Napolitano alla Ue: basta austerity

Pubblicato il 5 Febbraio 2014 in da redazione grey-panthers
Minacce dell'Isis all'Italia

Le aperture

La Repubblica: “Napolitano alla Ue: basta austerity”, “Strasburgo, zittita la Lega che lo contesta. Camera, bagarre sulle carceri”.

In grande evidenza, con foto del segretario Pd: “Il pressing su Renzi: vai tu a Palazzo Chigi”.

La foto a centro pagina ritrae il presidente del Consiglio in compagnia dell’emiro del Kuwait: “Dall’Alitalia al Kuwait, la campagna di Letta tra gli emiri”, “Garantiti investimenti per 500 milioni di euro”.

Il Corriere della Sera: “Napolitano: finisca l’austerità”, “discorso al Parlamento di Strasburgo: ‘le prossime elezioni momento della verità’”, “’ma dalla Ue non si esce’”. “Contestazione dei leghisti”.

A centro pagina: “’Patto col Kuwait, basta disfattismo’”. Sono parole del Presidente del consiglio, al ritorno da una missione nel Golfo Persico. “In arrivo 500 milioni, Letta critica Confindustria”.

Il Sole 24 Ore: “Napolitano all’Europa: basta con l’austerity”, “’Ora investimenti pubblici”, “’no alla deriva anti-euro’”. Di spalla il presidente del Consiglio e la sua missione nel Golfo: “Letta: accordi risposta al disfattismo. Squinzi: ostaggi della burocrazia”. “Il leader Confindustria: dobbiamo dire cosa serve al nostro Paese”.

La Stampa: “Pensioni, richieste dimezzate”, “Effetto Fornero, nel 2013 assegni giù_ -43%. L’Inps: sistema in equilibrio. Dopo il caso Mastrapasqua mille enti nel mirino”, “Letta: accordi nel Golfo, risposta ai disfattisti. E sfida Confindustria. Napolitano all’Europarlamento: basta austerity. Bagarre leghista”.

A centro pagina, i Giochi Olimpici invernali di Sochi: “Putin arriva a Sochi, ma trova pochi potenti”.

Il Fatto: “Camusso scomunica Landini, ‘La Cgil deve processarlo’”.

A centro pagina: “Prodi a Renzi: il rischio è che rivinca il Cavaliere. Poi smentisce, ma è così”.

Una caricatura a centro pagina raffigura la presidente della Camera Boldrini sotto il titolo: “Rissa a Montecitorio, condono bipartisan, niente cartellino rosso per M5S e Dambruoso”

Il Giornale: “Tentata rapina sui telefonini”, “allo studio una tassa cui prodotti elettronici, compresi computer e decoder”, “governo ingordo”. E poi: “Svuotacarceri, bagarre in Aula. La Lega sventola le manette”.

L’Unità: “Lega-Grillo, nemici dell’Italia. Gazzarra leghista contro Napolitano a Strasburgo. L’aula protesta”, “alla Camera show con le manette”. “Il capo M5S come Berlusconi: ‘In atto un golpe’”, “ma l’escalation crea disagi e proteste tra i grillini”. A centro pagina, con foto, il discorso di Napolitano all’europarlamento: “’Basta austerità’”. A centro pagina: “Governo, Letta sfida Renzi davanti al Pd”, “alla Direzione domani il premier insisterà su risultati e obiettivi dell’esecutivo”.

