Riforma del Catasto: cosa cambia dal 2026

Pubblicato il 25 Maggio 2022 in da redazione grey-panthers

Bocciato l’emendamento soppressivo della Riforma del Catasto (articolo 6 della delega fiscale) presentato dal Centrodestra in Commissione Finanze alla Camera. Lo stralcio non passa per un voto (22 contrari a 23 favorevoli) e la riforma prosegue nel suo cammino.

Cosa prevede la Riforma del Catasto

La Riforma del Catasto prevede che entro il 2026 si completi il monitoraggio del patrimonio immobiliare allo scopo di mappare statisticamente la situazione corrente, così da evidenziare eventuali disomogeneità dei valori catastali. In una fase successiva, i Comuni saranno divisi in aree di mercato omogenee ed infine sarà aggiornato il sistema di classificazione degli immobili (da numero di vani a metri quadrati), delle classi e delle  categorie ai fini del calcolo delle rendite. L’articolo 6 della delega fiscale prevede che, oltre alla rendita catastale determinata secondo gli attuali criteri, sia attribuito a ciascuna unità immobiliare un valore patrimoniale e una rendita attualizzata ai valori di mercato, periodicamente adeguati.

Niente aumento delle tasse

Il timore di molti è che il passaggio dal sistema di calcolo delle rendite basato sul numero di vani rispetto a quello dei metri quadri far lievitare le tasse (IMU, TARI, imposta di registro e di successione) e i redditi patrimoniali (anche ai fini ISEE). Dl punto di vista delle imposte dirette, si teme anche che la rendita “di mercato” possa incrementare anche l’IRPEF dovuta sugli immobili sfitti nello stesso Comune della prima casa. Il riordino degli immobili in Catasto, però, non prevede l’aumento delle tasse sulla casa ma è finalizzato all’emersione degli abusi edilizi, da cui sono attese nuove risorse da reinvestire per le riforme. Eventuali interventi fiscali successivi alla riforma dovrebbero comunque passare per il voto in Parlamento. Il punto centrale è dunque l’invarianza di gettito. Significa che non ci sarà nessun effetto sulle imposte a seguito della revisione delle rendite attribuiti agli immobili sul territorio nazionale.  Si tratta di un impegno preciso preso dal Governo, di cui si è fatto portavoce il premier Mario Draghi fin dalla presentazione della riforma lo scorso settembre: “L’impegno del Governo è che non si pagherà né più né meno di quello che si paga ora”.

L’invarianza di gettito, a fronte della revisione degli estimi, sarà garantita da meccanismi di compensazione, ad esempio sui coefficienti di moltiplicazione per il calcolo IMU, che in alcuni casi (es.: coefficiente 160 per abitazioni delle categorie catastali da A1 a A11, esclusa A10): i coefficienti calmierati garantiranno il mantenimento dell’attuale tassazione.

Lotta agli abusi edilizi

In ultima analisi, l’obiettivo della riforma del Catasto non è aumentare le tasse ma stanare i grossi illeciti, garantire trasparenza, permettere l’emersione del nero e recuperare il gettito perduto a fronte di oltre un milione di immobili fantasma in Italia non ancora accatastati.