Scontro Fornero sindacati sull’articolo 18

Pubblicato il 20 Dicembre 2011 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Il Corriere della Sera: “Fornero reagisce e accusa”. “Il ministro del welfare dopo la dura intervista di Camusso su lavoro e articolo 18”. “‘Contro di me il linguaggio di un brutto passato'”.

Il Sole 24 Ore: “Sull’articolo 18 è subito scontro. Nel piano del Governo tutele estese a tutti e uscite meno rigide per i nuovi contratti. I sindacati contro la Fornero: norma di civiltà, non si tocca. La replica: serve dialogo, su di me parole preoccupanti. Marcegaglia: basta tabù”.
A centro pagina il quotidiano di Confindustria dà rilievo alle parole di Mario Draghi, ieri al Parlamento Europeo: “Draghi: banche sotto pressione. Il presidente Bce: a inizio 2012 istituti e Stati dell’euro dovranno rifinanziare oltre 500 miliardi di titoli”. “Accordo all’Eurogruppo su 150 miliardi all’FMI per gli aiuti d’emergenza”.

La Repubblica: “Fisco, via al controllo dei conti correnti. Ecco il super-computer contro l’evasione che elabora 22 mila informazioni al secondo. La rivolta dei sindaci della Lega: non faremo pagare l’Imu”. E nel sottotitolo: “Draghi: ora liquidità alle banche. Scontro Fornero sindacati sull’articolo 18”.
A centro pagina il richiamo ad una intervista al ministro della Giustizia Paola Severino: “Cambiare la legge anti-corrotti. “Mai più norme ad personam”.

Il Giornale: “Commessi da 9mila euro. Le caste nascoste. Alla Camera sono il triplo degli onorevoli: tra tecnici e stenografi c’è pure chi guadagna più di Napolitano. Articolo 18, la Fornero licenzia i sindacati: ‘Preoccupante il loro attacco’”.

Libero: “Ci tassa e assume gli statali. Il governo prepara concorsi per 12500 insegnanti e 400 forestali. Il contrario di quanto dovrebbe fare. Così rischiamo una recessione pesantissima: oltre 5 punti in tre anni”.

Su tutte le prime pagine la notizia della morte di Kim Jong-Il, il dittatore della Corea del Nord. “La Corea piange il suo tiranno”, titola La Repubblica. “La fine del dittatore non cancella le paure”, è il titolo del Corriere della Sera. Il potere ora passa al figlio più giovane, 28 anni. “La vera partita è tra Cina e Usa”, commenta Francesco Sisci sul Sole 24 Ore.

Su tutti i quotidiani anche le notizie sul “calcio truccato”, con gli arresti di ieri (tra gli arrestati anche il calciatore ed ex capitano dell’Atalanta Doni) e i “verbali del pentito” agli atti della procura di Cremona, che sta indagando. Il Corriere della Sera: “Ecco tutte le partite di A e B che siamo riusciti a truccare”. Libero: “Calcio truccato, nuova retata. Ecco le telefonate fantozziane”. La Stampa: “Scommesse, 17 arresti. C’è Doni, voleva fuggire. I pm: profitti fino a 1,5 milioni a partita”.

Articolo 18 

Ieri il ministro Fornero, replicando alla intervista di Susanna Camusso, si è detta ieri “dispiaciuta, sopresa, preoccupata e rammaricata”, come scrive La Repubblica. “E’ stato usato un linguaggio che pensavo appartenesse ad un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi”, ha detto. Su Il Corriere della Sera (“La rabbia del ministro e l’incontro segreto con il leader della Fiom”) si dà conto delle opinioni di alcuni esponenti del Pd, perché l’intervista di ieri a Susanna Camusso “non è piaciuta agli ex margheritini” del partito, a partire da Enrico Letta, che ieri ha detto che la Camusso “ha usato parole sopra le righe”, anche se Fornero “avrebbe fatto bene ad aspettare un po’ prima di parlare di mercato del lavoro”. Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro con Prodi e “compagno di classe della Fornero alle superiori”, dice: “Pur non condividendo molte delle idee del ministro, non credo come ha detto Camusso che lavori al servizio delle assicurazioni private”. Il Corriere informa anche che la Fornero “ha concordato nei giorni scorsi un incontro con il leader della Fiom Maurizio Landini, che forse si è tenuto proprio ieri sera, anche se i protagonisti non confermano. Un incontro per conoscere il più duro dei leader sindacali, protagonista dello scontro con la Fiat, granitico nelle sue convinzioni e poco disposto alle mezze misure. Un Landini che è difficile immaginare nei panni del mediatore anche nel giorno in cui Camusso sembra scavalcarlo a sinistra”. Landini insomma probabilmente è “andato al sodo”, ribadendo la linea della sua organizzazione sulla Fiat.
Sullo stesso quotidiano si à conto del dibattito interno al Pd, diviso tra due “linee”: i “favorevoli alla riforma del mercato del lavoro” spingono per “rompere il tabù dell’articolo 18”. Il capofila è Pietro Ichino, e “con gradi diversi di adesione” alla sua proposta ci sono Veltroni, Letta, Gentiloni, Morando, Verini, Follini, Renzi. I “contrari al progetto dell’esecutivo” sono rappresentanti dal responsabile economico del Pd Fassina; “L’articolo 18 non si tocca”. Bersani “chiede tempo a Monti”, e dice: “Ora facciamoci il Natale e lasciamo stare l’articolo 18”.

