Strappo di Grasso su Berlusconi

Pubblicato il 6 Febbraio 2014 in da redazione grey-panthers

Le aperture 

Il Corriere della Sera: “Strappo di Grasso su Berlusconi. Dopo il no del Consiglio di presidenza, Senato parte civile. Forza Italia: un colpo a freddo”. E poi: “La maggioranza a Letta: serve una verifica. Il Colle: continuità”.

L’Unità: “Il Senato contro Berlusconi. La scelta di Grasso: parte civile nel processo sulla compravendita dei senatori. L’ufficio di presidenza aveva espresso parere negativo. Il Cav furioso minaccia di far saltare le riforme”. A centro pagina: “Governo, si allarga il pressing su Renzi”, “dalla maggioranza appelli al segretario Pd perché assuma la guida. La replica: non è all’ordine del giorno. Il Colle: bene i risultati della continuità”.

In evidenza a centro pagina anche il via libera del Parlamento al decreto sulla “terra dei fuochi”: “Bruciare i rifiuti adesso è reato”. A fondo pagina: “Il caso pedofilia: l’Onu accusa il Vaticano”, “ha permesso gli abusi”. “La reazione: valuteremo, ma no a ogni interferenza”.

Il Giornale: “Nelle mani dei boia. Grasso impone: tutto il Senato chieda i danni a Berlusconi”, “Napoliano ordina al Pd: niente Renzi, tenete il governo Letta”, “l’asse della ghigliottina”.

A centro pagina: “I caschi blu dichiarano guerra al Vaticano” , con un commento di Fiamma Nirenstein: “Da che pulpito viene la predica: difendono terroristi e tiranni”.

La Repubblica:”Berlusconi, il Senato parte civile”, “Palazzo Madama si costituisce contro il Cavaliere nel processo per la compravendita dei parlamentari. L’ira di Forza Italia”, “Decide Grasso: ‘Dovere morale’. Da Napolitano uno stop al governo Renzi”.

A centro pagina: “Pedofilia, dall’Onu dura accusa al Vaticano”.

In evidenza anche le foto tratte da un video girato a Napoli: “Scippo nei vicoli di Napoli, solo l’immigrato interviene”, “nessuno lo aiuta a fermare il ladro”.

La Stampa: “Napolitano blinda Letta”, “La maggioranza chiede una verifica, cresce il fronte che vuole Renzi al vertice dell’esecutivo. Il Colle frena: bene la continuità”, “Senato parte civile contro Berlusconi, decide Grasso: un dovere morale”. Sotto la testata: “Pedofilia, l’Onu accusa: ‘La Chiesa ha permesso gli abusi sui minori’”.

A centro pagina, grande foto da Londra: “Sciopera la metro, la coda più lunga di Londra”.

Su La Stampa, in prima, si ricorda che domani iniziano i Giochi olimpici di Sochi: “Falce, martello e sacre icone. A Sochi la festa pop di Putin”. Di Lucia Sgueglia.

Avvenire: “Pedofilia, boomerang Onu. I difensori dei bambini: Il Vaticano fa poco ed è contro contraccettivi e nozze gay”.

Il Fatto: “B. torna padrone del Senato. Ma Grasso lo sgambetta”.

A centro pagina, il quotidiano torna sullo ‘scoop’ realizzato ieri, relativo ad un esposto che la segretaria Cgil avrebbe stilato contro il segretario della Fiom, con un intervista all’interessato: “Landini: ‘Contro di noi la Cgil non si fermerà”

Di spalla a sinistra: “Pedofilia, l’Onu accusa il Vaticano: ‘Ha coperto gli abusi’”.

