Design with Nature, con nuove idee, ma anche salvaguardia del Made in Italy

Pubblicato il 27 Novembre 2022 in , da Arturo Dell'Acqua Bellavitis

La nuova spinta alla sostenibilità applicata al settore degli interni è stata ben rappresentata quest’anno durante la Design Week di Milano dalle diverse mostre tematiche dedicate ai nuovi (e meno nuovi) materiali, sia organici sia di sintesi, caratterizzati da un approccio attento all’impatto ambientale.

A cominciare dalla fiera di Rho, dove, su una superficie di oltre 1400 mq all’interno del padiglione 15, era ospitato l’allestimento tematico “Design with Nature” a cura di Mario Cucinella, i visitatori hanno infatti potuto informarsi e toccare con mano una vasta gamma di prodotti oggi accessibili per i rivestimenti, l’arredo e la decorazione di interni generati secondo processi sostenibili. L’allestimento principale predisposto dallo studio Cucinella presentava sia un’analisi teorica “sull’evoluzione del pensiero sostenibile” che un’ampia sezione di prodotti e materiali a basso impatto già disponibili sul mercato e ottenuti attraverso il riciclo o attraverso processi rigenerativi. Dai rivestimenti per la casa generati a partire dai rifiuti dell’industria per la lavorazione della frutta, come il “FruitLeather“, fino alle piastrelle di “Scalite” ottenute attraverso la lavorazione delle scaglie di pesce, ai pannelli rigidi di micelio (l’apparato vegetativo dei funghi) o alle più “tradizionali” fibre di canapa per i compositi per la falegnameria, di bambù per i tendaggi o di banana per la carta da parati (per la francese Elitis).

Non è stato trascurato neanche il sughero, un materiale storico rinnovabile con una lunga tradizione e un elevato potere sia fono sia termoisolante oggi molto apprezzato in edilizia per il contenimento dei consumi energetici e per un maggior comfort acustico. Naturalmente non sono stati tralasciati neanche i materiali di sintesi, come la plastica, che può oggi essere riciclata per gli usi più svariati, inclusi i tessili 3D: una vera alternativa alla stampa 3D, o la carta, ora disponibile anche per i rivestimenti architettonici.

Oltre a questa utile carrellata di vecchi e nuovi prodotti e marchi commerciali, la mostra prevedeva anche una sezione più critica sugli scenari futuri (dove il petrolio veniva presentato come “reperto archeologico” del 2050) che mirava in maniera surrettizia e piuttosto criticabile a coinvolgere e colpevolizzare il pubblico (“tutti sono consci del problema, oltre che colpevoli” secondo Cucinella) in un fenomeno, quello delle emissioni inquinanti e di CO2, che già prima della pandemia vedeva nelle nuove potenze manifatturiere (Cina ed India) i principali responsabili insieme agli Stati Uniti, la Germania staccata di molto e unPaese manifatturiero come l’Italia, ancora più indietro, sia per emissioni assolute sia pro-capite.

Meenghe, design Djurdja Garcevic, 3rd Prize, SaloneSatellite Award 2022. Photo Nebojsa Babic

Un approccio più positivo all’innovazione sostenibile e scevro da colpevolizzazioni ideologiche pseudoscientifiche è stato invece adottato all’interno del Salone Satellite, lo spazio tradizionalmente aperto al pubblico e dedicato a giovani designer e startup che, ancora sotto l’abile regia di Marva Griffin, quest’anno aveva per titolo “Designing our future selves. Sustainability”. Tra i premiati di quest’anno compaiono infatti una seduta urbana|sgabello da esterni (‘Meenghe‘) realizzato con trucioli di pneumatico ricilato, una serie limitata di lampade in gesso e nastro di vecchie cassette VHS recuperato e lavorato all’uncinetto, ed il progetto per la sostenibilità sociale di un deambulatore a firma della nigeriana Adeoye.

Oltre al tema di riflessione dato ai designer stessi, il Satellite presentava anch’esso un ulteriore spazio tematico dedicato ainuovi materiali per la sostenibilità’. Questa mostra nella mostra era organizzata ancora una volta con un approccio molto pragmatico e progettuale a partire da una selezione di campioni effettuata con il sostegno di alcune materioteche specializzate come l’italiana “Matrec – Sustainable Materials and Trends“, attiva già da 20 anni nell’ambito della consulenza specializzata in sostenibilità e circolarità di materiali o l’internazionale “Materiò” (con sedi a Praga, Parigi, Seul e Ginevra). Inoltre anche diversi brand hanno messo in mostra in questa sezione i loro materiali più rappresentativi, come l’evocativo legno recuperato dalle iconiche briccole infisse nella laguna veneziana di Riva 1920, o i pannelli fonoassorbenti a base di cellulosa della svedese Baux, pannelli organici, riciclabili e biodegradabili al 100%.