Napolitano

Ieri il presidente Napolitano teneva un discorso al Parlamento Europeo a Strasburgo, e una pattuglia di europarlamentari leghisti – capeggiati dal segretario Matteo Salvini – lo ha contestato con cartelli e slogan anti-euro. Si trattava di pochi parlamentari, zittiti dal resto dell’Aula e condannati dal presidente Schulz

Massimo Franco firma l’editoriale del Corriere della Sera, e scrive che le proteste leghiste ieri in Aula a Strasburgo hanno avuto il merito di mostrare cosa sarebbe il Parlamento europeo se vincessero le elezioni “le forze eurofobiche, gonfiate dalla crisi economica e dalla disoccupazione”, e che la manifestazione di ieri, messa in atto non da personaggi secondari ma da tutto il gruppo dirigente leghista, mostra che la Lega finge di non sapere che l’euro non è una zavorra per il nostro Paese, ma un’ancora: “rinunciarsi significherebbe essere risucchiati in una spirale di costi economici e tensioni senza precedenti”. Quanto a Napolitano, ricorda Franco, ha insistito sulla necessità di “superare una politica di austerità ad ogni costo”.

L’intervento del presidente è commentato da Guido Gentili, sulla prima pagina del Sole 24 Ore . Gentili ricorda che Napolitano è “politico realista” con una “lunga storia alle spalle”, compresa la sua posizione di “protagonista critico nel dicembre del 1978 sull’entrata dell’Italia nel sistema monetario europeo”. Nel suo intervento Napolitano ha citato Mitterand, Kohl, Schmidt, Spinelli, “padri di una certa idea d’Europa, quella più solidale”, e il suo richiamo critico all’Europa della austerità – scrive Gentili – non vuol dire “abbandonare gli sforzi per contenere il deficit e il debito pubblico”, né “distruggere la conquista dell’euro immaginando fuoriuscite dai costi insostenibili”, ma “cambiare rotta, e subito, è diventata una emergenza, non una opzione di studio”. Secondo Gentili il terreno per un cambiamento verso una “maggiore flessibilità delle politiche europee” è comune a destra e sinistra, anche se occorre “intendersi”, ricordando che non è l’euro la causa della crisi italiana, perché la produttività italiana è ferma da metà degli anni 90 e il nostro debito che supera il 130 per cento del Pil non lo abbiamo accumulato per colpa dell’Europa, ricorda Gentili.

La Repubblica, a proposito dell’intervento del capo dello Stato a Strasburgo: “L’intervento del presidente per convincere l’Europa a non commissariare l’Italia”. Dove si evidenzia che c’è un’emergenza europea legata ai timori di un’affermazione alle prossime elezioni per il parlamento comunitario dei partiti populisti e anti-Ue: Napolitano ha ricordato quindi a Strasburgo che a maggio con questa consultazione elettorale è in gioco la sopravvivenza del progetto europeo. Ma c’è anche un’emergenza tutta italiana, secondo La Repubblica: è il timore che, nonostante tutti i nostri sforzi, l’Italia possa esser messa sotto procedura di infrazione per deficit eccessivo e possa vedersi negato l’accesso alla clausola di flessibilità che ci consentirebbe un minimo margine supplementare per gli investimenti. Nella pagina di fianco, intervista al ministro dello Sviluppo economico Zanonato, che dice: “Il Patto di Stabilità è superato, ora ci vogliono regole meno rigide”.

Su La Stampa: “Ma Berlino non rinnega la politica del debito zero”, scrive Tonia Mastrbuoni, ricordando che il ministro dell’economia Schauble, “l’uomo simbolo del rigore”, a Davos è stato chiaro, escludendo che si possano ipotizzare eurobond, almeno finché non ci saranno politiche fiscali in comune. E gli unici che avrebbero potuto ammorbidire tali posizioni, ovvero i socialdemocratici dell’Spd, hanno addirittura escluso gli eurobond dal contratto di coalizione. Del resto, le cifre delle Camere del Commercio tedesche hanno rivisto in meglio le stime di crescita per l’anno in corso: 2 per cento, un ritmo da “extraterrestre” molto poco europeo. E la disoccupazione è sotto i 3 milioni (dai 5 di dieci anni fa): difficile che un Paese del genere possa ora pensare di se stesso di aver sbagliato, anche dinanzi all’autorevolezza di un presidente della Repubblica molto stimato come Napolitano.