Vaticano-Onu

Il Messaggero spiega che le accuse al Vaticano sono arrivate al termine della 65esima sessione del Comitato Onu per i diritti del fanciullo. Le osservazioni conclusive relative alle misure prese da alcuni Stati, tra cui il Vaticano, riflettono una bocciatura clamorosa”, dice il quotidiano, che illustra in una scheda il numero delle denunce giunte all’ex Sant’Uffizio tra il 2000 e il 2010: sono state 3000, delle quali circa 1800 per casi di molestie ad adolescenti dello stesso sesso, 900 verso adolescenti di sesso diverso, e 300 verso bambini. Nel 2011 le denunce sono state circa 599, ed altrettante nel 2012. Il quotidiano scrive che dal Vaticano c’è irritazione soprattutto perché il rapporto sembra non tenere conto di quanto fatto negli ultimi anni, a partire dal pontificato di Ratzinger “che a tutti gli effetti ha dichiarato guerra agli abusi, facendo dimettere vescovi, allontanando cardinali, portando davanti al Tribunale della dottrina della fede cica 4000 sacerdoti, di cui il 10 per cento puniti con il massimo della pena prevista dal codice di Diritto Canonico, le dimissioni allo stato laicale. Insomma: tolleranza zero”.

Su Avvenire si dà conto delle “accuse dell’Onu e della “replica del Vaticano”: Ricorda il quotidiano della Cei che “il 16 gennaio la Santa Sede aveva spiegato alle Nazioni Unite in modo completo ed esauriente la propria politica in fatto di abusi sui minori. La risposta dell’Onu è giunta oggi, 20 giorni dopo, con toni estremamente severi”. Al Vaticano l’Onu chiede di “rimuovere immediatamente” dall’incarico chi si è reso responsabiledi “abusi sessuali sui bambini e persino chi ne è sospettato”. Al Vaticano il Comitato Onu sui diritti dei bambini chiede di rimuovere «immediatamente» dall’incarico chi ha commesso abusi sessuali sui bambini, e persino chi ne è sospettato. Il Comitato afferma di essere «profondamente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per gestire i casi di abusi sessuali su minori e proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all’impunità dei colpevoli». Ma non basta: “Per via di un codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero pena la scomunica, casi di abusi sessuali su minori sono stati difficilmente denunciati alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati compiuti i reati”.

Il quotidiano definisce poi “molto discutibili” altri passaggi della relazioni, tra cui “alcune esortazioni che si configurano come vere e proprie ingerenze nei codici di diritto canonico: come quella di ‘rivedere la propria posizione sull’aborto’ quando è a rischio la vita e la salute delle donne incinte e a ‘identificare circostanze in cui l’accesso ai servizi di aborto possa essere ammesso’ modificando il canone 1398 in materia. Oppure quando si esprime ‘seria preoccupazione’ per le conseguenze negative della posizione della Santa Sede sull’accesso degli adolescenti alla contraccezione e si chiede di garantire che l’educazione sulla salute sessuale e la prevenzione dell’hiv/aids sia parte del curriculum obbligatorio delle scuole cattoliche. Sull’omosessualità, infine, l’Onu esorta la Chiesa a ‘fare pieno uso della sua autorità morale per condannare tutte le forme di molestie, discriminazione e violenza contro i bambini sulla base del loro orientamento sessuale o quello dei loro genitori’”.

Quanto alla risposta del Vaticano, “’Questo rapporto bisogna studiarlo: la Santa Sede si riserva di rispondere dopo aver preso conoscenza e aver approfondito i rilievi fatti’”, dice segretario di Stato Vaticano, monsignor Pietro Parolin. “’Una risposta ci sarà e sarà articolata – ha aggiunto – Da parte nostra, non possiamo che ribadire la volontà di adempiere alle esigenze della commissione e della convenzione. Il fatto che la Santa Sede abbia aderito, significa la sua volontà di adempiere a tutte le indicazioni della convenzione’. Il segretario di Stato vaticano, tuttavia, si è detto ‘sorpreso’ dal fatto ‘che si sia voluti entrare in temi che interferiscono con la dottrina cattolica’ e fra questi ‘soprattutto sul tema dell’aborto’.

