Questi nomadi vivono come 1000 anni fa: isolati senza alcun contatto con la civiltà e il consumismo. Praticamente nessun oggetto di plastica fa parte delle loro attrezzature. Percorriamo selvaggi uadi ricchi di acacie, pianure e in una piccola vallate laterale potremo ammirare un sito con incisioni rupestri preistoriche.

Raggiungiamo quindi un’insolita montagna, Jebel Magardi a forma di cuspide nei pressi di un pozzo Bir Nurayet. Solo alcuni anni fa una missione archeologica polacca ha scoperta una grande quantità di incisioni rupestri prevalentemente di bovini che dimostrano una presenza umana di decine di migliaia di anni, probabilmente lungo una via carovaniera che dal Mar Rosso portava sul Nilo. Questo luogo sicuramente era un’area “sacra” dato che nei dintorni si trovano numerose e gigantesche tombe preislamiche a tumolo: Si tratta di antichi cimiteri preislamici, risalenti al periodo del Medio Regno. Campi nel deserto.

8° – 9° giorno / Bir Nurayet – Wadi Hofra

Ci dirigiamo ora verso ovest addentrandoci sempre di più tra le montagne e seguendo stretti wadi. Nel complesso sistema di vallate e montagne a volte si aprono “crateri” con il fondo di sabbia bianca e costellati da accumuli di enormi massi tondi di granito grigio chiaro. Il più grande e forse il più bello è wadi Hofra (“catino” in arabo) un enorme cratere circolare dal fondo di sabbia bianchissima e con scoscese pareti di roccia nera: un luogo veramente spettacolare e sconosciuto. Questo cratere è visibile anche dalle foto dei satelliti. Tra le acacie all’ingresso del “cratere” si trovano spesso insediamenti di nomadi Hadandowa. Campi nel deserto.

10°- 11° giorno / Wadi Hofra – Wadi Onib – deserto nubiano – Jebel Angib

Ancora in mezzo a impervie e selvagge montagne. Si percorre il corso sinuoso di wadi Onib dove si trovavano le antiche miniera d’oro, Onib Mines come riportato sulle vecchie cartine inglesi del Sudan. Purtroppo i lavori di ricerca dell’oro degli ultimi anni proprio dove erano localizzate le antiche miniere hanno distrutto i resti degli antichi insediamenti. I successivi chilometri sono caratterizzati da spettacolari gole, dove si trovano pozze d’acqua permanenti. Nell’attraversare questi sperduti territori si incontrano con frequenza tumuli funerari generalmente a forma di “torta”. Le montagne nubiane terminano, si inizia ora a puntare verso sud e il deserto nubiano non smette di stupirci. Vaste pianure di sabbia e di sassolini dove all’improvviso si incontrano curiose formazioni di enormi sassoni di granito tondeggianti sovrapposti gli uni agli altri. Arriviamo quindi al jebel Angib una isolata montagna che si innalza dalla pianura dove un golfo formato dalle colline ha creato un accumulo di dune alte e scenografiche. Campi nel deserto.

 

12° – 13° -14° giorno / Jebel Angib – Abu Hamed – deserto del Bayuda

Il deserto della Nubia, una delle zone storiche e archeologiche pi ricche e meno conosciute del Continente Nero (foto Magdi Slim 2 / Alamy)

Si raggiunge la cittadina di Abu Hamed, dove si effettuano i rifornimenti. Con un traghetto carico di gente e spesso di animali attraversiamo il Nilo e sbarchiamo sulla grande isola di El Mograt. Proprio in questo punto il grande fiume, che scorre verso Nord, cambia direzione dirigendosi verso Sud-Ovest. Attraversiamo l’isola e quindi con un piccolo ponte raggiungiamo il deserto del Bayuda. Il Bayuda (“bianco” in sudanese) si presenta come un susseguirsi di pianure di ciottoli di quarzite bianca con isolate dune circondate da aspre montagne nere, molte delle quali di origine vulcanica e dalla tipica forma tronco-conica, alternate ad ampie vallate percorse da wadi asciutti dove cresce qualche acacia ombrellifera tra piccole dune. Raggiungiamo quindi la zona vulcanica che occupa proprio la parte centrale del Bayuda. Raggiungiamo un incredibile cratere dal fondo occupato da un laghetto sui cui bordi i nomadi Hassaniya e Manasir raccolgono il sale e lo caricano su cammelli e asini. Un’immagine veramente biblica. Una bella camminata di circa 3 ore nella parte centrale del Bayuda tra antiche colate laviche, ci porta alla base di un altro vulcano, Hush El Dalan. Continuiamo a dirigersi verso Sud; usciamo dalla zona vulcanica per inoltraci in pianure sabbiose caratterizzata da isolate acacie tra piccole dune di sabbia giallo-arancio. Incontreremo un pozzo sempre affollato di persone e di animali dove i pastori raccolgono l’acqua a mano con rudimentali carrucole. Campi nel deserto.

15° giorno / Deserto del Bayuda – attraversamento del Nilo – Ondurman – Khartoum

sudanSi raggiunge il Nilo e lo si attraversa con un traghetto. Raggiungiamo quindi la strada asfaltata e si prosegue fino a raggiungere la capitale. Breve sosta al souk di Omdurman per gli ultimi acquisti. Al tramonto ci si sposta nei pressi della moschea Ahmed El Nil dove, solo il venerdì sera, si svolgono le danze dei Dervisci. Questa “setta” di puri dell’Islam, generalmente vestiti in verde, il colore dell’Islam, si lanciano in danze ruotando su se stessi al ritmo dei tamburi circondati da un cerchio di folla che si muove al ritmo ossessivo della musica. Una situazione veramente unica e molto coinvolgente. Al termine, proseguimento per Khartoum attraversando il Nilo Bianco con il vecchio ponte inglese di ferro. Arrivo all’hotel dove ci saranno camere disponibili per rinfrescarsi e cambiarsi fino all’ora di cena. Cena libera e quindi trasferimento in aeroporto.

16° giorno / Khartoum – Italia

Imbarco sul volo per l’Europa. Pernottamento a bordo. Arrivo in Italia in mattinata.

Per informazioni I Viaggi di Maurizio Levi

sudan