Corruzione e falso in bilancio, ora le pene saranno più severe

Pubblicato il 22 Maggio 2015 in da redazione grey-panthers

Le aperture

La Repubblica: “Padoan: la Consulta doveva valutare i costi della sentenza pensioni”, “Intervista al ministro dell’Economia: serviva coordinamento”, “’Se la Grecia esce dall’Europa rischiamo anche noi’”.
Sull’approvazione del disegno di legge anticorruzione: “Anticorruzione, ok alla legge. Pene più severe sul falso in bilancio”.
A centro pagina, il caso del giovane marocchino Abdel Maijid Touil, arrestato in Italia con l’accusa di esser coinvolto nella strage del museo del Bardo a Tunisi: “Il giorno della strage Abdel era in Italia. Polemiche su Alfano”.
In prima, sulla Siria, una grande foto ritrae un uomo che imbraccia il fucile tra le rovine di una casa: “Orrore e distruzione a Palmira, metà della Siria in mano all’Is”, di Bermardo Valli.
Sulla colonna a destra: “La felicità della Bonino: ho vinto la prima tappa contro il cancro”. E un intervento di Umberto Veronesi: “Quanto conta il coraggio di dire non sono la mia malattia”.
A fondo pagina, lo scandalo del calcio: “’L’ombra di Infront sul Bari calcio’. L’inchiesta della Procura”.
E un’indagine sull’ex governatore della Regione Lombardia: “’Orologi e vacanze, le tangenti a Formigoni’”.

La Stampa: “Corruzione, pene più severe e ritorna il falso in bilancio”, “Ultimo sì alla legge. Patteggerà solo chi restituisce il maltolto”, “La prescrizione sale da 10 a 18 anni, forti sconti per gli imputati che collaborano con i giudici”.
Con un intervento di Carlo Federico Grosso: “Un passo nella giusta direzione ma si poteva fare meglio”.
In apertura a sinistra: “Tunisi: il marocchino non era al Bardo il giorno della strage”, “Cambia l’accusa: portava armi. Il Viminale: arresto atto dovuto”.
E “L’Alfano espiatorio” è il titolo della rubrica “Buongiorno” di Massimo Gramellini, sulle polemiche che vedono coinvolto il ministro dell’Interno.
A centro pagina, foto dei monumenti di Palmira, in Siria: “Palmira, il gioiello in mano all’Isis”, “In ritirata gli eserciti regolari. E i jihadisti marciano su Damasco e Baghdad”. Con un commento di Franco Cardini: “Dall’incanto alla guerra”.
Di spalla, la “nuova scuola”: “Pregi e difetti da valutare senza ideologie”, di Andrea Gavosto.

Il Corriere della sera: “L’Isis avanza con stragi e distruzioni. Presa la città di Palmira, abbattute colonne. Esercito in fuga, i video dei soldati decapitati”. “Un’altra conquista dopo quella di Ramada in Iraq: nelle loro mani metà della Siria. Usa preoccupati”.
“Lo scacco a Obama” è il titolo dell’editoriale firmato da Massimo Gaggi.
A centro pagina: “Corruzione, sì alla legge. Torna il falso in bilancio”. “Giustizia, pene più severe. Votano contro FI e 5Stelle”.
In alto il quotidiano dà spazio all’annuncio di Emma Bonino: “Emma Bonino sta meglio. ‘Il tumore è sparito, ora torno alla politica’”.