M5S, Lega

Per tornare alle contestazioni, Stefano Folli sulla prima pagina del Sole 24 ore scrive che sicuramente – come ha detto Napolitano – i contestatori erano marginali nell’Aula dell’europarlamento, ma “il risentimento anti-europeo che esprimono non è affatto residuale nei terriori dell’Unione. Al contrario”, visto che in Francia Marine Le Pen “viaggia al primo posto nei sondaggi di opinione”. Quella della Lega – scrive Folli – è una “imitazione evidente, e nemmeno troppo riuscita” delle manifestazioni dei 5 Stelle al Parlamento. Mentre il Movimento 5 Stelle gode di grande popolarità, e rappresenta un “movimento di massa con cui occorre fare i conti”, la Lega “sembra regredire verso un manicheismo estremista”.

Sul Corriere una intervista al filosofo Remo Bodei, uno degli intellettuali(ma lui nell’intervista dice che la parola intellettuale gli fa schifo, ndr) che invitarono Grillo ad andare al governo con il Pd (“se non ora, quando” si chiamava l’appello, firmato anche da Settis, Spinelli ed altri). Bodei si dice “deluso” : “L’insipienza e l’arroganza di molti senatori e deputati grillini ha prevalso sull’impegno e la buona volontà di altri. C’è parecchio analfabetismo politico, questi gruppi sono telecomandati. E per quelli che vogliono ragionare c’è il Mastino di Baskerville”. Caspita, si riferisce a… “Ma sì, a Grillo e Casaleggio, insieme”.

Sullo stesso quotidiano una intervista al deputato Ivan Catalano, 27 anni, che nei giorni scorsi ha criticato le tecniche di comunicazione del suo Movimento. Ha criticato Casaleggio “perché è lui che gestisce la nostra comunicazione ed è lui che gli può far cambiare rotta”, e di Grillo dice: “Penso che abbia una linea comunicativa un po’ troppo forte ultimamente, tende a spostarsi sul terreno dello scontro più che a essere divulgativa. Così si generano solo alcuni commenti sul blog”.

Su La Stampa i risultati di un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli, secondo cui il M5Stelle nell’ultima settimana ha perso un punto di percentuale, mentre Foza Italia è salita di un punto e il Pd di mezzo. Secondo il quotidiano, per quel che riguarda il movimento di Grillo, il trend è in discesa da un po’ di mesi ormai, ma è quasi fisiologica per un movimento molto legato al carisma del Capo. Tutto sommato, insomma, l’escalation della rissa alla Camera per il decreto Imu-Bankitalia, l’occupazione delle Commissioni, gli insulti alla Boldrini e le accuse di golpe lanciate da Grillo, non hanno premiato né punito i grillini. Il trend: dal 25,55 % delle elezioni del 2013 al 21% delle intenzioni di voto a dicembre 2013, poi il 19,5% delle intenzioni di voto al 27 gennaio 2014 e, infine, 18,5% delle intenzioni di voto al 3 febbraio. La Stampa riassume nei titoli: “Gli insulti non piacciono ma il M5S regge nei sondaggi”, “Gli italiani non gradiscono l’escalation dell’ultima settimana con i grillini all’attacco delle istituzioni, però non basta per perdere consenso. Perché?”. A dare risposte sono Elisabetta Gualmini, secondo cui chi vota 5Stelle non intende più votare per partiti tradizionali e non basta il ‘nuovismo’ incarnato da Renzi, che deve ancora esser messo alla prova. E deve portare risultati in campo economico. Piepoli: “Tutte le soluzioni adottate fin qui vengono viste come palliativi rispetto al risentimento verso uno Stato che non dà benessere”.