Anche monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente vaticano all’Onu di Ginevra, in un’intervista a Radio Vaticana parla di ‘linea ideologica’. ‘Perché l’aspetto negativo del documento che hanno prodotto è che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede”. Tommasi dice anche che “’la prima reazione è di sorpresa, perché l’aspetto negativo del documento che hanno prodotto è che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione’. Di fatto, ‘il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che in questi ultimi anni è stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall’autorità dello Stato della Città del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze episcopali’. Quindi, ‘manca la prospettiva corretta e aggiornata che ha visto in realtà una serie di cambiamenti per la protezione dei bambini che mi pare difficile di trovare, allo stesso livello di impegno, in altre istituzioni o addirittura in altri Stati’”. La Santa Sede risponderà al documento, annuncia monsignor Tomasi, ‘perché è un membro, uno Stato parte della Convenzione: l’ha ratificata e intende osservarla nello spirito e nella lettera di questa Convenzione, senza aggiunte ideologiche o imposizioni che esulano dalla Convenzione stessa. Per esempio – aggiunge -: la Convenzione sulla protezione dei bambini nel suo preambolo parla della difesa della vita e della protezione dei bambini prima e dopo la nascita; mentre la raccomandazione che viene fatta alla Santa Sede è quella di cambiare la sua posizione sulla questione dell’aborto! Certo, quando un bambino è ucciso non ha più diritti! Allora questa mi pare una vera contraddizione con gli obiettivi fondamentali della Convenzione, che è quella di proteggere i bambini’”. Sugli abusi, dice Tommasi: “’Si parla di 40 milioni di casi di abuso di bambini nel mondo: purtroppo alcuni di questi casi – anche se in proporzioni molte ridotte in confronto a tutto quello che sta avvenendo nel mondo – toccano persone di Chiesa. E la Chiesa ha risposto e reagito e continua a farlo! Dobbiamo insistere su questa politica di trasparenza, di non tolleranza di abusi, perché anche un solo caso di abuso di un bambino, è un caso di troppo!’”. E ancora: “’Probabilmente delle Organizzazioni non governative, che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni – conclude l’osservatore permanente della Santa Sede -,hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica’”.

Tommasi viene intervistato dal Corriere: “Mi hanno fatto parlare ma il giudizio era già scritto”. Sullo stesso quotidiano un commento di Luigi Accattoli: “Ma la Chiesa ha cambiato da anni la sua rotta”.

La Repubblica intervista il segretario della Cei Nunzio Galantino: “I vescovi sono al fianco delle vittime, ma non chiedeteci di difendere l’aborto”, dice, accusando le Naizoni Unite di interferire sui temi etici. Come si sta muovendo la Chiesa italiana in merito agli abusi? “Nell’ultimo consiglio permanente è stato presentato il testo delle linee-guida per i casi di abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici. In esse si ribadisce che il soggetto abilitato ad intervenire è il vescovo locale, il quale, occorre ricordarlo, non è un pubblico ministero o un pubblico ufficiale, ma ha un ruolo molto importante: è padre, sia della vittima sia di chi ha presumibilmente commesso il reato”. Il documento Onu, secondo Galantino, non tiene conto di quello che la Chiesa ha fatto di recente. Il quotidiano intervista anche Alex Gibney, regista di documentari ed autore di “Mea maxima culpa: Silence in the House of God”, storia vera di quattro ragazzi sordi violentati da preti cattolici negli anni Sessanta. Non ha letto il rapporto Onu, è un segnale “importante”, ma forse “un poì in ritardo”. Il nuovo Papa sarà più sensibile? “Credo proprio di sì”, “Francesco può fare molto per le vittime e questo rapporto gli dà una grande opportunità”.