Il Fatto: “Antimafia, battaglia su De Luca. Puglia, voti comprati per 30 euro”, “La commissione certifica solo 13 impresentabili dopo aver litigato sui requisiti: il sindaco-condannato per ora si salva. Un candidato che appoggia Emiliano offre ‘rimborsi spese’ ai rappresentanti di lista. Il suo staff: portate tessere elettorali per avere riscontro del voto. Regionali, renzi lancia allarme Liguria e Campania: e oggi va proprio a Salerno”.
A centro pagina, la decisione del Tar del Lazio: “’Illegittima la nomina di Lo Voi’. Palermo senza procuratore”, “Bocciato il Csm che preferì Lo Forte e Lari il pm meno titolato”, Il tribunale amministrativo annulla la delibera ‘illegittima, illogica, apodittica, incoerente, irrazionale’ con cui Palazzo dei Marescialli assecondò il desiderio di Napolitano e dei partiti di isolare i pm dell’inchiesta sulla Trattativa, occultando i titoli dei due candidati più meritevoli. Intanto l’Autogoverno ci ricasca: fuori il pm Greco e lo stesso Lo Forte dalla corsa per la Procura generale di Milano”.
Sul caso dell’arresto del cittadino marocchino e la strage del Bardo: “La guerra finta: Bardo, arrestato l’uomo sbagliato?”.
E “La guerra vera: Isis prende Palmira e punta su Damasco”.

Il Sole 24 ore: “Corruzione e falso in bilancio, ora le pene saranno più severe”. “La Camera approva definitivamete la legge sui reati contro la Pa e quelli economici”. “Renzi: sostanziale la cancellazione della prescrizione. Mafiosi, aumenta il carcere”. “Ma alzare le pene è una scorciatoia” il titolo di una analisi di Donatella Stasio.
Di spalla il Sole offre una intervista al presidente di Alibaba Jack Ma: “‘Metterò al bando i falsi cinesi’. Il mercato interno sta cambiando”.
A centro pagina: “Grecia, si tratta sugli aiuti”. “Ieri sera a Riga summit a tre Tsipras-Merkel-Hollande: verso un Eurogruppo a inizio giugno”. “Draghi: l’economia dell’eurozona migliora ma la crescita è troppo bassa”.

Il Giornale: “Intelletturali e magistrati, ecco le pensioni ‘gratis'”. “La casta dei salotti”. “E l’Inps che spreme gli italiani riesce a buttare 250 milioni l’anno”.
A centro pagina, con foto: “‘Il cancro è sparito’. Bonino testimonial dei malati che tornano a guardare il futuro”.
Sotto: “Il solito pasticcio del commissario Alfano”. “Si vanta dell’arresto del terrorista ma i pm frenano. L’Isis devasta il sito di Palmira in Siria”.
Da segnalare in alto: “Berlusconi: ‘Il nuovo partito sarà guidato dal mio erede’”.

Tunisi

Sul Corriere Fiorenza Sarzanini scrive due settimane dopo la strage di Tunisi “le autorità tunisine chiesero collaborazione ai servizi di intelligence italiana. E indicarono Abdel Majid Touil come l’armiere della cellula terroristica che aveva attaccato il museo. Dopo il fermo eseguito tre giorni fa hanno invece fatto sapere che il marocchino era uno dei componenti del commando che entrò in azione uccidendo 24 persone tra cui 4 italiani”. Discrepanza anche tra la segnalazione giunta a metà aprile – che dice che Touil ha procurato le armi – e l’allerta girato alle forze dell’ordine, che contiene solo un elenco di nominati sospetti senza alcuna altra informazione. Si parla poi della “fotografia pubblicata dal quotidiano Akher Khabar Online che mostra Abdel Majid Touil molto più anziano, con un paio di baffi neri. Possibile che ci sia stato un errore di identità?”. In ogni caso la consegna di Touil alla Tunisia “appre tutt’altro che scontata”. Bisognerà “valutare la fondatezza delle contestazioni”, e “non è escluso che alla fine si decida di trattenerlo per motivi di giustizia e di processarlo qui e, in caso di condanna, mandarlo nel suo Paese d’origine, il Marocco”.
Sul Giornale Fausto Biloslavo scrive che il fatto che Touil fosse in Italia il giorno dell’attentato “non significa che il mandato di cattura internazionale della procura tunisina, via Interpol, sia un buco nell’acqua. Da indiscrezioni di una fonte ufficiale giunte dalla Tunisia il marocchino è sospettato di ‘aver portato le armi per l’attentato del Bardo della Libia prima della data dell’attacco’. Il giovane arrestato due giorni fa avrebbe fatto da ‘corriere’ per i terroristi. Non solo: le autorità di Tunisi avevano annunciato fin dal 28 marzo che due marocchini erano ricercati per il coinvolgimento nel massacro”. Anche Il Gionale parla del “giallo di una foto ripresa da Chi l’ha visto dal giornale tunisino on line Akher Khabar . Secondo la testata il vero volto del terrorista Abdel Majid Touil è quello di un uomo fra i 30 e 40 anni con pizzetto, capelli neri e folti. Un’altra persona rispetto al giovane marocchino in carcere a Milano. La Digos, però, ha ricevuto dalle autorità tunisine la foto, le generalità, compresa l’età ed il numero di passaporto che corrispondono all’arrestato”.

Pensioni

Alle pagine 2 e 3 de La Repubblica, in un’intervista il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dice: “La Consulta non ha valutato il buco creato sulle pensioni”, “Massimo rispetto per l’autonomia della Corte, ma spero che in futuro l’interazione con governo e Avvocatura sia più fruttuosa quando ci sono implicazioni per la finanza pubblica”. In riferimento alla sentenza con cui la Corte costituzionale è intervenuta sulla legge Fornero, Padoan sottoline che c’è un aspetto che lo lascia “perplesso”. Quale? “Che la Corte costituzionale sostiene di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti e che non c’era una stima dell’impatto, che non era chiaro il costo. Ora, non so chi avrebbe dovuto quantificarlo, ma rilevo che in un dialogo di cooperazione tra organi dello Stato indipendenti, come governo, Corte, ministri e Avvocatura, sarebbe stata opportuna la massima condivisione dell’informazione. Tutti lavoriamo per il bene dello Stato. Non dico ovviamente che bisogna interagire nella fase di formulazione della sentenza, perché l’autonomia della Corte è intoccabile, ma se ci sono sentenze che hanno un’implicazione di finanza pubblica, dev’esserci una valutazione dell’impatto. Anche perché questa valutazione serve a formare il giudizio sui principi dell’equità. L’equità è anche quella del rapporto tra anziani e giovani. Questo è mancato e auspico che in futuro l’interazione sia più fruttuosa”. Sulla crisi greca: “io credo che il problema del debito greco sia eccessivamente drammatizzato in modo strumentale da tutti, compreso l’Fmi che su questo ha una visione diversa da quella della Commissione. Il debito non è il vero problema, è sostenibile con una crescita ragionevole e conti in ordine. I tempi per un accordo sono comunque oggettivamente stretti, credo sia il momento che il governo greco metta sul tavolo proposte credibili e azioni concrete su pensioni, mercato del lavoro e sistema fiscale. Sul referendum (in Grecia, per l’uscita dall’euro, ndr.) non mi pronuncio, noto però che dai sondaggi risulta che la maggior parte dei greci è a favore di una permanenza di Atene nell’Eurozona”. Sui rischi di un eventuale “contagio”: “il contagio di breve termine non mi preoccupa perché ci sono gli interventi in corso della Bce ed il Quantitative easing è uno scudo che funziona. Inoltre la situazione italiana è molto più solida rispetto a due o tre anni fa”. Tuttavia, dice Padaoan, “il vero problema è nel medio periodo. Se ci fosse una Grexit, se Atene abbandonasse l’euro, l’Unione monetaria diventerebbe un animale diverso. Un insieme da cui si può uscire, non sarebbe più irreversibile”.

Anticorruzione

“Stretta sulla corruzione e sul falso in bilancio. Con l’ok della Camera diventa definitivo il ddl anticorruzione che inasprisce le pene sui reati contro la pubblica amministrazione e sul falso in bilancio, distinguendo in questo caso tra reati commessi a vantaggio di società quotate o no”.
Sul Sole 24 Ore si spiegano tutti i contenuti della nuova legge sulla corruzione, con tabelle che confrontano le vecchie e le nuove pene e lo strumento “Rating 24” con cui il quotidiano di Confindustria giudica l’efficacia delle misure legislative.
Sullo stesso quotidiano Donatella Stasio ricorda che toni analoghi a quelli usati ieri erano stati usati quando fu approvata la legge Severino. Stasio ricorda che la legge Grasso prende il nome dal presidente del Senato che presentò il suo ddl all’inizio di questa legislatura per “colmare le lacune” della legge Severino. Poi arrivarono le inchieste su Mose, Expo e Mafia capitale e il governo accelerò il passo. Stasio ricorda però che “gli aumenti sono solo un modo indiretto per risolvere il problema della prescrizione”, che gli organismi internazionali “non ci hanno mai chiesto di aumentare le pene dei reati di corruzione” e hanno invece chiesto una “riforma strutturale della prescrizione” che non si è fatta.
La stampa, pagina 2: “L’Anticorruzione è legge. Aumentano le pene e torna il falso in bilancio”, “Festeggia Grasso promotore del provvedimento: ‘E’ arrivato Godot’. Il governo incassa un altro successo, aspra critica da Fi, Lega e M5S”. Il quotidiano intervista il presidente dell’Unione Camere Penali italiane Beniamino Migliucci, che dice: “Una mossa politica, le mazzette si combattono fuori dalle aule”, “occorrono la rotazione dei dirigenti e la trasparenza della Pubblica Amministrazione. Non gli spot”, “si elimini l’enorme margine di discrezionalità dei burocrati. Il codice degli appalti sembra fatto apposta per costringere a dover chiedere una cortesia, per quanto è complicato e oscuro”. . E alla pagina seguente, in un’intervista, Anna Canepa, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e segretaria generale di Magistratura democratica, dice: “Si può fare ancora un passo in avanti ma questo è un buon risultato”, “Ottimi l’incentivo per i pentiti e la restituzione del maltolto per poter patteggiare”, “Innalzare le pene non funziona sempre come deterrente, forse sarebbe stato meglio affrontare in toto la prescrizione”.
Su La Repubblica: “L’anticorruzione è legge. Renzi: ‘La prescrizione non sarà più possibile’. Grasso esulta. Forza Italia e M5S votano contro. Il garante Cantone: ‘Via giusta, però fare di più’”.
E di fianco “il dossier”: “Dopo 14 anni torna il falso in bilancio, chi patteggia deve restituire il ‘bottino’”, “Pena fino a 8 anni per chi manipola i dati aziendali. Superata la norma del 2001 varata da Berlusconi che prevedeva solo una contravvenzione e do fatto aveva depenalizzato gli abusi. Più facile licenziare i dipendenti pubblici condannati”.

Regionali

Secondo Il Giornale Renzi “ha paura e scopre il voto utile” in Liguria, dove “i piani alti del Nazareno” avrebbero sondaggi che danno un testa a testa tra Toti e Paita. Renzi ha chiesto a “tutti i big del partito” di andare in Liguria “a cercar voti per il Pd e la Paita: ‘Non possiamo essere noi a rianimare il centrodestra con le nostre divisioni’, ha avvertito, mettendo nel mirino quel pezzo di sinistra ex Pd, da Sergio Cofferati a Pippo Civati, che ha buttato in pista la candidatura del deputato Pd Luca Pastorino per tentare di far inciampare Renzi”. La drammatizzazione del caso Liguria “serve al premier per tentare di recuperare elettori a sinistra, usando il meccanismo del voto utile: se disperdete consensi su candidati perdenti come Pastorino fate vincere Berlusconi, è il messaggio che serve a rianimare la base”, perché il vero tema in tutte le regioni è quello dell’astensionismo.
Anche su La Stampa: “Renzi in Veneto attacca Salvini ma il vero timore è la Liguria”. “‘Ora far quadrato attorno alla Paita’. E dopo le regionali si ristruttura il partito”.
Il Corriere oggi si sofferma sulla Puglia, dove “almeno un pugliese su due non andrà alle urne”, e quelli che ci andranno “voteranno in massa” per Michele Emiliano, che afferma anche che “l’Italia si sta spaventando” per il suo trionfo, compreso Renzi.
Il Sole dà conto del confronto tv di ieri tra i candidati alla presidenza del Veneto: “Sfida su sanità e partecipate”. Si legge che “pesa l’incognita astensionismo” che potrebbe “superare il 45 per cento”.
Ancora il Corriere: “La sfida alla Lega nel fortino veneto. Il leader si gioca ‘la partita più dura’”. Ieri Renzi era in un teatro di Vicenza a sostenere la Moretti. La prossima settimana  arriva un “mini valanga rosa”, con Boschi, Mogherini, Serracchiani, Madia.
Renzi oggi sarà a Salerno per sostenere De Luca. Il Mattino lo intervista e gli chiede delle sue dichiarazioni di “neutralità” sulle elezioni. “Il presidente del Consiglio dei Ministri è neutrale. Lavoreremo con Caldoro, lavoreremo con De Luca”. Invece “il segretario nazionale del Pd è schierato con grande convinzione con Enzo De Luca”, che ha “oggettivamete trasformato Salerno”. La Campania ha “bisogno di un sindaco che faccia funzionare le cose”, “credo che Enzo possa essere il sindaco della Campania, quello che sblocca i cantieri”.

Isis, Siria

Il Sole: “L’Isis controlla oltre metà della Siria”. “L’avanzata del Califfato costringe gli Stati Uniti a un ripensamento della strategia militare”. “Presa Palmira ed è subito orrore: i jihadisti giustiano 17 abitanti (quattro decapitati)”.
Il Corriere: “Decapitazioni di massa dell’Isis. Cominciata la distruzione di Palmira. I miliziani dello Stato islamico controllano ormai più della metà del territorio della Siria”. Il quotidiano ricorda che gran parte di questo 50 per cento è fatto di zone desertiche. Si ricorda anche che da Palmira passa l’autostrada che porta a Damasco, e che il sottosuolo è ricco di gas e di petrolio.
Altro articolo del Corriere: “Camion bomba e unità mobili: così avanza il Califfato”. Per distruggere le difese di Ramadi, in Iraq, hanno usato almeno una trentina di camion bomba, con “tonnellate di miscela devastante”. Gli Usa stanno inviando mille sistemi anti tank At4, che servono proprio a fermare la corsa dei veicoli bomba. “Solo che servivano prima”.
Su La Repubblica una intervista alla direttrice dell’Unesco Irina Bokova: “Contro la pulizia culturale del Califfato ci vuole una coalizione globale”.
Sul Corriere un intervento dello storico Luciano Canfora: “Se si calpesta la storia antica”. Canfora ricorda che Palmira “non è una realtà antica ma antichissima”, città carovaniera durante Alessandro Magno, saccheggiata da Marco Antonio e poi dichiarata neutrale da Augusto.
Su Il Giornale: “Se una colonna vale più di un uomo”. “Ormai c’indigniamo per una statua ridotta in briciole, ma rimaniamo impassibili di fronte ad una, dieci, cento teste umane mozzate”.
Sul Corriere Massimo Gaggi scrive che la caduta di Palmira e Ramadi “sono il termometro di un fallimento ben più vasto che un columnist certamente ostile a Barack Obama, ma acuto come Charles Krauthammer, sintetizza in modo efficace: ‘In Siria c’era gente pronta a combattere contro i terroristi dell’Isis e il carnefice Assad, ma noi americani abbiamo deciso di non aiutarli dicendo che erano ingegneri, medici, banchieri: poco credibili con le armi in mano. In Iraq, invece, abbiamo continuato a cercare di costruire un esercito locale con capi settari e soldati corrotti che non avevano voglia di combattere'”. Gaggi ricorda che l’Iraq è stato “ereditato” dall’Amministrazione Bush, che il Presidente Usa aveva “cercato il disimpegno. Obama un paio di giorni fa aveva detto “non credo che con l’Isis stiamo perdendo”. Ma l’ex ministro della difesa Gates è netto: “Il gap tra la retorica e i risultati sul campo è molto vasto. I nostri nemici hanno Ramadi, Falluja e Mosul: cacciarli da queste città è un lavoro tremendamente difficile”. Infine Gaggi ricorda che il nuovo presidente Usa che si insedierà nel 2017  “visto che in America prevalgono gli umori contrari a un ritorno in guerra”.

Grecia

Su La Repubblica: “Nelle casse di Atene solo 800 milioni”, “Tsipras incontra Merkel e Hollande. In vista di una riunione dei ministri europei dell’economia entro i primi di giungo. Bollate dai greci come ‘fantascienza’ le voci di un accordo parziale in arrivo. No comment da parte di Bruxelles”. E sulla stessa pagina si racconta “il caso” esploso dopo un’intervista del ministro dell’Economia Varoufakis al New York Times: “Bufera su Varoufakis: ‘Ho registrato i vertici Ue’. La replica: ‘Sono riservati’”. Nell’intervista il ministro “svela i segreti dell’Eurogruppo di un mese fa” (quello che si è tenuto il 24 aprile, nel corso del quale Varoufakis sarebbe stato definito un “dilettante”), “La rabbia di Dijsselbloem (il presidente dell’Eurogruppo, ndr).
Anche sul Corriere si dà conto del “caso” nato sulle riunioni dell’Eurogruppo registrate dal ministro greco Varoufakis. Il quotidiano ricorda che le riunioni dell’Eurogruppo sono “riservate e segrete” da diversi anni, soprattuto su impulso di Juncker che ritiene che le trattative a porte chiuse funzionino meglio di quelle “trasparenti”.
La Stampa: “Grecia senza soldi: si va verso un’altra proroga”, “Vertice a Riga con Merkel e Hollande, Tsipras prende tempo: ancora niente accordo sul salvataggio”, “A giugno Atene deve rimborsare un miliardo e mezzo al Fmi e reperire una somma analoga per pagare pensioni e stipendi pubblici”.
Sul Sole la cronaca delle due ore e un quarto di incontro tra Merkel, Hollande e Tsipras. Nessun annuncio di soluzione. Oggi pomeriggio Tsipras incontrerà Juncker. Merkel ieri ha detto che l’incontro “‘è stato molto amichevole, ma è chiaro che la Grecia deve lavorare con le tre istituzioni, Francia e Germania hanno offerto il loro aiuto ma l’accordo finale deve essere trovato con le tre istituzioni e su questo abbiamo ancora bisogno di un lavoro molto intenso'”.
Sul Sole Adriana Cerretelli scrive che “nessuno poteva prevedere che i negoziati tra Grecia ed eurozona si sarebbero trascinati per quattro mesi in modo tanto inconcludente da costringere il vertice Ue di Riga sul partenariato orientale a divagare sul destino di un Paese mediterraneo prossimo al fallimento”. Cerretelli scrive ceh non si sono progressi nelle trattative, ricorda che le casse greche sono vuote e che senza lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti di 7,2 miliardi non potrà onorare il pagamento previsto al Fmi il 5 giugno. Secondo Cerretelli “l’inevitabile cedimento greco su salari e pensioni potrebbe per esempio andare di pari passo con l’avvio di un negoziato sulla ristrutturazione (non dichiarata) del debito, cioè sul terzo salvataggio del Paese. Tsipras potrebbe difendere un pacchetto del genere e magari sottoporlo a referendum per by-passare la fronda di Syriza, il suo partito, in parlamento. Gli ultimi sondaggi dicono, è vero, che in due mesi il consenso popolare alla sua strategia negoziale si è dimezzato ma vedono anche il sostegno a Syriza oltre il 36%, contro il 15,5% di Nuova Democrazia, il principale partito di opposizione. In breve i greci vogliono l’accordo, l’euro, e Syriza al governo ma senza eccessi né estremismi”.