Letta, Renzi, governo ed alleati

In prima su La Repubblica Claudio Tito firma “Il retroscena” che racconta “il pressing su Renzi” perché vada a Palazzo Chigi. Dove si legge: “il bivio è lì davanti. Prenderà forma visibile a tutti tra una decina di giorni. Subito dopo che la Camera avrà approvato la legge elettorale”. Si capirà se Letta potrà andare avanti o meno, “e soprattutto se l’alternativa all’attuale presidente del Consiglio saranno le elezioni anticipate o la formazione di un nuovo esecutivo. Guidato da Matteo Renzi”. Secondo Tito l’ipotesi di un governo Renzi si fa strada nella maggioranza e tra i leader della futura coalizione di centrosinistra, perché il rischio è che la legislatura vada avanti senza un vero segno di cambiamento e che si arrivi al 2015 “con un centrosinistra consumato e con una leadership logorata”. Sia nel Pd che tra gli allaeti si mettono in evidenza i richiami dell’Ue ad accelerare sulle riforme. E a Palazzo Chigi “sono rimasti coliti dagli attacchi sistematici mossi dalla Confindustria”, che ormai “quasi quotidianamente spara bordate contro il governo”. In allarme è il vicepremier Alfano, Ncd: “Dovete anche capire che voi così mi spingete tra le braccia del Cavaliere”, avrebbe detto, perché l’idea di varare la legge elettorale e poi andare alle urne non lo convince: per questo ritiene che per dare sostegno alla legislatura serva un impegno del segretario Pd. I montiani, secondo Tito, sono convinti che sia questa la carta da giocare e neppure Vendola lo escluderebbe. Persino “i nemico” di Renzi, ovvero Gianni Cuperlo, a capo della minoranza Pd, sarebbe orientato in questa direzione, per il semplice motivo che gli ex dalemiani pensano così di riprendersi il partito. Si legge poi che Renzi stesso sarebbe favorevole ad una norma “salva-Sel” nella legge elettorale, in modo da ottenere un appoggio ad un gabinetto Renzi. Ma lo stesso segretario Pd continua ad escludere la staffetta: “Deve andare avanti Letta. Deve ere lui a cambiare passo”. Altro ostacolo verrebbe dal Quirinale, che non ha nascosto la sua preferenza a favore della continuità. Quanto a Berlusconi, questo sarebbe il suo ragionamento: se nasce il governo Renzi, noi chiederemo di entrare”. Ipotesi che, scrive Tito, fa inorridire il segretario Pd.

Nella pagina precedente, dedicata alla visita del presidente del Consiglio nei Paesi del Golfo Persico. Letta ha annunciato un accordo tra la Cassa Depositi e Prestiti e il Fondo sovrano del Kuwait che porterà in Italia 500 milioni per investimenti nelle piccole e medie imprese. “’Grandi risultati, alt ai disfattisti’. Letta porta a casa i soldi degli emiri e sfida Renzi sul patto di governo”, “Dal Kuwait 500 milioni. ‘Deciso a discutere con Pd e alleati’”. Dove si legge che “forte del colpo grosso” di un’intesa che -ha detto Letta- “non ha precedenti nella nostra storia”, il premier sfida Renzi. Annuncia che sarà alla direzione Pd domani: “parlerà -secondo La Repubblica-del nuovo patto di governo, del rilancio indispensabile, in pratica di un Letta-bis”. Gli accordi raggiunti nella sua visita porteranno 500 milioni di euro in contanti per l’Italia, grazie ad un’intesa tra il fondo sovrano più antico del mondo, ovvero il Kuwait Investment Authority (Kia) e Cassa Depositi e Prestiti. Altri risultati: l’accordo tra Etihad e Alitalia, l’interesse di Abu Dhabi per pacchetti azionari di Eni, Poste e Fintecna. Parole di Letta sull’accordo tra Kia e Cassa Depositi e Prestiti: “Questo accordo dimostra che l’Italia è considerata affidabile, che all’estero credono nella stabilità e hanno fiducia nel nostro Paese”. Poi, facendo nomi e cognomi, ha risposto alle critiche di Confindustria: “spero colga quanto successo qui e dia anche giudizi positivi astenendosi dal fare solo del disfattismo”.

Sulla stessa pagina, però, un lungo articolo è così titolato: “Ma Confindustria divorzia da Palazzo Chigi, ‘Scarto impressionante tra parole e fatti’”. Sarebbero parole pronunciate da uno degli industriali di maggior peso nella squadra del presidente Squinzi. Si legge nell’articolo che dietro le bordate c’è il malessere degli industriali, che rimprovera al premier un eccesso di timidezza e la rottura è stata sancita anche per l’insufficiente taglio al cuneo fiscale: dei dieci miliardi di taglio ipotizzati da Confindustria ne è arrivato con la Legge di stabilità soltanto uno, peraltro finanziato dalle imprese visto che è il frutto di un surplus di premi pagati all’Inail.

Anche sul Corriere della Sera si scrive che con il suo annuncio Letta ha “attaccato i disfattisti e risposto alle accuse di immobilismo con un orgoglioso ‘elenco di fatti’”. E l’ultimo è appunto l’accordo tra il Fondo Strategico italiano, della Cassa depositi e prestiti presieduta da Franco Bassanini, e la Kuwait Investment Authority, il fondo sovrano del Kuwait. “E’ il più importante risultato del viaggio oltre all’intesa tra Alitalia ed Etihad, il più importante accordo mai realizzato per supportare la nostra economia”, ha detto Letta. Alla richiesta all’Italia di non dare “segnali di disfattismo – scirve il Corriere – il leader degli industriali ha replicato rivendicando “il diritto-dovere di dire quello che serve”, e “la polemica finisce qui, perché Letta non replica”, scrive il quotidiano milanese.

Quanto a Renzi, che nei giorni scorsi aveva detto che Letta è bravissimo fuori dall’Italia, il premier sembra rispondere così: “Leggo molte distinzioni tra politica interna ed estera, ma questa è politica interna, politica di sviluppo. Parlano i fatti, non i discorsi…”. Letta, aggiunge il Corriere, andrà alla Direzione Pd di domani: “Ascolterò e manderò messaggi collaborativi”, dice.

Anche Il Sole 24 Ore: “’Accordi risposta al disfattismo’. Letta, dal Kuwait 500 milioni di investimenti in Italia, questi sono fatti”.

Da La Stampa, per tornare allo stato di salute della maggioranza: “Alfano vede Renzi, ‘Servono garanzie sulla legislatura’”, “Pressing da più fronti per fargli guidare il governo”. Sarebbero in molti a sperare che il segretario Pd si renda disponibile a sostituire Letta senza passare da una legittimazione elettorale. Alfano in un incontro avrebbe insistito per un rimpasto, in modo da garantire stabilità al governo, indebolito dalle bacchettate degli industriali e dalla dialettica con il suo principale azionista di maggioranza, il Pd.

Camusso-Landini

Il Fatto scrive che la segretaria Cgil Camusso avrebbe deciso di sanzionare sul piano disciplinare quello che ormai è il suo nemico numero uno nel sindacato, ovvero il segretario Fiom Landini. In qualità di iscritta Cgil ha inviato una lettera al Collegio Statutario per sapere se Landini possa ritenersi non vincolato dalle decisioni del Comitato direttivo della Cgil e quale sanzione possa essergli comminata. La lettera è del 22 gennaio. Landini aveva duramente criticato la Camusso per l’accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria. Secondo il quotidiano il Collegio Statutario nazionale avrebbe risposto due giorni fa che nel sindacato è previsto il diritto al dissenso e “la salvaguardia della pari dignità delle opinioni a confronto prima della decisione”, specificando che secondo l’articolo 6 lo Statuto prescrive “l’unicità dell’organizzazione”. Quindi, prima delle decisioni si può discutere e manifestare dissenso, ma in seguito prevale l’unicità: “ne consegue -si legge- che comportamenti difformi o assunti in violazione di detti valori rappresentano, una volta accertati, inadempienza statutaria”. Landini rischia sanzioni che vanno dal biasimo scritto alla sospensione, fino all’espulsione, secondo Il Fatto.

Internazionale

Guido Olimpio sul Corriere della Sera dà conto dell’atto di accusa di Al Qaeda nei confronti di un gruppo qaedista siriano. “Non fate parte della nostra organizzazione. Non abbiamo relazioni. Non siamo responsabili delle vostre azioni”. Lo dice Ayman Al Zawairi in un comunicato di “Al Qaeda centrale” in cui di fatto si scomunica l’Isil, la “potente fazione islamista attiva dall’Iraq alla Siria”, scrive Olimpio. Olimpio ricorda che già nel 2005, quando i commandos armati agivano in Iraq agli ordini di Zarkawi, “la casa madre provò a metterli sotto controllo” perché “i leader storici non gradiscono stragi indiscriminate che provocano vittime tra i musulmani e allontanano consensi”. Ma Olimpio scrive anche che Zawairi ormai è “leader sempre meno decisivo”, un po’ come Osama Bin Laden ai suoi ultimi giorni: “Lui impartiva gli ordini, gli altri facevano quel che volevano”.

Su Il Giornale Fausto Biloslavo intervista il deputati ucraino Yuri Syritiuk, del partito ultranazionalista Svoboda, gruppo che “ogni giorno di più assomiglia a una formazione paramilitare”. Sulle armi in possesso del gruppo Syrotiuk glissa: “Tutti hanno un fucile da caccia in Ucraina”. “Vogliamo vivere ma siamo pronti a morire. Gli Ucraini vogliono far parte dell’Europa, non di un’area russa senza libertà”, il titolo dell’intervista.

Su L’Unità una intervista a Marcelle Padovani (“Tutti i guai del Presidente Hollande”) in cui si parla delle manifestazioni di piazza degli ultimi giorni, e in particolare di quella per “la famiglia”, un raduno – dice la Padovani – “di elementi residuali del mondo cattolico”, una manifestazione cui nessun dirigente della destra, né dell’Ump né del partito di Marine Le Pen hanno aderito, una iniziativa dal carattere “marginale”, non “minimamente paragonabile ai Tea Party” americani. Più preoccupanti, secondo la giornalista, le manifestazioni della estrema destra e dei gruppi autieuropei e antisemiti, “gli amici di Dieudonné”. Quanto ad Hollande, il suo problema secondo la Padovani è l’incapacità di decidere. “Lo chiamano camembert premier, che è il formaggio francese più molle”. E paradossalmente l’unico momento in cui ha dimostrato un po’ di carattere, quando ha annunciato la separazione dalla sua compagna, ha avuto una leggera risalita nei sondaggi, dice.

Di Hollande parla anche Il Sole 24 Ore, perché ieri il Presidente francese ha ricevuto una delegazione delle imprese stranieri presenti nel Paese, per “parlare della attratività internazionale” della Francia. “Non era mai successo”, scrive Marco Moussanet, come non era mai successo che 50 manager e amministratori delegati di aziende straniere scrivessero una lettera aperta per segnalare la crescente difficoltà nel cercare di ‘vendere’ la Francia. La lettera è stata pubblicata il 19 dicembre dal quotidiano economico Les Echos, e conteneva una serie di richieste sul fisco e sul diritto del lavoro: sistema fiscale oneroso e instabile, eccessiva regolamentazione, contesto sociale ostile alla impresa. Il Sole ricorda che nel 2012 gli investimenti esteri in Francia sono diminuiti del 13 per cento, e che nella classifica della competitività della Banca Mondiale il Paese ha perso 4 posizioni, passando dal 34esimo al 38esimo posto. Per questo Hollande ha convocato gli imprenditori. L’incontro – dicono all’uscita – è andato molto bene: “Ci sembra si sia capita l’urgenza della situazione”, dicono gli imprenditori.