Politica

Ieri il Presidente del Senato ha deciso che l’Aula si costituirà parte civile nel processo sulla presunta compravendita di senatori a carico di Silvio Berlusconi. A votare contro la costituzione era stato il consiglio di Presidenza del Senato, chiamato ad esprimere un parere consultivo. Grasso ha definoto la sua decisione un “dovere morale”. La senatrice Lanzillotta, uno dei vicepresidenti di Palazzo Madama, aveva votato contro la costituzione, e viene intervistata dal Corriere: “Decisione legittima, ma noi non siamo immorali”, il titolo. Lanzillotta ricorda che Grasso “volendo avrebbe potuto anche non consultarci”, ma “sarebbe inaccettabile se il presidente del Senato desse un giudizio di moralità su chi ha espresso una opinione diversa da quella che ha lui. La motivazione che si tratti di un dovere morale non deve portare a giudicare come immorale chi ha espresso una diversa opinione”. La senatrice ricorda che il Senato si è costituito parte civile contro dipendenti della Istituzione acccusati di furto, e “lì c’era un danno patrimoniale”, mentre in questo caso “la vera parte offesa” sarebbe il governo Prodi. Il quotidiano ricorda che a citare il Senato come parte lesa è stato il Tribunale di Napoli. Lanzillotta: “L’autonomia del Parlamento nei confronti della magistratura imporrebbe che non fosse la Procura di Napoli né il giudice per l’udienza preliminare a dire al Senato cosa deve fare”.

Per Il Fatto Berlusconi era tornato “padrone del Senato”, visto che il Consiglio di Presidenza, grazie alla scelta determinante degli uomini e delle donne di Monti, Casini e Alfano”, aveva bocciato la costituzione di parte civile di Palazzo Madama al processo che inizierà l’11 febbraio a Napoli per la “compravendita” di senatori. Ma “la riabilitazione politica di Silvio Berlusconi, decaduto per una condanna e accusato di compravendita dei senatori (cioè corruzione), è durata quattro ore, minuto più, minuto meno”. Nel pomeriggio il Consiglio di presidenza del Senato, consultato per un parere non vincolante, aveva decretato che il Senato non si sarebbe costituito parte civile: decisivi i voti dei centristi Linda Lanzillotta (Scelta civica), Antonio De Poli (casiniano) e l’alfaniano Gentile. Ma in serata il presidente Pietro Grasso ha deciso -secondo Il Fatto- di accogliere le richieste di magistrati e giudici.

La Repubblica scrive che Grasso ha descritto il Senato come “parte offesa”, come hanno scrittoi giudici, nell’atto inviato a Roma, per fatti “asseritamente avvenuti all’interno del Senato e comunque relativi alla dignità dell’istituzione”. Per il quotidiano la decisione di Grasso è stato un vero colpo di scena, visto che è stata ribaltata l’indicazione dell’ufficio di presidenza verso le otto di sera: “sono solo coerente con me stesso”, avrebbe mormorato il presidente del Senato. Il comitato di presidenza è composto da 18 membri: 10 senatori erano contrari (Fi, Ncd, Gal, Lega, Sc, Udc) e 8 favorevoli (Pd, M5S, Sel). Anche La Repubblica intervista Linda Lanzillotta, senatrice di Scelta civica e riassume nei titoli le sue parole così: “’Decisione senza precedenti, ha prevalso l’approccio dei pm’”. Spiega la senatrice:”E’ stata la Procura della Repubblica di Napoli a ritenere che il Senato potesse essere parte lesa nel procedimento. Diciamo che questo avrebbe potuto deciderlo in autonomia la nostra Camera, non era il caso di adeguarsi a una proposta avanzata da altri soggetti. E poi, non ci sono precedenti”. Il presidente Grasso “si è assunto le sue responsabilità”, la sua decisione “va rispettata”, dice comunque Lanzillotta. Che rifiuta le accuse di chi lega questa sua scelta ad un riavvicinamento a Berlusconi: “io faccio parte di Scelta civica, che si è appena scissa dall’Udc e dunque, a rigor di logica, avrebbe più senso sostenere la costituzione di parte civile, in opposizione a Casini. Ma il mio ragionamento è stato tecnico, istituzionale e di buon senso: il Senato deve difendere con atti e provvedimenti legislativi la sua onorabilità non nelle aule di giustizia”.

“Ora anche il Pd si costituisca parte civile”, ha detto ieri Danilo Leva, deputato Pd, secondo quanto riferisce La Stampa. Esultano i grillini: “Meglio Grasso della presidente Boldrini”, dice la senatrice M5S Paola Taverna.

Su La Repubblica, il retroscena: “La delusione del Cavaliere: ‘Tutta colpa di Napolitano, vogliono far saltare le riforme’. Ma l’ex premier: non rompo il patto con Renzi”.

Lo stesso quotidiano dà conto anche della “rabbia del leader di Forza Italia” che avrebbe detto: “Questa è una imboscata per far saltare l’asse con il Pd”. Si tratta di dichiarazioni che il quotidiano attribuisce a Berlusconi e che sarebbero state riferite da “chi ha sentito il Cavaliere”, che sarebbe “irritato”. A parlare è invece Giovanni Toti: la decisione di Grasso “riporta il Paese nel clima cupo e giustizialista che avevamo vissuto nei giorni della decadeza e che speravamo potesse essere superato dalla nuova fase aperta dal Pd”.

Su Il Giornale Salvatore Tramontano firma l’editoriale: “Vuoi vedere che non era così folle sostenere, come hanno fatto i grillini, che il Paese sta per finire nelle mani dei boia?”. Anche Tramontano scrive che, poiché “troppo forte è diventato l’asse con Renzi” del Cavaliere, è arrivata la decisione del Senato.

Il quotidiano si occupa anche dei rapporti tra Pd e governo, e scrive di un “diktat del Quirinale al Pd: niente Renzi, tenetevi Letta”. Oggi Renzi e Letta si ritroveranno “faccia a faccia” nella Direzione Pd, e il quotidiano ricorda che ieri Napolitano ha parlato al telefono con il premier per rassicurarlo sulle voci che vorrebbero una staffetta con il segretario del Partito. Napolitano – diceva il comunicato diffuso ieri dal Quirinale – ha “ribadito il suo apprezzamento per la continuità e i nuovi sviluppi per l’azione del governo sul piano nazionale e internazionale”. Continuità significa permanenza di Letta al governo, “nuovi sviluppi” il “sospirato ‘rilancio’ del governo, con annesso rimpasto. Ieri in casa Ncd si faceva l’elenco dei ministri destinati a saltare e ad essere sostituiti, nei loro auspici, da esponenti renziani: Zanonato, Bray, Carrozza, Quagliariello (a questo punto le riforme se le intesta Renzi e il ministero non ha più ragione d’essere, la spiegazione). Alfano per ora non mollerebbe il Viminale. Il quotidiano ricorda però che Renzi di andare al governo per ora non ci pensa per niente, e che non vuole occuparsi di rimpasto, “decida il premier”. Tra i renziani c’è chi però pensa a questa ipotesi, nel Pd si torna a parlare di “scouting” nei confronti dei grillini, e poi viene riferita una frase che Renzi avrebbe detto ai senatori del Pd riuniti: il successore del Capo dello Stato Napolitano, che si dimetterebbe appena approvate le riforme, sarà eletto da questo Parlamento. E potrebbe essere Prodi, secondo Il Giornale.

Anche sul Corriere: “Renzi è arrivato al bivio del governo”, “lo scenario di un avvicendamento alla guida dell’Esecutivo con Prodi al Quirinale”. Prodi potrebbe garantire a Renzi il voto anticipato, oppure la salita a Palazzo Chigi senza passare delle elezioni, al posto di Letta, ma senza “fare la figura del traditore, perché ha portato al Quirinale Prodi”.