 

Le Briccole della laguna di Venezia
Dalle Briccole ai tavoli di Riva 1920

Anche gli espositori stessi hanno cavalcato l’onda ‘verde’ di questa edizione, sottolineando percorsi progettuali e processi produttivi sempre più all’insegna della minimizzazione dell’impronta ambientale dei brand: la piacentina Saib per esempio, uno dei principali produttori di pannelli in nobilitato per l’arredo, più che a promuovere le sue nuove collezioni di pattern e colori, ha infatti preferito comunicare e valorizzare un processo produttivo già avviato da quasi trent’anni e chiamato “Rewood”: concepito per l’utilizzo di legname di scarto proveniente da raccolta differenziata, questo processo era fino a pochi anni fa nascosto per non generare dubbi in merito alla qualità dei pannelli ed oggi viene orgogliosamente mostrato a stampa e partner commerciali. Così anche l’azienda ALPI, che può fregiarsi di aver prodotto già nel 1961 la prima impiallacciatura composta: legno di pioppo, tiglio o ayous viene prima sfogliato e tinto per immersione; i fogli così ottenuti vengono quindi sovrapposti, incollati e pressati, per ottenere un nuovo prodotto ecologico grazie ad un materiale rinnovabile proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo i principi previsti dalla certificazione FSC (Forest Stewardship Council). L’esito è quindi un legno naturale-artificiale che consente ad oggi ad Alpi di presentare insieme a Piero Lissoni la collezione “Legacy”, che rende accessibili colori e finiture di legni “perduti”, in quanto protetti e non più utilizzabili, come l’ebano Makassar, accanto a impiallacciature “di design”, come il “rosso Sottsass” o il “Wavy Fir Blue” dei designer Raw Edges.

La Tavola degli Elementi | Piero Lissoni x ALPI

Lo tsunami della ricerca di nuovi materiali sostenibili non ha risparmiato neanche il fuorisalone, con molteplici iniziative ed esposizioni. Tra tutte è degna di menzione quella di Superstudio in zona Tortona, forse anche più completa di quella tematica in Fiera. Con il titolo “Material Matter(s). Materia che si riduce per una città leggera”, il progetto collettivo è stato curato dalla giovane agenzia tutta al femminile Materially, attiva nell’ambito dell’economia circolare ed ha visto una serie di talk tematici ed un allestimento organizzato secondo quattro tematiche principali (Carbon Revolution; Breathing Quality; Resourceful Waste; City Ski), tutte nel segno dell’economia circolare e secondo il punto di vista della” riduzione come azione virtuosa”. Anche in questo caso sono quindi stati in primo luogo valorizzati i materiali organici da rinnovabili, spesso scarti di altri cicli produttivi, come il “cuoio” da ananas di Verabuccia, o i fondi di caffé miscelati con biopolimero per tazzine e piccoli accessori di Coffefrom o altri bio-compositi per l’arredo: materiali cioè, come quelli progettati ad hoc da Mixcycling e che possono contenere fino al 70% di fibre naturali di recupero (come lolla di riso, bambù o vinaccia) più un polimero (o biopolimero) legante, riciclato o vergine in base ai requisiti di produzione.

il “cuoio” da ananas di Verabuccia

Completano il quadro la grande famiglia dei nuovi materiali da riciclo, generati da raccolta differenziata o direttamente in fabbrica da scarti di produzione, come il poliuretano espanso di Orsa, ed infine i nuovi-vecchi materiali rinnovabili come la pelle della Conceria Nuvolari che ha studiato un metodo di concia a basso tenore di metalli pesanti e senza impiego di cromo esavalente. In generale infatti si può auspicare che la ricerca per un futuro più sostenibile possa proseguire secondo binari non ideologici e non preconcetti, per esempio riconoscendo l’effettivo vantaggio ambientale anche di produzioni storiche (come quelle dei ns distretti conciari di alta qualità,) riducendone ulteriormente l’impatto, senza tralasciare la ricerca e l’innovazione e senza colpevolizzare un sistema produttivo, come il made in Italy, ed un mercato, come quello europeo, che hanno sì ampi margini di miglioramento, ma che attualmente risultano già tra i più virtuosi nel panorama mondiale per sostenibilità sia ambientale sia sociale.