Su Il Giornale: “Welfare, la Camusso mette in difficoltà la sinistra”. “Bersani accerchiato prima nicchia poi accusa il governo: ‘Così si complica tutto'”. Secondo il quotidiano nel Pd ci sono “più di 50 senatori su 106 e una ottantina di deputati su 206 pronti a dar battaglia per una linea liberale, e per una rottura dello storico rapporto da ‘cinghia di trasmissione’ con la Cgil. Pier Luigi Bersani lo sa e prende tempo”.
Su Il Foglio una intervista ad Alberto Bombassei, che definisce “senz’altro condivisibile” la logica europea della flexicurity proposta dal senatore Pd Ichino, ma “l’aspetto meno definito nella proposta Ichino è proprio quella della esatta quantificazione degli oneri connessi alla riforma e ancor più all’esatta individuazione della ripartizione di questi onere tra le imprese e il sistema pubblico. E’ evidente che i costi del sistema non possono essere sostenuti solo dalle imprese”. Il titolo della conversazione: “Abrogate pure l’articolo 18, ma senza costose tutele”.
Su La Repubblica, sotto il titolo “Se l’articolo 18 diventa un lusso”, Stefano Rodotà sottolinea che “proprio nei tempi difficili bisogna parlare dei diritti”. Rodotà invita il governo ad uscire da schemi “inutili e aggressivi” come quelli che mettono al centro la modifica dell’articolo 18: serve lungimiranza, affrontando una revisione dei regimi di sicurezza sociale “nella prospettiva del riconoscimento di un diritto ad un reddito universale di base”. A sostegno di questa necesstà, cita l’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, laddove si dice che al fine di lottare contro l’esclusione e la povertà “l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale” per garantire “una esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti”. L’Europa dei mercati non può essere disgiunta dall’Europa dei diritti, secondo Rodotà. E poiché l’Europa è quella dei Trattati, che ora si intende modificare, ricorda che è necessaria una riforma che preveda il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo. Allo stesso modo, va potenziato lo strumento dell’iniziativa legislativa popolare prevista dall’articolo 71 della Costituzione e va attivato il nuovo diritto di iniziativa dei cittadini europei che, in numero di almeno 1 milioni, possono chiedere alla Commissione europea di prendere iniziative su determinate materie.

Pdl

Roberto Formigoni viene intervistato da Il Giornale: “Voglio un Pdl del Nord. Con la Lega ci parlo io”, e propone un Pdl che si concentri sulle regioni del Nord, insieme alla Lega. “Anche il rapporto con la Lega è una peculiarità che rende necessaria una diversa articolazione del partito”, dice, facendo riferimento al fatto che la Lega è all’opposizione a Roma e al governo con Formigoni in Lombardia, dice: “C’è un Pdl che ha deciso di tenere aperta la strada del dialogo”, “questo compito spetta a noi amministratori del Nord che governiamo collaborando con la Lega”.

