Pensioni in Italia e in Europa: requisiti a confronto

Pubblicato il 21 settembre 2016 in , da redazione grey-panthers

In attesa di conoscere il destino dell’APE (Anticipo Pensionistico), è utile sapere che in Europa ci sono una serie di Paesi in cui questa forma di pensione non esiste neppure (Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia) e altri dove, invece, i requisiti per accedervi sono meno stretti di quelli italiani (la media è 35 anni di contributi).

=> I requisiti per la pensione dal 2016

In generale, i Paesi che, insieme all’Italia (in relazione ai criteri per ritirarsi dal lavoro), prevedono paletti più alti sono:
Germania: c’è un sistema molto complicato che prevede diverse opzioni con decurtazione dell’assegno. Senza abbassare la pensione, ci vogliono 63 anni di età e 45 anni di contributi;
Austria: 40 anni di contributi e 62 anni di età;
Slovenia: 60 anni di età e 40 anni di contributi.
Belgio: 39 anni di contributi e 61 anni di età (oppure 40+60);
In Italia, quando la Riforma Pensioni 2011 sarà pienamente a regime (nel 2050) ci vorranno fino a 69 anni e 9 mesi di età per andare in pensione: è il requisito più alto previsto dalle attuali legislazioni europee. Per fare un confronto, si può partire dal Rapporto “Pensione di vecchiaia e pensione anticipata nei Paesi europei” del Servizio Studi di Montecitorio.

=> Pensioni anticipate: effetto Riforma Fornero

Pensioni di vecchiaia
Sono diversi i Paesi europei che prevedono invece requisiti più stringenti:

Germania: 67 anni o 65 anni con 45 anni di contributi;
Francia: regime graduale, a 67 anni per chi è nato dopo il 1955;
Svezia: da 61 anni a 67 anni, con la possibilità di restare al lavoro con il consenso del datore;
Norvegia: si va dai 62 anni 75 anni;
Spagna: 65 anni con 35 anni e 6 mesi di contributi o 65 anni e 2 mesi con meno contributi;
Grecia: per gli uomini 67 anni (bastano però 15 anni di contributi) e per le donne 62 anni, che però devono avere 40 anni di contributi;
Islanda: dai 65 ai 70 anni, la pensione nazionale si raggiunge a 67 anni;
Finlandia: dai 63 ai 68 anni a seconda dei guadagni, con pensione nazionale a 65 anni;
Lussemburgo: 65 anni per tutti;
Danimarca: 65 anni;
Cipro: 65 anni per tutti, 63 per i minatori;
Malta: 65 anni per tutti i nati dopo l’1 gennaio 1962, per i più anziani dai 60 ai 64 anni;
Olanda: 65 anni e 2 mesi;
Portogallo: 66 anni;
Slovenia: 65 anni per tutti.
Abbiamo elencato solo i Paesi che hanno, almeno per una delle categorie di pensionati (uomini o donne), un requisito di accesso attualmente più alto di quello italiano. Tutti gli altri Paesi considerati (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svizzera, Ungheria) hanno invece sistemi che prevedono requisiti meno stringenti dell’Italia per andare in pensione. Quando però sarà completata la gradualità prevista dalla Riforma Fornero, nel 2050, pur considerando anche le analoghe riforme approvate dagli altri Paesi europei (che in diversi casi inaspriscono i paletti nei prossimi anni), l’Italia diventerà il Paese in cui si va in pensione più tardi, a quasi 70 anni