Anche L’Unità parla di un Renzi “al bivio”. Infine, su La Repubblica una intervista al “giovane turco” Matteo Orfini, che dice: “A me non scandalizza una staffetta tra Letta e Renzi a Palazzo Chigi. La cosa fondamentale comunque è che ci sia un nuovo governo”. Serve infatti, secondo Orfini, “un cambio di passo” e “un nuovo governo lo garantisce”. Ricorda poi di aver proposto un governo a guida Matteo Renzi fin dal marzo dell’anno scorso, “quando doveva nascere il governo delle larghe intese. Però penso che non si debba partire da una discussione su chi guida il governo. Così indeboliamo Letta e non discutiamo dell’inversione di marcia necessaria all’esecutivo”. Ma “l’unica cosa che non ha senso è fare un rimpasto”.

Sindacato

Il Fatto torna ad occuparsi della tensione tra la segretaria Cgil Susanna Camusso e il segretario Fiom Maurizio Landini: la prima avrebbe chiesto al Collegio statutario del sindacato una “interpretazione autentica” dello Statuto., secondo La Repubblica, che cita Cgil. E niente di più: cioè nessuna sanzione o esclusione dal sindacato. Tutto nasce dall’accordo sulla rappresentanza siglata il 10 gennaio da Cgil, Cisl e Uil. Il sindacato Fiom non la riconosce perché -dice- non sono stati consultati i lavoratori. Camusso avrebbe chiesto nella lettera se il via libera dato dal Direttivo della Cgil all’intesa, il 17 gennaio, sia vincolante anche per chi non è d’accordo e se siano previste sanzioni per chi non si adegua. La Cgil ieri ha smentito (“ha cercato di smentire”, secondo il quotidiano) quanto rivelato ieri da Il Fatto bollandolo come “falsità” e “notizia già smentita”: non si tratta di una “procedura si commissariamento della Fiom-Cgil, né alcun procedimento disciplinare nei confronti di un qualsivoglia suo dirigente”, ha scritto in una nota la Cgil, scrive Il Fatto. Il quotidiano intervista lo stesso Landini, che ieri è uscito da un incontro con la segretaria Camusso con una convinzione: “Andranno avanti, andranno fino in fondo”. Anche La Repubblica intervista Landini. Gli si fa notare che il Direttivo Cgil ha approvato l’intesa sulla rappresentanza a grandissima maggioranza: “non è così. Il nostro statuto stabilisce che si consultino i lavoratori interessati”. Ma La Camusso sostiene che gli iscritti Cgil che partecipano alle assemblee congressuali si esprimono anche sull’accordo. Non è una consultazione? “Il congresso ha le sue regole. La discussione congressuale riguarda la strategia della Cgil per i prossimi quattro anni. La consultazione su un accordo è un’altra cosa”, “in più alle assemblee congressuali partecipano i lavoratori di tutti i settori, dalla scuola al commercio, mentre l’accordo sulla rappresentanza interessa i lavoratori delle imprese industriali aderenti a Confindustria”.

E poi

Sul Corriere della Sera: “Marò, accusa di pirateria ma senza pena di morte”, “verso la formulazione delle accuse ai due fucilieri. Restano le contraddizioni tra i ministeri indiani”. I due “potrebbero scontare la detenzione in Italia”. Questa mattina i due hanno rilasciato una intervista al Gr1.

Sul Sole 24 Ore si scrive dell’accordo sul canale di Panama, un progetto di “raddoppio” per circa 80 chilometri del Canale, che doveva essere eseguito da un consorzio comprendente anche l’italiana Impregilo-Salini. “Dopo un mese di braccio di ferro lo Stato abbandona il tavolo negoziale sugli extra costi da 1,6 miliardi”. “Sacyr ed Impregilo pretendono che sia lo Stato di Panama a pagare i costi”, lieviati a 5 miliardi di euro rispetto ai 3,4 previsti. A tentare una mediazione sono stati Italia e Spagna. Il consorzio di imprese che sta eseguendo l’opera si chiama Gupc, ed aveva proposto di trovare metà dei finanziamenti per proseguire l’opera in attesa che un arbitrato internazionale. Ieri lo stop di Panama, che minaccia di affidare l’opera ad altri.