Corea del Nord

Riferisce La Repubblica che per la morte del dittatore coreano Kim Jong-Il le autorità hanno previsto 12 giorni di lutto. Un articolo di Vittorio Zucconi ripercorre i suoi appellativi: dal “caro leader” al “disceso dal Paradiso”, dal “grande sole della Nazione” a “perfetta incarnazione dell’apparenza di un leader”. Si considerava un uomo-Dio, ha ridotto il Paese in miseria. Federico Rampini, dedicandosi allo “scenario” che ora si può aprire, illustra le due opzioni: escalation nucleare o pace. E la Cina guiderà la transizione: Pechino ha enorme influenza su PyongYang, che non sopravvive senza i suoi aiuti alimentari, energetici, militari. La Corea del Nord esiste solo grazie ai milioni di soldati cinesi che Mao mandò a combattere contro gli americani nel 1950, e la penisola coreana è un bastione di difesa della Cina contro gli Stati Uniti e i loro alleati nel Pacifico. Se la Cina riuscirà a manipolare il delfino, Kim Jong-Un, lo si vedrà soprattutto sul terreno economico, con l’accelerazione di esperimenti finora timidi di trapianto del capitalismo nella Corea del Nord. E sull’economia si giocano due sfide essenziali: “Salvare il Paese dalle carestie ricorrenti che lo hanno decimato, e riconvertire alla vita civile 1,2 milioni di soldati, armata parassitaria che opprime il Paese spremendone le già magre risorse. D’altra parte, il potere del delfino dipende dal sostegno dell’esercito.
Marco Del Corona sul Corriere riferisce che la società è plasmata sulla politica del “songun”; prima i militari. Oltre al 1 milione e 200 mila soldati, ci sono sei milioni di riservisti.
Francesco Sisci, sul Sole 24 Ore, sottolinea come sul tavolo asiatico ora si apra la partita tra Cina e Stati Uniti. Nell’area ci sono quasi 100 mila soldati americani, ufficialmente schierati contro la Corea del Nord: in realtà le truppe servono a contenere la Cina e rassicurare Corea del Sud e Giappone che alla loro sicurezza penseranno gli Usa, per cui non devono riarmarsi. E la stesso Cina preferisce una presenza militare Usa a un processo di riarmo di questi due Paesi. La settimana scorsa, ufficialmente prima della morte del “caro leader”, la Corea del Nord aveva all’improvviso annunciato di voler fermare il suo programma nucleare all’uranio. Forse era una manovra concordata con la Cina: il futuro della Corea del Nord potrebbe essere il nuovo importante punto di incontro tra Usa e Cina per gli equilibri asiatici.
Su La Stampa, la corrispondenza dal New York di Maurizio Molinari: “Washington adesso teme che la fronda dei generali scateni una crisi nucleare”. Secondo indiscrezioni i militari non gradirebbero essere guidati da un “ragazzo”: è nato nel 1983, dalla terza moglie di Kim Jong-Il, viene descritto come un poliglotta amante della pallacanestro e della vita lussuosa. Gianni Riotta, parlando del caro leader e della sua passione per il lusso, sottolinea come abbia ridotto alla fame il popolo, mentre si faceva portare sushi dal Giappone con il jet. Ma era un mago della diplomazia, ed ha sfruttato la rivalità tra Usa e Cina per arrivare indisturbato a confezionare la bomba.

Internazionale

Per il quarto giorno consecutivo si è combattuto al Cairo tra dimostranti e forze dell’ordine. E altri due morti si sono aggiunti ai dieci uccisi nei giorni scorsi. Ne parla La Stampa, dando conto delle immagini scioccanti in tv delle cariche e dei pestaggi di dimostranti già caduti in terra, in particolare contro le donne. Tutt’altro che intimidito, il portavoce della Giunta militare ha detto di aver ricevuto notizie sul tentativo di incendiare il Parlamento da parte della folla: in realtà nella piazza era in corso il funerale di un manifestante. Certamente, scrive Ibrahim Refat, una grossa fetta della popolazione è con l’esercito, ma attivisti e giovani si sentono traditi perché gli obiettivi della rivolta del 25 gennaio, come processi ai gerarchi, equità e democrazia non sono stati realizzati.
Restiamo a questa pagina de La Stampa per dar conto della notizia di un mandato d’arresto contro il vicepresidente iracheno Al Ashemi, sunnita. Notizia preoccupante, poiché arriva all’indomani del ritiro degli ultimi soldati americani dall’Iraq.

Su Il Sole 24 Ore, Ugo Tramballi: “L’Islam politico scalda la piazza”, dove si legge che nelle violenze di questo fine settimana, come in quelle di novembre, i fratelli musulmani non sono mai tornati in piazza Tahrir, perché i militari si sono impegnati a garantire un processo elettorale corretto, e quindi servono alla Fratellanza, partito sempre più di governo e sempre meno di lotta, consapevole di arrivare vincitore indiscusso in fondo a quel processo. I militari potrebbero tentare anche con loro una prova di forza, ma trasferirebbero la capacità di mobilitazione dell’Islam dalle urne alle piazze.

“Egitto modello Pakistan” è il titolo di una analisi de Il Foglio, che così sintetizza il pensiero di un editorialista del quotidiano Al Masri al Youm. L’inviato del Foglio ricorda che il maresciallo Tantawi, ora alla guida del Consiglio supremo delle Forze armate, è stato attaché in Pakistan e non ha mai nascosto la sua ammirazione per quel modello.

Sul Corriere della Sera si riferisce delle voci che circolano sull’ex segretaria di Stato Usa Condoleezza Rice, che sarebbe intenzionata a correre per la vicepresidenza in un ticket repubblicano.
Se ne parla anche su La Stampa: “La tentazione della destra, ‘Condi Rice vicepresidente'”. A gettare nella mischia il nome della Rice è stato il Washington Times, sottolineando lo scontento degli ambienti più conservatori dell’establishment della capitale per un parterre repubblicano che – a due settimane dall’inizio delle primarie – vede prevalere in Iowa Ron Paul, il leader dei libertari favorevoli allo smantellamento della Fed, e alla chiusura di tutte le basi Usa all’estero. Del resto lo sbandamento dei Repubblicani è tale che il candidato migliore per la Casa Bianca appare Mitt Romney, sebbene da mesi non riesca a superare la soglia del 25 per cento.

DA RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini