Monti candida la sua agenda

Pubblicato il 24 Dicembre 2012 in da redazione grey-panthers

“Monti in campo alle sue condizioni” è il titolo di apertura del Corriere della Sera. “Il senatore: pronto a tornare premier se i partiti seguiranno il mio piano”. “Bersani: decidono gli elettori”. Nel sottotitolo il quotidiano dà rilievo alle parole di Monti su Berlusconi: “Non lo capisco”. E poi: “Il Cavaliere: lui al governo? Un incubo”.

La Repubblica: “Monti, se mi chiamano sono pronto”. “’Ma mi candido solo con chi sostiene la mia agenda’. Poi attacca Berlusconi: non lo capisco”.

La Stampa: “La mia agenda per l’Italia”. “Premier con chi la sostiene”. Il quotidiano sottolinee la critiche di Monti a Berlusconi ma anche alla Cgil e a Vendola. A centro pagina i richiami a due interviste: Alfano, che dice che Monti vuole “smembrare Pdl e Pd”, e Franceschini, che dice “bene se nasce un polo montiano” e parla di una “grande alleanza per la legislatura”.

Il Giornale: “Monti si candida leader della sinistra”. “Insulta Berlusconi e annuncia: ‘Guiderò chi condivide la mia agenda’. Ma il piano è un altro”. “Il Cavaliere: il bis del professore? Un incubo. Abolire l’Imu è la priorità”.

Libero: “Candidato di panna montata”

Monti

Massimo Giannini, su La Repubblica, scrive che il lessico montiano di ieri, più che De Gasperi, ricorda Aldo Moro: un lessico “fumoso” ma “il senso di marcia abbastanza chiaro”. “Monti, per ora, non si candida. O meglio: si candida, ma a modo suo. Da “candidato riluttante”. Si propone cioè nell’unico modo in cui può farlo un senatore a vita obbligato a un profilo di terzietà, e in cui sa farlo un civil servant disposto ad essere “chiamato” dall’establishment, piuttosto che votato dal popolo”. In questo modo “interrompe” “l’insostenibile melina di questi ultimi giorni, e rilancia la palla nella metà campo dei partiti”. Di sicuro c’è la “rottura, insanabile e definitiva, con la destra berlusconiana”. E dunque il futuro governo non potrà che essere composto dal “nuovo centro di Monti (Grande o Piccolo che sia)” e dal “centrosinistra di Bersani”

Massimo Franco, nell’editoriale sul Corriere della sera, scrive che Monti non ha dato “coordinate precise” sulla modalità del suo impegno. Si è capito che “vede gli avversari da battere” nel populismo di Berlusconi, della Lega e dei grillini, e che vede possibile una composizione di interessi con il Pd di Bersani, che pure corre per diventare premier. E poi non è ancora chiaro neppure se il premier darà il placet all’utilizzo del suo nome nei simboli elettorali delle liste che si ispirano alla sua “agenda”.

La Repubblica intervista Pierferdinando Casini (“Adesso è tutto nelle mani di Mario, con Bersani dopo il voto ma solo se serve”). Da oggi i partiti che si richiamano al premier dimissionario dovranno dire la loro sull’agenda delineata da Monti, e “a quel punto Monti assumerà la decisione che riterrà giusta”. Casini sottolinea che non occorre forzare Monti, ma che se deciderà di candidarsi a fare il premier “sarebbe uno straordinario segno di incoraggiamento per i milioni di italiani che criticano la politica ma poi non si lasciano coinvolgere in prima persona per migliorarla”. Sulla presentazione di una lista unica di centristi o di più liste Casini rimanda la questione a tra qualche giorno. Sul Pd: “Se si vuole fare l’allenza con il Partito democratico la si deve fare alla luce del sole. Fin da adesso”. E voi la farete? “No, non è nelle nostre intenzioni”. Se dopo il voto non ci fosse una maggioranza sufficiente per governare, potrebbe ripetersi l’esperienza di un governo di emergenza nazionale, “ma è prematuro parlarne ora”.

Su La Stampa una intervista a Franco Frattini: “Lascio il Pdl, mi interessa un PPE italiano”, il titolo. Frattini preannuncia che non si presenterà alle elezioni, e che si occuperà di politica estera al Partito Popolare europeo. “Non cerco case né casette politiche per rientrare ad ogni costo in Parlamento”, anche se “non nego che una proposta di una squadra o di una lista ‘Monti per l’Italia’, insomma di un vero PPE italiano potesse interessarmi, ma se quella proposta non c’è resto fuori”. Frattini critica coloro che nei giorni scorsi si sono distinti per critiche nei confronti del leader del Pdl, “come me e più di me”, ma che “oggi sono tornati ad essere i più grandi sostenitori della sua candidatura alla premiership”.

Dario Franceschini, intervistato dallo stesso quotidiano, spiega che dopo la conferenza stampa di ieri “oggi di fatto rischiamo di avere Monti nel ruolo di competitore di Bersani”, dopo un anno di sostegno “leale” da parte del Pd, senza il quale il governo Monti non sarebbe neppure nato. “Potremmo anche fare polemica”, dice Franceschini, che invece spiega di considerare positiva la nascita del polo montiano, che in futuro prenderà lo spazio che oggi hanno Pdl e Lega, che usciranno “prosciugati” dalle elezioni. Il futuro insomma è una alternanza al governo tra polo montiano e polo attorno al Pd, dice Franceschini.

Ieri, dopo la conferenza stampa, si è acceso in rete il sito internet con l’Agenda Monti (www.agenda-monti.it). Ne parla La Repubblica, spiegando che tra le proposte ci sono anche due “aperture alla sinistra”: la patrimoniale e il salario minimo”. Il sito si apre con una lettera di Monti, che spiega, parlando dell’agenda: “non sono stato io a introdurre questo riferimento, ma diverse forze politiche e della società civile che hanno così inteso ispirarsi all’azione del governo, come linea di confine fra le politiche da fare – o da non fare – nei prossimi anni”. Monti dice di auspicare che “le idee contenute nell’agenda possano contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società civile. Sia io che tutti noi riceviamo appelli numerosi e molto diversi di gruppi, organizzazioni, associazioni e singoli che semplicemente dicono che la gente è molto arrabbiata con il mondo della politica, che talora la disgusta, ma vorrebbe potersi avvicinare ad una politica diversa.

A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile, sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida. Questo è il modo in cui intendo rapportarmi con la fase politica che si apre adesso. Ho voluto dirlo con trasparenza, e, spero, chiarezza”.

Berlusconi

Silvio Berlusconi ieri, in diverse apparizioni tv, ha commentato la conferenza stampa di Monti, replicando – scrive Il Giornale – a molte delle critiche rivoltegli dal premier dimissionario. “Ha voluto ribadire che se il governo tecnico è durato fino ad oggi è stato soltanto perché il Pdl – con tutti i media contro – ha scelto di non togliergli prima l’appoggio. E se per Monti potrebbe esserci un futuro da riserva, nel caso infausto in cui la sinistra arrivasse a governare, il Cav non ha dubbi: un nuovo governo del Prof. sarebbe un vero incubo per l’Italia.

Di un Monti-bis non c’è da fidarsi. Come non ci si deve fidare dell’imbroglio spread – come ha ribadito all’Arena di Rai1. Se al Pdl gli italiani daranno di nuovo il compito di governare “bisognerà tirarsi su le maniche”. Alcune misure sono già molto chiare. Prima di tutto rinegoziare il patto fiscale con l’Europa, che porterà a “togliere 50 miliardi all’anno” e a una sofferenza generalizzata sul Pil. Poi l’eliminazione immediata, nel primo Consiglio dei ministri, dell’Imu”.

All’Arena c’è stato anche un battibecco con il conduttore Massimo Giletti, che il Cavaliere ha criticato per non averlo lasciato parlare. Giletti oggi viene intervistato da La Stampa: “Troppe persone gli stendono tappeti rossi”. Che fa, diventa come Santoro? “Ma no… Pensava fossi comunista, ha avuto uno scatto, poi ha capito che non sono fazioso”. Giletti vuole chiarire che alla fine si sono stretti la mano, che Berlusconi era teso per la conferenza stampa di Monti, e che alla fine gli è piaciuto, “è venuta fuori la sua anima da sportivo, abituato a battersi”. I due si conoscevano? “Forse lui non lo ricorda, ma ci siamo incontrati nel 1994, quando è sceso in campo per la prima volta. Fui il primo a intervistarlo, sotto la pioggia, per Mixer. E mi chiuse anche un dito nel finestrino dell’auto”.

E poi

Su La Repubblica si parla delle manifestazioni di studenti che proseguono da giorni a Budapest: studenti universitari contro i tagli decisi dal governo di Orbàn. “E danno la carica all’opposizione”.

Oltre all’aumento delle tasse, la riforma del governo prevede che i laureati non dovranno lasciare il Paese. Mercoledì il governo ha ritirato una parte della sua proposta, ma agli studenti non basta.

Sullo stesso quotidiano viene intervistata la filosofa Agnes Heller, che spiega come non si debba chiedere troppo agli studenti, che “giustamente” non hanno cercato appoggi nell’opposizione. Sta ai partiti dell’opposizione costruire un fronte che alle elezioni del 2014 si presenti unito contro Fidesz, come fece l’opposizione polacca nel 1989: “Senza unità non si vince”, dice.

Su La Stampa: “Io, Pussy riot, prigioniera nel Gulag”. Si tratta delle lettere di Maria Alyokhina, scritte da Pern, campo di lavoro numero 28. A scriverne è Federico Varese, professore di criminologia ad Oxford, che ha studiato la mafia russa, ed ha vissuto da Perm per studiare gli effetti della transizione all’economia di mercato sulla criminalità organizzata.

Su tutti i quotidiani oggi la Siria torna per un “nuovo massacro”: decine di civili, 94 secondo gli attivisti, oltre 300 secondo al Arabiya, sono rimasti uccisi da un bombardamento aereo mentre facevano la fila per comprare un pezzo di pane, a Helfaya, nella provincia di Hama.

Lorenzo Cremonesi sul Corriere ricorda che la città era stata da pochi giorni “liberata” dai ribelli, e che la strage è una esplicita punizione dell’esercito di Assad nei confronti della popolazione civile. Cremonesi scrive che non è la prima volta che viene colpita la folla in fila ad un panificio, e che la popolazione sa che deve evitare gli assembramenti, inevitabili quando c’è un unico forno aperto e non si trova pane da giorni. Ieri è arrivato a Damasco l’inviato internazionale Brahimi, per incontrare di nuovo Assad. Ma anche per lui la sicurezza non è garantita: è dovuto arrivare in automobile da Beirut, essendo l’aeroporto di Damasco è ormai quasi del tutto chiuso, essendo zona di combattimento costante tra lealisti e ribelli.

di Ada Pagliarulo e Paolo Martini